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Domande

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Cammino sotto le stelle lontane
come facevo da piccolo con mio fratello, come facevo
in quelle lunghe, fredde notti di S. Francisco,
che sembravano non avere limiti
solo viali di colonne e sempreverdi, senza muri.
E guardo in alto e vedo gli spazi tra le stelle
penso alle nebbie e alle miglia che le separano,
cosa attraverseremmo per essere insieme.
Così mi ritrovo a Churchill Street
tornando a casa dal negozio
gli occhi rivolti ai densi gruppi
che crepitano nella notte.
E sento di nuovo la domanda che dimora
nelle nostre menti
sull’idea che è dietro all’uomo
il suo posto nell’universo
e l’universo,
il suo posto nell’uomo.
E resto come quando avevo otto anni
con lo stupore di cos’è a creare tutto,
l’infinità tra ciascuna luce
e l’eternità di una.
E sono muto con la domanda

 

John Wieners, Milton 6-1-1934. Boston 1-3-2002

da Poesia degli ultimi americani, a cura di Fernanda Pivano.

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Canzone

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il tempo

ha mangiato la mia innocenza come un pistacchio

l’amore se n’è andato con la mia fiducia

 

o nobile primoamore

                                            tutto verde limo

cosa hai fatto della mia risata

cosa hai fatto dei soldi che ti davo al venerdì

e dei buchi nelle mie scarpe?

 

Diane Di Prima, Brooklyn  6 8 1934

da “Poesie più o meno d’amore” in “Poesia degli ultimi americani”

Traduzione di Fernanda Pivano

 

Continua, in questo periodo,  la mia rilettura dei poeti della beat generation.  Una lettura datata? Non credo proprio! La loro  poesia, letta per strada, nei bar o in fumosi scantinati,  espressa  in forma spontanea e libera, con in mente l’idea che in un mondo fatto di barriere, pregiudizi, violenza e corruzione, l’unica via di salvezza  fosse la Poesia, non ha età.

 

 


….nella notte vorrei

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[…] nella notte vorrei

che fosse eterno buio

senza aurora

per tutte le lunghe ore

solo le torri spezzate

della luna

solo la signora sotto di loro

nella sua gonna di oro blu

che scintilla come la lucciola.

Addio

l’amore colpirà

ancora tra gli uomini

e ci slanceremo

nell’alba

con lunghe braccia.

 

John Wieners, Milton 6-1-1934. Boston 1-3-2002

da Poesia degli ultimi americani, a cura di Fernanda Pivano.

 

 


…a volte anche l’inferno è un buon posto, se serve a dimostrare con la sua esistenza che deve esistere anche il suo contrario, cioè il paradiso G. Corso

 

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……………………………………

….eppure tutto è così bello

non è vero?

Che perfezione il sistema delle cose

Il copro umano

tutto in proporzione alla sua forma

nulla di superfluo

proprio come se un dio l’avesse programmato così

e il sole per il giorno la luna per la notte

e l’erba la mucca il latte

il fatto che tutti alla fine moriamo

Si penserebbe che dovrebbe esserci il caos

data la futilità di tutto

Ma i bambini continuano a nascere

spesso immagini sputate di noi

e le disuguaglianze

milioni dati a uno

zero all’altro

entrambi nella stessa barca che fa acqua

Io non ho nessuna religione

e per me venererei Ermes

e non c’è domani

c’è solo qui e ora

tu e chiunque sia con te

vivo come sempre

ed eternamente ignorante di quella morte che non conoscerai mai

E tutto è bene quel che si fa

Una felicità ellenica pervade la pace

e il dono continua a venire…

un lavoro iniziato splendidamente terminato

Vedere persone sensibili e buone

tranquille e contente nello stupore

come i sogni dei ciechi

I cieli parlano attraverso le nostre labbra

Tutto ciò che non si poteva trovare è afferrato

Tutto ciò che era rimasto indietro è portato.

 

Gregory Corso

dalla poesia “Per Omero” in  “Poesie. Mindfield – Campo mentale”

 Traduzione di Massimo Bacigalupo

 

Gregory Corso, che incarnò la beat generation, è uno dei più grandi poeti del secondo novecento. Pare che, di lui,  Fernanda Pivano abbia detto “ ovunque passasse seminava disatri, insolente al di là del sopportabile e strafottente nella più assoluta  imprevedibilità, qualunque cosa abbia detto o scritto ha sempre rivelato il dono di non dire mai una sciocchezza”.  

 


Un altro amante colpisce l’universo….

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Un altro amante colpisce l’universo.

Il cerchio si è spezzato ma

con la morte arriva la rinascita.

E come tutti gli amanti e le persone tristi,

io sono un poeta.

 

Allen  Ginsberg

Newark, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997


La falsità delle finestre

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Di là dalla stanza posso vedere
i rami più alti di un sicomoro.
Una specie di ruggine una muffa
bianca nelle biforcazioni dei rami
nudi.
Sono solo fitti abbastanza da formare un disegno,
e sebbene le finestre
all’altro lato del cortile non siano nascoste
da essi, sono astratti, si mostrano
solo un po’ per volta, come se fosse la finestra
a mostrarmi 3 mc. di
rami di sicomoro;
senza sopra né sotto, solo
bastoni messi insieme.

Ron Loewinsohn

Nato nelle Filippine nel 1937 ma naturalizzato americano, Ron Loewinsohn, è annoverato tra i poeti della beat generation. E’ presente in “Poesia degli ultimi americani” 1964 di Fernanda Pivano. Si tratta di un’antologia di poesie di Corso, Kerouac, Ginsberg, Bremser, Ferlinghetti, Levertov ed altri che rappresentano gli sviluppi della poesia americana dopo Olson e Duncan. Sognavano ancora una società senza guerre e senza la schiavitù del consumismo. Queste poesie venivano lette in reading o portate nei sacchi a pelo da una generazione che cercava “quella meravigliosa speranza, inafferrabile dea, immortale bellezza che è sempre stata e sarà sempre la libertà”


Parli di andartene ma non hai nemmeno una valigia.

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Sarò vecchio un giorno
e vivrò in una bettola da qualche parte
penserò a questa notte in qualche posto
con la pioggia che cade sulla pietra.
Non ci sarà vicino nessuno
nessun mormorìo nella strada
solo qualche canto di vecchio bramoso
la lamentosa nostalgia di essere giovane
e insieme a te in una strada….

John Wieners, Milton 6-1-1934. Boston 1-3-2002


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