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Se la mente fosse semplice….

Il 27 marzo di sette anni fa muore Adrienne Rich, una delle grandi voci della poesia moderna americana, militante femminista e pacifista, prese coscienza e dichiarò la sua omosessualità, dopo venti anni di matrimonio e tre figli. Per tutta la vita, si ribellò allo stereotipo della donna “inesistente” inghiottita da doveri e restrizioni quotidiane, dall’ottusa visione di una donna prigioniera di convenzioni e regole imposte. Nelle sue opere in prosa e versi, si interroga sulle istituzioni del matrimonio e della maternità che, dice, hanno fatto dell’esistenza delle donne, delle “vite rinchiuse”. E invece lei pensava a una donna presente e partecipe della Storia, coraggiosa e con la giusta indignazione di fronte a ingiustizia e oppressione.
E Adrienne Rich fu una donna di grande coraggio e coerenza. Nel 1997 rifiutò la National Medal of Arts, in disaccordo con la presidenza Clinton in quanto “l’arte, per come la concepisco io, e’ incompatibile con la politica cinica di questa amministrazione”. Nel 2003, la Rich e altri poeti rifiutarono di partecipare a una conferenza alla Casa Bianca sulla poesia americana, in segno di protesta contro la guerra in Iraq. 

 

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Una notte chiara
se la mente fosse semplice,
se la mente fosse nuda di tutto
se fosse chiara la mente
tranne che delle necessità più antiche:
cucchiaio di legno coltello specchio
tazza lampada scalpello
un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra
un lenzuolo
gettato via nel sonno
Una notte chiara in cui due pianeti
sembrano avvinghiarsi l’uno all’altro in cui l’erba
terrestre
si muove come seta nella luce stellare
Se la mente fosse
chiara
se la mente fosse semplice potresti prendere questa
mente
questo particolare stato e dire
Così vivrei se potessi scegliere:
questo è ciò che è possibile
Una notte chiara.

………………………………………………….

 

Adrienne Rich,Baltimora, 16 5 1929 – Santa Cruz, 27 3 2012
da “Una pazienza selvaggia mi ha portato sin qui” Poesie 1978-1981,
in “Cartografie del silenzio”1980

 

 

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Io aspetto….

 

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[…] Io aspetto 

che mi giungano premonizioni 

d’immortalità

ricordando la mia prima infanzia

e aspetto

che le verdi mattine ritornino

che gli stolti prati verdi della giovinezza ritornino

e aspetto

che un pizzico di arte non premeditata

smuova la mia macchina da scrivere

e aspetto di scrivere

la somma poesia indelebile

e aspetto

l’ultima protratta estasi spontanea

e aspetto in perpetuo

che gli amanti in fuga sull’Urna Greca

si raggiungano alla fine

e si abbraccino

e aspetto

in perpetuo e per sempre

un rinascimento dello stupore.

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “A Coney Island of mind” 

traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan

 

E’ l’ultima parte di una di sette poesie, concepite come letture sperimentali con accompagnamento jazz. Furono incise  in un reading con il Jazz Quintet di San Francisco alla fine degli anni 50, inizio 60.


Lawrence Ferlinghetti, 100 anni di poesia…

 

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Domenica prossima Lawrence Ferlinghetti spegnerà 100 candeline, cento anni di poesia. I festeggiamenti a San Francisco sono già cominciati  con reading, musica, mostre….e dureranno  tutto il mese. Anche il mio blog ha cominciato…..

 

Il negozio di caramelle da un soldo

oltre la sopraelevata

è dove per la prima volta 

mi sono innamorato 

dell’irrealtà.

Le gelatine di frutta luccicavano nella penombra

di quel pomeriggio settembrino.

Un gatto sul bancone si muoveva tra 

bastoncini di liquirizia

e toffee al cioccolato

e gomme Oh Boy.

Fuori le foglie cadevano man mano che morivano.

Il vento aveva spazzato il sole

Una ragazza entrò trafelata

aveva i capelli fradici di pioggia

il seno senza fiato nella stanzetta.

 

Fuori le foglie cadevano

e gridavano piangendo

Troppo presto! Troppo presto!

 

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “A Coney Island of mind” 

traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan

 


Quanto ai poeti…..

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Solo lo scienziato è vero poeta

ci dà la luna, ci promette le stelle,

ci farà un nuovo universo se sarà il caso. 

 

Allen Ginsberg

Newark, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997

Kaddish e altre poesie.


Ci fu un tempo…..

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Ci fu un tempo ed ero bambina,
perché anche io lo sono stata,
in cui mi turbava che un atomo cadesse
mentre il cielo 
resisteva.
Il Cielo pesava di gran lunga di più
eppure era lì, azzurro, immobile
senza catene, così a me sembrava.
Lo sapevano forse i Giganti?
Poi la vita mi impose ben altri problemi
alcuni li tengo in serbo, li risolverò
quando, lassù, l’algebra
sarà o sembrerà più facile.
Allora anche quello mi toccherà capire
il problema che più mi tormentava
perché mai non si liberasse il Cielo
e si rovesciasse, azzurro, su di me.

