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Ci fu un tempo…..

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Ci fu un tempo ed ero bambina,
perché anche io lo sono stata,
in cui mi turbava che un atomo cadesse
mentre il cielo 
resisteva.
Il Cielo pesava di gran lunga di più
eppure era lì, azzurro, immobile
senza catene, così a me sembrava.
Lo sapevano forse i Giganti?
Poi la vita mi impose ben altri problemi
alcuni li tengo in serbo, li risolverò
quando, lassù, l’algebra
sarà o sembrerà più facile.
Allora anche quello mi toccherà capire
il problema che più mi tormentava
perché mai non si liberasse il Cielo
e si rovesciasse, azzurro, su di me.

 

Emily Dickinson

 Amherst (USA) 10 dicembre 1830, Amherst (USA) 15 maggio 1886

da ” Sillabe di seta”

traduzione di Barbara Lanati

 

10 dicembre 1830 nasce lei, Emily Dickinson. Considerata, tra i maggiori poeti lirici, la più grande poetessa statunitense del XIX secolo

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Ad ogni settembre…

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La stanza aperta, la finestra, il dettaglio di un uccello; la cittadina,
i pomeriggi, la storia che ciò diventa……
….In questa poesia,
queste parole spaziate in quartieri,
stai leggendo le coperte, gli angoli disperati
di lenzuola pulite come pagine, bianche e nette.
Il telaio alla finestra, la struttura del letto.
Settembre era mobilia
rivestita di colore, un cassettone fitto
di bottiglie in vetro inciso.
Giallo pallido, come il bicchiere dello zar.
Il verde chiaro dello stelo di un giglio.
Ecco tuo figlio e un libro accanto al letto. Buona notte,
parole di carta, lettere che si tengono per mano, buona notte,
stormo leggero come petali
che affondano nell’epidermide.
Potessi fare di questa storia una collana,
con le sue pallide stelle di settembre a giustificare il blu,
ti avvolgerei in una calma come un canto verticale,
ti porterei in alto nella sua ascesa intricata.
Non può sorprenderci
che la carta ci sostenga. Che tutto attorno è bianco.
Che uccelli troppo piccoli
per cantarti ti cantino.

Amy Newman, USA 4 11 1957
da “Camera Lyrica”
traduzione di Paola Loreto

Leggo e penso ai tanti settembre passati nella mia vita. Di essi ricordo soprattutto gli odori e i colori: l’intenso profumo delle prime piogge sull’erba del prato di casa, i colori più vividi delle foglie dei platani lungo la strada principale ma anche l’indimenticabile tepore del golfino sulle spalle nelle fresche serate in giardino a parlare dei mesi a venire: i figli bambini, il loro corso di nuoto, l’elenco dei libri scolastici da prendere per loro, i films a Venezia, la legna da comprare per il camino….momenti, immagini, dettagli, ricordi che diventano un pezzo di storia personale. E siccome il potere evocativo dei ricordi scuote i sentimenti e le emozioni esattamente come fa la poesia, non si può dar torto ad Aldous Huxley quando dice ” La memoria di ogni uomo è la sua letteratura privata

Annamaria S.


E tu da che parte stai nella terza guerra mondiale, la guerra contro il Terzo Mondo? (L. Ferlinghetti)

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E mi rimane, infine, la certezza
che si possa sbagliare dalla parte giusta
schierati a protezione di un’intesa
tra l’utopia di chi insegue gli orizzonti
e gli orizzonti stessi che si spostano per noi……

Stefano Tassinari
Ferrara, 24 dicembre 1955 – Bentivoglio, 8 maggio 2012


Contengo moltitudini

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Mi contraddico?

Molto bene, allora, mi contraddico,

sono largo, contengo moltitudini……

 

Walt Whitman

West Hills,  31 maggio 1819 – Camden,  26 marzo 1892 

da “Foglie d’erba”

traduzione di Igina Tattoni

 

Che meraviglia! poche parole  per dire, in tutta la sua complessità,  l’essenza dell’animo umano. 


Portami il tramonto in una tazza….

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Portami il tramonto in una tazza,

sommami le caraffe del mattino

e dimmi quante stillano di rugiada.

Dimmi fin dove salta il mattino.

Dimmi fin quando dorme colui

che intrecciò e lavorò le vastità d’azzurro.

