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Dovevo raggiungere l’età avanzata….

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Dovevo raggiungere l’età avanzata 
per imparare ad amare il silenzio. 
Commuove a volte più della musica. 
Nel silenzio, appaiono segnali emozionanti
e al crocevia della memoria si 
individuano i nomi 
che il tempo pretendeva annegare….

 

Jaroslav Seifert 

Praga, 23 9  1901 – Praga, 10 1  1986


Da tempo la vita mi ha insegnato

 

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Da tempo la vita mi ha insegnato
che musica e poesia
sono al mondo le cose più belle
che la vita può darci.
Oltre all’amore, ovviamente.
In una vecchia crestomazia
stampata all’epoca dell’Imperalregia Libreria,
nell’epoca in cui viveva Vrchlicky,
cercai una trattazione di poetica
e stili di poesia.
Poi misi una rosellina in un bicchiere,
accesi una candela
e cominciai a scrivere i primi versi miei.
Divampi pure la fiamma di parole
e arda,
magari mi bruci le dita!
Una sorprendente metafora val più
che anello d’oro al dito.
Ma nemmeno il Rimario di Puchmajer
a niente mi servì.
Invano raccolsi i pensieri
e spasmodicamente chiusi gli occhi
per udire il primo meraviglioso verso.
Nell’oscurità invece di parole
scorsi un sorriso di donna e una chioma
svolazzante nel vento.
Fu il mio destino.
Dietro di lui ho arrancato
senza respiro per tutta la vita.

 

 

Jaroslav Seifert   

Praga, 23 9 1901 – Praga, 10 1 1986
da “Le opere” 

traduzione  di M. Leskovjan e F. Della Seta


Può darsi che il paradiso non sia null’altro…..

 

 

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Ho veduto solo una volta
un sole cosí insanguinato. 
               E poi mai piú.
Scendeva funesto sull’orizzonte
e sembrava
che qualcuno avesse sfondato la porta
dell’inferno.
Ho domandato alla spécola
e ora so il perché.

L’inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe. 
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia null’altro
che un sorriso 
             atteso per lungo tempo,
e labbra 
              che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare velocemente
quell’inferno.

 

Jaroslav Seifert, Praga  23 9 1901 – Praga  10 1 1986

da “La colata delle campane”  in  “Vestita di luce”

traduzione di Sergio Corduas

 

 


Il sogno è l’ultima notizia che possiedo di te. Franz Kafka

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Perdonare un addio è facile
e si fa grande impressione.
Così perdono la tua assenza,
il mio strazio ed il niente successivo.
L’addio definitivo rende liberi
senza tormento – manco un ricordo
duole se non voglio, i fasci
di tempo allacciati a covone
nella memoria ristanno muti.

Ma se sopraggiunge il vento
di un evento inatteso, insperato –
o semplicemente ignoto e smuove
i pensieri a cui volto le spalle,
ecco volare ricordi.
Perché ogni sera ha il suo ritorno,
il suo chiamare e le ansie disattese
– a nulla rispondi, da vent’anni –
e i ricordi sono l’unico ritorno.

Fosca Massucco
L’occhio e il mirino

 


La poesia è spietata. Ci svela la verità, come lo specchio fa con la nostra immagine.

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Non per la prima volta nella vita
sono costretto a scrivere poesie
che non sono poesie.
Quando quarant’anni fa
volevo comunicare ai giovani rincretiniti
della gioventù comunista
che il regime sovietico era fascismo
allora ho dovuto dirlo chiaro e tondo.
La poesia è compito grave
e non sempre può portare solo bellezza.
Deve anche dare per tempo
un calcio in culo alla gente

Egon Bondy
Praga 20-1-1930. Bratislava 9-4- 2007

traduzione di Andrea Ferrario

 


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