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Un giorno ti svegli e…..

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Un giorno ti svegli
e con un po’ di cautela
inizi a toglierti
gli insulti di dosso
come pezzi di corteccia

Ti togli l’ansietà
come fini garze di seta.

Ti strappi il disprezzo
che si è incrostato sulle tue vene.

Ti confronti con lo specchio
come fosse la prima volta.
Vesti il tuo corpo con manti di tenerezza
e perdoni.

Non c’è tempo
per scagliare pietre.

 

Silvia Cuevas Morales

Santiago del Cile, 9 6 1962

traduzione a cura del cctm

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Sera in cui raccolgo questa poesia

 

 

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L’onda violenta la roccia

l’impregna con la sua pena salata

l’avvolge tra le sue braccia ferite

bagna il suo desiderio.

Picchia,

bacia, il suo dorso ruvido,

e l’abbandona ogni volta.

Dall’acqua esce la sera

con gli occhi gravidi d’amore.

 

 

Carmen Yanez, Santiago del Cile 1952

da “Latitudine dei sogni”

traduzione di Roberta Bovaia.


Quando tutti se ne andranno…

In un presente di megalopoli anonime, di corse allo spazio alla ricerca di luoghi sempre più vasti dove l’individuo si perde, il poeta canta il senso di sradicamento da un passato semplice,  dove l’unico desiderio è bere un’ultima birra, riempirsi le tasche di lucciole e chiudersi in casa ad ascoltare  dischi di un cantante degli anni 30 mentre tutti se ne andranno su altri pianeti. Che meraviglia! 

 

Quando tutti se ne andranno su altri pianeti ,

rimarrò nella città abbandonata 
bevendo un ultimo bicchiere di birra, 
e poi tornerò nel villaggio dove torno sempre 
come l’ubriaco alla taverna 
e  il ragazzo sull’altalena rotta. 
E nel villaggio non avrò nulla da fare, 
se non  riempire di lucciole le mie tasche 
o camminare lungo le rotaie arrugginite 
o sedermi sul bancone consumato di un magazzino
a parlare con vecchi compagni di scuola. 

Come un ragno che percorre
gli stessi fili della sua rete  
camminerò lentamente per le strade 
invase dalle erbacce 
guardando le piccionaie
che vengono giù, 
fino ad  arrivare a casa mia 
dove mi chiuderò ad ascoltare 
dischi di un cantante degli anni 30
senza preoccuparmi mai  di guardare  
i percorsi infiniti 

tracciati dai missili nello spazio.

 

Jorge Teillier 

Lautaro, 24  6 1935-Viña del Mar, 22 4  1996

da” El àrbol de la memoria”

traduzione mia


La poesia è una sorta di riassunto, più veritiero forse che la narrativa stessa. Rifiuta il fantasioso, il fuori dalla realtà. Amelia Rosselli

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La poesia è la vita vera,

verità che può essere vissuta

nella tranquillità del villaggio

o nel trambusto dei bar,

nella solitudine dei boschi del sud

o delle domeniche solitarie in città

guardando gli ultimi riflessi del sole nei vetri.

 

Jorge Teillier

Lautaro 24 6 1935 -Viña del Mar 22 4 1996

traduzione mia

 


Amo i vecchi poeti

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Amo i vecchi poeti
che ci parlano di porti diversi
e di bar singolari,
di pianole dall’alto delle alte
muraglie e voci di paesi lontani
tra bicchieri di rum,
birre spumeggianti
e una pugnalata ben assestata.

Questi poeti tornano sui loro passi
e hanno il compito di darci un mare
di vecchie litografie.

Eppure è affascinante viaggiare
verso quei porti
dove i bar diventano
gli azzurri pontili della nostalgia.

 

Marino Muñoz Lagos

Mulchén 19 luglio 1925 – Punta Arenas, 15 4 2017


Poesie senza nome

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XVII

C’è qualcosa di molto sottile e molto profondo nel voltarsi a

guardare la strada percorsa … La strada dove, senza lasciare

traccia, si è lasciata la vita intera.

 

Dulce María Loynaz

L’Avana, 10  12  1902 – L’Avana, 27  4  1997

da “Poemas sin nombre”

trduzione mia

 

 

 

 


Può esistere qualcosa prima della neve?

