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La poesia è una sorta di riassunto, più veritiero forse che la narrativa stessa. Rifiuta il fantasioso, il fuori dalla realtà. Amelia Rosselli

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La poesia è la vita vera,

verità che può essere vissuta

nella tranquillità del villaggio

o nel trambusto dei bar,

nella solitudine dei boschi del sud

o delle domeniche solitarie in città

guardando gli ultimi riflessi del sole nei vetri.

 

Jorge Teillier

Lautaro 24 6 1935 -Viña del Mar 22 4 1996

traduzione mia

 

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Amo i vecchi poeti

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Amo i vecchi poeti
che ci parlano di porti diversi
e di bar singolari,
di pianole dall’alto delle alte
muraglie e voci di paesi lontani
tra bicchieri di rum,
birre spumeggianti
e una pugnalata ben assestata.

Questi poeti tornano sui loro passi
e hanno il compito di darci un mare
di vecchie litografie.

Eppure è affascinante viaggiare
verso quei porti
dove i bar diventano
gli azzurri pontili della nostalgia.

 

Marino Muñoz Lagos

Mulchén 19 luglio 1925 – Punta Arenas, 15 4 2017


Poesie senza nome

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XVII

C’è qualcosa di molto sottile e molto profondo nel voltarsi a

guardare la strada percorsa … La strada dove, senza lasciare

traccia, si è lasciata la vita intera.

 

Dulce María Loynaz

L’Avana, 10  12  1902 – L’Avana, 27  4  1997

da “Poemas sin nombre”

trduzione mia

 

 

 

 


Può esistere qualcosa prima della neve?

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Può esistere qualcosa prima della neve?
Prima di quella purezza implacabile,
implacabile come il messaggio di un mondo
che non amiamo, ma cui apparteniamo
e che si intuisce in quel suono
tuttavia fratello del silenzio.
Quali dita ti fanno cadere,
polverizzato scheletro di petali?
Cenere di un cielo antico
che fa restare solo davanti al fuoco
ascoltando i passi dell’amico che se ne andò,
eco di parole che non ricordiamo,
ma che ci fanno male, come se le stessimo pronunciando di nuovo.
E può esistere qualcosa dopo la neve?
Qualcosa dopo
l’ultimo sguardo del cieco al pallore del sole,
qualcosa dopo
che il bimbo malato dimentica di guardare il nuovo mattino,
o meglio ancora, dopo aver dormito come un convalescente
con la testa sulla gonna
di colei che a volte si ama.
Chi sei, neve notturna,
fugace, disciolta primavera che sopravvive sul ciliegio?
O che importa chi sei?
Per guardare la neve di notte bisogna chiudere gli occhi,
non ricordare nulla, non chiedere nulla,
scomparire, scivolare come lei nel visibile silenzio.

 

Jorge Teillier

Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 –  Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996


la poesia deve essere letta da amici sconosciuti su treni  che arrivano sempre in ritardo…..

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                                          per la morte del poeta René Guy Cadou

 

 …Tu sapevi che la poesia deve essere familiare

come il cielo che ci sovrasta,
che non significa niente se non permette

agli uomini di avvicinarsi e di conoscersi.
La poesia si deve scambiare

come moneta quotidiana,
e deve stare su tutte le tavole
come la canzone di una brocca di vino

che  illumina  le strade la domenica.
La poesia
è un respirare in pace
perché gli altri respirino.
Tu sapevi che le città sono imprevisti

che non prevarranno sugli alberi.
Che la poesia non si grida sulle piazze

né si va a vendere sui mercati alla moda,
che non si scrive con saliva,

con benzina, con smorfie,
né con il basso umorismo

di quelli che vogliono

richiamare l’attenzione

con scherzi da pagliacci pretenziosi,
e che non servono a niente i grandi discorsi

balbettanti di chi non ha niente da dire,
e trasforma la poesia

in una stanza cieca e maleodorante.
Una poesia deve essere
un pane fresco,
un cesto di vimini
e deve essere letta da amici sconosciuti
su treni  che arrivano sempre in ritardo

in paesi sperduti,
o sotto i castagni delle piazze dei villaggi….

 

 

 

Jorge Teillier

Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 –  Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996 

traduzione mia


Anche se non sei qui…

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Anche se non sei qui

anche se sei un’ombra lontana anni,

ti amo all’improvviso

alle tre del pomeriggio,

l’ora in cui i pazzi

sognano di essere spaventapasseri vestiti da marinai

mentre spaventano nuvole  in campi di grano.

 

 

Jorge Teillier

Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 –  Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996 

frammento di  “Senza segni di vita” in “I sentieri infiniti”

traduzione mia

 


Ritorno

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Un giorno torneremo  alla città perduta 
come le stagioni, ogni anno, 
come un’ombra  in  più nei pomeriggi, 
per sapere dei padri
o del fiume nelle cui acque si spezzava il cielo.

Sarà d’inverno 
per rivivere meglio i  grandi  freddi, 
per rivedere 
il fumo nero delle barche che tagliano l’aria, 
per ascoltare di notte 
i piccoli suoni della neve.

Ci sederemo a tavola come se niente fosse
per assaporare il pane di  altri giorni. 
Un uccello che passa  alla finestra 
ci farà pensare al bosco di pini
dove il vento soffiava  furioso.

