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Uscita di emergenza

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Si esce dall’amore come dal cinema

talvolta di corsa

e svelto a ripetere immagini o memorabili colonne sonore

e giusto sul punto di prendere un bus o un caffé

che cancelli quell’ultima scena rimasta impressa nella retina.

Talvolta si esce prima della fine,

sconcertati o a disagio sempre coi biglietti strappati.

 

Talvolta si esce dall’amore come da un treno o un aereo,

di corsa e silenziosi, pieni di pacchetti e di inutili commissioni

diretti ad aspettare bagagli dai soliti colori

e inseguendo un taxi o un volto familiare che ci accolga

o un agente che ci rintracci tra la folla

con un cartello con su scritto, a tratti frettolosi, il nostro nome.

 

Così anch’io esco dalla poesia

senza parole e con il cuore inaridito

pieno di anniversari segreti e tesori smarriti

abbozzi di qualche perdita, rauche voci ed episodi incompiuti.

 

Per questo l’amore è come il mondo, il cinema, il treno, l’aereo o la poesia:

si esce allo stesso modo e dalla stessa porta

coi biglietti strappati

inciampando in bagagli e pigri viaggiatori

e guardandosi indietro tra fretta e urgenza.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Affari domestici”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini


Abbiamo dovuto scrivere per incontrarli i fantasmi…..

 

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Da una montagna

Guardiamo la città. Vediamo dall’alto
la tua casa o la mia, dove prima c’era il mare.

Le voci s’immergono
nel fondo dello spazio
lasciando al loro posto
un mormorio sconosciuto.

Abbiamo dovuto scrivere per incontrarli
i fantasmi nei loro luoghi sotto la pioggia.
Soppesare il loro marchio nella memoria.

Gli amici sono andati già via
in un altro punto dell’orizzonte,
cercavano il seme disperso.
Aeroplani e promesse
dividevano gli anni.

Noi abbiamo imparato
ad aspettare quello che ritorna.
Osservando sotto le impronte
il movimento della Terra.

 

Santiago Espinosa, Bogotà 1985
da “Il movimento della terra”

traduzione di Alessio Brandolini

 

“…Non tutto ritorna (“regresar” nel libro è un verbo ricorrente) perché pioggia e nebbia amalgamano ruderi e rovine, templi e umili case ma la nostalgia e il desiderio fanno sì che l’attesa si trasformi in parte integrante della vita dell’uomo, disposto a ferirsi pur di non dimenticare, perché “occorre aspettare / quello che ritorna”. A.Brandolini


Musica per un desiderio

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Lancio monete nelle città e nelle sue fontane

ed esprimo desideri al passaggio di stelle cadenti.

La signora che mi lesse la mano disse

che sarei vissuto a lungo.

Cosa direbbe ora dopo che le mie mani hanno visitato il tuo corpo

e hanno conosciuto l’esilio e il naufragio?

L’irreversibile solitudine del nostro mondo

scagliata sulla ferita non è il sogno

è l’imminenza di un tempo silente

sono le voci bruciate degli uomini

il battito che afferma

la vita che in loro ha alloggiato.

Qual è il tempo e la sorte di queste parole?

Qual è il sesamo o l’abracadabra che a noi accorre?

C’ è splendore e stanchezza

in questo canto che profetizza

mentre facciamo l’inventario

delle cancellature, emendamenti e correzioni

di ogni istante sbagliato della vita.

 

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “I mestieri della vita”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 


Tornare a casa

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Tornare a casa, all’abitudine

di un piatto messo in tempo sulla tavola
degli odori caldi d’inverno che invadono la cucina
di un letto che custodisce l’impronta del mio corpo nelle lenzuola stese
di una poltrona che dondola l’assenza delle mie mani

quando sistemo la vita tra le mie ossa
architettura fatta di fango ed erba fresca.
Tornare a casa dopo ore di volo su un oceano di distanze non misurate
di aver percorso marciapiedi, di aver guardato vetrine
di una salmastra brezza appiccicata alle ciglia
una voce si ripete nel saluto nel richiamo
caldo tono di rimpianto e di stupore
musica tessuta a mano, giorno dopo giorno
e un corpo di pane inumidito nel ricordo.

 

Luisa Fernanda Trujillo,  Amaya (Bogotà, 1960)

traduzione  di Emilio Coco


I mestieri della vita

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…..mi è anche rimasto quel tornare di continuo

sulle cose conservate

per capire sempre i motivi della festa

e ricordare i nomi dimenticati

perché furono quei preludi

quelle fortune e quei racconti

il testamento più luminoso

di ogni giorno che la mia infanzia ha inventato.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “I mestieri della vita”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 

 

 


Allora gli si diede la voce all’uomo….

