Archivi tag: poeti brasiliani

Tregua

2016-11-19 10.07.31

Oggi sono vecchia così come desidero essere,

senza alcun imbarazzo.

Ho scambiato tutti i desideri con  i ricordi 

e una tazza di tè. 

 

Adélia Prado,  Divinopolis (Brasile) 13 12 1935

Annunci

Ecco l’autunno…

tumblr_madiq6z9wm1retp6xo1_500

Ecco l’autunno di puttane e mendicanti.
Nei parchi gli amanti tremano
come se fosse la notte che venisse  
a separare le loro mani intrecciate.
Ecco l’autunno degli esseri senza riparo, le
foglie gialle che si spagliano
nei freddi viali, ecco il vento
che taglia il giorno come un coltello.
Ecco l’autunno assassino negli incroci,
con il suo lento avanzare e la nebbia
che uccide vecchi e cani annoiati.
Ecco l’autunno finale che chiude tutto.
Dopo verrà la morte, e il labbro muto
porterà via, in segreto, le stagioni.

 

Lêdo Ivo. Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

Da “Illuminazioni”

trad. Lucia de Oliveira.


pensava al vento……

tumblr_oazldsHMIw1tz6u7go1_500

 

pensava al vento e alle sue distanze 
pensava alle ali degli uccelli migratori 
pensava alle foglie staccate dai tronchi 
pensava alle farfalle alle rondini 
a tutti quelli che tornano 
dopo aver varcato 
qualche porto distante

 

Vera Lúcia de Oliveira, San Paolo del  Brasile 1958
da “L’altra luce della sera”


Soltanto le cose sono nitide hanno un’anima, e credono  nella vita eterna.

 

jacek_yerka_houses_kitchens_grandmas kitchen

 

La nitidezza delle cose

Nel silenzio di casa, quando il legno si spezza, 
aspetto i movimenti degli ingranaggi del tempo, 
la manifestazione evidente della macchina del mondo, 
le pale del mulino che macinano la farina dei giorni, 
i denti che recidono la pelle della feroce esistenza,
lo scorrere dei minuti dell’orologio naufrago dei domani. 
Il ronzio della mosca contro la sua immagine nel vetro.

Nel silenzio di casa, quando tremano i mobili
e oscillano gli elettrodomestici nel riflesso del vetro,
stridendo in un coro liturgico tra le monete
nitide sotto il sole e le pale che tritano emozioni,
e la puleggia che bisbiglia parole contro l’indifferenza,
il destino delle posate e piatti prigionieri, lentamente
si disfano in argilla e ruggine mortale.

Le cose muoiono senza panico mentre guardiamo
distratti il vento che solleva le tende della stanza.

Soltanto le cose sono nitide e hanno un’anima, e credono 
nella vita eterna.

 

José Eduardo Degrazia, Porto Alegre(Brasile) 1951

da “Pioggia antica”

traduzione di Iris Faion

 

Le cose, ” le tante, le inaudite / cose, di cui c’invaghimmo/poco a poco..” (Pontiggia) 

Mozart però sapeva quanto comune è il pianto di chi ha perduto qualche minuta cosa minuta e normale ( Robin Morgan)

 “Forse nel buio le cose /hanno una loro intelligenza/perché sono più di quello che siamo”  (Roberto Cescon)  

“Dureranno di là dal nostro oblio/ e non sapranno mai che ce ne siamo andati”  (Jorge Luis Borges)  

“Siamo come palpebre, dicono le cose,/ sfioriamo l’occhio e l’aria, l’oscurità/ e la luce” (Adam Zagajewski)

Leggi, sono questi i nomi delle cose che lasciasti – me, i libri, il tuo profumo sparso per la stanza..” (Maria do Rosário Pedreira)

Le cose…pezzi di vita.

Quelli sopra sono frammenti di poesie pubblicate nel mio blog. Chi volesse leggerle per intero, le trova cliccando sul tag “cose” 


Andate a dire a mia madre

giulio-regeni

A Giulio Regeni
(in memoriam)  

andate a dire a mia madre
che non ho mai perso il senso
dell’amore
andate a dire a mio padre
che sono venuto al mondo
anche per vedere voi
andate a dire a mia sorella
che mi sono foderato bene
l’anima
per attraversare l’inferno
e amare ancora il mondo

 

Vera Lúcia de Oliveira

da “Ditelo a mia madre”

 

Leggo la poesia e poi cerco una foto di lui da pubblicare. Ce ne sono tante ma mi si stringe il cuore davanti a questa. Lo ritrae poco più che adolescente, col gattino tra le mani e il sorriso di una tenerezza disarmante. Piango. 


aveva imparato a osservare le rondini…

tumblr_n3almopj8q1rgfa66o1_500

 

aveva imparato a osservare le rondini
sempre lì a partire sempre lì a migrare
poi tornano non le stesse magari altre
della stessa famiglia della stessa specie
si trasmettono l’odore dei luoghi
si trasmettono la dimensione delle cose
la memoria le misure dei pieni e dei vuoti
il ritorno era sempre una ricognizione
come se ognuna dovesse all’altra
la strada da fare e quella già fatta.

