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L. Ferlinghetti, 24 marzo 1919, 99 anni di poesia

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…..e aspetto che foreste e animali

si riapproprino della terra

e aspetto

che si trovi il modo

di distruggere tutti i nazionalismi

senza uccidere nessuno

e aspetto

che i cardellini e i pianeti cadano come pioggia

e aspetto che chi ama e chi piange

giaccia insieme di nuovo

in una nuova rinascita di stupore….

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

da Messaggi orali in “Una Coney island della mente”

traduzione di Damiano Albeni e Moira Egan

 

 

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E tu da che parte stai?

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CANTO DEGLI UCCELLI DEL TERZO MONDO 

Mentre dormivo un gallo ha cantato a gran voce
da qualche parte nella Middle America
per risvegliare il Pensiero Medio
dell’America

E il gallo ha cantato a gran voce
per svegliarmi affinché vedessi
un mare di uccelli
volare su me
attraverso l’America

E c’erano uccelli di ogni colore
uccelli neri e uccelli marroni
uccelli gialli e uccelli rossi
dalle terre di ogni
movimento di liberazione

E tutti quegli uccelli giravano intorno alla terra
e volavano su ogni grande nazione
e sulla fortezza America
con la sua grande aquila
e le sue saette

E tutti gli uccelli cantavano con una sola voce
la voce di quelli che non hanno voce
la voce degli invisibili del mondo
la voce dei diseredati del mondo
i fellahin della terra
che si stavano sollevando

E tu da che parte stai
cantavano gli uccelli
Oh da che parte stai
da che parte stai
nella Terza Guerra Mondiale?
la guerra contro il Terzo Mondo?

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

traduzione di Raffaella Marzano


Cristo è smontato dal Suo Legno nudo quest’anno

 

Martyr

 

Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale senza radici
con appesi dolcetti e fragili stelle
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale dorati
nè alberi di Natale di lustrini
nè alberi di Natale di stagnola
nè alberi di Natale di plastica rosa
nè alberi di Natale d’oro
nè alberi di Natale neri
nè alberi di Natale blu cobalto
con appese candele elettriche
e circondati da trenini elettrici di stagno
e da stucchevoli parenti sapientoni
Cristo è smontato

dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano zone di competenza
di intrepidi venditori di Bibbie
con cadillac bicolori
e dove nessun presepe da grande magazzino
completo di bambino in plastica nella mangiatoia
arrivava come pacco postale
al bambino per raccomandata
e dove in tv non si trasmettevano i Re Magi
che lodano il whisky Lord Calvert
Cristo è smontato

dal Suo Legno nudo

quest’anno
ed è scappato in un posto dove
nessuno sconosciuto ciccione maniaco-del-dare-la-mano
con un vestito rosso di flanella
e la barba bianca finta
se ne andava in giro spacciandosi
per una specie di santo del Polo Nord
che attraversa il deserto fino a Betlemme
nella Pennsylvania
su una slitta Volkswagen
trainata da gioviali renne degli Adirondack
dai nomi tedeschi
e che porta sacchi di Umili Doni
da Saks della Fifth Avenue
per l’immaginato Cristo bambino di tutti quanti
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano cantori alla Bing Crosby
che mugolavano di uno stanco Natale
e dove nessun angelo di Radio City
pattinava senza ali sul ghiaccio
attraverso un paese invernale delle meraviglie
fino a un paradiso alla jinglebell
ogni giorno alle 8 e mezza
con matinèe della Messa di Mezzanotte
Cristo è smontato
dal suo Legno Nudo

quest’anno
e piano piano s’è infilato di nuovo via
in un anonimo ventre di Maria
dove nella più tenebrosa notte
dell’anonima anima di tutti quanti
Egli di nuovo attende
un’inimmaginabile
e impossibilmente
Immacolata Riconcezione
in assoluto il più folle
dei Secondi Avventi.

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

da Messaggi orali in “Una Coney island della mente”

traduzione di Damiano Albeni e Moira Egan

 

E’ la quinta delle sette poesie, concepite come letture sperimentali con accompagnamento jazz. Furono incise  in un reading con il Jazz Quintet di San Francisco.

