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Il sole della tua gioventù

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Se fissi bene i tuoi occhi,

se li stringi

ancora potrai scrutare

il sole della tua gioventù.

Stupore? Ti ricordi?

Occupava la metà del cielo.

Potrai guardarlo in faccia.

Stupore? Se era così naturale.

Aveva un colore, una danza,

aveva un desiderio,

una felicità straordinaria,

ti amava.

Tutto quel che a volte nel mezzo della tua età,

correndo nel treno

lungo il bosco al mattino,

credesti di immaginare in te stesso.

 

E’ nel cuore dove si schierano i vecchi soli

Perché da lì non si è mosso il tuo……

 

 

Virgilio Piñera Llera, Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Diciamo che abbiamo vissuto” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi

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Ambra

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Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:
gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono
un oro di plastica che cade

a terra per secoli e stagioni
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi
i vivi non rivedranno più i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e perfino piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai
come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un miele baltico

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione solo di quanto

si possa conservare

dentro un’imperfetta traslucenza.

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “Domestic violence” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


Ciò che abbiamo perduto

 

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…… e chi saprà che una volta

le parole erano possibilità e delusioni,
erano cassetti odorosi pieni di lettere d’amore
e ricordi e lavanda serbata in
sacchetti di mussola, a profumare il letto;

e sete esotiche e le tonalità del cotone
teso in camiciole, che il respiro dolcemente modella;
erano le stanze dell’infanzia con la loro pace senza pena,
le loro mani, i sussurri, le candele che piangono luminose?

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
ultimi versi della poesia “Ciò che abbiamo perduto”
da “Outside History” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


Vi sono viaggi….

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Un movimento incantatorio
sfiora le montagne
gli alberi allungano i loro arabescati fino al cielo
schiena curva lei vi ci nasconde la voce
ma perché si rintana

Vi sono viaggi
da cui si crede di mai poter tornare
e di cui s’ignora dove sono cominciati

 

Claudine Bertrand, Montréal 1948
da “Tomber de jour”
traduzione di Viviane Ciampi

 

Non so chi mi ha partorito, non ho mai sentito la sua voce, ignoro il suo volto, il colore dei capelli, la sua musica preferita, il modo di camminare….
Non so immaginare il luogo dove è cominciato il viaggio che mi ha portato fin dove sono adesso, e nemmeno quale sarebbe stata la mia vita se vi fossi rimasta o chi sarei se non fossi io.
Una cosa però è certa: quel punto di partenza sconosciuto non l’ho mai lasciato per sempre, da lì non sono mai tornata per davvero.


Assenzio

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La deserta stagione
nell’acqua dei cortili
le sue gioie scompone
precipita dai clivi.
Verso i monti delle alpi
torna azzurro ed assenzio
di venti, torna ai campi
la sagra del silenzio.
E il tuo freddo rimpianto
sta sui vacui confini
contro il porpureo vanto
dei mosti e dei giardini
mentre l’astro crudele
dalle attardate sfere
rigèrmina e fedele
cresce nel suo potere.
Sigillo augusto, degna
fine, voto profondo,
spada che a morte segna
per sempre il cielo e il mondo,
delle tenebre alunno
che impietrisci l’aurora!
Nell’ombra dell’autunno
il chiuso bosco odora.

 

Andrea Zanzotto.

Pieve di Soligo 10 ottobre 1921, Conegliano 18 ottobre 2011
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Oggi piove una pioggerellina leggera

sottile e silenziosa.

Nel pomeriggio, dal giardino

salivano profumi legnosi,

misti alle fragranze degli alberi di limoni

degli aranci e del rosmarino.

Ho cercato una poesia  in un vecchio libro e

ancor prima di leggerla,

mi è sembrato che quelle piste

di righe e spazi bianchi

mi chiedessero

“che cerchi?”

Ad alta voce ho risposto

“l’autunno scorso

e quello venuto prima

e poi quello di due anni fa

e indietro ancora, i numerosi autunni

sempre più lontani  

che si sono perduti nella mia memoria

e nel passato,

il mio passato”

  

Annamaria Sessa


…un pozzo d’acqua dove aggallano le certezze

 

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Questa stanza odora di passato:
il dialogo, l’enorme tronco dell’albero malato
dall’altro lato della finestra.
Un sogno arriverà al tramonto
(ah, vecchia collezionista di crepuscoli di seta)
e quando sarà qui lo aprirò al vento meridionale
che pressa i catenacci.
L’impronta lasciata dalla malinconia
può essere così feroce come lei stessa.
Un pozzo d’acqua dove aggallano le certezze
come olio sporco.

 

Paulina Vinderman, Buenos Aires 1944
da “L’epigrafista”
traduzione Alessio Brandolini


Il ventaglio di pizzo nero che mi ha dato mia madre

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Fu il primo regalo che lui le fece,
comprato per cinque franchi alle Galeries
nella Parigi anteguerra. Si soffocava.
Una siccità senza stelle rendeva le notti burrascose.

Rimasero in città per l’estate.
Si incontravano nei caffè. Lei era sempre in anticipo
Lui in ritardo. Quella sera era ancora più in ritardo.
Gli incartarono il ventaglio. Lui guardò l’orologio.

Lei guardò giù per il Boulevard des Capucines.
Ordinò un altro caffé. Si alzò.
Le strade si stavano svuotando. Il caldo era micidiale.
Le sembrò che la distanza odorasse di pioggia e lampi.

Queste sono rose selvatiche, applicate a mano sulla seta,
colte col buio, cucite con punti svelti, decisi.
Il resto è di tartaruga e ha la reticente,
distinta pazienza del suo elemento…

Il passato è la terrazza vuota di un caffé.
Un afoso crepuscolo prima del tuono. Un uomo che corre.
E non c’è un modo ora di sapere cosa accadde allora –
neanche uno – a meno che, ovviamente, non si improvvisi…

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “Outside History” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

 

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“La storia non è lo studio delle origini ma è l’analisi di tutte le mediazioni attraverso cui il passato è diventato il nostro presente” (Dalla prefazione della stessa Boland alla raccolta “Tempo e violenza”)


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