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Può esistere qualcosa prima della neve?
Prima di quella purezza implacabile,
implacabile come il messaggio di un mondo
che non amiamo, ma cui apparteniamo
e che si intuisce in quel suono
tuttavia fratello del silenzio.
Quali dita ti fanno cadere,
polverizzato scheletro di petali?
Cenere di un cielo antico
che fa restare solo davanti al fuoco
ascoltando i passi dell’amico che se ne andò,
eco di parole che non ricordiamo,
ma che ci fanno male, come se le stessimo pronunciando di nuovo.
E può esistere qualcosa dopo la neve?
Qualcosa dopo
l’ultimo sguardo del cieco al pallore del sole,
qualcosa dopo
che il bimbo malato dimentica di guardare il nuovo mattino,
o meglio ancora, dopo aver dormito come un convalescente
con la testa sulla gonna
di colei che a volte si ama.
Chi sei, neve notturna,
fugace, disciolta primavera che sopravvive sul ciliegio?
O che importa chi sei?
Per guardare la neve di notte bisogna chiudere gli occhi,
non ricordare nulla, non chiedere nulla,
scomparire, scivolare come lei nel visibile silenzio.

 

Jorge Teillier

Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 –  Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996


la poesia deve essere letta da amici sconosciuti su treni  che arrivano sempre in ritardo…..

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                                          per la morte del poeta René Guy Cadou

 

 …Tu sapevi che la poesia deve essere familiare

come il cielo che ci sovrasta,
che non significa niente se non permette

agli uomini di avvicinarsi e di conoscersi.
La poesia si deve scambiare

come moneta quotidiana,
e deve stare su tutte le tavole
come la canzone di una brocca di vino

che  illumina  le strade la domenica.
La poesia
è un respirare in pace
perché gli altri respirino.
Tu sapevi che le città sono imprevisti

che non prevarranno sugli alberi.
Che la poesia non si grida sulle piazze

né si va a vendere sui mercati alla moda,
che non si scrive con saliva,

con benzina, con smorfie,
né con il basso umorismo

di quelli che vogliono

richiamare l’attenzione

con scherzi da pagliacci pretenziosi,
e che non servono a niente i grandi discorsi

balbettanti di chi non ha niente da dire,
e trasforma la poesia

in una stanza cieca e maleodorante.
Una poesia deve essere
un pane fresco,
un cesto di vimini
e deve essere letta da amici sconosciuti
su treni  che arrivano sempre in ritardo

in paesi sperduti,
o sotto i castagni delle piazze dei villaggi….

 

 

 

Jorge Teillier

Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 –  Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996 

traduzione mia


Anche se non sei qui…

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Anche se non sei qui

anche se sei un’ombra lontana anni,

ti amo all’improvviso

alle tre del pomeriggio,

l’ora in cui i pazzi

sognano di essere spaventapasseri vestiti da marinai

mentre spaventano nuvole  in campi di grano.

 

 

Jorge Teillier

Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 –  Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996 

frammento di  “Senza segni di vita” in “I sentieri infiniti”

traduzione mia

 


Ritorno

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Un giorno torneremo  alla città perduta 
come le stagioni, ogni anno, 
come un’ombra  in  più nei pomeriggi, 
per sapere dei padri
o del fiume nelle cui acque si spezzava il cielo.

Sarà d’inverno 
per rivivere meglio i  grandi  freddi, 
per rivedere 
il fumo nero delle barche che tagliano l’aria, 
per ascoltare di notte 
i piccoli suoni della neve.

Ci sederemo a tavola come se niente fosse
per assaporare il pane di  altri giorni. 
Un uccello che passa  alla finestra 
ci farà pensare al bosco di pini
dove il vento soffiava  furioso.

Chiederemo anche dei vecchi amici  
pensando   forse  al volto di qualche ragazza. 
Ci sarà ancora il campo di bocce
dove si incontravano i  vecchi contadini. 
Ci inviteranno a bere e parlare di 
cose che nessuno dimentica. 
Il tempo non è più che ritorno ad altro tempo. 

“Tutti ci riuniremo a volte sottoterra”
Qualcuno ci riconoscerà dietro l’angolo. 
Sarà come passare a salutare da un’altra epoca.

 

Rolando Cárdenas

Punta Arenas, 23 3 1933 –  Santiago del Cile 17  10 1990.

da “En el invierno de la provincia”


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