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Canzone

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il tempo

ha mangiato la mia innocenza come un pistacchio

l’amore se n’è andato con la mia fiducia

o nobile primoamore

                                            tutto verde limo

cosa hai fatto della mia risata

cosa hai fatto dei soldi che ti davo al venerdì

e dei buchi nelle mie scarpe?

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Diane Di Prima, Brooklyn  6 8 1934

da “Poesie più o meno d’amore” in “Poesia degli ultimi americani”

Traduzione di Fernanda Pivano

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Rileggo i poeti della beat generation.  Una lettura datata? Non credo proprio! La loro  poesia, letta per strada, nei bar o in fumosi scantinati,  era espressa  in forma spontanea e libera. E  poi l’idea che in un mondo fatto di barriere, pregiudizi, violenza e corruzione, l’unica via di salvezza  sia la Poesia, non ha età. 


ottobre

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…sono stata giovane qui. Prendevo

la metropolitana col mio libretto

come per difendermi

dallo stesso mondo

non sei sola

diceva la poesia

nel buio del tunnel.

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Louise Gluck , New York  22 6 1943

dalla poesia Ottobre,  in “Averno”

  

Misteri

 

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Misteri, sì

Davvero, viviamo con misteri troppo prodigiosi
per essere compresi.

Come l’erba possa essere nutrimento nella
bocca degli agnelli.
Come fiumi e pietre siano per sempre
devoti alla gravità
mentre noi sogniamo di elevarci.
Come due mani si tocchino e i legami
non siano mai spezzati.
Come le persone si avvicinino, per delizia o per
le cicatrici del danno,
al conforto di una poesia.

Lasciami prendere le distanze, sempre, da chi
pensa di avere le risposte.

Lascia che io faccia compagnia sempre a chi dice
“Guarda!” e ride di stupore,
e china la testa.

 

 

Mary Oliver

Ohio 10 settembre 1935 – Florida 17 gennaio 2019

 

 

 


Louise Glück, Premio Nobel per la letteratura 2020

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Vieni da me, disse il mondo. Stavo ferma

nel mio cappotto di lana in una specie di portale luminoso

posso finalmente dire

molto tempo fa (…) la morte non può farmi male

più di quanto mi abbia fatto male tu,

amata vita mia.

 

Louise Glück, New York 22 6 1943
da “Averno” 
traduzione Massimo Bacigalupo

Io sono Tiresia….

Baron Adolf de Meyer

 

….Ho veduto quel che ho veduto
E ho patito quel che ho patito.
A consultarmi nella caligine fosca
vennero ombre nell’inferno
e io ripieno di sapienza più degli uomini in carne,
ma l’ombra nell’ombra è il sapere….

 

Ezra Pound.  Usa, 30 10 1885 – Venezia, 1º  11 1972

dai Cantos


Mattutino

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Vuoi sapere come passo il tempo?

Cammino sul prato davanti, fingendo

di diserbare. Dovresti sapere

che non diserbo mai, in ginocchio, sradicando

ciuffi di trifoglio dalle aiole fiorite: in realtà

sto cercando coraggio, qualche indizio

che la mia vita cambierà…

 

 

Louise Glück, New York 22 6 1943

da “L’iris selvatico” premio Pulitzer per la poesia 1993

traduzione Massimo Bacigalupo

 

“L’iris selvatico” premio Pulitzer 1993, della poeta americana Louise Gluck, non è una raccolta di poesie ma un vero e proprio poema che racconta l’inafferrabile avventura dell’esistenza umana. Tante voci compongono questo poema: quella dei fiori, tanto simili agli esseri umani ma che, a differenza degli uomini, accettano il loro destino “…Le vostre vite non sono circolari come le loro: le vostre vite sono il volo dell’uccello che inizia e finisce nell’immobilità…”; quella del giardiniere, il poeta che piange la giovinezza andata, l’amore perduto e l’abbandono di un “Padre irraggiungibile” e assente “…lasciati soli ci esaurimmo a vicenda….”; quella di un dio ironico, a tratti arrabbiato, nei confronti dell’incontentabilità umana”… Perchè vi avrei fatto se avessi voluto limitarmi al segno ascendente, la stella, il fuoco, la furia?…”. La prima voce è quella dell’iris selvatico che narra la sua nascita “…Alla fine del mio soffrire c’era una porta..” L’ultima è quella dei gigli, d’oro d’argento e bianchi, che alla fine dell’estate, metafora dell’esistenza e della breve stagione dei fiori, hanno paura della morte” …guarda, sopra il giardino: sorge la luna piena. La prossima non la vedrò..” e, nonostante tutto, sono felici d’aver vissuto “Zitto, amore. Non mi importa quante estati vivo per ritornare: in quest’unica estate siamo entrati nell’eternità”. La poesia è colloquiale, eppure intima, ricca di suggestioni, metafisica, incantata.


