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Un soprassalto di gusto….il sapore dimenticato della libertà.

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Le parole tronche

Che tu lo voglia o meno
ci sei dentro a tutto questo
come le radici dell’albero
nella terra son confitte
come la luce delle stelle
del cielo è trama e vibrazione
ci sei dentro senza alibi nella palude
e palude sei della stessa sostanza
del fango,
come i colori negli occhi
spauriti dei bambini stanno
simili e diversi ai colori nell’arcobaleno .
Che tu lo voglia o meno
sei storia maledetta e tracotanza
per evasioni o per occultamenti
per occhi strabici o per cecità civili
per patti scellerati o per neghittose
indifferenze
per superficiali virtù di giocolieri
– un colpo al cerchio uno alle doghe
malmesse – con un occhio alla ragion
pratica passando per l’etica
e per lo stoccafisso,
che tu lo voglia o meno
sei operaio ed ingegnere di questo
triste ostello e corrotto corruttore
e niente hai fatto
nè gesto tracciato nell’aria
né scongiuro né rito sacrificale
né comizio civile né protesta gridata
né un’idea inventasti che fosse una
a ricucire queste ferite sì slabbrate
se non l’indignata ipocrisia
di chi ruba le carrube ai cavalli
di piazza per dichiarata professione
animalista o i luoghi comuni
alla rete per fingere rivoluzioni
o rotazioni o circonvallazioni
– sulle circolari il tempo s’azzera
ogni volta ed ogni centro diventa periferia –
chè né i cavalli di piazza né gli abitanti della rete
hanno mani da roteare e cervelli
ben fatti da connettere.
Che tu lo voglia o meno
paghi con lo sconto il piccolo cabotaggio
e la quotidiana ipocrisia
per una vita con gli occhi cuciti
e i cappotti negli armadi.
Niente hai fatto per fermare
la palude ed ora palude sei
senza spigoli e senza direzioni
senza suoni e senza dissonanze
senza colori e senza sapori.
Ferita slabbrata sei e corpo tumefatto
noia sei e parola piana
senza la bellezza del respiro
che c’è nelle parole tronche
un soprassalto sincero
di fonica dignità
– è fonè la poesia
è fonè l’indignazione
è fonè l’ira che infiniti lutti…
è fonè gridare il proprio nome a dio
a rivendicare l’umano destino di dolore
è fonè gridare tutti i no del mondo
all’impotente prepotente di turno –
un soprassalto di gusto
che sta tra il palato e l’ipofisi
quasi il sapore dimenticato dell’antica
libertà .

Pietro Pasquale Daniele


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