 

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Allora gli si diede la voce all’uomo
Tu parlerai per tutti, l’essere d’acqua parlerà in te
e anche il legno e la pietra
e la voce della lucertola e del passero
il mais il cerbiatto il silenzio la farfalla
il bosco parleranno attraverso di te
… ma l’uomo dimenticò
dimenticò le voci […]

 

Santiago Mutis Durán, Bogotà 1951

traduzione di Camila Hofman

 

L’uomo è l’unico essere vivente  ad avere un mezzo tanto efficace e articolato  quale la voce. E’ perciò anche  il solo a poterla  dare  ad altre creature che abitano   questo nostro mondo. E’ la sua missione.  Spesso, però, lui  interrompe quel canale di  comunicazione che lo lega  al creato, dimentica ciò  che Eugenio Montejio chiama “territudine”,  il legame stretto che esiste tra la terra e l’uomo,  l’energia, l’imprinting che ognuno riceve quando nasce e che, nonostante un presente tecnologico e inquinato, gli permette di non dimenticare la continuità organica, ma soprattutto spirituale, che esiste tra il suo corpo e il tutto.

Annamaria  S. 

 

 


Forse le poesie sono….

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Forse queste poesie sono frammenti di una vita che mai

avrebbe dovuto essere raccontata

o restare impressa nell’indelebile grammatica di amori perduti

e di risse sospese.

Sono, magari, parole per sopportare il maltempo

il tremore o il battito di tante voci smarrite…..

saranno forse solitudini spoglie e recuperate

tra canzoni e confusioni

od ogni bello istante rubato all’oblio

o saranno le sue consumate smorfie, ritornelli e intercalari

che accompagnano il passo dei giorni…….

 

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Arte poetica”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 

 


Musica per un desiderio

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Lancio monete nelle città e nelle sue fontane

ed esprimo desideri al passaggio di stelle cadenti.

La signora che mi lesse la mano disse

che sarei vissuto a lungo.

Cosa direbbe ora dopo che le mie mani hanno visitato il tuo corpo

e hanno conosciuto l’esilio e il naufragio?

L’irreversibile solitudine del nostro mondo

scagliata sulla ferita non è il sogno

è l’imminenza di un tempo silente

sono le voci bruciate degli uomini

il battito che afferma

la vita che in loro ha alloggiato.

Qual è il tempo e la sorte di queste parole?

Qual è il sesamo o l’abracadabra che a noi accorre?

C’ è splendore e stanchezza

in questo canto che profetizza

mentre facciamo l’inventario

delle cancellature, emendamenti e correzioni

di ogni istante sbagliato della vita.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “I mestieri della vita”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 


Forse queste poesie sono……

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Forse queste poesie sono frammenti di una vita che mai

avrebbe dovuto essere raccontata

o restare impressa nell’indelebile grammatica di amori perduti

e di risse sospese.

Sono, magari, parole per sopportare il maltempo

il tremore o il battito di tante voci smarrite

……………………………………………………………………………….

saranno forse solitudini spoglie e recuperate

tra canzoni e confusioni

od ogni bello istante rubato all’oblio

o saranno le sue consumate smorfie, ritornelli e intercalari

che accompagnano il passo dei giorni…….

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Arte poetica”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 

Perchè la poesia […] 
ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare……

Dalle Lettere, a Tullio Gadenz – Milano, 11 gennaio 1933 – Antonia Pozzi


Musica per un desiderio

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Lancio monete nelle città e nelle sue fontane

ed esprimo desideri al passaggio di stelle cadenti.

La signora che mi lesse la mano disse

che sarei vissuto a lungo.

Cosa direbbe ora dopo che le mie mani hanno visitato il tuo corpo

e hanno conosciuto l’esilio e il naufragio?

L’irreversibile solitudine del nostro mondo

scagliata sulla ferita non è il sogno

è l’imminenza di un tempo silente

sono le voci bruciate degli uomini

il battito che afferma

la vita che in loro ha alloggiato.

Qual è il tempo e la sorte di queste parole?

Qual è il sesamo o l’abracadabra che a noi accorre?

C’ è splendore e stanchezza

in questo canto che profetizza

mentre facciamo l’inventario

delle cancellature, emendamenti e correzioni

di ogni istante sbagliato della vita.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “I mestieri della vita”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 


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