Profumo di memoria

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Un profumo di memoria percorre la camera da letto

da poco rinnovata.

E’ un odore dolce di cose che sono state,

mentre nel cielo un sole rosso sangue

lancia i suoi ultimi raggi

sul pavimento appena levigato.

Mi sto a poco a poco riconciliando con la malinconia

e inspirando quest’odore di vernice mi dico:

non morirò mai.

Perché?

Perché ricordo molte più cose di quelle

a cui rinuncio

e questo per me vuol dire

eternità.

 

Robert Lowell

Boston, 1 3 1917 – New York, 12 9 1977

da “Poesie 1940 – 1970” trad. R. Anzilotti


io porto il tuo cuore in me

Questa famosa poesia di Edward Estlin Cummings  l’ho, tempo fa, già pubblicata qui. Oggi, grazie al suggerimento di Andrea Giardina, la ripropongo nella traduzione, davvero notevole, di  Mary de Rachewiltz, traduttrice, poeta, saggista, figlia di Ezra Pound.  

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io porto il tuo cuore in me (lo porto nel
mio cuore) non lo lascio mai (ovunque
vado tu vai, cara; e quel che faccio
io da solo lo fai tu, tesoro mio)
non temo
fato (tu sei il mio fato, mia dolce) né
voglio il mondo (bella, mio mondo, mia fedele)
tu sei quel che luna sempre fu
e quel che un sole sempre canterà sei tu

qui sta il piú grande segreto che nessuno sa
(qui l’intima radice e bocciolo e cielo
di un albero chiamato vita; che cresce
piú alto di quanto anima speri e mente
celi) e questa meraviglia regge le stelle
io porto il tuo cuore (lo porto nel mio cuore)

 

Edward Estlin Cummings  

Cambridge, 14 ottbre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962


Piccola mia….

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Piccola mia, sebbene io e te
ci stringiamo forte
contro la corrente di quel grande fiume
che abbraccia i continenti,
il nostro centro è liquido.
 
Un giorno accoglierai le onde
tra le tue braccia come un amante,
come faccio io adesso, per ore,
un po’ dentro, un po’ fuori
da quel seducente elemento.

Lasciati portare sempre dalla tua madre rabdomante,
anche se sarò già dissolta.
Cavalca le onde, così luminosa,
così meravigliosa, così selvaggia gioca.

 

Emily Grosholz,  Filadelfia 17  10  1950 

traduzione di Sara Amadori


Dalla torre degli anni che chiamo vita…

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Dalla torre degli anni che chiamo vita
guardo nel pozzo: non tempo ma spazio, non qui ma laggiù,
non senso ma memoria, ovunque in nessun luogo –
la storia incerta, il nodo al fazzoletto,
il dove-siete-morti-onnipresenti, i vostri nomi
in un istante mi riportano all’infanzia, a ritroso percorro
la lunga strada fino al Natale e i suoi doni.
Così il DNA modella la sostanza dei sogni,
e la vecchiaia non ha motivo d’essere.
Un sapore proustiano, un profumo, la musica di una frase
sfidano la legge naturale cui si sottraggono.
La vita sarà mia fintantoché io sarò la mia mente
e la gioventù? Sofferenze, ansie e ferite
meglio ricordate che rivissute.

 

Anne Stevenson, Cambridge 3  1  1933

La vita delle parole

traduzione di Carla Buranello


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