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che questo è il solo modo di tenersi il tempo per vivere…..

Scheherazade

XLV
perché mai questo soffrire
dentro fin dentro
nervo su unghia su pupilla
unico per formiche alberi e travertini
perché mai questo morire
per sottrazioni di fonemi
di rami foglie e gemme
per dolore di ciò che non siamo
per le storie che non ci faremo mai
per l’assoluto che tu sei
per i profumi e i frutti del pianeta
perché mai fra un nonsenso e l’altro
si misura come un ponte senza fiume
la distanza che c’è fra l’ombra e il sogno
fra il sogno e le vite raccontate con discrezione
raccontate una e cento volte
quasi fossimo shéhérazade
piccola cooperativa di dopolavoro
e non sapessimo invece che questo è il solo modo
di tenersi il tempo per vivere
e cucire con un filo sottile
ad uno ad uno
i nuovi e gli antichi amori della specie

Pietro Pasquale Daniele, Emilio Piccolo
da “Les arrangements”

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…..il canto altero delle sirene

Charles-Edouard-Boutibonne-Syrenes

XII
perché
cristosanto
un posto almeno
ci deve pur essere
tra gli stipiti e i gomiti
tra gli angoli e gli spigoli
o da qualche parte
una qualsiasi
in cui nascondersi a sera
quando torni a casa
dicendo proprio così

vado a casa
a domani
se gli astragali
e gli scacchi lo vorranno

e t’aspetti che qualcuno canti
sulla segreteria telefonica
e che gli occhi si chiudano lenti
dinanzi ai fosfori discontinui
dei televisori e dei videogames
così da lasciarsi andare
al ritmo dolce della notte
senza essere costretti a ricucire
in un file formato word
i grani del tempo e del mondo
forse a questo potrebbe servire un sogno
dove entrare con te come in un corpo di madre
dove starci dritti a gambe larghe e occhi aperti
piccoli uomini di piccole avventure
sempre lì a navigare una vita intera
intorno al letto
ad ascoltare il canto altero delle sirene
metà divine e metà puttane

Pietro Pasquale Daniele, Emilio Piccolo
da “Les arrangements”


……manca la forza d’essere divini

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I
ma qui i silenzi sai cosa sono
all’improvviso sono un turbine
un meteorite esploso
in ogni direzione
una stella morta ch’è ancora là
sono la tempesta che s’annuncia all’orizzonte
nei giorni troppo corti di novembre
e quando giunge signora s’impossessa d’ogni cosa
e chiude ciglia e gola col suo nero d’inchiostro
e non c’è quadro astrale che tenga
né graffito né canto monotono
né sofferenza di pelle e nervi
né carezze
a sciogliere le lingue secche
i verbi e gli aggettivi
perché manca qualcosa
dentro i ginocchi e dentro il cuore
manca la forza d’essere divini
verbi nel verbo
erranti per i cieli a seminare
col fuoco e la saliva
fili di ragno e di rugiada
della stessa sostanza del Padre
mondi impossibili
ché la specie vi monti sopra
e in trine colorate le trasformi
o in storie da rimpiangere
per l’eterno mare del tempo
ma qui i silenzi sai come sono
vengono come risacca
per falsi movimenti
per appuntamenti mancati
per rabbie contenute
per tenerezze domate
per straniamenti e divine noie

tutto vedemmo e tutto si ripete dopotutto
e le balene hanno orgasmi regolari
e i pipistrelli sono millenni
che volano in cerchio all’impazzata
fino a quando non ti accorgi
che di domenica alle sette
il garage è ancora chiuso

Pietro Pasquale Daniele, Emilio Piccolo
da “Les arrangements”


……..fino a scoprire che questo è l’eterno

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……..fino a scoprire che questo è l’ eterno
fatto di verbi ed aggettivi
di mani che si toccano
di piedi che si urtano
di cose che non vanno da nessuna parte
così che non importa
se c’è chi non ha nulla da fare e chi non fa
chi misura il mondo con il dito
e chi il mondo lo conta sulle dita
perché basta un respiro
un labbro morso distrattamente
l’odore della legna che brucia
e l’eterno ci cade addosso
lasciandoci disfatti e di pezza
tra l’angolo del corso e la rampa che sale al cielo
su per le scale segrete dei segreti svelati
su per le mani e le lingue mozze
per le passioni che montano e le parole che tacciono……….