Lawrence Ferlinghetti compose questa meraviglia nel 1958. E’ una poesia di critica sociale. L’immagine di Cristo che scende dalla croce può sembrare blasfema ma rappresenta la protesta contro un mondo senz’anima, spiritualmente corrotto,  governato dalla volgarità, dal  consumismo che mortifica l’espressione dello spirito umano e contraddice ciò che è eterno.  In realtà è la rivolta contro la cultura del consumo e del profitto e l’appello a una rivoluzione umana che ricomponga i valori essenziali  che sono la semplicità e l’immaginazione.   

 


…è tempo ancora per le donne di ricucirsi la pelle

In un momento così  doloroso, controverso  e complicato per le donne,  ancora una volta si dà addosso alla vittima piuttosto che al carnefice. Ancora prevale il pregiudizio, ancora viene naturale  offendere e mettere  in dubbio la  parola di una  donna, ancora  si cerca di stemperare l’orrore della molestia sessuale  in esercizi e distinguo verbali. E invece,  lo capisce anche un bambino che chiunque, per motivi culturali, familiari, ambientali, eserciti un potere e una forza che non ha chi gli sta di fronte,  col  ricatto e l’umiliazione, è un prevaricatore.  E’ un molestatore  . Ed è per questo che nel blog,  ancorché  molto presente la voce  femminile, pubblicherò la Poesia di donne che si sono ispirate e si ispirano alla presa di coscienza femminista, non trascurando la ricerca di  un nuovo linguaggio in cui l’io femminile possa specchiarsi e riconoscersi. Inizio con  una delle grandi voci della poesia moderna americana, militante femminista e pacifista, Adrienne Rich. Per tutta la vita, si ribellò allo stereotipo della donna “inesistente” inghiottita da doveri e restrizioni quotidiane e a quelle che definiva “vite rinchiuse” di donne prigioniere di  regole imposte, costrette a “ricucirsi” la pelle  da tante ferite. Lei pensò per tutta la vita  a una donna presente e partecipe della Storia, coraggiosa e con la giusta indignazione di fronte a ingiustizia e oppressione.

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Luce a una finestra. Una donna è sveglia
in quest’ora immobile.
Noi che lavoriamo così abbiamo lavorato spesso
in solitudine. Ho dovuto immaginarla
intenta a ricucirsi la pelle come io ricucio la mia
anche se
con un punto
diverso.
Alba dopo alba, questa mia vicina
si consuma come una candela
trascina il copriletto per la casa buia
fino al suo letto buio
la sua testa
piena di rune, sillabe, ritornelli
questa sognatrice precisa
sonnambula in cucina
come una falena bianca,
un elefante, una colpa.
Qualcuno ha tentato di tenerla
tranquilla sotto una coperta afgana
intessuta di lane color erba e sangue
ma si è levata. La sua lampada
lambisce i vetri gelati
e si scioglie nell’alba.
Non la fermeranno mai
quelli che dormono il sonno di pietra del passato,
il sonno dei drogati.
In un attimo di cristallo, io lampeggio
un occhio attraverso il freddo
un aprirsi di luce fra noi
nel suo occhio che incide il buio
– questo è tutto. L’alba è la prova, l’agonia
ma dovevamo contemplarla:
dopo di che potremo forse dormire, sorella mia,
mentre le fiamme si alzano sempre più alte,
possiamo dormire.

 

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio


sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano, tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo….nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole

2016-06-13 11.12.15

 

là dove non sono mai stato, piacevolmente oltre
ogni esperienza, i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più delicato ci sono cose che m’imprigionano,
o che non posso toccare perché mi sono troppo vicine

il tuo sguardo più insignificante facilmente mi schiude
sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano,
tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo come la primavera apre
(sfiorando abilmente, misteriosamente) la sua prima rosa

o se il tuo desiderio sia chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemo di scatto meravigliosamente, improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore s’immagina
la neve scendere con cautela ovunque;
niente di tutto ciò che sperimenteremo in questo mondo è pari
alla forza della tua intensa delicatezza: la cui trama
mi costringe nel colore delle sue terre,
rendendo omaggio alla morte e al per sempre ad ogni fiato

(non so cosa sia di te che chiude
e apre; solo qualcosa mi dice
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole

 

 

Edward Estlin Cummings  

Cambridge, 14 ottbre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962

da “Poesie complete”

traduzione di L. D’Incà

 

Alcuni dicono che Cummings abbia scritto questa poesia dopo la nascita della sua bambina e ciò spiega il riferimento  alla fragilità nei termini  ” delicato” e “delicatezza” “nel tuo gesto più delicato ci sono cose che m’imprigionano” o nell’espressione finale “nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole”.  C’è, tuttavia,  una forza misteriosa e magica in quella fragilità  “sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano, tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo come la primavera apre… la sua prima rosa”  C’è qualcosa, insomma,  di profondo e misterioso nell’amore che rende facile anche ciò che di più spinoso c’è nella vita.

