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Forse queste poesie sono……

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Forse queste poesie sono frammenti di una vita che mai

avrebbe dovuto essere raccontata

o restare impressa nell’indelebile grammatica di amori perduti

e di risse sospese.

Sono, magari, parole per sopportare il maltempo

il tremore o il battito di tante voci smarrite

……………………………………………………………………………….

saranno forse solitudini spoglie e recuperate

tra canzoni e confusioni

od ogni bello istante rubato all’oblio

o saranno le sue consumate smorfie, ritornelli e intercalari

che accompagnano il passo dei giorni…….

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Arte poetica”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 

Perchè la poesia […] 
ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare……

Dalle Lettere, a Tullio Gadenz – Milano, 11 gennaio 1933 – Antonia Pozzi


Musica per un desiderio

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Lancio monete nelle città e nelle sue fontane

ed esprimo desideri al passaggio di stelle cadenti.

La signora che mi lesse la mano disse

che sarei vissuto a lungo.

Cosa direbbe ora dopo che le mie mani hanno visitato il tuo corpo

e hanno conosciuto l’esilio e il naufragio?

L’irreversibile solitudine del nostro mondo

scagliata sulla ferita non è il sogno

è l’imminenza di un tempo silente

sono le voci bruciate degli uomini

il battito che afferma

la vita che in loro ha alloggiato.

Qual è il tempo e la sorte di queste parole?

Qual è il sesamo o l’abracadabra che a noi accorre?

C’ è splendore e stanchezza

in questo canto che profetizza

mentre facciamo l’inventario

delle cancellature, emendamenti e correzioni

di ogni istante sbagliato della vita.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “I mestieri della vita”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 


…dici, parlami del mare

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Amica mia, dici,

parlami del mare.

 

E ti racconto della mia infanzia

che mi insegnò a guardare

la terra come terra,

come cielo il mare.

 

La valle, la montagna,

erano la realtà.

Il mare l’incertezza

il sogno, l’inquietudine.

 

E io, tu lo sai bene,

sono rimasta con il mare.

 

Un giorno vicino al molo

un vecchio pescatore,

tra le mani da bambina

mi mise una conchiglia.

 

La portai all’orecchio, ne riconobbi il suono

e iniziò a diventarmi

fugace il cuore,

come fragile barca

che porta una canzone.

 

Attraverso le mie vene che partono

da un lontano Simbad,

me ne vado, strano cammino,

a cercare un altro mare

dove un giorno mi vedranno

navigando a caso,

la distanza negli occhi,

il viso contro il vento.

 

Ancora mi bacia le labbra

il sapore del sale.

 

Amica mia, dici,

parlami del mare.

 

Meira Delmar

 Barranquilla ( Colombia) 21 4 1922 – Barranquilla, 18 3 2009

Traduzione dallo spagnolo di Giulia Spagnesi

 

 

Da sempre il mare ha rappresentato l’ignoto e il desiderio di avventura. La terra, invece,  è la concretezza, è quel “principio di realtà” che ogni volta ci ricorda i limiti umani…ma anch’io credo di avere avuto sempre la vocazione a “rimanere col mare” anche se molto spesso mi sono fatta “male”

….La valle, la montagna, /erano la realtà. /Il mare l’incertezza /il sogno, l’inquietudine.

E io, tu lo sai bene,/sono rimasta con il mare….

 


C’è un modo di guardare il mondo senza rancore

 

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C’è un modo di guardare il mondo senza rancore

senza valigie o traslochi

più in là delle  cartoline

le tovaglie a quadretti

più in là delle sue case vuote e i taxi gialli.

Esiste un modo di vederlo diversamente dai suoi fili

con i panni stesi al sole  sulle  grandi  terrazze.

 

Ma non so nulla del mondo

se non degli addii negli aeroporti

così simili alla mia stanza e il mio comodino

pieno di penne vuote, fogli scritti

e rimedi di occasione.

 

Il mondo è triste

senza i suoi cinema, senza i suoi taxi gialli

gli  stadi vuoti dopo la partita

le tovaglie a quadretti  le canzoni che lo descrivono

in ogni stagione che contiene la sua luce e la sua voce

per  le lacrime

che  lo lasciano vedere più chiaro in controluce

nello specchietto retrovisore di tante cose perse e dimenticate.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da La fretta dell’istante 2015

traduzione mia


E che fine fa l’amore quando lo si dimentica? Luis Cernuda

 

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Dopo l’addio

la tua mano è diventata un viavai nella memoria

e il tempo ha sbiadito il tuo profilo.