Pietro P. Daniele, Emilio Piccolo
da Les arrangements(XIV)


Oggetti smarriti

Second Toronto After Dark Film Festival, October 2007.
XL
il tempo, ci mancava il tempo
per costruire case e rifugi
ci mancava il tempo per sentire
le voci dell’interno e della strada
per guardare negli occhi il presente
così geometrico e così assoluto
quando tutto si riduce
a spigoli a superfici a volti tutti eguali
senza un’ombra un pelo un capello fuori posto
con gli oggetti così soli e indifesi
così indifesi e essenziali
così essenziali e violenti
e oggetti noi stessi eravamo
roba da inventariare su scale periodiche
roba da traslocare per destinazione ignota
alla deriva e alla fonda nello stesso tempo
come il portaombrelli
oh sì il portaombrelli
così sconosciuto al tatto e alla pioggia
inutile e alieno come solo un portaombrelli può essere
perché gli ombrelli si perdono sempre
nei cessi delle stazioni o nei pullman affollati
ed è nei cessi delle stazioni e nei metrò affollati
che si perdono gli uomini
oh sì gli uomini così sconosciuti
al tatto alle carezze o agli sguardi d’amore
inutili e alieni come solo gli uomini sanno essere

Emilio Piccolo, Pietro P. Daniele
da “Les arrangements” Ed. Dedalus 1998

Les arrangements è una raccolta di componimenti che non pretende di contenere messaggi ma soltanto immagini, ritmi, arrangiamenti, percorsi di esistenza.
Tra le considerazioni degli autori, che precedono i testi, la terza è la seguente:
“La poesia è di chi scrive o di chi la copia, di chi la recita, di chi la cancella, di chi la usa, di chi l’arrangia? I sogni, insomma, anche quelli più privati, sono di chi sogna o di chi li attraversa, scomponendoli e ricomponendoli, scomponendosi e ricomponendosi, ritrovandosi, perdendosi come nel labirinto degli specchi al luna park?”


Se potessi…..

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XIII
Se potessi darti la mia carne bianca da addentare, amore,
come uno straniero
che riconosce la strada dagli odori
dalle pietre e dai seni sotto camicie ben tese
io che le ciliegie mie non divido con nessuno
e fossero le ciliegie nere e dure
l’unico modo per conquistarti ancora
con un po’ di frutta una carezza e un’erezione
e potessi trovare fra le tue chiome
un capello d’oro che tu strappi per me
un papavero ardente
un grano di mirra
che mi convinca
anche se qui lo dico e qui lo nego
che non sono una crisalide
e ho mani per toccare e scegliere
fossero solo ciliegie o bacche o more
comprate al mercatino sotto casa
mentre per me vorrei
voci lievi come la farina
per dirti che ci sono ancora
e farti sentire necessaria come il diluvio
e imprevedibile come il principio
delle cose che accadono
e potessi posarmi tra le tue mani
come una ciliegia nera e dura
un libro mai aperto
o semplicemente una crisalide
per convincermi che tutto ritorna

Se potessi darti tutto questo
di nuovo farei finta
che alle 7.30 del mattino
sono li’ ad aspettarti per caso.

Emilio Piccolo, Pietro P. Daniele
da “Les arrangements” Ed. Dedalus 1998


Ti ho pensato stamattina

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Miracoli

Ti ho pensato stamattina.
È normale farlo
come stirarsi e sbadigliare
Ma è il solito miracolo che accade
in un mondo che ha per confini
l’ovvio e la noia.
Qualcuno tossisce giù nel vicolo
è normale che accada.
Eppure tossire è un miracolo
in un mondo che ha per confini
il rumore e i suoni finti
dei finti musici.
Ti ho pensato stamattina
e il suono di quel pensiero
è stato più assordante di tutti i rumori
che graffiano il corso Garibaldi
alle cinque della sera.
Ti ho pensato stamattina
E la leggerezza di quel gesto
è stata più elegante
dell’apparire timido
delle fresie primaverili
sul terrazzo.
Coraggiose in questa primavera
pigra.
Coraggiose ed eleganti.
Come tutti i miracoli.

Pietro Pasquale Daniele


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