 

Emily Dickinson

 Amherst (USA) 10 dicembre 1830, Amherst (USA) 15 maggio 1886

da ” Sillabe di seta”

traduzione di Barbara Lanati

 

10 dicembre 1830 nasce lei, Emily Dickinson. Considerata, tra i maggiori poeti lirici, la più grande poetessa statunitense del XIX secolo


Ad ogni settembre…

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La stanza aperta, la finestra, il dettaglio di un uccello; la cittadina,
i pomeriggi, la storia che ciò diventa……
….In questa poesia,
queste parole spaziate in quartieri,
stai leggendo le coperte, gli angoli disperati
di lenzuola pulite come pagine, bianche e nette.
Il telaio alla finestra, la struttura del letto.
Settembre era mobilia
rivestita di colore, un cassettone fitto
di bottiglie in vetro inciso.
Giallo pallido, come il bicchiere dello zar.
Il verde chiaro dello stelo di un giglio.
Ecco tuo figlio e un libro accanto al letto. Buona notte,
parole di carta, lettere che si tengono per mano, buona notte,
stormo leggero come petali
che affondano nell’epidermide.
Potessi fare di questa storia una collana,
con le sue pallide stelle di settembre a giustificare il blu,
ti avvolgerei in una calma come un canto verticale,
ti porterei in alto nella sua ascesa intricata.
Non può sorprenderci
che la carta ci sostenga. Che tutto attorno è bianco.
Che uccelli troppo piccoli
per cantarti ti cantino.

Amy Newman, USA 4 11 1957
da “Camera Lyrica”
traduzione di Paola Loreto

Leggo e penso ai tanti settembre passati nella mia vita. Di essi ricordo soprattutto gli odori e i colori: l’intenso profumo delle prime piogge sull’erba del prato di casa, i colori più vividi delle foglie dei platani lungo la strada principale ma anche l’indimenticabile tepore del golfino sulle spalle nelle fresche serate in giardino a parlare dei mesi a venire: i figli bambini, il loro corso di nuoto, l’elenco dei libri scolastici da prendere per loro, i films a Venezia, la legna da comprare per il camino….momenti, immagini, dettagli, ricordi che diventano un pezzo di storia personale. E siccome il potere evocativo dei ricordi scuote i sentimenti e le emozioni esattamente come fa la poesia, non si può dar torto ad Aldous Huxley quando dice ” La memoria di ogni uomo è la sua letteratura privata

Annamaria S.


E tu da che parte stai nella terza guerra mondiale, la guerra contro il Terzo Mondo? (L. Ferlinghetti)

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E mi rimane, infine, la certezza
che si possa sbagliare dalla parte giusta
schierati a protezione di un’intesa
tra l’utopia di chi insegue gli orizzonti
e gli orizzonti stessi che si spostano per noi……

Stefano Tassinari
Ferrara, 24 dicembre 1955 – Bentivoglio, 8 maggio 2012


Contengo moltitudini

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Mi contraddico?

Molto bene, allora, mi contraddico,

sono largo, contengo moltitudini……

 

Walt Whitman

West Hills,  31 maggio 1819 – Camden,  26 marzo 1892 

da “Foglie d’erba”

traduzione di Igina Tattoni

 

Che meraviglia! poche parole  per dire, in tutta la sua complessità,  l’essenza dell’animo umano. 


Portami il tramonto in una tazza….

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Portami il tramonto in una tazza,

sommami le caraffe del mattino

e dimmi quante stillano di rugiada.

Dimmi fin dove salta il mattino.

Dimmi fin quando dorme colui

che intrecciò e lavorò le vastità d’azzurro.

Scrivimi quante sono le note tra i rami incantati

raccolte nell’estasi del nuovo pettirosso.

e quanti i viaggi della tartaruga.

E quante le coppe di cui l’ape si nutre, baccante di rugiada!

E ancora, chi posò i moli dell’arcobaleno,

chi conduce le docili sfere

con vinchi di morbido azzurro?

E ancora quali dita rinsaldano le stalattiti,

chi conta le conchiglie della notte,

per vedere che non ne manchi nessuna?

Chi…….

 

Emily Dickinson

 Amherst (USA) 10 dicembre 1830, Amherst (USA) 15 maggio 1886

da ” Silenzi” in “Basteranno i sogni”

traduzione di Barbara Lanati

 

 

 


Ho bisogno di aria….

 

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….credo sia quel poter essere farfalla

quell’attitudine al volo

che dona prati maestosi

e volteggi disinvolti nel cielo.

Così, incerta di fronte al presagio

devo decifrare il segno, nel caso,

per un abbaglio tremendo,

riuscissi a trovare il bandolo divino.

 

Emily Dickinson

 Amherst (USA) 10 dicembre 1830, Amherst (USA) 15 maggio 1886

da ” Sillabe di seta” in “Basteranno i sogni”

traduzione di Barbara Lanati

 


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