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Amori amari

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Cinque,
o dell’indifferenza dei padri.

– E basta che pigi questo tastino, vedi?
– Vedo
– E comincia a scaldare

Tasto pigiato. Il forno a microonde manda
una corrente d’aria e sussurra. Il piatto gira.

– Gira!
– Sì. Appena scatta il timer pigi lo stop. Ok?
– Ma….
– Cosa?

Un raggio di sole, tramonta, un
raggio di sole dalla finestra, dritto negli occhi.
Lei li chiude un po’. Poi li riapre e guarda suo
Padre che la fissa.

– Che c’è? Qualcosa che non hai capito? E’ facile
– Ma tu
– Io cosa?
– Ma tu hai gli occhi verdi!
– Papà!

Lucia Piombo
Da “Amori Amari” Matisklo Edizioni

 

Quale potere ha la poesia!
Leggi e rileggi queste righe e, tra dialogo e pause, percepisci il detto e il non detto di una vita intera tra un padre e una figlia. La Poesia ha questo di magico: indaga il dolore, lo rallenta, lo libera, trasfigurando ogni moto dell’animo, anche un vecchio risentimento, trattenuto in fondo all’anima e alla memoria.
Alla fine c’è amarezza e rimpianto ma tra tutti, il senso che emerge è, comunque sia, una tenerezza infinita. Annamaria Sessa (Iraida)


Oggi l’immortalità è un tuo diritto.

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Al figlio che compie diciotto anni

Ora che hai diciotto anni prendi con te il bambino
che vide la luce un giorno di luglio
che il sole batteva forte e la madre
poggiò il tuo corpo sul suo perché ascoltassi
ancora il battito del cuore
che per nove mesi era stata la tua musica.
A quel bambino hanno sorriso i genitori
e se gli antichi hanno mai capito qualcosa della vita
sii sicuro che con lui gli uomini ameranno spartire
il cibo e le donne il letto.
Ciò ti renderà meno duro vivere, quando anche tu
sarai attraversato dal dolore e meno ostile ti apparirà
questo mondo che non è né il migliore
né il peggiore di tutti i mondi possibili..
Ora che hai diciotto anni, ora che è il giorno
che l’immortalità è un tuo diritto,
ora che nessuno sa come per te sarà ciò che sarà,
prendi con te il bambino che vide la luce un giorno di luglio
che il sole batteva forte
e insegnagli a interrogare le nuvole
che attraversano il cielo e poi si dissolvono.
Ricorda che io ho lasciato passare un fiume in piena tra le mie dita
e ne ho bevute poche gocce, ma quell’acqua
era la mia acqua. Ricorda che se tutto quello che amiamo
prima o poi si perde come l’intonaco sui muri delle case,
di ciò che odiamo non resta che il dolore di avere odiato.
Ora che hai diciotto anni prendi con te il bambino
che vide la luce un giorno di luglio
che il sole batteva forte e non ti farà mai dimenticare
i volti che amandoti ti hanno insegnato ad amare.

Emilio Piccolo
Acerra, 13/05/51 – Acerra, 23/07/2012.


Si deve avere una consapevolezza lucida, implacabile e dolente di tutto ciò che ti è mancato o ti è stato sottratto, e dei ritorni non più possibili, per parlare, con queste parole, di sé e della propria ferita. Annamaria Sessa

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… papà

c’era una volta un tizio
sotto il mio stesso tetto;
mi si diceva di chiamarlo babbo
così, un giorno dopo l’altro,
come un occhio strabico,
come un piede piatto,
ho finito per accettarlo

il cranio duro come una bietola,
l’intestino ingordo,
i sensi alla guida del cervello,
gli urli per mendicare rispetto,
fottutissimo padre padrone
seminava il terrore
scavandosi la fossa

la mediocrità è longeva
e oggi il pater familias ,
cariatide di muscoli paralizzati e neuroni atrofizzati,
si avvinghia come una pulce infetta
all’epidermide della vita

il silenzio che ci separa
mi urla di perdonare un misero vecchio
ma il cuore è sordo da anni
e lo stomaco non regge più
alla vista degli spettri

gli porto in dono la morte
che rende vittime anche i carnefici;
ne avrò in cambio rimorsi
e magari quel che mi spetta

per estinguere il mutuo della casa al mare.

 

da: “Arsenico e nuovi versetti”
Gabriella Montanari. Lugo di Romagna 1971


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