E ho pensato allo sguardo di mia nipote Asia  (nella foto) che  diventa a volte così tenero e…indulgente,  anche quando sono persa e prigioniera dei miei silenzi. Schiude e spariglia i miei pensieri “petalo per petalo e mi apre come la primavera apre… la sua prima rosa”

Annamaria S.

 


…..cercando di vincere la legge di gravità

 

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…..ferita e arrabbiata, si è unita a un gruppo per dissolvere
nei mantra il suo dolore. Le hanno detto: devi volerti bene, farti dei regali.
Qualsiasi cosa ti dia sollievo, dice uno, ti conduca a perdonarti,
a lasciar perdere…….

 

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio”

 


Verranno le dolci piogge….

 

 

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Verranno le dolci piogge e si diffonderà il profumo della terra,

e le rondini voleranno in cerchio stridendo;

e canteranno le rane negli stagni a notte alta,

e i pruni selvatici biancheggeranno tremuli;

i pettirossi si vestiranno di penne di fuoco,

fischiando le loro ariette sugli steccati;

e nessuno saprà della guerra, nessuno

si curerà infine quando tutto sarà compiuto,

a nessuno importerà,

né albero, né uccello

farà caso all’umanità morente;

e la stessa primavera, quando si leva all’alba

appena s’accorgerà che ce ne siamo andati.

 

 

Sara Teasdale.  St.Louis,  8 8 1884 – St.Louis, 29 1 1933

da “Fiamma e ombre” 1929

 

Questa poesia ispirò un racconto breve fantascientifico di  Ray Bradbury, che porta lo stesso titolo. La storia è ambientata nel 2026:  una casa robotica svolge le normali attività quotidiane, dopo che i suoi abitanti sono tutti morti per una guerra nucleare.


…..questo è il tempo della piena sufficienza del riso

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Sono disteso sul sedile accanto al finestrino

e sonnecchio, e leggo una pagina  o due, e sonnecchio

e sento l’aria vicina come un’acqua sopra di me

grandi ondate d’aria solatia che baciano e battono

con un piccolo rumore, monotono e dolce

contro il finestrino e il profumo di freschi,

fragili fiori di qualche scuro stagno zuppo di rugiada

mi possiede dalla testa assonnata ai piedi.

 

Questo è il tempo della piena sufficienza del riso

contro le cose idiote che uno ha fatto,

e non c’è il passato neppure un vago futuro.

E tutto il tuo corpo si stira nel sole

e sorseggia la luce come una liquida cosa,

pieno di languore divino della tarda primavera..

 

Stephen Vincent Benet

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traduzione di Emilio Capaccio


L. Ferlinghetti, 24 marzo 1919, 98 anni di poesia

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…..da qualche parte ho letto

il Significato dell’esistenza

ma mi sono dimenticato

esattamente dove.

Ma sono io

e ci sarò

e può darsi che faccia parlare

le labbra

dei dormienti

e può darsi che trasformi i miei taccuini

in doglie d’erba

e può darsi che scriva

il mio epitaffio eponimo

ordinando ai cavalieri di fermarsi.

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

da Messaggi orali in “Una Coney island della mente”

traduzione di Damiano Albeni e Moira Egan


La vita vende gli amorosi incanti…spendi tutto per doni come questi…

 

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La vita è ricca di amorosi incanti,
di splendide visioni luminose –
onde azzurre spumose alle scogliere,
garruli fuochi in lingue scintillanti,
volti di bimbi in estasi sognanti
come coppe imbevute di chimere.

La vita vende gli amorosi incanti,
nella pioggia il pineto profumato –
c’è la musica, un alto arco dorato,
caldi abbracci, devoti sguardi amanti,
delizie dello spirito incorrotte,
visioni come stelle nella notte.

Spendi tutto per doni come questi,
senza pensare al conto della spesa.
Un’ora in pace candida, sicura,
vale di mesi ed anni amara attesa:
per un respiro di estasi pura
da’ quel che fosti, o ch’essere potresti.

 

 

Sara Teasdale, St. Louis  8  8  1884 – 29  1  1933

da “Gli amorosi incanti”

traduzione di Silvio  Raffo

 


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