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Scarpe incarcerate….

FILA DI SCARPE INCARCERATE
Dormono i prigionieri.
Una vecchia coperta di illusioni
copre il loro corpo spento.
Ecco le loro scarpe appisolate in fila
con fedeltà infangata di cani.
Ecco le opinghe. Non ti ricordano le zolle dei campi?
Stivali screpolati
che continuano ad essere ostili
agli stivali militari.
Pantofole morbide, morbide,
e si comportano
con eccessiva educazione in carcere.
Scarpe cittadine
che avete conosciuto scarpe di donne
negli appuntamenti,
che avete danzato,
che avete sfavillato nei boulevards,
che siete entrate nei drammi,
ora abbandonate,
siete l’epilogo del dramma più grande.
Ecco le scarpe del delatore
con le stringhe penzolanti come la calunnia in bocca.
Meglio scalzo
e senza piedi alla fin fine,
non con queste scarpe,
non posso guardarle
non posso sopportarle.
Ma ci sono anche scarpe enigmatiche, fiere
(come anche ripugnanti)
scarpe che nell’anima,
e forse nella storia,
lasceranno le loro impronte.
Scarpe prigioniere,
le più sventurate del mondo,
stanche
bucate.
Quando la vita vi calza
torna indietro, solamente indietro.

Visar Zhiti (Durazzo, Albania 1952)

da Passeggiando all’indietro.
Traduzione Elio Miracco


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