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I poveri..

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I poveri viaggiano. Alla stazione degli autobus
allungano il collo come anatre per guardare
le insegne degli autobus. E i loro sguardi
sono di chi ha paura di perdere qualcosa:
la valigia che custodisce una radio a pile e un giaccone
che ha il colore del freddo in un giorno senza sogni…

Come sono grotteschi i poveri! E come i loro odori
ci infastidiscono anche da lontano!
E non hanno la nozione delle convenienze, non sanno stare in pubblico.
Il dito sporco di nicotina strofina l’occhio irritato
che del sogno ha trattenuto solo la cispa.

Nella piattaforma degli autobus vanno e vengono, scavalcano e stringono valigie e pacchi,
fanno domande inopportune agli sportelli, sussurrano parole misteriose
e contemplano le copertine delle riviste con l’aria stupita
di chi non sa la strada del bel salone della vita.

I poveri non sanno viaggiare né sanno vestirsi.
Tanto meno sanno abitare: non hanno la nozione del comfort
sebbene alcuni di loro possiedano persino la televisione.
In realtà i poveri non sanno neppure morire.
(Quasi sempre hanno una morte brutta e inelegante.)
E in qualsiasi parte del mondo danno fastidio,
viaggiatori importuni che occupano i nostri posti
anche quando siamo seduti e loro viaggiano in piedi.

 

 

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

da “Illuminazioni” 

traduzione di Lucia de Oliveira


Giustificazione di Dio

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ciò che chiamo dio è ben più vasto
e a volte molto meno complesso
di ciò che io chiamo dio. Un giorno
fu un vespaio nella pioggia
che chiamai così in ospedale
dove sentivo la sofferenza degli altri
e la pazienza casuale degli insetti
che lottavano per costruire contro l’acqua.
Ho chiamato dio anche una porta
e un albero in cui sono entrato una volta
per ricaricarmi di energia
dopo una clamorosa sconfitta.
Dio è il mio massimo grado di comprensione relativa
nel punto di completa disperazione
in cui un fiore si muove o un cane
dannato mi si avvicina solidariamente.
Ed è ancora la parola dio che attribuisco
agli insetti più belli, sotto la pioggia,
notando che per terra di passaggio
é già fiorita e sfiorita tante volte ciò che io chiamo anima
ed è forse la calma
nella chimica dei miei desideri.

Leonardo Fróes, Rio de janeiro 1941

dal sito  Interno Poesia

traduzione di Francesca Cricelli


Orazio tra noi (Ode I, 11)

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Saper quel che il futuro ti riserva
non porta a nulla. Cartomante, carta astrale
libri di auto-aiuto: la stessa merda.
Meglio accettare il bene o il male
che verranno. L’estate adesso inizia,
soltanto un’altra in più o forse l’ultima,
chissà. Cogli l’attimo, fatti una birra.
e quanto al domani, quel che verrà è lucro.

 

Paulo Henriques Britto, Rio de Janeiro 12 12 1951

da “Formas do nada”

traduzione di Irma Caputo


Sagittario

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Evita eccessi di mercoledì,
modera la voce, la gola, l’ira.
Saturno in congiunzione con Venere
apre le porte di entrata
e le trappole di uscita.
Evita di scommettere su te stesso, ma, 
se vuoi, punta la fiche su un numero
prossimo allo zero. Evita di svegliare
l’incendio implicito in ogni fiammifero.
E quando non avrai più nulla da evitare
evita tutti gli oroscopi.

 

Antonio Carlos Secchin, Rio de Janeiro 1952

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira

 


Tregua

2016-11-19 10.07.31

Oggi sono vecchia così come desidero essere,

senza alcun imbarazzo.

Ho scambiato tutti i desideri con  i ricordi 

e una tazza di tè. 

 

Adélia Prado,  Divinopolis (Brasile) 13 12 1935


Ecco l’autunno…

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Ecco l’autunno di puttane e mendicanti.
Nei parchi gli amanti tremano
come se fosse la notte che venisse  
a separare le loro mani intrecciate.
Ecco l’autunno degli esseri senza riparo, le
foglie gialle che si spagliano
nei freddi viali, ecco il vento
che taglia il giorno come un coltello.
Ecco l’autunno assassino negli incroci,
con il suo lento avanzare e la nebbia
che uccide vecchi e cani annoiati.
Ecco l’autunno finale che chiude tutto.
Dopo verrà la morte, e il labbro muto
porterà via, in segreto, le stagioni.

 

Lêdo Ivo. Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

Da “Illuminazioni”

trad. Lucia de Oliveira.


pensava al vento……

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pensava al vento e alle sue distanze 
pensava alle ali degli uccelli migratori 
pensava alle foglie staccate dai tronchi 
pensava alle farfalle alle rondini 
a tutti quelli che tornano 
dopo aver varcato 
qualche porto distante

 

Vera Lúcia de Oliveira, San Paolo del  Brasile 1958
da “L’altra luce della sera”


Soltanto le cose sono nitide hanno un’anima, e credono  nella vita eterna.

 

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La nitidezza delle cose

Nel silenzio di casa, quando il legno si spezza, 
aspetto i movimenti degli ingranaggi del tempo, 
la manifestazione evidente della macchina del mondo, 
le pale del mulino che macinano la farina dei giorni, 
i denti che recidono la pelle della feroce esistenza,
lo scorrere dei minuti dell’orologio naufrago dei domani. 
Il ronzio della mosca contro la sua immagine nel vetro.

Nel silenzio di casa, quando tremano i mobili
e oscillano gli elettrodomestici nel riflesso del vetro,
stridendo in un coro liturgico tra le monete
nitide sotto il sole e le pale che tritano emozioni,
e la puleggia che bisbiglia parole contro l’indifferenza,
il destino delle posate e piatti prigionieri, lentamente
si disfano in argilla e ruggine mortale.

Le cose muoiono senza panico mentre guardiamo
distratti il vento che solleva le tende della stanza.

Soltanto le cose sono nitide e hanno un’anima, e credono 
nella vita eterna.

 

José Eduardo Degrazia, Porto Alegre(Brasile) 1951

da “Pioggia antica”

traduzione di Iris Faion

 

Le cose, ” le tante, le inaudite / cose, di cui c’invaghimmo/poco a poco..” (Pontiggia) 

Mozart però sapeva quanto comune è il pianto di chi ha perduto qualche minuta cosa minuta e normale ( Robin Morgan)

 “Forse nel buio le cose /hanno una loro intelligenza/perché sono più di quello che siamo”  (Roberto Cescon)  

“Dureranno di là dal nostro oblio/ e non sapranno mai che ce ne siamo andati”  (Jorge Luis Borges)  

“Siamo come palpebre, dicono le cose,/ sfioriamo l’occhio e l’aria, l’oscurità/ e la luce” (Adam Zagajewski)

Leggi, sono questi i nomi delle cose che lasciasti – me, i libri, il tuo profumo sparso per la stanza..” (Maria do Rosário Pedreira)

Le cose…pezzi di vita.

Quelli sopra sono frammenti di poesie pubblicate nel mio blog. Chi volesse leggerle per intero, le trova cliccando sul tag “cose” 


Andate a dire a mia madre

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A Giulio Regeni
(in memoriam)  

andate a dire a mia madre
che non ho mai perso il senso
dell’amore
andate a dire a mio padre
che sono venuto al mondo
anche per vedere voi
andate a dire a mia sorella
che mi sono foderato bene
l’anima
per attraversare l’inferno
e amare ancora il mondo

 

Vera Lúcia de Oliveira

da “Ditelo a mia madre”

 

Leggo la poesia e poi cerco una foto di lui da pubblicare. Ce ne sono tante ma mi si stringe il cuore davanti a questa. Lo ritrae poco più che adolescente, col gattino tra le mani e il sorriso di una tenerezza disarmante. Piango. 


aveva imparato a osservare le rondini…

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aveva imparato a osservare le rondini
sempre lì a partire sempre lì a migrare
poi tornano non le stesse magari altre
della stessa famiglia della stessa specie
si trasmettono l’odore dei luoghi
si trasmettono la dimensione delle cose
la memoria le misure dei pieni e dei vuoti
il ritorno era sempre una ricognizione
come se ognuna dovesse all’altra
la strada da fare e quella già fatta.

 

Vera Lúcia de Oliveira, San Paolo del  Brasile 1958
da “La carne quando è sola”

 


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