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La luna non si ripete

THE MOON FROM CARTAGENA, COLOMBIA

Non si ripete due volte la luna, né il fiume.
Due volte non si ripete il tuo sguardo,
né il pane si moltiplica benché esclami
mille scongiuri, innalzi altari,
appoggi una pietra sull’altra,
affini la gola
o strappi le radici del tuo ultimo morto.
Potrai metterti in ginocchio
su ciottoli,
sotto il sole o sulla sabbia
dal luogo dove vedesti la prima volta il giorno
fino al punto esatto
del primo ed unico miracolo.
Ma non vedrai due volte la stessa alba.
Nulla torna. Nemmeno tu sei lo stesso.
Soltanto il tuo canto si ripete,
lo ascolterò sempre nelle mie orecchie,
ricordandomi due volte
che il luogo da dove una volta sola te ne andasti
è lo stesso dal quale nemmeno una volta
tornerai.

 

Mori Ponsowy, Buenos Aires 1967

da “Cuanto tiempo un día”

traduzione di Alessio Brandolini


E Nietzsche, quando dice che l’albero…

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Certi animali, è noto

dopo la transizione da pesci a rettili
e poi da rettili a mammiferi,
            un bel giorno capirono che errore
stavano commettendo e si misero in cammino
            per far ritorno al pesce: il celacanto
fece il percorso intero, la balena
            si ha l’impressione che stia appena cominciando.
Così dunque gli alberi potrebbero
            essere uomini o donne ancor più
progrediti sulla via del ritorno:
            le figure di alberi a braccia
levate, occhi nei nodi,
            bocche nelle fessure, sarebbero
più realistiche di quel che appaiono.
            E Nietzsche, quando dice che l’albero
è la forma più alta della vita
            non farebbe altro che dare un altro giro
di vite all’eterno eccetera.

 

Daniel Samoilovich,  Buenos Aires 5 7 1949

da “Las encantadas” 

traduzione a cura di Francesco Tarquini.


I tuoi cappelli di paglia nella nostra casa al mare, mamma. Oggi sarebbe la tua festa……

 

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(….) quante cose, lime, ombrelli, atlanti, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi
prive di occhi e stranamente segrete!
Dureranno di là dal nostro oblio,
e non sapranno mai che ce ne siamo andati.

 

Jorge Luis Borges
da “Elogio dell’ombra”

*nei commenti c’ è la versione integrale della poesia da cui è tratto il frammento del post

 


Le cose che non sono fondamentali per me

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Adesso, le cose che non sono fondamentali per me
formano una vasta schiera, come a volte le ombre del giorno.
Sono, dunque, le cose davvero importanti e quasi sempre inaccessibili.
Ora, piove sul fiume: non c’è niente di più inutile di questa pioggia sull’acqua.
Forse niente di più affascinante,  d’altronde.

Papà si è consumato con gli anni. Anche se non poteva reprimere la sua collera  innata                                                                                                                                                                                                                       e non trascurava neppure i suoi capelli né la sua faccia, parlava a volte in italiano
e si mostrava attento a molte cose che per lui prima erano niente.

 

Jorge Aulicino, Buenos Aires 1949

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traduzione di Silvia Rosa

Jorge Aulicino, giornalista culturale, lirico tra i più raffinati, nel 2015 Premio Nacional de Poesía, tra le sue raccolte: Poeta antiguo, La línea del coyote, El Cairo, nel 2012 ha radunato i suoi versi come Estación Finlandia. Nel 2015, in una personale rilettura,  ha tradotto in spagnolo la Divina Commedia, un vero e proprio evento letterario. Nel 2016 ha pubblicato una antologia di poesie di Pier Paolo Pasolini, nel 2018 ha tradotto Cesare Pavese.


La poesia mi salva

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La poesia mi salva. 

Ma non è gratis questo miracolo. 

Lo pago minuto per minuto

con l’oscena  accettazione 

delle mie paure e dei miei desideri.

 

Valeria Pariso,  Buenos Aires 1970

traduzione mia


Sentire

 

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Non aver capito niente

ma niente 

del destino.

 

E tuttavia sentirlo

uguale al verde

diritto e furioso

del bambù 

sotto la pioggia.

 

Valeria Pariso,  Buenos Aires 1970

traduzione mia


Ciò che davvero facciamo….

 

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Non possiamo pensare

che, solo, tu stia nel passato.

Stamattina

mi sono affacciato alla porta

di casa  e ancora scivolava

lucente la luna nell’altezza,

ma già erano dorate le foglie degli alberi,

e lì stava la tua assenza,

in tutto, lontanissima

e vicina  come la tua mano

appoggiata alla mia spalla, silenziosa.

E’ che nessuno di noi

sa vivere senza il tuo sguardo,

e se tagliamo un ramo,

appendiamo un quadro,

accendiamo il fuoco,

o soltanto osserviamo, come ora,

la luce del mattino sugli eucalipti

ciò che davvero facciamo,

 è ricordarti….

 

Pablo Anadòn,

Villa Dolores (Argentina) 1963

7 anni senza il compagno della mia vita,  il mio riparo, il mio migliore amico…..

 


La luce della cucina al mattino

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La luce della cucina al mattino

quando la casa è ancora buia

e tutti dormono, e attraverso i vetri

il giorno è un sentimento

simile all’attesa o al desiderio.

La luce della cucina quando appare il sole

arancio tra i rami neri

e i fiori celestiali della jacaranda

e l’uomo fa il caffè,

sfoglia un libro, guarda il patio

e pensa che forse pioverà

che è quasi ora

di svegliare sua moglie,

che ci sono vestiti appesi alla corda,

che quel silenzio che sa di muffa

gli ricorda la sua infanzia,

che la vecchiaia si sta avvicinando

e la poesia  si allontana

e ancora non sa vivere.

 

Pablo Anadòn, Villa Dolores (Argentina) 1963

traduzione mia


Legge il giornale….

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Legge il giornale

chiede un caffè

aggiunge il dolcificante

lo gira

ne prende un sorso

sorride quando Mafalda

chiede

“Perché leggi il giornale ogni giorno

se le notizie sono sempre cattive”

“per sapere quanto resta del mondo stamattina”

le risponde.

 

Aldo Luis Novelli

Neuquén (Patagonia argentina) 1957

traduzione mia


Loro

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Lei carica  foto su facebook 
Lui commenta economia su twitter 
lei beve cappuccino 
lui  caffè nero e cornetti 
(tutti e due all’università) 
Non si guardano mai
perché lui  è molto timido 
e lei molto miope. 
Lei vive  all’otto B 
lui al sei A dello stesso edificio 
ma non si sono  mai incontrati.
A lui piace Dornbusch e a lei 
Silvina Ocampo. 

Se il destino li incrocia e li aiuta

si innamoreranno per sempre. 
Ma temo che 
non accadrà mai.

 

Marcelo Suarez De Luna,  Buenos Aires 1964

traduzione mia


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