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I viaggi delle donne

Nel caos del nostro mondo, non ci sono più penelopi che aspettano ulisse.  In viaggio loro stesse,  le donne oggi tessono  trame di altri addii,  altri ritorni, altri esìli….

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46.
Tramonteranno i regni
elene sprovvedute rifletteranno la storia
il trucco di legno avrà doti di uccello
si perderanno le bussole e il mare
non perderà l’abitudine di trattenere
e di colpire Ulisse

Soltanto tu non darai un punto cieco
quando tesserai le linee della morte
Penelope:
renderai conto alle costellazioni?

Lascia il tessuto da una parte
e fai un sorriso al tempo.

 

 

Juana Rosa Pita, L’Avana 1939
da “I viaggi di Penelope” 1980

 

[…] La mitica figura di Penelope ha riflesso, in quasi tutto il pensiero occidentale, l’archetipo dell’eroina, secondo la visione maschile della donna perfetta: sposata, fedele, immersa nella sua abnegazione…ha riflesso questa immagine di donna anche nella letteratura….Penelope come metafora ed immagine statica della protagonista femminile… Nelle poesie di Juana Rosa Pita, raccolte nel volume “I viaggi di Penelope” la protagonista, attraverso il viaggio simbolico che essa compie tessendo e disfacendo la tela nell’attesa di Ulisse….riesce a delineare la trama dei suoi viaggi, della sua odissea che rappresenta l’odissea di tutte le donne alla ricerca della propria identità…. è necessario capire i contrasti tra il viaggio maschile e quello femminile…..i viaggi femminili hanno una struttura che esprime questi contrasti perchè le donne, a differenza degli uomini, lottano per definire il senso dell’esperienza umana come coscienza invece di conquista […] da (I viaggi di Penelope. L’Odissea delle donne) di Brigidina Gentile

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Ancora

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Mentre m’inzuppava la pioggia e il vento si intrecciava alla mia anima,

e fino al mio cuore saliva il fango;

mentre perso era altro,

continuo a vederti ancora.

Intuisco il tuo volto in mezzo alla pioggia.

Mi asciugo il volto con le tue mani.

Ti sento dire

“Ti porto per mano come un bambino”……

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Poesie scomparse” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


Nel caso in cui…

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Nel caso in cui fossimo eterni

tirerei fuori dall’armadio il vestito

di quella festa, di trecento anni fa,

ed eternamente, seduti nel portico a prendere il fresco,

parleremo del passato.

Le nostre dita – sempre rosate – toccano ora

la vivida rappresentazione.

Se otteniamo un istante di eternità,

romperemo il sortilegio della morte.

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Uno scherzo colossale” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi

 

 


Il sole della tua gioventù

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Se fissi bene i tuoi occhi,

se li stringi

ancora potrai scrutare

il sole della tua gioventù.

Stupore? Ti ricordi?

Occupava la metà del cielo.

Potrai guardarlo in faccia.

Stupore? Se era così naturale.

Aveva un colore, una danza,

aveva un desiderio,

una felicità straordinaria,

ti amava.

Tutto quel che a volte nel mezzo della tua età,

correndo nel treno

lungo il bosco al mattino,

credesti di immaginare in te stesso.

 

E’ nel cuore dove si schierano i vecchi soli

Perché da lì non si è mosso il tuo……

 

 

Virgilio Piñera Llera, Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Diciamo che abbiamo vissuto” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


Solo stelle…

 

 

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Né pure, né lontane, né abbordabili

da una nave cosmica:

solo stelle,

come mi è dato di vederle.

Comparato con i poeti classici e gli astronauti 

– grandi parole e grandi viaggi –

so che è poco, molto poco.

Che fare in mezzo a tanta magnificenza:

guardare con questi occhi miei

– miopi, stanchi, quasi ciechi –

solo stelle.

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Poesie scomparse” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


La cartomante

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Confondendo con le sue mani tutte le possibilità logiche,

la cartomante ci rivela la città antica

-quella per cui impazziscono i  seguaci di un dio-

che possiede tutti i poteri per renderci felici.