La porta ha lasciato andare la tua immagine

e il tuo gesto distorto nel ricordo

è scivolato

verso nessun luogo.

 

 

Luz Mary Giraldo  Ibagué, Colombia 1950

da “Di arti e mestieri”

traduzione  di Martha Canfield e Alessio Brandolini

dal sito  Fili d’aquilone


………preferisco la solitudine di una poesia

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Tra il confino e l’esilio
preferisco la solitudine di una poesia
che sorvola altre intemperie,
regioni piovose che rimuovono i rottami del ricordo.

Non lasciare messaggi nelle cassette postali dell’alba,
nel mio sangue non spegnere il tuo dolore.

Accompagna la solitudine della poesia
e torna come un angelo, ebbra di Paradiso.

 

Federico Díaz-Granados, Bogotá (Colombia) 1974
da “Alloggio provvisorio”
traduzione di Alessio Brandolini


Alloggio provvisorio

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Non ho mai conosciuto gli inquilini della mia vita.
Né ho saputo quando escono, quando entrano,
in quale ignota stazione riposano le loro miserie.
Le donne sono uscite da questo corpo sbattendo le porte
lamentandosi della mia tristezza,
in alcuni periodi si sono lamentate dell’umidità
del troppo freddo, di qualche strana muffa nell’armadio.

Gli inquilini della mia vita se ne vanno sempre senza pagare
e il patio resta di nuovo deserto
in questo hotel di passaggio dov’è sempre notte.

 

Federico Díaz-Granados, Bogotá (Colombia) 1974
da “Alloggio provvisorio”
traduzione di Alessio Brandolini

Fili d’aquilone n. 38

Alla prima lettura si ha la sensazione di un messaggio negativo, specialmente nel primo verso: gli alloggi provvisori sono le nostre esistenze, nostre ma a volte inesplorate, attraversate da sconosciuti inquilini che vanno e vengono, come le esperienze della vita: alcuni ci amarono, altri non abbiamo amato o non ci amarono e, pendolari della notte, hanno abitato una stanza della nostra anima, senza lasciarvi nulla.
Eppure, nei versi si sente scorrere la magìa del tempo: il presente, il passato e il persistere della memoria. Siamo alloggi provvisori dove restano per sempre i ricordi e alla fine anche noi siamo viaggiatori nella notte, nel tempo che è eterno.


Ah, i ritratti muti…

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Ah, i ritratti muti
senza odore e senza atmosfera,
dipinti con quell’aroma esatto che da sempre  è il colore del passato,
agrodolce evocazione di nomi dimenticati,
di date ormai ingiallite,
di una luna minore,
fotografie menzognere, di festeggiamenti inutili,
che non entusiasmano più.
Mai ci sono state foto di attimi cruciali,
il momento proprio dell’amore,
il territorio preciso delle ossessioni.
Non ho un ritratto di mio nonno
quando intrecciava fibre vegetali
parlandomi con una voce più antica di lui stesso
né esiste fotografia di scorci di una strada
che non ho mai più rivisto,
e che alle volte credo di aver solo sognato.
Ah, i ritratti,
dipinti con la materia di un altro tempo,
documenti di un oblio unico e più reale.

 

Dario Jaramillo Agudelo, Colombia 1947
da “La nostalgia”
trad. Ileana Di Maio


Quell’altro che abita in me….

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Quell’altro che abita pure in me,
forse proprietario, magari invasore o esiliato in questo corpo
estraneo oppure di entrambi,
quell’altro che temo e ignoro, felino o angelo,
quell’altro che è solo ogni volta che son solo, uccello o demonio,
quell’ombra di pietra cresciuta dentro di me e fuori di me,
eco o parola, quella voce che risponde quando mi domandano qualcosa,
il padrone del mio imbroglio, il pessimista e il malinconico e quello irragionevolmente allegro,
quell’altro pure
ti ama.

 

Dario Jaramillo Agudelo. Antioquia in Colombia 1947

da “Poesie d’amore” in “Dell’amore dell’oblio”

traduzione, Martha Canfield


Stai diventando oblio

 

Winter Stories #39,  2007
Stai diventando oblio
una parte del nulla che non fa male,
una ferita di ieri che questa notte è già pelle nuova.
Non ti intrufoli nella mia solitudine,
non distrai la mia attenzione come accadeva prima
ogni momento,
adesso tu sei un di più in tutto ciò che sei per me,
non manchi al mio ricordo, non alimenti
la mia memoria.
Stai diventando oblio.



Dario Jaramillo Agudelo. Antioquia in Colombia 1947

da “Quaderno da dimenticare” in “Dell’amore dell’oblio”

traduzione, Martha Canfield


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