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Perversi sono i puritani….

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Perversi sono i puritani
amore
quelli che non capiscono
i progetti del cielo
e si legano il cuore
con il laccio di tutti i pregiudizi


Osvaldo Sauma, Costa Rica 1949

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Appunto interiore

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Oggi la mia vita non ha alcun peso:
è un vento, meno d’un vento, meno 
d’una riga di luce.
                     Ora nessuno 
può essermi sgradito.
                     Non ci sono terreni
risentimenti nella mia anima.
Il mio sangue è una rossa armonia viva.
Sono in armonia con la brace e la calma, 
con la voce amorosa e quella vendicativa.

Sembra che le mie mani non ci siano, sembra 
che il mio corpo nuoti in un’acqua innocente.
Come un vento nudo il mio cuore si dondola
e dolcemente fa suonare campane.

 

Jorge Debravo

Costa Rica 31 8 1938 – Costa Rica  4 8 1967

traduzione di Alessio Brandolini


Barman

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Scambio un battito con la stanchezza 
mentre la vita mescola le carte 
l’inventario degli uomini solitari 
e donne in cerca di un’altra storia. 

Raccolgo bottiglie, metto a posto i posacenere. 
Pulisco il bancone 
e un ragazzo insiste con le sue assurde teorie. 

Le albe sono lunghe 
la poesia non esiste 
tutti hanno perduto il proprio emisfero. 

Talvolta lasciano la mancia 
altre, un’amara sensazione d’imbarazzo. 

Sono il loro barman 
assai più 
di un sorriso 
gentile 
che vende.

 

Paola Valverde Alier . Costa Rica, 1984

Traduzione dallo spagnolo di Alessio Brandolini


Lettera al figlio

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Sarebbe difficile scrivere questa lettera senza evitare le giustificazioni
digressioni di caduta e vela soffiata verso il ponente
nel fosforo del Baltico un’alba di pioggia e lacrime
con il volto davanti alle pareti bianche di un ospedale-serra

Sarà difficile inventariare le lune gli incroci all’angolo
i cavalli estivi che galoppano su entrambi i lati della transiberiana
le notti di vodka intorno all’assenza priva dei tuoi passi?

Sarà duro il lottare degli eventi
i visti i passaporti gli aeroporti i non incontri
le callosità dell’anima l’inutilità degli abbracci

Sarà difficile annotare che ho patito bevuto sono fuggito
verso gli aghi del tempo nel cammino delle parole……….

Mi è molto difficile dirti figlio dirtelo senza venir meno al ricordo
perché anch’io cado piovo mi apro mi chiudo
mi parlo mi tremo mi tendo con le sferzate dei templi

del primo indizio la mezza carezza l’ultimo volo
per dirti così semplicemente figlio senza letteratura
così nella pura aria che tutti siamo viaggiatori e che per questo
malgrado tutto ciò che trascorre sotto la poesia
malgrado tutto ciò

che muoio

ti scrivo

e ti amo

 

Adriano Corrales, San Carlos in Costa Rica 1958.

da “Lettera al figlio” 

in “Ad ora incerta”

cura e traduzioni di Tomaso Pieragnolo

 

Se dovessi scrivere una lettera ai miei figli, vorrei farlo così, vorrei che fossero ben visibili i timori e le  fragilità che hanno caratterizzato il mio essere madre. E, con la medesima semplicità, esprimere il mio incondizionato amore verso di loro.

A. S.

 


Vorrei avere quella forza…..

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Mestiere di coltivare

Nei cardini e nei battenti

non si trattiene l’umidità

a contemplare paesaggi

a condolersi per il crepuscolo

in cui naufragano le luci

né si trattiene la termite

nel suo lavoro di caverne

per la semplice ragione

di terminare il suo orario.

Esiste un lavoro costante

di fiori e sementi

che la terra raccoglie

il sole concima

e la pioggia colma di meraviglie

in cui non si ammette il riposo

né il castigo di ciò che è infruttuoso.

L’erba si espande senza contadino

l’albero cresce senza altimetri

i fiori esplodono senza giardiniere

la pennellata del verde non si trattiene

il conflitto delle liane si risolve

nel concilio degli intendimenti

senza patti o documenti o atti

perché qualunque cosa ha il suo posto

nell’abbondanza di una semina infinita.