 

Sotto le carte non c’è arcano da mostrare,

-il mondo procede come sempre- -dobbiamo rassegnarci-

ma nonostante questo la cartomante in un grido

ci annuncia palate d’oro risplendente.

 

Mangiando la nostra fame percorriamo i giorni,

una volta facendo l’agnello, un’altra l’orso,

dicendo a tutti che stiamo per cambiar vita,

grazie ai mezzi incredibili della cartomanzia.

 

Ah! Siamo noi i veri maghi,

portiamo in noi stessi il nostro indovino,

ma ignorando di possedere antenne

andiamo come montoni dalla cartomante.

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Uno scherzo colossale” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi

 

Virgilio Piñera , uno dei più grandi poeti latinoamericani, con Lezema Lima fu una delle intelligenze più originali del suo paese. Emarginato dal regime castrista, visse dodici anni in Argentina, dove collaborò alla rivista Sur, fu amico di personaggi così diversi tra loro come Witold Gombrowicz, Borges o Bioy Casares, e pubblicò anche il suo primo romanzo, La carne de René ( 1952, edito in Italia, ma introvabile)  Piñera si considerava  un “poeta occasionale”, perciò restio a pubblicare  le sue poesie. La sua opera poetica, al tempo stesso incredula e appassionata, barocca e colloquiale, essenzialmente incentrata nel dibattito lacerante tra vita e letteratura,  si manifesta “nell’apprezzamento del corpo umano al di sopra dell’anima, della realtà senza ornamenti e della ricerca del momento vitale prima delle considerazioni etiche, religiose, filosofiche. Solo in vecchiaia riconobbe il valore della letteratura e dell’artista, che considera creatore supremo di qualcosa di decisivo per l’uomo, interprete necessario, anche se ripudiato o mutilato, dell’irrealtà del reale.  Oltre che come poeta è celebre per le sue opere di teatro Electra Garrigó, En esa helada zona, Falsa alarma, Dos viejos pánicos. Eccellente narratore breve con titoli come Cuentos fríos e buon romanziere: Pequeñas maniobras (1963) e Presiones y diamantes (1976). In Spagna è stato pubblicato nel 2000 un volume con i suoi Cuentos completos. In Italia è tutto inedito.(da Il foglio letterario)

Dello stesso autore  qui in questo blog altre composizioni della stessa raccolta.


I viaggi di Penelope

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46.
Tramonteranno i regni
elene sprovvedute rifletteranno la storia
il trucco di legno avrà doti di uccello
si perderanno le bussole e il mare
non perderà l’abitudine di trattenere
e di colpire Ulisse

Soltanto tu non darai un punto cieco
quando tesserai le linee della morte
Penelope:
renderai conto alle costellazioni?

Lascia il tessuto da una parte
e fai un sorriso al tempo.

 

Juana Rosa Pita, L’Avana 1939
da “I viaggi di Penelope” 1980

[…] La mitica figura di Penelope ha riflesso, in quasi tutto il pensiero occidentale, l’archetipo dell’eroina, secondo la visione maschile della donna perfetta: sposata, fedele, immersa nella sua abnegazione…ha riflesso questa immagine di donna anche nella letteratura….Penelope come metafora ed immagine statica della protagonista femminile… Nelle poesie di Juana Rosa Pita, raccolte nel volume “I viaggi di Penelope” la protagonista, attraverso il viaggio simbolico che essa compie tessendo e disfacendo la tela nell’attesa di Ulisse… .riesce a delineare la trama dei suoi viaggi, della sua odissea che rappresenta l’odissea di tutte le donne alla ricerca della propria identità[..]
da (I viaggi di Penelope. L’Odissea delle donne) di Brigidina Gentile

 

 


L’Odissea delle donne

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13.
Lei vegliava fino alla vetta
delle ombre e l’oscurità non lasciava
nemmeno una nota in più
della sua parte di chiarore.

