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Orazio tra noi (Ode I, 11)

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Saper quel che il futuro ti riserva
non porta a nulla. Cartomante, carta astrale
libri di auto-aiuto: la stessa merda.
Meglio accettare il bene o il male
che verranno. L’estate adesso inizia,
soltanto un’altra in più o forse l’ultima,
chissà. Cogli l’attimo, fatti una birra.
e quanto al domani, quel che verrà è lucro.

 

Paulo Henriques Britto, Rio de Janeiro 12 12 1951

da “Formas do nada”

traduzione di Irma Caputo

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Sagittario

oroscopo-internazionale

Evita eccessi di mercoledì,
modera la voce, la gola, l’ira.
Saturno in congiunzione con Venere
apre le porte di entrata
e le trappole di uscita.
Evita di scommettere su te stesso, ma, 
se vuoi, punta la fiche su un numero
prossimo allo zero. Evita di svegliare
l’incendio implicito in ogni fiammifero.
E quando non avrai più nulla da evitare
evita tutti gli oroscopi.

 

Antonio Carlos Secchin, Rio de Janeiro 1952

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira

 


Tregua

2016-11-19 10.07.31

Oggi sono vecchia così come desidero essere,

senza alcun imbarazzo.

Ho scambiato tutti i desideri con  i ricordi 

e una tazza di tè. 

 

Adélia Prado,  Divinopolis (Brasile) 13 12 1935


Ecco l’autunno…

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Ecco l’autunno di puttane e mendicanti.
Nei parchi gli amanti tremano
come se fosse la notte che venisse  
a separare le loro mani intrecciate.
Ecco l’autunno degli esseri senza riparo, le
foglie gialle che si spagliano
nei freddi viali, ecco il vento
che taglia il giorno come un coltello.
Ecco l’autunno assassino negli incroci,
con il suo lento avanzare e la nebbia
che uccide vecchi e cani annoiati.
Ecco l’autunno finale che chiude tutto.
Dopo verrà la morte, e il labbro muto
porterà via, in segreto, le stagioni.

 

Lêdo Ivo. Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

Da “Illuminazioni”

trad. Lucia de Oliveira.


pensava al vento……

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pensava al vento e alle sue distanze 
pensava alle ali degli uccelli migratori 
pensava alle foglie staccate dai tronchi 
pensava alle farfalle alle rondini 
a tutti quelli che tornano 
dopo aver varcato 
qualche porto distante

 

Vera Lúcia de Oliveira, San Paolo del  Brasile 1958
da “L’altra luce della sera”


Soltanto le cose sono nitide hanno un’anima, e credono  nella vita eterna.

 

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La nitidezza delle cose

Nel silenzio di casa, quando il legno si spezza, 
aspetto i movimenti degli ingranaggi del tempo, 
la manifestazione evidente della macchina del mondo, 
le pale del mulino che macinano la farina dei giorni, 
i denti che recidono la pelle della feroce esistenza,
lo scorrere dei minuti dell’orologio naufrago dei domani. 
Il ronzio della mosca contro la sua immagine nel vetro.

Nel silenzio di casa, quando tremano i mobili
e oscillano gli elettrodomestici nel riflesso del vetro,
stridendo in un coro liturgico tra le monete
nitide sotto il sole e le pale che tritano emozioni,
e la puleggia che bisbiglia parole contro l’indifferenza,
il destino delle posate e piatti prigionieri, lentamente
si disfano in argilla e ruggine mortale.

Le cose muoiono senza panico mentre guardiamo
distratti il vento che solleva le tende della stanza.

Soltanto le cose sono nitide e hanno un’anima, e credono 
nella vita eterna.

 

José Eduardo Degrazia, Porto Alegre(Brasile) 1951

da “Pioggia antica”

traduzione di Iris Faion

 

Le cose, ” le tante, le inaudite / cose, di cui c’invaghimmo/poco a poco..” (Pontiggia) 

Mozart però sapeva quanto comune è il pianto di chi ha perduto qualche minuta cosa minuta e normale ( Robin Morgan)

 “Forse nel buio le cose /hanno una loro intelligenza/perché sono più di quello che siamo”  (Roberto Cescon)  

“Dureranno di là dal nostro oblio/ e non sapranno mai che ce ne siamo andati”  (Jorge Luis Borges)  

“Siamo come palpebre, dicono le cose,/ sfioriamo l’occhio e l’aria, l’oscurità/ e la luce” (Adam Zagajewski)

Leggi, sono questi i nomi delle cose che lasciasti – me, i libri, il tuo profumo sparso per la stanza..” (Maria do Rosário Pedreira)

Le cose…pezzi di vita.

Quelli sopra sono frammenti di poesie pubblicate nel mio blog. Chi volesse leggerle per intero, le trova cliccando sul tag “cose” 


Andate a dire a mia madre

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A Giulio Regeni
(in memoriam)  

andate a dire a mia madre
che non ho mai perso il senso
dell’amore
andate a dire a mio padre
che sono venuto al mondo
anche per vedere voi
andate a dire a mia sorella
che mi sono foderato bene
l’anima
per attraversare l’inferno
e amare ancora il mondo

 

Vera Lúcia de Oliveira

da “Ditelo a mia madre”

 

Leggo la poesia e poi cerco una foto di lui da pubblicare. Ce ne sono tante ma mi si stringe il cuore davanti a questa. Lo ritrae poco più che adolescente, col gattino tra le mani e il sorriso di una tenerezza disarmante. Piango. 


aveva imparato a osservare le rondini…

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aveva imparato a osservare le rondini
sempre lì a partire sempre lì a migrare
poi tornano non le stesse magari altre
della stessa famiglia della stessa specie
si trasmettono l’odore dei luoghi
si trasmettono la dimensione delle cose
la memoria le misure dei pieni e dei vuoti
il ritorno era sempre una ricognizione
come se ognuna dovesse all’altra
la strada da fare e quella già fatta.

 

Vera Lúcia de Oliveira, San Paolo del  Brasile 1958
da “La carne quando è sola”

 


Quando muore un poeta, al mondo c’è meno luce per vedere le cose…(A. Merini)

Ieri è morto Ferreira Gullar, Poeta.

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Per il prezzo dei fagioli

non c’è posto nella poesia. Per il prezzo

del riso

non c’è posto nella poesia.

Non c’è posto nella poesia per il gas

la luce il telefono

la sottrazione

del latte

della carne

dello zucchero

del pane.

L’impiegato pubblico

non entra nella poesia

con il suo stipendio da fame

la sua vita chiusa

in archivi.

Come non entra nella poesia

l’operaio

che smeriglia il suo giorno d’acciaio

e carbone

nelle officine buie.

– perché la poesia, signori,

è chiusa:

“non c’è posto”

Entra nella poesia solo

l’uomo senza stomaco

la donna di nuvole

la frutta senza prezzo

La poesia, signori,

non puzza

né profuma.

Ferreira Gullar,  (Brasile)  10 9 1930, 4 12 2016.

da “Toda poesia”

traduzione Vera Lucia Oliveira 


Nel tempo circolare, passo e rimango. Mi sveglio e mi addormento fra le galassie e bevo tra due soli la mia eternità (L.I.)

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IV

Le luci dell’aeroporto corrono come arlecchini.

Nei passaggi a livello, fischiano i treni merci

portando i manichini che riforniscono i sogni.

 

E io sono colui che parte. E resta. E vola. E rimane…..

  

 

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

da  ” Requiem”

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira

 


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