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Niente rimane uguale

 

chama

Treni che passano

(a mio fratello)

Tutto rimane ancora uguale
ora che la metà delle nostre vite è appena passata –
compriamo delle mele
al mercato vicino alla stazione dei treni,
un chilo di semi di grano perché nostro padre li semini,
tre germogli di petunia per nostra madre.
Un abbraccio di quindici minuti
qualche sabato passato insieme
su banchine diverse.
E mentre noi mescoliamo il nostro silenzio
sul fondo delle tazze di plastica del caffè,
le petunie fioriscono
grandi come le campane della chiesa del paese,
due volte per la mamma, tre per il papà,
i pennacchi del frumento si innalzano nel cielo,
dove una barca stanca
si sforza di far lacrimare
la catena delle nubi.

Quando mi abbracci
prima di salutarmi
nell’azzurro che svanisce
dei tuoi occhi io posso quasi leggere
che niente
a parte il nostro sangue
rimane ancora uguale.

 

Aksinia Mihailova, nata in Bulgaria 1963
Traduzione dall’inglese di Francesco Tomada

*****
Siamo fratelli, madri, padri, figli, per quanto ci è dato vivere. I legami di sangue sono gli stessi, mentre intorno a noi niente resta uguale.
C’è coscienza ma anche amarezza nel riconoscere che proprio questi mutamenti, la quotidianità, i suoi ritmi e le sue regole, governano questi legami.
Annamaria Sessa


L’unica nostra speranza

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Abbiamo acquisito esperienza
come l’assenzio in botti piene –
macera fermentato.
Non crediamo all’ovvio.
Non aspettiamo il miracolo.

Non rispondiamo delle nostre parole.
Non ci entusiasmiamo troppo per il futuro.
L’unica nostra speranza:
foriamo le botti,
che sgorghi l’assenzio,
che la terra assorba l’esperienza,
che diventiamo di nuovo bambini.

 

Blaga Nikolova Dimitrova

 Bjala Slatina,   2 1 1922-   Sofia 2 5 2003
traduzione di Virginia Ghelarducci

 

 


Da questo momento vivrò senza amore

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Da questo momento vivrò senza amore.
Libera dal telefono e dal caso.
Non soffrirò. Non avrò dolore né desiderio.
Sarò vento imbrigliato, ruscello di ghiaccio.

Non pallida per la notte insonne –
ma non più ardente il mio volto.
Non immersa in abissi di dolore –
ma non più verso il cielo in volo.
Non più cattiverie – ma nemmeno
gesti di apertura infinita.
Non più tenebre negli occhi, ma lontano
per me non s’aprirà l’ orizzonte intero.

Non aspetterò più, sfinita, la sera –
ma l’alba non sorgerà per me.
Non mi inchioderà, gelida, una parola –
ma il fuoco lento non mi arderà.
Non piangerò sulla crudele spalla –
ma non riderò più a cuore aperto.
Non morrò solo per uno sguardo –
ma non vivrò realmente mai .

 

Blaga Dimitrova

Bulgaria 2 gennaio 1922,  Bulgaria 2 maggio 2003
dalla raccolta  “A domani”

traduzione  di Valeria Salvini

 

 


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Cerco il mio sorriso.
L’ho fatto cadere qui, da qualche parte
in mezzo ai fatti e alle parole.

Se qualcuno lo trova,
lo appenda all’orecchio
come un orecchino!

 

Blaga Dimitrova

Bulgaria 2 gennaio 1922,  Bulgaria 2 maggio 2003

Autoritratto

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Notturna lampada dimenticata,
non più necessaria a nessuno,
fioca, ridicola dissipatrice
rimane accesa nel bel mezzo del giorno
sempre così solo per se stessa,
alla ricerca della strada 
la strada percorsa…

 

Blaga Dimitrova, 

Bulgaria 2 gennaio 1922,  Bulgaria 2 maggio 2003
dalla raccolta  “Sull’orlo”

traduzione  di Valeria Salvini


E poi continua

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In questa vita nulla accade a caso,
pensi nel mattino mentre osservi
come le ombre nel parco
si sveglino a due a due
nel primo taglio del sole.
Le ricopri con lo sguardo
e fai un nodo
delle tue grida.