L’infinito lo trascorreva
dipanando la storia
con il viso rivolto all’alba
e lui tornava sempre:
bambino dispotico
privo del suo sogno.

***
40.
Seduta sulla matassa del sogno
sta Penelope con il grembo cavo
seminando gli sguardi:
non precipita nella ferita del tempo
nell’isola devastata
o nel pozzo oscuro dei passi assenti.

Nel suo sorriso accerchiato da barche
sta un faro insanguinato:
non il taglio che canta il cieco
e dà gioia al telaio in spiaggia.

Sarà la ferita che duole
preistoria del sogno
che fa cadere a intervalli di rime
la sua sorda, chiassosa prigioniera:
la ferita che non sarà poesia
perché Ulisse non c’è
ed è già arrivato.

Juana Rosa Pita, L’Avana 1939
da “I viaggi di Penelope” 1980

[…] La mitica figura di Penelope ha riflesso, in quasi tutto il pensiero occidentale, l’archetipo dell’eroina, secondo la visione maschile della donna perfetta: sposata, fedele, immersa nella sua abnegazione…ha riflesso questa immagine di donna anche nella letteratura….Penelope come metafora ed immagine statica della protagonista femminile… Nelle poesie di Juana Rosa Pita, raccolte nel volume “I viaggi di Penelope” la protagonista, attraverso il viaggio simbolico che essa compie tessendo e disfacendo la tela nell’attesa di Ulisse….riesce a delineare la trama dei suoi viaggi, della sua odissea che rappresenta l’odissea di tutte le donne alla ricerca della propria identità…. è necessario capire i contrasti tra il viaggio maschile e quello femminile…..i viaggi femminili hanno una struttura che esprime questi contrasti perchè le donne, a differenza degli uomini, lottano per definire il senso dell’esperienza umana come coscienza invece di conquista […] da (I viaggi di Penelope. L’Odissea delle donne) di Brigidina Gentile

Nel documento da cui è tratto il brano, in realtà, la Gentile cita, oltre a Juana Rosa Pita, anche altre scrttrici latino-americane contemporanne, le quali propongono una Penelope che non aspetta più Ulisse, perchè nel caos del nostro mondo, altri e più dolorosi sono gli addii, i ritorni e gli esìli delle donne.

 

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Penelope

 

Non era possibile che non lo riconoscesse alla luce del focolare; non c’erano

 

i panni logori del mendicante, il travestimento, no; segni certi:

 

la cicatrice sul ginocchio, la forza, la furbizia nell’occhio. Terrorizzata,

 

appoggiando la schiena al muro, cercava una giustificazione,

 

ancora un intervallo di tempo di breve durata, per non rispondere,

 

per non tradirsi. Per lui, dunque, aveva speso vent’anni,

 

venti anni di attesa e di sogni, per quest’infelice,

 

per questo vecchio grondante sangue? Si lasciò cadere su una sedia

 

guardò lentamente i pretendenti morti sul pavimento, come se guardasse

 

i suoi propri desideri morti. E:”Bentornato”, gli disse,

 

sentendo estranea, lontana la sua voce. Sulle ginocchia il telaio suo

 

riempiva il soffitto di ombre a forma di grata; e quanti uccelli aveva tessuto

 

con cuciture rosse lucenti su fogliame verde, all’improvviso,

 

quella notte del ritorno, finirono in nera cenere

volando basso nel cielo piatto dell’estrema sofferenza.

 

Jannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990)

 

 

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Penelope

 

All’inizio, guardavo la strada

sperando di vederlo arrivare

camminando disinvolto tra gli ulivi,

un fischio al cane

che lo piangeva col muso caldo sulle mie ginocchia.

Sei mesi di questa storia

poi ho capito che passavano giornate intere

senza che me ne rendessi conto.

Presi ago e filo, forbici e tela

pensando di distrarmi,

invece mi ritrovai l’industria di una vita.

ricamai una ragazza

sotto una sola stella – punto a croce, seta argento

che rincorre la palla saltellante dell’infanzia.