Chiederemo anche dei vecchi amici  
pensando   forse  al volto di qualche ragazza. 
Ci sarà ancora il campo di bocce
dove si incontravano i  vecchi contadini. 
Ci inviteranno a bere e parlare di 
cose che nessuno dimentica. 
Il tempo non è più che ritorno ad altro tempo. 

“Tutti ci riuniremo a volte sottoterra”
Qualcuno ci riconoscerà dietro l’angolo. 
Sarà come passare a salutare da un’altra epoca.

 

Rolando Cárdenas

Punta Arenas, 23 3 1933 –  Santiago del Cile 17  10 1990.

da “En el invierno de la provincia”


Ricerca

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A volte è bene abbandonarsi al proprio oblìo
come se saper sorridere 
fosse più facile che mordere un frutto. 
Andare per le strade completamente  solo, 
senza compagnia se non la nostra quotidiana tristezza e i nostri passi, 
amando ancora una volta la semplicità dell’aria 
come si  ricorda l’infanzia, 
o il tempo dissipato
a cercare le prime stelle negli stagni. 
E’  bene  stare tra  gli amici e i bicchieri
a guardare come tutti lasciano qualcosa di sé 
nella musica che li esalta e li trasforma, 
mentre la notte si arrampica sui muri 
cercando  il luogo dove nascondere la sua attesa, 
e poi andare verso l’alba 
con  qualcosa in più per alimentare la futura solitudine. 
È bello capire che siamo fatti di ricordi, 
un po ‘di tempo che cresce senza ascoltarci 
e di molte cose che non capiamo. 
A volte è bene fermarsi e contemplare la foglia che cade 
quando la parola primavera 
non è ciò che vogliamo che sia. 

 

Rolando Cárdenas

Punta Arenas, 23 3 1933 –  Santiago del Cile 17  10 1990.


Il miele ereditato

 

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... Mia nonna era il ramo curvato per i parti. 
Era il volto della casa seduto in cucina. 
Era l’odore del pane e della mela tenuta in serbo. 
Era la mano del rosmarino e la voce dell’incantesimo. 

Era la miseria  dei lunghi inverni

avvolta  nello zucchero  come un dolcetto povero….

 

Efraín Barquero

Piedra Blanca, Cile, 3  maggio 1931

da “Il miele ereditato”

Traduzione mia


Omaggio a quel che fu “il mio partito”

E’  dunque  realtà.  Sfrattata l’ex sede del PCI di Acerra, provincia di Napoli.

Con i versi*  di Pablo Neruda,  un omaggio  a quel che fu “il mio partito”

Good bye Lenin

 

XXVII

Mi hai dato la fraternità verso chi non conosco

Mi hai aggiunto la forza di tutti quelli che vivono

Mi hai ridato la patria come una nuova nascita

Mi hai dato la libertà che non ha il solitario

Mi hai insegnato ad accendere la bontà come il fuoco

Mi hai impresso la dirittura che occorre all’albero

Mi hai insegnato a vedere l’unità e la differenza tra gli uomini

Mi hai mostrato come il dolore di uno muore nella vittoria di tutti

Mi hai insegnato a dormire sui duri giacigli dei miei fratelli

Mi hai fatto costruire sulla realtà come sopra una roccia

Mi hai reso nemico del malvagio e muro contro il folle

Mi hai fatto vedere la chiarezza del mondo e la possibilità della gioia

Mi hai reso indistruttibile perché con te non finisco in me stesso.

 

Pablo Neruda

Parral, Cile 12 7 1904 – Santiago del Cile 23 9 1973

da “Yo soy” (Io sono) in Canto general

traduzione di Dario Puccini

La vecchia sede del PCI è stata, per una parte della mia generazione, il luogo dei nostri ideali, il luogo della percezione condivisa e diffusa, che un nuovo modo di vivere fosse possibile, addirittura a portata di mano. La globalizzazione non era ancora stata inventata e davvero pensavamo di poter cambiare il mondo. In ordine sparso, alcuni ricordi: i corsi ideologici, la visita di Berlinguer all’inaugurazione della sede, le interminabili discussioni con Alfredo che ogni tanto bonariamente (senza crederci fino in fondo) tuonava “vuie femmene nu capit niente e politica”, l’incontro con personaggi che arricchivano e stimolavano il collettivo entusiasmo. Ma per quanto mi riguarda, per tutta la mia adolescenza e gran parte degli anni a venire, è stata la casa dove ho appreso il senso dell’appartenenza, dove ho costruito pian piano quelle inclinazioni e strutture mentali che hanno formato la mia individualità, dove ho imparato ad interrogarmi sulla giustizia sociale, la libertà, l’autonomia di pensiero, dove ho capito che ognuno di noi può essere determinante per il futuro della società in cui vive solo se studia e lavora, dove ho acquisito il coraggio di esprimere scelte ed emozioni da donna libera.
Oggi è un giorno molto triste per me.

 

*Il Canto General si chiude con un canto alla Poesia “…comune libro d’uomo, pane aperto”

Ma il Canto General rappresenta soprattutto il sogno politico e sociale di Neruda, così la penultima lirica dal titolo “Al mio partito” è un omaggio a un ideale, a una visione del mondo dove politica e poesia si fondono.

 


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