Scrivimi quante sono le note tra i rami incantati

raccolte nell’estasi del nuovo pettirosso.

e quanti i viaggi della tartaruga.

E quante le coppe di cui l’ape si nutre, baccante di rugiada!

E ancora, chi posò i moli dell’arcobaleno,

chi conduce le docili sfere

con vinchi di morbido azzurro?

E ancora quali dita rinsaldano le stalattiti,

chi conta le conchiglie della notte,

per vedere che non ne manchi nessuna?

Chi…….

 

Emily Dickinson

 Amherst (USA) 10 dicembre 1830, Amherst (USA) 15 maggio 1886

da ” Silenzi” in “Basteranno i sogni”

traduzione di Barbara Lanati

 

 

 


L. Ferlinghetti, 24 marzo 1919, 99 anni di poesia

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…..e aspetto che foreste e animali

si riapproprino della terra

e aspetto

che si trovi il modo

di distruggere tutti i nazionalismi

senza uccidere nessuno

e aspetto

che i cardellini e i pianeti cadano come pioggia

e aspetto che chi ama e chi piange

giaccia insieme di nuovo

in una nuova rinascita di stupore….

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

da Messaggi orali in “Una Coney island della mente”

traduzione di Damiano Albeni e Moira Egan

 

 


E tu da che parte stai?

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CANTO DEGLI UCCELLI DEL TERZO MONDO 

Mentre dormivo un gallo ha cantato a gran voce
da qualche parte nella Middle America
per risvegliare il Pensiero Medio
dell’America

E il gallo ha cantato a gran voce
per svegliarmi affinché vedessi
un mare di uccelli
volare su me
attraverso l’America

E c’erano uccelli di ogni colore
uccelli neri e uccelli marroni
uccelli gialli e uccelli rossi
dalle terre di ogni
movimento di liberazione

E tutti quegli uccelli giravano intorno alla terra
e volavano su ogni grande nazione
e sulla fortezza America
con la sua grande aquila
e le sue saette

E tutti gli uccelli cantavano con una sola voce
la voce di quelli che non hanno voce
la voce degli invisibili del mondo
la voce dei diseredati del mondo
i fellahin della terra
che si stavano sollevando

E tu da che parte stai
cantavano gli uccelli
Oh da che parte stai
da che parte stai
nella Terza Guerra Mondiale?
la guerra contro il Terzo Mondo?

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

traduzione di Raffaella Marzano


Cristo è smontato dal Suo Legno nudo quest’anno

 

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Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale senza radici
con appesi dolcetti e fragili stelle
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale dorati
nè alberi di Natale di lustrini
nè alberi di Natale di stagnola
nè alberi di Natale di plastica rosa
nè alberi di Natale d’oro
nè alberi di Natale neri
nè alberi di Natale blu cobalto
con appese candele elettriche
e circondati da trenini elettrici di stagno
e da stucchevoli parenti sapientoni
Cristo è smontato

dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano zone di competenza
di intrepidi venditori di Bibbie
con cadillac bicolori
e dove nessun presepe da grande magazzino
completo di bambino in plastica nella mangiatoia
arrivava come pacco postale
al bambino per raccomandata
e dove in tv non si trasmettevano i Re Magi
che lodano il whisky Lord Calvert
Cristo è smontato

dal Suo Legno nudo

quest’anno
ed è scappato in un posto dove
nessuno sconosciuto ciccione maniaco-del-dare-la-mano
con un vestito rosso di flanella
e la barba bianca finta
se ne andava in giro spacciandosi
per una specie di santo del Polo Nord
che attraversa il deserto fino a Betlemme
nella Pennsylvania
su una slitta Volkswagen
trainata da gioviali renne degli Adirondack
dai nomi tedeschi
e che porta sacchi di Umili Doni
da Saks della Fifth Avenue
per l’immaginato Cristo bambino di tutti quanti
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano cantori alla Bing Crosby
che mugolavano di uno stanco Natale
e dove nessun angelo di Radio City
pattinava senza ali sul ghiaccio
attraverso un paese invernale delle meraviglie
fino a un paradiso alla jinglebell
ogni giorno alle 8 e mezza
con matinèe della Messa di Mezzanotte
Cristo è smontato
dal suo Legno Nudo

quest’anno
e piano piano s’è infilato di nuovo via
in un anonimo ventre di Maria
dove nella più tenebrosa notte
dell’anonima anima di tutti quanti
Egli di nuovo attende
un’inimmaginabile
e impossibilmente
Immacolata Riconcezione
in assoluto il più folle
dei Secondi Avventi.

