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aveva imparato a osservare le rondini…

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aveva imparato a osservare le rondini
sempre lì a partire sempre lì a migrare
poi tornano non le stesse magari altre
della stessa famiglia della stessa specie
si trasmettono l’odore dei luoghi
si trasmettono la dimensione delle cose
la memoria le misure dei pieni e dei vuoti
il ritorno era sempre una ricognizione
come se ognuna dovesse all’altra
la strada da fare e quella già fatta.

 

Vera Lúcia de Oliveira, San Paolo del  Brasile 1958
da “La carne quando è sola”

 


Quando muore un poeta, al mondo c’è meno luce per vedere le cose…(A. Merini)

Ieri è morto Ferreira Gullar, Poeta.

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Per il prezzo dei fagioli

non c’è posto nella poesia. Per il prezzo

del riso

non c’è posto nella poesia.

Non c’è posto nella poesia per il gas

la luce il telefono

la sottrazione

del latte

della carne

dello zucchero

del pane.

L’impiegato pubblico

non entra nella poesia

con il suo stipendio da fame

la sua vita chiusa

in archivi.

Come non entra nella poesia

l’operaio

che smeriglia il suo giorno d’acciaio

e carbone

nelle officine buie.

– perché la poesia, signori,

è chiusa:

“non c’è posto”

Entra nella poesia solo

l’uomo senza stomaco

la donna di nuvole

la frutta senza prezzo

La poesia, signori,

non puzza

né profuma.

Ferreira Gullar,  (Brasile)  10 9 1930, 4 12 2016.

da “Toda poesia”

traduzione Vera Lucia Oliveira 


Nel tempo circolare, passo e rimango. Mi sveglio e mi addormento fra le galassie e bevo tra due soli la mia eternità (L.I.)

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IV

Le luci dell’aeroporto corrono come arlecchini.

Nei passaggi a livello, fischiano i treni merci

portando i manichini che riforniscono i sogni.

 

E io sono colui che parte. E resta. E vola. E rimane…..

  

 

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

da  ” Requiem”

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira

 


…Ho sempre amato ciò che nasce. Ho sempre amato ciò che muore quando la notte crolla sopra le case degli uomini.

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Ho sempre amato il giorno che nasce. La prua della nave,

il chiarore che avanza fra le ombre sparse,

il lungo mormorio della vita nelle stazioni ferroviarie.

 

Un falò di parole irrompe nella piazza.

Un nero treno lacustre attraversa la città.

Il giorno rovescia le sillabe del mondo sui marciapiedi.

 

Ho sempre amato il tuono che squarcia il pomeriggio,

la ruggine e la pioggia, gli amori che finiscono

e il fumo che sale dalle gomme consumate.

 

I giorni idioti passano come i ponti.

Le statue volano come uccelli.

Le porte più chiuse si aprono come labbra.

 

Ho sempre amato quel che passa: i taxi affollati,

i fischi dei treni, le nuvole smarrite

e le foglie trascinate dal vento.

 

La grandine fustiga le piramidi della morte.

La porta del bordello stride nella canicola.

Un crepuscolo giallo circonda l’arsenale.

 

Ho sempre amato il rottame, la forma distrutta

dal tempo divenuto brezza marina.

Ho sempre amato il curculione nascosto nel silo.

 

Il rumore del torrente rende più chiara la notte

e dispiega fra le pietre i bei stendardi

di un sogno che accompagna un sole smantellato.

 

E ho sempre amato l’amore, che è come i carciofi,

qualcosa che si sfoglia, qualcosa che nasconde

un verde cuore impenetrabile…..

 

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

da  ” Requiem”

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira

 

Sono i primi versi di un lungo componimento, il III,  tratto dalla raccolta Requiem.  In tutte le ventinove terzine  il poeta celebra ciò che è fuggevole, ciò che dal tempo è decomposto  e inevitabilmente muore,   ma  anche la vita,  nel massimo delle sue espressioni: l’amore. Come se  la bellezza, gli affetti che ci legano ad altri esseri umani, il naturale sentirsi parte di un disegno universale, sia l’unico rito propizio per esorcizzare la morte o semplicemente affermarne la invincibile superiorità.     Annamaria S.