 

Vera Lúcia de Oliveira, San Paolo del  Brasile 1958
da “La carne quando è sola”

 


Quando muore un poeta, al mondo c’è meno luce per vedere le cose…(A. Merini)

Ieri è morto Ferreira Gullar, Poeta.

ferreira-gullar1

Per il prezzo dei fagioli

non c’è posto nella poesia. Per il prezzo

del riso

non c’è posto nella poesia.

Non c’è posto nella poesia per il gas

la luce il telefono

la sottrazione

del latte

della carne

dello zucchero

del pane.

L’impiegato pubblico

non entra nella poesia

con il suo stipendio da fame

la sua vita chiusa

in archivi.

Come non entra nella poesia

l’operaio

che smeriglia il suo giorno d’acciaio

e carbone

nelle officine buie.

– perché la poesia, signori,

è chiusa:

“non c’è posto”

Entra nella poesia solo

l’uomo senza stomaco

la donna di nuvole

la frutta senza prezzo

La poesia, signori,

non puzza

né profuma.

Ferreira Gullar,  (Brasile)  10 9 1930, 4 12 2016.

da “Toda poesia”

traduzione Vera Lucia Oliveira 


…Ho sempre amato ciò che nasce. Ho sempre amato ciò che muore quando la notte crolla sopra le case degli uomini.

tumblr_mt7wucgr021racqmqo1_500

 

 

Ho sempre amato il giorno che nasce. La prua della nave,

il chiarore che avanza fra le ombre sparse,

il lungo mormorio della vita nelle stazioni ferroviarie.

 

Un falò di parole irrompe nella piazza.

Un nero treno lacustre attraversa la città.

Il giorno rovescia le sillabe del mondo sui marciapiedi.

 

Ho sempre amato il tuono che squarcia il pomeriggio,

la ruggine e la pioggia, gli amori che finiscono

e il fumo che sale dalle gomme consumate.

 

I giorni idioti passano come i ponti.

Le statue volano come uccelli.

Le porte più chiuse si aprono come labbra.

 

Ho sempre amato quel che passa: i taxi affollati,

i fischi dei treni, le nuvole smarrite

e le foglie trascinate dal vento.

 

La grandine fustiga le piramidi della morte.

La porta del bordello stride nella canicola.

Un crepuscolo giallo circonda l’arsenale.

 

Ho sempre amato il rottame, la forma distrutta

dal tempo divenuto brezza marina.

Ho sempre amato il curculione nascosto nel silo.

 

Il rumore del torrente rende più chiara la notte

e dispiega fra le pietre i bei stendardi

di un sogno che accompagna un sole smantellato.

 

E ho sempre amato l’amore, che è come i carciofi,

qualcosa che si sfoglia, qualcosa che nasconde

un verde cuore impenetrabile…..

 

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

da  ” Requiem”

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira

 

Sono i primi versi di un lungo componimento, il III,  tratto dalla raccolta Requiem.  In tutte le ventinove terzine  il poeta celebra ciò che è fuggevole, ciò che dal tempo è decomposto  e inevitabilmente muore,   ma  anche la vita,  nel massimo delle sue espressioni: l’amore. Come se  la bellezza, gli affetti che ci legano ad altri esseri umani, il naturale sentirsi parte di un disegno universale, sia l’unico rito propizio per esorcizzare la morte o semplicemente affermarne la invincibile superiorità.     Annamaria S.


Asia “nonna che cos’è la poesia?” Nonna “è il foglio bianco davanti a te mentre stai pensando a cosa disegnerai”

tumblr_ml3oopx8d11rd6pbio1_500

I libri di poesie devono avere margini spaziosi e molte pagine in bianco e sufficienti spazi vuoti nelle pagine stampate, perché i bambini possano riempirli di disegni – gatti, uomini, aeroplani, case, comignoli, alberi, lune, ponti, automobili, cani, cavalli, buoi, trecce, stelle – che saranno anch’essi poesie…

da “Sapato florido”
Mario Quintana, poeta brasiliano
Alegrete, 30 7 1906 – Porto Alegre, 5 5 1994


Aggettivi

1535002_856602317689802_2526198712584106519_n

 

 

Nella misura in cui invecchio, mi libero degli aggettivi. Vedo perfino che tutto si può dire senza di loro, meglio che con loro.
Perchè “notte gelida”, “notte solitaria”, “profonda notte”?
Basta “la notte”.
Il freddo, la solitudine, la profondità della notte sono latenti nel lettore, pronte ad avvolgerlo alla semplice provocazione di questa parola “notte”

 

Carlos Drummond de Andrade,

Itabira 31 10 1902 – Rio de Janeiro 17 8 1987


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: