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Acquazzone

 

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Dai tetti alle strade

l’acquazzone disegna archi d’argento

ombrello e sandali

petali fucsia di orchidee

una bambina nera sguazza

traboccante di felicità quotidiana

scalza

la sua mamma la sorveglia da un po’ più lontano

gocciolava come la pioggia

come la pioggia cantava.

 

Rosa Betty Muñoz, Ancud (Cile) 9 9 1960

da “Antologia della poesia latinoamericana di oggi”

a cura di Emilio Cocco

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Piovevo

 

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Ti chiedi perché ti piaccia la pioggia.
Perché le gocce deformano
le sagome delle persone nei vetri.
D’improvviso sorridono e ti fanno un cenno.
Ha smesso. E tutti contorti.
Qualcuno ha provato a sorridere?
Non ho visto, piovevo.

 

Vàsso Christodoùlou,  Trìkala (Grecia) 1982

traduzione di Massimiliano Damaggio


Visita della pioggia

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Giunge all’improvviso la pioggia, installa le sue truppe,

minuziosi guerrieri di seta e sonno. 

Salta gioiosa sui tetti, scende per le gronde con chiasso precipitoso;
inizia la grande festa delle acque in viaggio che stabiliscono il loro dominio transitorio
 e per mano ci portano a regioni che il tempo aveva 
seppellito, a quanto sembra, per sempre:
lì ci attendono
la febbre dell’infanzia,
………………………………………………..
i nostri genitori, giovani molto più giovani di noi adesso,
che la pioggia riscatta dalla loro cenere bruna senza
età, dal loro silenzioso lavoro minerale
e irrompono vestiti di risa e gesti giovanili.
Che benedizione la pioggia, che meraviglia intatta il
suo passo improvviso e benefico
che ci preserva dall’oblio e dalla mansueta abitudine
senza memoria…………..
 Con quale gioia trasparente ci insediamo nel suo 
impero di baldacchini vegetali
e con quanta rassegnazione costruita la ascoltiamo
tacere lentamente, allontanarsi e ritornare per un istante,
finché non ci abbandoni in mezzo a un silenzio
limpido, di un ambito appena inaugurato……..
……………………………………………………………..
Álvaro Mutis
Bogotà, 25 agosto 1923 – Città del Messico, 22 settembre 2013
da Poesie disperse in  ” Summa di Maqroll il gabbiere”
a cura di Fabio Rodriguez Amaya

Domenica di “rovesci e spruzzaglie”

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Verdi trecce di capelli piovosi si spandono
Su questa lunga domenica vegetaliforme,
su questo celtico intreccio di rovesci e spruzzaglie.
Si rammarica il gatto Merlino, il batuffolo
impigliato in una camicia di latte e di nebbia.
Yellow sferruzza, assopita dal tedio insulare.
Sono strisciate di allume e metallo le strade corvine:
i solchi spinosi delle auto si allacciano
in molli entrelacs, in fasce ondeggianti.
Tutti gli amici riposano, stanchi, colmando
il mio universo di comici ronfi che spaurano
la gracile luce dei verdi capelli, la maliziosa
femmina pioggia, baldracca delle domeniche.

Angelo Maria Ripellino
(Palermo, 4 dicembre 1923 – Roma, 21 aprile 1978)
Da “Notizie dal diluvio”


……perciò disegno la pioggia

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È faticoso avere il corpo
sempre con me,
specialmente quando la fuga si accumula
e la tristezza si addensa, allora strani
simboli velano il cielo
e mi smarrisco in me stesso,
perciò disegno la pioggia,
moltiplico le acquerugiole infantili
affinché il giorno non soffochi

 

Janez Bernik,  nato a Lubijana  nel 1933

traduzione  di Jolka Milič


Oh, grigia e soffice è la pioggia…..

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Oh, grigia e soffice è la pioggia,

che gocciola, gocciola sul vetro!

Centinaia di cose entrano dalla porta,

il profumo dell’erba, il pensiero di un tempo.

Vedo lo stagno fuori nel prato,

un po’ dal vetro rotto,

bandieruole rosse agitarsi bagnate e dritte,

giù sul piccolo cancelletto che sbatte.

Vedo tre alti pioppi cipressini,

attraverso la strada;

non c’è bellezza tanto semplice

come un pioppo alto nella pioggia.

Oh, ma centinaia di cose e più,

entrano dalla porta! —

il pizzico della menta, antica gioia, antico dolore,

afferrati alla grigia e soffice pioggia.

 

Lizette Woodworth Reese
Baltimora 9 1 1856 – Baltimora 17 12 1935


Poesia è dare alle parole la loro capacità di descrivere la pienezza delle cose, la loro luce, la loro vita. Y.B.

tumblr_nbry9n3KpT1qhoe3vo1_500IL Fulmine

Questa notte è piovuto.
Il sentiero ha odore di erba bagnata,
poi nuovamente la mano del calore
sulla nostra spalla, come
per dire che il tempo non ci porterà via niente.
Ma là
dove il campo inciampa nel mandorlo,
ecco, un animale è balzato
da ieri a oggi attraverso le foglie.
E noi ci fermiamo, al di fuori del mondo.
E io ti vengo vicino,
finisco di strapparti dal tronco annerito,
ramo, estate nel fulmine
da cui la linfa di ieri, divina ancora, scorre.

 

Yves Bonnefoy, Tours Francia, 24 giugno 1923

da “Ce qui fut sans lumière, Mercure de France, Paris 1987
trad. Mario Benedetti


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