Archivi tag: poeti colombiani

Tornare a casa

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Tornare a casa, all’abitudine

di un piatto messo in tempo sulla tavola
degli odori caldi d’inverno che invadono la cucina
di un letto che custodisce l’impronta del mio corpo nelle lenzuola stese
di una poltrona che dondola l’assenza delle mie mani

quando sistemo la vita tra le mie ossa
architettura fatta di fango ed erba fresca.
Tornare a casa dopo ore di volo su un oceano di distanze non misurate
di aver percorso marciapiedi, di aver guardato vetrine
di una salmastra brezza appiccicata alle ciglia
una voce si ripete nel saluto nel richiamo
caldo tono di rimpianto e di stupore
musica tessuta a mano, giorno dopo giorno
e un corpo di pane inumidito nel ricordo.

 

Luisa Fernanda Trujillo,  Amaya (Bogotà, 1960)

traduzione  di Emilio Coco

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I mestieri della vita

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…..mi è anche rimasto quel tornare di continuo

sulle cose conservate

per capire sempre i motivi della festa

e ricordare i nomi dimenticati

perché furono quei preludi

quelle fortune e quei racconti

il testamento più luminoso

di ogni giorno che la mia infanzia ha inventato.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “I mestieri della vita”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 

 

 


Allora gli si diede la voce all’uomo….

 

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Allora gli si diede la voce all’uomo
Tu parlerai per tutti, l’essere d’acqua parlerà in te
e anche il legno e la pietra
e la voce della lucertola e del passero
il mais il cerbiatto il silenzio la farfalla
il bosco parleranno attraverso di te
… ma l’uomo dimenticò
dimenticò le voci […]

 

Santiago Mutis Durán, Bogotà 1951

traduzione di Camila Hofman

 

L’uomo è l’unico essere vivente  ad avere un mezzo tanto efficace e articolato  quale la voce. E’ perciò anche  il solo a poterla  dare  ad altre creature che abitano   questo nostro mondo. E’ la sua missione.  Spesso, però, lui  interrompe quel canale di  comunicazione che lo lega  al creato, dimentica ciò  che Eugenio Montejio chiama “territudine”,  il legame stretto che esiste tra la terra e l’uomo,  l’energia, l’imprinting che ognuno riceve quando nasce e che, nonostante un presente tecnologico e inquinato, gli permette di non dimenticare la continuità organica, ma soprattutto spirituale, che esiste tra il suo corpo e il tutto.

Annamaria  S. 

 

 


Forse le poesie sono….

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Forse queste poesie sono frammenti di una vita che mai

avrebbe dovuto essere raccontata

o restare impressa nell’indelebile grammatica di amori perduti

e di risse sospese.

Sono, magari, parole per sopportare il maltempo

il tremore o il battito di tante voci smarrite…..

saranno forse solitudini spoglie e recuperate

tra canzoni e confusioni

od ogni bello istante rubato all’oblio

o saranno le sue consumate smorfie, ritornelli e intercalari

che accompagnano il passo dei giorni…….

 

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Arte poetica”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 

 


Musica per un desiderio

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Lancio monete nelle città e nelle sue fontane

ed esprimo desideri al passaggio di stelle cadenti.

La signora che mi lesse la mano disse

che sarei vissuto a lungo.

Cosa direbbe ora dopo che le mie mani hanno visitato il tuo corpo

e hanno conosciuto l’esilio e il naufragio?

L’irreversibile solitudine del nostro mondo

scagliata sulla ferita non è il sogno

è l’imminenza di un tempo silente

sono le voci bruciate degli uomini

il battito che afferma

la vita che in loro ha alloggiato.

Qual è il tempo e la sorte di queste parole?

Qual è il sesamo o l’abracadabra che a noi accorre?

C’ è splendore e stanchezza

in questo canto che profetizza

mentre facciamo l’inventario

delle cancellature, emendamenti e correzioni

di ogni istante sbagliato della vita.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “I mestieri della vita”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 


Forse queste poesie sono……

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Forse queste poesie sono frammenti di una vita che mai

avrebbe dovuto essere raccontata

o restare impressa nell’indelebile grammatica di amori perduti

e di risse sospese.

Sono, magari, parole per sopportare il maltempo

il tremore o il battito di tante voci smarrite

……………………………………………………………………………….

saranno forse solitudini spoglie e recuperate

tra canzoni e confusioni

od ogni bello istante rubato all’oblio

o saranno le sue consumate smorfie, ritornelli e intercalari

che accompagnano il passo dei giorni…….

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Arte poetica”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 

Perchè la poesia […] 
ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare……

Dalle Lettere, a Tullio Gadenz – Milano, 11 gennaio 1933 – Antonia Pozzi


Musica per un desiderio

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Lancio monete nelle città e nelle sue fontane

ed esprimo desideri al passaggio di stelle cadenti.

La signora che mi lesse la mano disse

che sarei vissuto a lungo.

Cosa direbbe ora dopo che le mie mani hanno visitato il tuo corpo

e hanno conosciuto l’esilio e il naufragio?

L’irreversibile solitudine del nostro mondo

scagliata sulla ferita non è il sogno

è l’imminenza di un tempo silente

sono le voci bruciate degli uomini

il battito che afferma

la vita che in loro ha alloggiato.

Qual è il tempo e la sorte di queste parole?

Qual è il sesamo o l’abracadabra che a noi accorre?

C’ è splendore e stanchezza

in questo canto che profetizza

mentre facciamo l’inventario

delle cancellature, emendamenti e correzioni

di ogni istante sbagliato della vita.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “I mestieri della vita”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 


C’è un modo di guardare il mondo senza rancore

 

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C’è un modo di guardare il mondo senza rancore

senza valigie o traslochi

più in là delle  cartoline

le tovaglie a quadretti

più in là delle sue case vuote e i taxi gialli.

Esiste un modo di vederlo diversamente dai suoi fili

con i panni stesi al sole  sulle  grandi  terrazze.

 

Ma non so nulla del mondo

se non degli addii negli aeroporti

così simili alla mia stanza e il mio comodino

pieno di penne vuote, fogli scritti

e rimedi di occasione.

 

Il mondo è triste

senza i suoi cinema, senza i suoi taxi gialli

gli  stadi vuoti dopo la partita

le tovaglie a quadretti  le canzoni che lo descrivono

in ogni stagione che contiene la sua luce e la sua voce

per  le lacrime

che  lo lasciano vedere più chiaro in controluce

nello specchietto retrovisore di tante cose perse e dimenticate.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da La fretta dell’istante 2015

traduzione mia


E che fine fa l’amore quando lo si dimentica? Luis Cernuda

 

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Dopo l’addio

la tua mano è diventata un viavai nella memoria

e il tempo ha sbiadito il tuo profilo.

La porta ha lasciato andare la tua immagine

e il tuo gesto distorto nel ricordo

è scivolato

verso nessun luogo.

 

 

Luz Mary Giraldo  Ibagué, Colombia 1950

da “Di arti e mestieri”

traduzione  di Martha Canfield e Alessio Brandolini

dal sito  Fili d’aquilone


………preferisco la solitudine di una poesia

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Tra il confino e l’esilio
preferisco la solitudine di una poesia
che sorvola altre intemperie,
regioni piovose che rimuovono i rottami del ricordo.

Non lasciare messaggi nelle cassette postali dell’alba,
nel mio sangue non spegnere il tuo dolore.

Accompagna la solitudine della poesia
e torna come un angelo, ebbra di Paradiso.

 

Federico Díaz-Granados, Bogotá (Colombia) 1974
da “Alloggio provvisorio”
traduzione di Alessio Brandolini


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