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Il mondo si scrive a mano…

GezaVandor-RainyNightattheParisOper

 

Il mondo si scrive a mano,
dice il monaco indicando il mio quaderno e si sposta
nelle tenebre come un ballerino in cerca di una lampada.
Non domanda chi sono, non gli interessano
le mie mappe rammendate né il mio mesto sorriso.
Mi offrirà un tè scuro per l’oscura febbre
(quanto impiega a curarsi un cuore bruciato?)
e una zanzariera.

Dolce taffettà verde
il cielo è una fetta di fiume
che solo aggiunge distanza alla comprensione.

Capisco soltanto la pioggia

quando cade sul calore come una debole mano,
come tempera sulla carta, raggrinzendo nella veglia.

Capisco soltanto la solitudine

come un linguaggio che parla per conto suo
così la mia pelle una volta innamorata,
così la preistoria di un sogno.

Precipito nel fondo della notte
e ciò che scrivo si dissolve
(una volta mi dissero ti amo nel fondo di un taxi).

Cosa ricorderò quando tornerai?
Il cigolìo degli insetti.
La musica irrimediabile del dolore.
La soavità della zanzariera,
la soavità dell’obbedienza.
La vanità nascosta della mia lacrima.

 

Paulina Vinderman, Buenos Aires 1944
da “L’epigrafista”
traduzione Alessio Brandolini

 


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