In questa vita tutto ha un senso,
incomprensibile a volte, o imprevedibile
come gli alberi lungo la ferrovia:
alcuni si gettano sotto i treni che passano,
altri tagliano la mano agitata per un addio.
E tu stai rigirando il nodo nella tua gola
e rifiuti di accettare:

qualsiasi cosa capiti nella vita
permettile di avvenire.

 

Aksinia Mihailova, Bulgaria 13 4 1963
Traduzione di Emilia Mirazchiyska e Francesco Tomada
da “Cambio degli specchi”


Niente rimane uguale.

Chama
Treni che passano

(a mio fratello)

Tutto rimane ancora uguale
ora che la metà delle nostre vite è appena passata –
compriamo delle mele
al mercato vicino alla stazione dei treni,
un chilo di semi di grano perché nostro padre li semini,
tre germogli di petunia per nostra madre.
Un abbraccio di quindici minuti
qualche sabato passato insieme
su banchine diverse.
E mentre noi mescoliamo il nostro silenzio
sul fondo delle tazze di plastica del caffè,
le petunie fioriscono
grandi come le campane della chiesa del paese,
due volte per la mamma, tre per il papà,
i pennacchi del frumento si innalzano nel cielo,
dove una barca stanca
si sforza di far lacrimare
la catena delle nubi.

Quando mi abbracci
prima di salutarmi
nell’azzurro che svanisce
dei tuoi occhi io posso quasi leggere
che niente
a parte il nostro sangue
rimane ancora uguale.

Aksinia Mihailova, nata in Bulgaria 1963
Traduzione dall’inglese di Francesco Tomada

*****
Siamo fratelli, madri, padri, figli, per quanto ci è dato vivere. I legami di sangue sono gli stessi, mentre intorno a noi niente resta uguale.
C’è coscienza ma anche amarezza nel riconoscere che proprio questi mutamenti, la quotidianità, i suoi ritmi e le sue regole, governano questi legami.
Annamaria Sessa


…dovrò diventare io stessa il fischio di un treno…

Questa poesia mi riporta a una lettura degli anni dell’ università “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati. Il tenente Drogo in cima alla torre della fortezza scruta l’orizzonte,  aggrappato all’attesa di un qualcosa che dia senso alla sua vita. Ma consumerà il suo tempo e la sua stessa vita, senza che nulla accada, in un’attesa che equivale a una rinuncia e perciò a una sconfitta.

Gli ultimi versi della Dimitrova, invece, si aprono alla fiducia  e alla speranza: il tempo dell’attesa ha una scadenza e solo noi possiamo infrangere con il coraggio quell’ “aria inchiodata” che si impossessa dei nostri giorni. Solo noi.

SALA D’ASPETTO
L’intero spazio della mia vita
fu una sala d’aspetto da soglia a soglia,
racchiusa da vetri con aria in cornici d’acciaio
sotto le picche incrociate
di lancette d’orologio.

Stare in ascolto. Sussurrare. Trattenere il respiro.
Attendere un qualche segnale.
Ritardo. E di nuovo.
Ancora un poco. Già domani. Ancora
un attimo di pazienza infinita.

Se sbattevo l’ala contro l’aria vitrea,
invece di infrangerla,
era l’aria a spezzare la mia ala.

Sono già trascorsi i miei secondi.

Non saprò aspettare. Ma confuso
come in un sogno apparve
attraverso i vetri sporchi,
quasi in uno specchio nella nebbia,
il mio volto riflesso.

Era il volto stesso dell’attesa,
giunto al punto di pietrificazione.

E ho capito, all’improvviso:
c’è sempre un’ultima scadenza
per infrangerlo col naso –
per smuovere quest’aria inchiodata.

Non arriverà più un treno da altri luoghi.
Non più.

Dovrò io stessa diventare
il fischio di un treno lontano,
e un ritmo affannoso
sempre più veloce, sempre più vicino,
sempre più qui!

 

Blaga Nikolova Dimitrova

Byala Slatina 2  1 1922 ,  Sofia  2  5  2003


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