Archivi tag: parola

Aggettivi

1535002_856602317689802_2526198712584106519_n

 

 

Nella misura in cui invecchio, mi libero degli aggettivi. Vedo perfino che tutto si può dire senza di loro, meglio che con loro.
Perchè “notte gelida”, “notte solitaria”, “profonda notte”?
Basta “la notte”.
Il freddo, la solitudine, la profondità della notte sono latenti nel lettore, pronte ad avvolgerlo alla semplice provocazione di questa parola “notte”

 

Carlos Drummond de Andrade,

Itabira 31 10 1902 – Rio de Janeiro 17 8 1987


Io penso a una storia che si brucia nell’angoscia di parole inutili….. (P.P.Daniele)

anke-merzbach-072
XV
Tu sei la mia zingara dolce e selvaggia,
amore mio senza certezze e senza più sorrisi,
che mi guardi come se fosse sempre l’ultima volta
che ci incantiamo o abbiamo paura, e non sai
che dentro di me è ancora primavera
e se solo ti vedo sono felice da piangere,
come un cieco che rivede il mare.
Tu sei la mia notte senza più sonni,
amore mio infreddolito e stanco, che riempi
le mie parole e i miei silenzi, e scendi
sulla mia pelle come la bufera,
nei miei occhi come una lama di luce,
nelle orecchie come un adagio di Mahler,
nelle mani come una magnolia

e sulle mie labbra come la promessa
di una felicità già perduta.
Tu sei il mio mattino di nozze,
amore mio disperato e fragile, che mi rimproveri
d’amarti e vuoi strapparmi da te quasi fossi un rovo
o
un ladro, e non sai che hai il potere d’esplorarmi
e stelo per stelo di farmi fiorire,
come ad aprile il mandorlo e l’erba.
Tu sei la mia via lattea,
amore mio frastornato e bello, che ondeggi in me
come il mare e le stelle e un oceano di foglie
e di sogni e di baci. Tu sei la mia rondine,
la mia nube, la mia ombra, la mia canzone,
la mia bandiera, la mia camicia,
la mia strada, la mia città.
Sei il groviglio di luce, il fiume, il vento,
il sasso, la candela, le dita che si sfiorano,
sei una noce, un sentiero, una lepre, un orsacchiotto,
sei la marea che ritorna, il sole che s’alza
e il sole che cala, e conosci le vie del mio cuore
come una belva ferita la sua tana
e un uomo la sua pena.
Tu sei la mia zingara dolce e selvaggia,
amore mio con una gonna azzurra, e tutta la tenerezza
tua incredibile, con un riso che ti luccica negli occhi,
tu, con le mani sciolte, sospese, abbandonate,
tu senza più certezze:
guardami, sono ancora qui.

Otto Anders, eteronimo di Emilio Piccolo
da Poesie a Tiù


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: