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Come se tu non fossi mai partito. Come se tu non fossi mai tornato.

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E un giorno ti decidi

di ritornare:

vicino a un fiume più stretto,

a ponti più modesti,

a chiese più umili.

Non sei il signor Cogito,

non torni in carcere –

quei tempi sono passati.

Ritorni tra le radici

dell’infanzia,

alla radice della lingua.

Ossia, detto diversamente: ti è venuta

la nostalgia di chiacchierare

senza sforzi mentali.

E già intravedi:

il castello,

e, sotto, la città

sprofondata nella neve.

Gli amici,

con le facce simili a quelle nei quadri

fiamminghi del sedicesimo secolo,

irreali,

in un caffè.

Senza difficoltà

t’inserisci nel discorso.

Come se tu non fossi mai partito.

Come se tu non fossi mai tornato.

 

Peter Semolič, Ljubljana 1  2  1967

traduzione di Jolka Milič


Sei domande sul senso della vita

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Tra La Défence e l’Etoile non c’è neanche un giardino.
Non c’è nemmeno un’aiuola con le margheritine.
Posso parlare ancora d’amore?

Tra Les Halles e Châtelet il cielo
è fatto di luci al neon. È senza stelle.
Posso ancora trovare la direzione giusta?

Sono davanti alla chiesa di St. Eustache. Il fiume
bruno e la polizia mi separano dalla Sorbona.
Posso scrivere ancora libertà?

Mille chilometri da rue Descartes alla
Cankarjeva ulica. Mille chilometri!
Amici, posso chiamarvi ancora amici?

Tra le copertine del libro che sto leggendo
ci sono cento pagine stampate, fitte fitte. Ha
ancora senso raccontare la propria storia?

Tra me e me c’è qualcosa di intenzionalmente
sottacciuto. C’è qualcosa che ho nascosto di proposito.
Posso sperare ancora che qualcuno mi creda?

 

Peter Semolič, Ljubljana 1- 2 – 1967

traduzione di Jolka Milič


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