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Ciascuno porta il proprio tempo tra le ciglia

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Ciascuno 

porta un ricordo palpabile,

un sasso, una libellula disseccata,

un pezzo di legno di una nave

naufragata da tempo.

Ciascuno

porta il proprio tempo

tra le ciglia,

un dolore accumulato

tra le cornici dell’esistenza.

 

 

Carmen Yanez,  Santiago del Cile 1952

da “Latitudine dei sogni”

traduzione Roberta Bovaia

 

 

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Il tempo attende

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Portami via da qui, mi ha detto.

 Avrei voluto chiederglielo io.

Nell’indecisione siamo rimasti dov’eravamo.

 A fare due chiacchiere,

a parlare di come è difficile non essere da nessuna parte.

 Poi a un certo punto mi ha detto:

hai visto come è veloce il passato?

Ma i giorni passano per tornare.

 E ti accorgi che già li hai vissuti tutti,

come i sogni. E le donne.

Finisci col dirti: ma questa io l’ho già amata.

Ma qualche volta siamo troppo affamati per accorgercene.

È allora che chiediamo in prestito

un’altra settimana per rimediare all’errore.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 


Cerco un verso che ho perduto…

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1

Amo le cose che mai non ebbi,
con le altre che non ho più:

tocco un’acqua silenziosa,
distesa su freddi prati,
che senza vento rabbrividiva
in un orto che era il mio orto.

La guardo come la guardavo;
mi viene uno strano pensiero
e lenta gioco con quest’acqua
come con pesce o mistero.

2

Penso alla soglia dove lasciai
passi allegri che non ho più;
e sulla soglia vedo una piaga
piena di muschio e silenzio.

3

Cerco un verso che ho perduto
e che mi dissero a sette anni.
Era una donna che faceva il pane
e io ne vedo la santa bocca.

4

Viene un aroma spezzato in raffiche;
mi fa felice quando lo sento;
così tenue che non è aroma
ma è l’odore di mandorli.

Ai miei sensi ridona l’infanzia materna,
gli cerco un nome e non ne trovo.
E fiuto l’aria ed i villaggi
cercando mandorli che non trovo [….]

 

Gabriela Mistral, eteronimo di Lucila de María del Perpetuo 

Cile 7 4 1889 – New York 10 1  1957

 


Il sole della tua gioventù

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Se fissi bene i tuoi occhi,

se li stringi

ancora potrai scrutare

il sole della tua gioventù.

Stupore? Ti ricordi?

Occupava la metà del cielo.

Potrai guardarlo in faccia.

Stupore? Se era così naturale.

Aveva un colore, una danza,

aveva un desiderio,

una felicità straordinaria,

ti amava.

Tutto quel che a volte nel mezzo della tua età,

correndo nel treno

lungo il bosco al mattino,

credesti di immaginare in te stesso.

 

E’ nel cuore dove si schierano i vecchi soli

Perché da lì non si è mosso il tuo……

 

 

Virgilio Piñera Llera, Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Diciamo che abbiamo vissuto” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


Ambra

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Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:
gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono
un oro di plastica che cade

a terra per secoli e stagioni
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi
i vivi non rivedranno più i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e perfino piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai
come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un miele baltico

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione solo di quanto

si possa conservare

dentro un’imperfetta traslucenza.

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “Domestic violence” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


Ciò che abbiamo perduto

 

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…… e chi saprà che una volta

le parole erano possibilità e delusioni,
erano cassetti odorosi pieni di lettere d’amore
e ricordi e lavanda serbata in
sacchetti di mussola, a profumare il letto;

e sete esotiche e le tonalità del cotone
teso in camiciole, che il respiro dolcemente modella;
erano le stanze dell’infanzia con la loro pace senza pena,
le loro mani, i sussurri, le candele che piangono luminose?

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
ultimi versi della poesia “Ciò che abbiamo perduto”
da “Outside History” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


Vi sono viaggi….

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Un movimento incantatorio
sfiora le montagne
gli alberi allungano i loro arabescati fino al cielo
schiena curva lei vi ci nasconde la voce
ma perché si rintana

Vi sono viaggi
da cui si crede di mai poter tornare
e di cui s’ignora dove sono cominciati

 

Claudine Bertrand, Montréal 1948
da “Tomber de jour”
traduzione di Viviane Ciampi

 

Non so chi mi ha partorito, non ho mai sentito la sua voce, ignoro il suo volto, il colore dei capelli, la sua musica preferita, il modo di camminare….
Non so immaginare il luogo dove è cominciato il viaggio che mi ha portato fin dove sono adesso, e nemmeno quale sarebbe stata la mia vita se vi fossi rimasta o chi sarei se non fossi io.
Una cosa però è certa: quel punto di partenza sconosciuto non l’ho mai lasciato per sempre, da lì non sono mai tornata per davvero.


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