Asia “nonna che cos’è la poesia?” Nonna “è il foglio bianco davanti a te mentre stai pensando a cosa disegnerai”

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I libri di poesie devono avere margini spaziosi e molte pagine in bianco e sufficienti spazi vuoti nelle pagine stampate, perché i bambini possano riempirli di disegni – gatti, uomini, aeroplani, case, comignoli, alberi, lune, ponti, automobili, cani, cavalli, buoi, trecce, stelle – che saranno anch’essi poesie…

da “Sapato florido”
Mario Quintana, poeta brasiliano
Alegrete, 30 7 1906 – Porto Alegre, 5 5 1994


Aggettivi

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Nella misura in cui invecchio, mi libero degli aggettivi. Vedo perfino che tutto si può dire senza di loro, meglio che con loro.
Perchè “notte gelida”, “notte solitaria”, “profonda notte”?
Basta “la notte”.
Il freddo, la solitudine, la profondità della notte sono latenti nel lettore, pronte ad avvolgerlo alla semplice provocazione di questa parola “notte”

 

Carlos Drummond de Andrade,

Itabira 31 10 1902 – Rio de Janeiro 17 8 1987


La nitidezza delle cose

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Nel silenzio di casa, quando il legno si spezza,
aspetto i movimenti degli ingranaggi del tempo,
la manifestazione evidente della macchina del mondo,
le pale del mulino che macinano la farina dei giorni,
i denti che recidono la pelle della feroce esistenza,
lo scorrere dei minuti dell’orologio naufrago dei domani.
Il ronzio della mosca contro la sua immagine nel vetro.
Nel silenzio di casa, quando tremano i mobili
e oscillano gli elettrodomestici nel riflesso del vetro,
stridendo in un coro liturgico tra le monete
nitide sotto il sole e le pale che tritano emozioni,
e la puleggia che bisbiglia parole contro l’indifferenza,
il destino delle posate e piatti prigionieri, lentamente
si disfano in argilla e ruggine mortale.
Le cose muoiono senza panico mentre guardiamo
distratti il vento che solleva le tende della stanza.
Soltanto le cose sono nitide e hanno un’anima, e credono
nella vita eterna.

 

 

José Eduardo Degrazia, Porto Alegre (Brasile) 1951
da Pioggia Antica: Antologia Poetica
traduzione di Iris Faion

 


La carne quando è sola

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neanche a pensarci diceva
bisogna mandare giù masticare
e lei a mordere quel pane a ingoiarlo
con un po’ d’acqua o di nascosto
a buttare qualcosa al gatto l’unico
ad avere pietà, se il cibo dentro
era come una stoppa mamma
come si manda giù
la vita?

 

Vera Lúcia de Oliveira, São Paulo in Brasilea 1958
da “La carne quando è sola”

 


Il denso delle cose

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di casupole
era fatta l’infanzia
di pareti bianche
di cortili gonfi di uccelli

e un lento dolore
da qualche parte
che né madre né padre
sapevano di notte cullare.

 

Vera Lúcia de Oliveira, San Paolo del Brasile 1958
da “Uccelli convulsi” in ” Il denso delle cose” 2001


Compleanno

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Alla fine scoprirai che le cose più leggere son le uniche
che il vento non è riuscito a portar via
un ritornello antico
una carezza al momento giusto
lo sfogliare un libro di poesie
l’odore stesso che aveva un giorno il vento.



Mario Quintana, poeta brasiliano.

Alegrete, 30 7 1906 – Porto Alegre, 5 5 1994

Oggi è il mio compleanno. Quando, da un bel pezzo, hai smesso di contare i capelli bianchi e anche i giorni che sono passati, l’unica cosa che ti rimane da fare, è l’inventario delle cose che il tempo non è riuscito a portarti via. L’elenco, ahimè, è breve ma ciò che ti rimane è forse quello che più ti consola.  Annamaria S.


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