In quella giornata di tempo immerso

nel daffare dominato dal sempre

e nel presente con futuro

si vive il prodigio di pianti allegri

e di esplosioni animate che aiutano

a distribuire il tutto tra tutti.

Senza necessità di mestiere alcuno

si coltivano la montagna e la prateria

le rive dei fiumi

le terre libere dalle mani

pianificatrici degli uomini

e le pianure asciutte di sole.

Vorrei avere quella forza

per seminarmi dentro

di speranze e dolcezze.

 

Carmen Naranjo

Cartago Costa Rica 30 1 1928 –  San José Costa Rica 4 1 2012

da  “Oficio de oficios” in  “Nell’imminenza del giorno”  antologia di T. Pieragnolo


Barman

 

 

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I venditori ambulanti

fanno baratti per avere del vino

e al bar vendono libri.

 

Si siedono al tavolo accanto a Hemingway

mentre il bicchiere graffia “I fiori del male”.

 

Trafficano incenso

rose strappate

e gioielli fabbricati dagli indios.

 

Chiedono calici con ghiaccio

versano liquori di contrabbando

e fiammiferi per illuminare il corridoio.

 

Intavolano conversazioni con musicisti

che cantano negli autobus

e rompono candelabri quando spiritati se ne vanno in giro.

 

Ci truffano con le loro lampade resistenti all’acqua

e talvolta ci misurano la pressione

in cambio d’un cicchetto di guaro. 

 

In una circostanza Lo Stregone

lesse il fumo di una sigaretta.

Piantò nella mia mano

un pezzo di legno di sandalo.

Disse che con gli anni tutto sarebbe cambiato

e dopo pochi mesi chiudemmo il bar.

 

 

Paola Valverde Alier . Costa Rica, 1984

Traduzione dallo spagnolo di Alessio Brandolini

 

Si chiamava “Rayuela” il bar per gente sensibile alla poesia e alla letteratura  a San José, capitale del Costa Rica……Oggi si è trasformato nell’ormai celebre “El lobo estepario” …. Un bar atipico, con un “Teatro Magico” collocato al secondo piano, dove si svolgono incontri di musica, letteratura, recital poetici, mostre di arte… La raccolta poetica di Paola Valverde ( lei stessa lavora e pulisce il bancone dove prepara e serve cocktail)  narra (in poesia) degli incontri avvenuti (e che avvengono) in questo luogo particolare: ritrovo di artisti e scrittori, di innamorati e solitari, di bizzarri stregoni che leggono il futuro nel fumo di una sigaretta….. da   Fili d’aquilone n. 42


Mi è molto difficile dirti figlio….

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Mi

è molto difficile dirti figlio dirtelo senza venir meno al ricordo

perché anch’io cado piovo mi apro mi chiudo

 mi parlo mi tremo mi tendo con le sferzate dei templi

del primo indizio la mezza carezza l’ultimo volo

per dirti così semplicemente figlio senza letteratura

così nella pura aria che tutti siamo viaggiatori e che per questo

malgrado tutto ciò che trascorre sotto la poesia

malgrado tutto ciò che muoio ti scrivo e ti amo.

 

Adriano Corrales, San Carlos in Costa Rica 1958.

da “Lettera al figlio” 

in “Ad ora incerta”

cura e traduzioni di Tomaso Pieragnolo

Se dovessi scrivere una lettera ai miei figli, vorrei farlo così, vorrei che fossero ben visibili i timori e le  fragilità che hanno caratterizzato il mio essere madre. E, con la medesima semplicità, esprimere il mio incondizionato amore verso di loro.


mi abbandono mi astraggo….

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non voglio muovere un dito
mi abbandono
mi astraggo
fuggo dall’avvenire e dal progresso
mi nascondo negli armadi dell’infanzia
nella tana dell’autismo
ne sono prova i mozziconi
che lascia sparsi la mia irrequietezza
i vestiti appesi a ogni porta
i piatti scioccamente sporchi
non fingo quest’inerzia
sono stanco di me e degli altri
dei morti del giorno
delle tasse che aumentano
dei salari che non bastano
dell’impunità che protegge
sempre i politici
di non essere io
di non poter vivere come nei miei sogni.

 

Osvaldo Sauma, Costa Rica 1949.
da “Utopia del solitario”
traduzione di Zingonia Zingone


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