Archivi tag: poeti austriaci

Partenza

 

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Le nubi persero ogni ritegno
accorse in volo il vento piú disperato
e tentò di sospingere
in alto le ciocche d’acqua
su di loro scivolai in basso
la tua mano per sempre
tra collo e guancia.

 

Christoph Wilhelm Aigner, Wels (Austria) 18 11  1954

da “Prova di stelle”

traduzione di Riccarda Novello

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Lettera

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Il tralcio di vite sopra
le strie di nubi bussa
da ore alla finestra.

La pioggia fili d’argento
appesi
Una falena si alza
e cade si alza e cade

Pensa a me
adesso aprirò
pensa a me con sentimento.

 

 

Christoph Wilhelm Aigner, Wels (Austria) 18 11  1954

da “Prova di stelle”

traduzione di Riccarda Novello


E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare…e avere la grande pazienza di aspettare che ritornino

 

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………………….
Poiché i versi non sono, come crede la gente,
sentimenti (che si hanno già presto),
sono esperienze.
Per un solo verso si devono vedere molte città,
uomini e cose, si devono conoscere gli animali,
si deve sentire come gli uccelli volano,
e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino.
Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute,
a incontri inaspettati
e a separazioni che si videro venire da lontano,
a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati,
ai genitori che eravamo costretti a mortificare
quando ci porgevano una gioia e non la capivamo,
a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano
con tante trasformazioni così profonde e gravi,
a giorni in camere silenziose, raccolte,
e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio
che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle,
e non basta ancora poter pensare a tutto ciò.
Si devono avere ricordi di molte notti d’amore,
nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti,
e di lievi, bianche puerpere addormentate che si schiudono.
Ma anche presso i moribondi si deve essere stati,
si deve essere rimasti presso i morti
nella camera con la finestra aperta
e i rumori che giungono a folate.
E anche avere ricordi non basta.
Si deve poterli dimenticare, quando sono molti,
e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino.
Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono.
Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto,
senza nome e non più scindibili da noi,
solo allora può darsi che in una rarissima ora
sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

 

Rainer Maria Rilke, Praga, 4 12 1875 – Montreux, 29 12 1926
da “I Quaderni di Malte Laurids Brigge”

 

Non ho ancora finito di leggerlo questo romanzo che segna lo spartiacque tra ciò che si definisce romanzo tradizionale e la prosa antiromanzesca, caratterizzante la letteratura del primo novecento. Non ho ancora terminato ma mi piace riportare questo brano (un vero manifesto di poetica) che, mentre definisce cosa è la Poesia, è esso stesso poesia.


Euridice

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Era l’ardua miniera delle anime.
……..
V’erano rocce
e boschi informi. Ponti sopra il vuoto
e quell’immenso, grigio, cieco stagno
che premeva sul fondo come un cielo
di pioggia sui paesaggi della terra.

…E quell’unica strada era la loro.

… Lei così amata che più pianto trasse
da una lira che mai da donne in lutto

…Era in se stessa come un alto augurio
e non pensava all’uomo che era innanzi,
non al cammino che saliva ai vivi.
Era in se stessa, e il suo dono di morte
le dava una pienezza.
Come un frutto di dolce oscurità
ella era piena della grande morte
e così nuova da non più comprendere.

Era entrata a una nuova adolescenza
e intoccabile: il suo sesso era chiuso
come i fiori di sera,…

…Omai non era più la donna bionda
che altre volte nei canti del poeta
era apparsa, non più profumo e isola
dell’ampio letto e proprietà dell’uomo.
Ora era sciolta come un’alta chioma,
diffusa come pioggia sulla terra,
divisa come un’ultima ricchezza.
Era radice ormai.
E quando a un tratto il dio
la trattenne e con voce di dolore
pronunciò le parole: si è voltato,
lei non comprese e disse piano: Chi?
………………………………

Rainer Maria Rilke
frammenti da Orfeo Euridice Hermes
traduzione di Giaime Pintor


E’ il tempo, il tempo…..

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“È il tempo, Quinquin, è il tempo,
che pure nulla muta nei fatti.
Il tempo, cosa strana.
Passiamo così i giorni della vita, e un nulla è il tempo.
Ma poi ad un tratto,
ecco, altro non sentiamo che lui.
È intorno a noi, è anche dentro di noi.
Sui volti cola, cola nello specchio,
e scorre nelle tempie.
Ed è tra me e te e scorre ancora.
Silente, come una clessidra.
…..
Talvolta io l’odo che scorre senza sosta.
Talvolta mi alzo nel mezzo della notte e arresto gli orologi, tutti….

Hugo von Hofmannsthal
Vienna, 1 febbraio 1874 – Vienna, 15 luglio 1929

dall’opera “Il cavaliere della rosa” di  Richard Strauss, su libretto di Hugo von Hofmannstah


T’è amaro il bere? e tu fatti vino!

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I sonetti a Orfeo. Seconda parte
XXIX

Tacito amico delle molte lontananze, senti
come lo spazio accresci ad ogni tuo respiro.
Con le fosche campane oscillando
rintocca anche tu. Ciò che ti consuma

diverrà forza grazie a questo cibo.
Tu entra ed esci dalla metamorfosi.
Quale esperienza ti fa più soffrire?
T’è amaro il bere, fatti vino.

In questa notte in cui tutto trabocca
sii magica virtù all’incrocio dei tuoi sensi,
dei loro strani incontri sii tu il senso.

E se il mondo ti avrà dimenticato,
dì alla terra immobile: Io scorro.
All’acqua rapida ripeti: Io sono.

Rainer Maria Rilke
(Praga, 4 dicembre 1875 – Montreux, 29 dicembre 1926)


Oltre ogni addio

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I Sonetti a Orfeo. Parte seconda

XIII
Sii oltre ogni addio, come se fosse già dietro
di te – come l’inverno che appunto se ne va.
Perché tra i tanti inverni c’è un inverno talmente infinito
che, se il tuo cuore lo sverna, allora sopporta ogni cosa.
Sii sempre morto in Euridice – innalzati cantando
e, nella pura relazione, ridiscendi celebrando!
Qui tra quelli che svaniscono, nel regno del declino,
sii risonante cristallo che già nel suono s’è infranto.
Sii – e insieme sappi la condizione del non-essere,
fondamento interminato della tua interna oscillazione –
che tu possa compierla appieno, quest’unica volta.
Alle risorse già usate, come a quelle oscure e mute
della natura ricolma, alle somme indicibili,
aggiungi con gioia te stesso, pareggia il conto!

Rainer Maria Rilke
(Praga, 4 dicembre 1875 – Montreux, 29 dicembre 1926)


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