Archivi tag: Pierluigi Cappello

Io dico che, secondo me…

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Io dico che
– secondo me –
le parole non vedono
le parole non vedono mai abbastanza
sono due occhi
rimasti dietro un muro
sono il buio di una stanza
e quello che vedono, povere,
a vederlo mi fa quasi pena
non conta
rispetto alle cose che contano
rispetto alle cose che ci hanno detto
che sono vere.
A noi, timbrati in seme.

 

Pierluigi Cappello, Gemona del Friuli 1967

da  Asseto di volo,  sezione Dentro Gerico.

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Verrà l’inverno, la più metafisica delle stagioni…

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[…] Verrà l’inverno, la più metafisica delle stagioni. La più propizia all’immaginazione e alle amicizie. La terra si farà bruna, i rami si faranno neri, le erbe e le stoppie, tutto il mondo piegherà le vertebre al sonno. Soltanto il vento taglierà le nuvole. Nevicherà, se farà abbastanza freddo: allora la terra e il cielo si confonderanno, la neve cancellerà siepi e muretti, i confini delle villette qua attorno. Dentro gli appartamenti c’è già chi si affiderà alle paraboliche per essere ancora più solo, io mi affiderò alle parole per raffigurare il suono della neve. Fra tutte sceglierò le lettere più morbide –la lettera a, la lettera e, la lettera o, la elle, la emme, la enne – e le parole che ne siano più ricche; cercherò di disporle con cura, in giaciture che ricordino le sinuosità distese di una donna in penombra, poi, scostando le tende della finestra, più ampia, confronterò il bianco del foglio col bianco dell’inverno e forse, nel farlo, mi commuoverò, perché commuoversi non significa piangere, ma muoversi insieme alle cose, averne il medesimo ritmo, il medesimo passo, il medesimo polso; forse lascerò lo sguardo andare nella neve, lo lascerò libero nel bianco, con la disposizione dell’amante che si lascia annientare dalle carezze di chi è amato, un piede, un nuovo piede nella neve e l’orma si farà ombra e tutto, per un istante, sarà dimenticato, alle mie spalle il primo – l’imo – lampo di carbonio che ci precipitò alla terra “nudi”.

 

Pierluigi Cappello, Gemona del Friuli 1967

dal racconto  “La mela di Newton”  in “Il dio del mare”

 

Qui    qualche altro stralcio di questo racconto,  in cui spazi esterni ed interiori si sovrappongono  in un vero e proprio manifesto di poetica. Non ho mai letto, infatti,  nulla che, così come questo testo, dagli occhi sia passato direttamente nel cuore, prima ancora di essere compreso. E non ho mai sentito, come in questo caso, definire ciò che è poesia con la poesia stessa.


….per dire cosa siamo stati…

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….Fuori c’è troppo poco cielo per dire domani
per dire cosa siamo stati
e il sole splende sull’autostrada
e sulla corsa delle macchine
quando uno apre la porta ed entra per guardare
come se il tempo lo guardasse da sempre.

Pierluigi Cappello
da “In bar a Chiusaforte” in Azzurro elementare.


…è lì che abitiamo.

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Piangere non è un sussulto di scapole
e adesso che ho pianto
non ho parole migliori di queste
per dire che ho pianto
le parole più belle
le parole più pure
non sono lo zampettio delle sillabe
sull’inverno frusciante dei fogli
stanno così come stanno
né fuoco né cenere
fra l’ultima parola detta
e la prima nuova da dire
è lì che abitiamo.

Pierluigi Cappello, Gemona del Friuli 1967.
da “La misura dell’erba” in raccolta “Azzurro elementare”

Appello per i benefici della legge Bacchelli a Pierluigi Cappello


…c’è come una desinenza concorde…

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Assaggia dalle mie dita un po’ di quest’acqua
di questa che ha ancora sapore di nuvola
che tornerà nuvola
c’è come una desinenza concorde
un muto cospirare di cerchi
in questo alfabeto
e cosí anche tu tornerai
come passi adesso che passo
senza toccarti
è la medesima semplicità del sasso
pronta a risolversi in polvere
è la medesima semplicità del silenzio
il silenzio, soltanto, perfetto

Pierluigi Cappello, Gemona del Friuli 1967
da “Assetto di volo”


Udine 27/9/2013 Laurea honoris causa al poeta Pierluigi Cappello.

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Donzel, la notte piú bella è quella che mi tace dentro,
minuta come un centesimo di pace dentro la tasca del cuore,
dove il quarto di luna nel silenzio del cielo
brilla come un orecchino
e il gattomammone sorride,
che da bambino faceva paura,
e tace l’urlío del giorno
e noi non si è piú noi
e il dolce cadersi dentro non è dormire ancora.

da “Assetto di volo”
Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli 1967)

Appello per i benefici della legge Bacchelli a Pierluigi Cappello


Gerico.

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foto di Maria Cecilia Camozzi

È raro sentire cantare in strada
molto più raro sentire fischiare
o fischiettare.
Se qualcuno lo fa
l’aria sembra fargli spazio
ti sembra che un refolo muova
la flora dei tuoi pensieri
ti metta dove prima non eri;
ma come passa chi fischia
la noia stende le vertebre al sole
e tu rientri dov’eri
dietro il douglas dei serramenti
dentro il livore
degli appartamenti
al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
da quali trombe scosse
scrollate le mura
per quali brecce potremo vedere
– fresca –
come un sogno appena sbucciato
la terra che calpesteremo, allegri.

Pierluigi Cappello


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