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“tu non riuscivi a credere che ero più della tua eco”

La scultura di Rodin rappresenta plasticamente  il senso della particolare rilettura del mito di Orfeo ed Euridice della poeta Margaret Atwood.
Euridice parla ed esprime chiaramente il suo punto di vista”ritornare al tempo non era mia scelta ” non ha alcuna nostalgia della vita e neanche di Orfeo che è ritornato con le sue “vecchie catene” e con l’ immutato egoismo di chi non l’ha mai vista come persona ma come semplice proiezione del suo canto, niente più che un fantasma “interiore“. Alla fine Orfeo è incredulo difronte alla donna che, rinunciando alla vita, afferma la sua individualità “tu non riuscivi a credere che ero più della tua eco”

 

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Tu camminavi davanti a me
mi trascinavi di nuovo fuori
alla luce verde che un giorno
aveva messo zanne per uccidermi.
Io ero obbediente, ma
torpida, come un braccio
indolenzito; ritornare al tempo
non era mia scelta.
Ormai abituata al silenzio
come una cosa tesa tra noi
un sussurro, una fune:
il mio nome precedente,
ben tirato.
Tu avevi le tue vecchie catene
con te, amore potresti chiamarle,
e la tua voce di carne
davanti agli occhi tenevi fissa
l’immagine di come volevi
mutarmi: viva di nuovo.
Era quella tua speranza che mi spingeva a seguirti.
io ero la tua allucinazione, in ascolto
e fiorita, e tu mi cantavi:
già nuova pelle si stava formando su di me
dentro il luminoso sudario di nebbia
dell’altro mio corpo; già
si riformava polvere sulle mie mani e avevo sete.
Io riuscivo a distinguere solo i contorni
della tua testa e delle spalle,
nere contro la bocca della caverna,
quindi non ho potuto vedere affatto
il tuo viso, quando ti sei voltato
e mi hai chiamato perché già mi avevi
perduta. Ultima cosa
di te, un ovale scuro.
Pur sapendo quanto ti avrebbe ferito
questo fallimento, ho dovuto
chiudermi come falena grigia e cadere.
tu non riuscivi a credere che ero più della tua eco.

 

Margaret Atwood, Ottawa 1939.

traduzione di Maria Luisa Vezzali

 


…cerco una poesia

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Stai pensando, cerco  una poesia
un fatto di pensiero che si trovi annodato
al mondo, in una visione
ancora indistinta; l’interlocutore
annuisce con un cenno del capo

– un pensiero non arriva da solo
cerca labbra
dei libri invaghiti delle strade 
sempre riprese da consonanti
melanconiche lasciate al loro stesso oblio
nell’ora cardinale del tuo grido
– canto
            che si avvia

e senza una lacrima
il sangue fluisce.

 

Paul Bélanger, Quebec 1953

da “Origine des méridiens”

traduzione di Viviane Ciampi

 

La lettura della poesia è per me una consuetudine quotidiana. La mia è una ricerca e un’attesa.  Ogni volta mi aspetto di trovare tra quei “viali di parole” un senso a quello che non capisco del mondo, della vita, dell’uomo, di me stessa. Nell’attimo in cui anche un solo verso riesce a diradare l’opacità delle cose, davvero, “…. senza una lacrima il sangue fluisce” e sento, improvvisa, tutta la benevolenza della vita.

Annamaria S.


Vi sono viaggi….

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Un movimento incantatorio
sfiora le montagne
gli alberi allungano i loro arabescati fino al cielo
schiena curva lei vi ci nasconde la voce
ma perché si rintana

Vi sono viaggi
da cui si crede di mai poter tornare
e di cui s’ignora dove sono cominciati

 

Claudine Bertrand, Montréal 1948
da “Tomber de jour”
traduzione di Viviane Ciampi

 

Non so chi mi ha partorito, non ho mai sentito la sua voce, ignoro il suo volto, il colore dei capelli, la sua musica preferita, il modo di camminare….
Non so immaginare il luogo dove è cominciato il viaggio che mi ha portato fin dove sono adesso, e nemmeno quale sarebbe stata la mia vita se vi fossi rimasta o chi sarei se non fossi io.
Una cosa però è certa: quel punto di partenza sconosciuto non l’ho mai lasciato per sempre, da lì non sono mai tornata per davvero.


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