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

da Messaggi orali in “Una Coney island della mente”

traduzione di Damiano Albeni e Moira Egan

 

E’ la quinta delle sette poesie, concepite come letture sperimentali con accompagnamento jazz. Furono incise  in un reading con il Jazz Quintet di San Francisco.

Lawrence Ferlinghetti compose questa meraviglia nel 1958. E’ una poesia di critica sociale. L’immagine di Cristo che scende dalla croce può sembrare blasfema ma rappresenta la protesta contro un mondo senz’anima, spiritualmente corrotto,  governato dalla volgarità, dal  consumismo che mortifica l’espressione dello spirito umano e contraddice ciò che è eterno.  In realtà è la rivolta contro la cultura del consumo e del profitto e l’appello a una rivoluzione umana che ricomponga i valori essenziali  che sono la semplicità e l’immaginazione.   

 


…è tempo ancora per le donne di ricucirsi la pelle

In un momento così  doloroso, controverso  e complicato per le donne,  ancora una volta si dà addosso alla vittima piuttosto che al carnefice. Ancora prevale il pregiudizio, ancora viene naturale  offendere e mettere  in dubbio la  parola di una  donna, ancora  si cerca di stemperare l’orrore della molestia sessuale  in esercizi e distinguo verbali. E invece,  lo capisce anche un bambino che chiunque, per motivi culturali, familiari, ambientali, eserciti un potere e una forza che non ha chi gli sta di fronte,  col  ricatto e l’umiliazione, è un prevaricatore.  E’ un molestatore  . Ed è per questo che nel blog,  ancorché  molto presente la voce  femminile, pubblicherò la Poesia di donne che si sono ispirate e si ispirano alla presa di coscienza femminista, non trascurando la ricerca di  un nuovo linguaggio in cui l’io femminile possa specchiarsi e riconoscersi. Inizio con  una delle grandi voci della poesia moderna americana, militante femminista e pacifista, Adrienne Rich. Per tutta la vita, si ribellò allo stereotipo della donna “inesistente” inghiottita da doveri e restrizioni quotidiane e a quelle che definiva “vite rinchiuse” di donne prigioniere di  regole imposte, costrette a “ricucirsi” la pelle  da tante ferite. Lei pensò per tutta la vita  a una donna presente e partecipe della Storia, coraggiosa e con la giusta indignazione di fronte a ingiustizia e oppressione.

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Luce a una finestra. Una donna è sveglia
in quest’ora immobile.
Noi che lavoriamo così abbiamo lavorato spesso
in solitudine. Ho dovuto immaginarla
intenta a ricucirsi la pelle come io ricucio la mia
anche se
con un punto
diverso.
Alba dopo alba, questa mia vicina
si consuma come una candela
trascina il copriletto per la casa buia
fino al suo letto buio
la sua testa
piena di rune, sillabe, ritornelli
questa sognatrice precisa
sonnambula in cucina
come una falena bianca,
un elefante, una colpa.
Qualcuno ha tentato di tenerla
tranquilla sotto una coperta afgana
intessuta di lane color erba e sangue
ma si è levata. La sua lampada
lambisce i vetri gelati
e si scioglie nell’alba.
Non la fermeranno mai
quelli che dormono il sonno di pietra del passato,
il sonno dei drogati.
In un attimo di cristallo, io lampeggio
un occhio attraverso il freddo
un aprirsi di luce fra noi
nel suo occhio che incide il buio
– questo è tutto. L’alba è la prova, l’agonia
ma dovevamo contemplarla:
dopo di che potremo forse dormire, sorella mia,
mentre le fiamme si alzano sempre più alte,
possiamo dormire.

 

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio


…..cercando di vincere la legge di gravità

 

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…..ferita e arrabbiata, si è unita a un gruppo per dissolvere
nei mantra il suo dolore. Le hanno detto: devi volerti bene, farti dei regali.
Qualsiasi cosa ti dia sollievo, dice uno, ti conduca a perdonarti,
a lasciar perdere…….

 

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio”

 


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