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Ho visto….ho visto….

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credo di aver già visto

tutto ciò che un uomo può vedere.

Ho visto tre arcobaleni insieme nel cielo.

Ho visto un padre piangere sul piatto di zuppa.

Ho visto Venezia.

Ho visto un uomo chinarsi su un altro uomo

con un fulmine tra le mani , colpendolo.

Ho visto Rulfo, che si è appoggiato al mio braccio.

Ho visto una bella donna

con le braccia alzate raccogliersi i capelli.

Ho visto la crudeltà per noia

e l’eroismo per orgoglio.

Ho visto la morte passarmi accanto senza che mi riconoscesse

E ho visto mio fratello infiammare i cuori

Una notte ho visto quello che non avrei dovuto vedere.

Ho visto la Terra girare nello spazio e ho sentito il suo rumore.

Ho visto il Paradiso, ma mi hanno cacciato.

Ho visto una madre che giocava con la farina.

Ho visto un gatto cadere dall’alto e ammazzarsi.

Ho visto un uomo alto con le mani di un orologiaio

e ho visto le donne silenziose di Vermeer.

Ho visto anche Dio, un pomeriggio, in una cella,

ma se ne andò, e non c’era niente.  

Mario Paoletti

Buenos Aires 29 6 1940  –  Toledo in Spagna 14 11 2020


Lingue

 

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Nella foto di un suo reading, l’immenso Allen Ginsberg

 

Eliot ha detto che possiamo commuoverci

sentendo recitare una poesia in una lingua di cui

non capiamo neanche una sola parola.

Per questo sono andato, per vedere

che effetto mi facesse.

E quel poeta che,

fermo davanti a un leggìo e un po’ spettinato,

probabilmente non sapeva che io ero uno straniero,

aveva scelto me.

L’uomo recitava guardandomi negli occhi.

Io volevo, e in realtà desideravo,

giustificare il mio tempo sentendo recitare quei suoni, commuovermi.

Dopo ogni verso egli mi osservava

facendo di me un suo alleato, chiedendomi l’ appoggio

che solo uno sguardo che non capisce può dare

mentre il mondo trema nello spazio

e due persone pensano.

 

 

Jorge Fondebrider, Buenos Aires 1956

da “Antologia della poesia latinoamericana di oggi” vol 3

traduzione di Emilio Coco

 

 

 


La lettera

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La lettera è arrivata.

È sul tavolo,
accanto ai fiori.
La guardo a
                lungo.
riconosco il carattere.

Ma
la leggerò a mezzanotte,
quando i treni che
passano a nord
faranno tremare
i vetri della casa.

 
Susana CabuchiJesús María (Córdoba)  1948

daPatio solo” (1986)

da me liberamente tradotta


Sei mai stato una foglia?

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Sei mai stato una foglia? hai mai puntato 

la lente d’ingrandimento sulle linee della tua mano?

e dell’altra mano? Che cosa sai

del tormento di bruciare per sempre

con un raggio di sole?

 

Valeria Pariso, Buenos Aires 1970

da me liberamente tradotta

 


La luna non si ripete

THE MOON FROM CARTAGENA, COLOMBIA

Non si ripete due volte la luna, né il fiume.
Due volte non si ripete il tuo sguardo,
né il pane si moltiplica benché esclami
mille scongiuri, innalzi altari,
appoggi una pietra sull’altra,
affini la gola
o strappi le radici del tuo ultimo morto.
Potrai metterti in ginocchio
su ciottoli,
sotto il sole o sulla sabbia
dal luogo dove vedesti la prima volta il giorno
fino al punto esatto
del primo ed unico miracolo.
Ma non vedrai due volte la stessa alba.
Nulla torna. Nemmeno tu sei lo stesso.
Soltanto il tuo canto si ripete,
lo ascolterò sempre nelle mie orecchie,
ricordandomi due volte
che il luogo da dove una volta sola te ne andasti
è lo stesso dal quale nemmeno una volta
tornerai.

 

Mori Ponsowy, Buenos Aires 1967

da “Cuanto tiempo un día”

traduzione di Alessio Brandolini


E Nietzsche, quando dice che l’albero…

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Certi animali, è noto

dopo la transizione da pesci a rettili
e poi da rettili a mammiferi,
            un bel giorno capirono che errore
stavano commettendo e si misero in cammino
            per far ritorno al pesce: il celacanto
fece il percorso intero, la balena
            si ha l’impressione che stia appena cominciando.
Così dunque gli alberi potrebbero
            essere uomini o donne ancor più
progrediti sulla via del ritorno:
            le figure di alberi a braccia
levate, occhi nei nodi,
            bocche nelle fessure, sarebbero
più realistiche di quel che appaiono.
            E Nietzsche, quando dice che l’albero
è la forma più alta della vita
            non farebbe altro che dare un altro giro
di vite all’eterno eccetera.

 

Daniel Samoilovich,  Buenos Aires 5 7 1949

da “Las encantadas” 

traduzione a cura di Francesco Tarquini.


I tuoi cappelli di paglia nella nostra casa al mare, mamma. Oggi sarebbe la tua festa……

 

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(….) quante cose, lime, ombrelli, atlanti, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi
prive di occhi e stranamente segrete!
Dureranno di là dal nostro oblio,
e non sapranno mai che ce ne siamo andati.

 

Jorge Luis Borges
da “Elogio dell’ombra”

*nei commenti c’ è la versione integrale della poesia da cui è tratto il frammento del post

 


Le cose che non sono fondamentali per me

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Adesso, le cose che non sono fondamentali per me
formano una vasta schiera, come a volte le ombre del giorno.
Sono, dunque, le cose davvero importanti e quasi sempre inaccessibili.
Ora, piove sul fiume: non c’è niente di più inutile di questa pioggia sull’acqua.
Forse niente di più affascinante,  d’altronde.

Papà si è consumato con gli anni. Anche se non poteva reprimere la sua collera  innata                                                                                                                                                                                                                       e non trascurava neppure i suoi capelli né la sua faccia, parlava a volte in italiano
e si mostrava attento a molte cose che per lui prima erano niente.

 

Jorge Aulicino, Buenos Aires 1949

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traduzione di Silvia Rosa

Jorge Aulicino, giornalista culturale, lirico tra i più raffinati, nel 2015 Premio Nacional de Poesía, tra le sue raccolte: Poeta antiguo, La línea del coyote, El Cairo, nel 2012 ha radunato i suoi versi come Estación Finlandia. Nel 2015, in una personale rilettura,  ha tradotto in spagnolo la Divina Commedia, un vero e proprio evento letterario. Nel 2016 ha pubblicato una antologia di poesie di Pier Paolo Pasolini, nel 2018 ha tradotto Cesare Pavese.


La poesia mi salva

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La poesia mi salva. 

Ma non è gratis questo miracolo. 

Lo pago minuto per minuto

con l’oscena  accettazione 

delle mie paure e dei miei desideri.

 

Valeria Pariso,  Buenos Aires 1970

traduzione mia


Sentire

 

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Non aver capito niente

ma niente 

del destino.

 

E tuttavia sentirlo

uguale al verde

diritto e furioso

del bambù 

sotto la pioggia.

 

Valeria Pariso,  Buenos Aires 1970

traduzione mia


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