Archivi tag: poeti argentini

Sentire

 

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Non aver capito niente

ma niente 

del destino.

 

E tuttavia sentirlo

uguale al verde

diritto e furioso

del bambù 

sotto la pioggia.

 

Valeria Pariso,  Buenos Aires 1970

traduzione mia

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Ciò che davvero facciamo….

 

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Non possiamo pensare

che, solo, tu stia nel passato.

Stamattina

mi sono affacciato alla porta

di casa  e ancora scivolava

lucente la luna nell’altezza,

ma già erano dorate le foglie degli alberi,

e lì stava la tua assenza,

in tutto, lontanissima

e vicina  come la tua mano

appoggiata alla mia spalla, silenziosa.

E’ che nessuno di noi

sa vivere senza il tuo sguardo,

e se tagliamo un ramo,

appendiamo un quadro,

accendiamo il fuoco,

o soltanto osserviamo, come ora,

la luce del mattino sugli eucalipti

ciò che davvero facciamo,

 è ricordarti….

 

Pablo Anadòn,

Villa Dolores (Argentina) 1963

7 anni senza il compagno della mia vita,  il mio riparo, il mio migliore amico…..

 


La luce della cucina al mattino

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La luce della cucina al mattino

quando la casa è ancora buia

e tutti dormono, e attraverso i vetri

il giorno è un sentimento

simile all’attesa o al desiderio.

La luce della cucina quando appare il sole

arancio tra i rami neri

e i fiori celestiali della jacaranda

e l’uomo fa il caffè,

sfoglia un libro, guarda il patio

e pensa che forse pioverà

che è quasi ora

di svegliare sua moglie,

che ci sono vestiti appesi alla corda,

che quel silenzio che sa di muffa

gli ricorda la sua infanzia,

che la vecchiaia si sta avvicinando

e la poesia  si allontana

e ancora non sa vivere.

 

Pablo Anadòn, Villa Dolores (Argentina) 1963

traduzione mia


Legge il giornale….

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Legge il giornale

chiede un caffè

aggiunge il dolcificante

lo gira

ne prende un sorso

sorride quando Mafalda

chiede

“Perché leggi il giornale ogni giorno

se le notizie sono sempre cattive”

“per sapere quanto resta del mondo stamattina”

le risponde.

 

Aldo Luis Novelli

Neuquén (Patagonia argentina) 1957

traduzione mia


Loro

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Lei carica  foto su facebook 
Lui commenta economia su twitter 
lei beve cappuccino 
lui  caffè nero e cornetti 
(tutti e due all’università) 
Non si guardano mai
perché lui  è molto timido 
e lei molto miope. 
Lei vive  all’otto B 
lui al sei A dello stesso edificio 
ma non si sono  mai incontrati.
A lui piace Dornbusch e a lei 
Silvina Ocampo. 

Se il destino li incrocia e li aiuta

si innamoreranno per sempre. 
Ma temo che 
non accadrà mai.

 

Marcelo Suarez De Luna,  Buenos Aires 1964

traduzione mia


Autunno

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Cosa fare

con questo autunno

senza autore né padrone.

Cosa fare

con la giovinezza delle rose

e la rugiada che canta alla finestra.

Cosa fare

con questa certezza di viaggio rinviato

di tempo che non ritorna

con mani gelate

senza altre mani.

Cosa fare

con questo fascio di violette

e questa farfalla

che non ha dimenticato il volo dell’infanzia.

Cosa fare

 

Silvia Loustau 

Mar del Plata (Argentina)


Quadro di un pomeriggio di pioggia

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Grigio scuro in cielo. 

Velluto cenere  tra le nuvole dipinte.

Patina grigia in un tardo pomeriggio.

Grigio su grigio, pennello, pittore. 

Insonnia di grigia sera

sopra un desiderio sfocato.

Acqua  mite del cielo e increspata

acqua di fiume. Anima  incatenata

alla memoria, alla nostalgia, al dolore.

Gocce fugaci. Fiume in corsa

nel pomeriggio. Ricordo  sulla sponda,

di un’altra pioggia, un altro fiume e un’altra attesa.

Pioggia grigia su alberi alteri.

Mite l’acqua del cielo. 

Pennello delicato. 

Pittore che dipinge una chimera.

 

Antonio  Jesùs  Cruz,  Frìas (Argentina) 1951

traduzione mia

 

Colori  vividi e spettrali di un cielo piovoso, gli stessi che colorano il ricordo, la nostalgia, il dolore per ciò che non può essere più. 

 


Sogno il mio sogno preferito….

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Sogno il mio sogno preferito
e la notte non finisce mai.
Gli alberi rivelano il loro alfabeto
e stelle che
parlano dell’infinito
di ogni soffio del vivere.
Costruisco madri passate
con la mano affondata nella notte.
Che bello era il suo angolo
dove echi vaghi la nominavano!
Così, di spalle a me,
fuggiva ad un paese baciato
dalla sua gelida gioventù.
Madre che
cucinavi distanze
nelle pentole del giorno.
Mi parli ancora
dalle crepe del tempo.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Mondessere

 traduzione di Laura Branchini

 


La notte autunna fra nebbie andate….

 

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In ogni punto, un volto
di me che non è mio. Che tacciano
le finestre, il mondo.
Cosa faccio qui ai piedi di una parola
che non si lascia dire?
Inutile inseguirla, lei sa
che la sua unica casa è se stessa.
Non capirò mai come cantano i grilli                                                                                            che cesellano la notte.
In quell’animaletto è racchiusa
la lontananza di esserci. La notte
che mi copre la mano
autunna fra nebbie andate
ed i motivi lenti
fanno freddo al cuore.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Mondessere

 traduzione di Laura Branchini

 


La lontananza

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questo aroma di te

sale?

scende?

viene da te?

da me?

in che altro

mi dovrei trasformare?

che altro di me

dovrei essere

per sapere

vedere

i frammenti di mondo che in silenzio unisci?

così bruci distanze?

mi restituisci al mio animale?

Così mi dai grandezza

o corpo che invadi con la tua assenza?

con il tuo sguardo che non tornerà al tuo occhio

già febbre senz’altro padrone che il cammino?

sei qui

è come dire

tutto è qui

il vuoto e l’unione

e tu

e la disordinata solitudine.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “com/posizioni

 traduzione di Laura Branchini

 


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