Per l’erba scelsi tre toni di verde;

un rosa antico, un grigio ombra

per mostrare una boccadileone che gargarizza un’ape.

L’albero lo ricamai col filo nocciola,

il mio ditale come una ghianda

spuntava dalla terra bruna.

Nell’ombra

avvolsi una fanciulla in un profondo abbraccio

col ragazzo-eroe

e mi smarrii del tutto

in un folle ricamo d’amore, desiderio, perdita e rimpianto;

poi guardai lui salpare

nei lenti punti d’oro del sole.

E quando gli altri vennero a prendergli il posto,

a disturbare la mia pace,

presi tempo.

misi su una faccia da vedova, tenni la testa bassa,

facevo il lavoro di giorno e lo disfacevo di notte.

Sapevo a che ora della sera la luna

cominciava a sfilacciarsi,

la rammendai.

Fili grigi e marroni

inseguivano il pesce guizzante del mio ago

a formare un fiume che mai avrebbe raggiunto il mare.

Lo ingannai. Mi stavo disegnando

il sorriso di una donna al centro

del mondo, indipendente, intenta, soddisfatta,

e certamente non in attesa,

quando fuori dalla porta – troppo tardi – udii un passo ben noto.

Inumidii il mio filo scarlatto

e ancora una volta infilai il centro della cruna

 

Carol Ann Duffy,    Glasgow, Regno Unito  23 dicembre 1955


Bene, diciamo…

A man stands behind a window at his home in Havana

Bene, diciamo che abbiamo vissuto,
non certo – sebbene sarebbe elegante –
come i greci della polis radiosa
ma simili a statue crisoelefantine
e con un inizio di steatopigia.
Abbiamo vissuto in un’isola
forse non come volevamo,
ma come potevamo.
Così abbiamo abbattuto alcuni templi
e ne abbiamo innalzati altri
che ancora rimangono
o che sono stati a loro volta abbattuti.
Abbiamo scritto instancabilmente,
sognato quanto basta
per penetrare nella realtà.
Abbiamo alzato dighe
contro l’idolatria e il crepuscolare.
Abbiamo adorato il sole
e, cosa ancora più splendida,
abbiamo lottato per risplendere.
Ora, in silenzio per un po’,
ascoltiamo città ridotte in polvere,
ardere in scintille illustri manoscritti,
e il lento quotidiano sgocciolio dell’odio.
Ma è solo una pausa del nostro futuro.
Presto saremo pronti a conservare.
Non sopra le rovine, ma sopra il ricordo,
perché guarda: non hanno peso
e noi ora cominciamo.

Virgilio Piñera Llera, Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Diciamo che abbiamo vissuto” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi

 

Virgilio Piñera , uno dei più grandi poeti latinoamericani, con Lezema Lima fu una delle intelligenze più originali del suo paese. Emarginato dal regime castrista, visse dodici anni in Argentina, dove collaborò alla rivista Sur, fu amico di personaggi così diversi tra loro come Witold Gombrowicz, Borges o Bioy Casares, e pubblicò anche il suo primo romanzo, La carne de René ( 1952, edito in Italia, ma introvabile)  Piñera si considerava  un “poeta occasionale”, perciò restio a pubblicare  le sue poesie. La sua opera poetica, al tempo stesso incredula e appassionata, barocca e colloquiale, essenzialmente incentrata nel dibattito lacerante tra vita e letteratura,  si manifesta “nell’apprezzamento del corpo umano al di sopra dell’anima, della realtà senza ornamenti e della ricerca del momento vitale prima delle considerazioni etiche, religiose, filosofiche. Solo in vecchiaia riconobbe il valore della letteratura e dell’artista, che considera creatore supremo di qualcosa di decisivo per l’uomo, interprete necessario, anche se ripudiato o mutilato, dell’irrealtà del reale.  Oltre che come poeta è celebre per le sue opere di teatro Electra Garrigó, En esa helada zona, Falsa alarma, Dos viejos pánicos. Eccellente narratore breve con titoli come Cuentos fríos e buon romanziere: Pequeñas maniobras (1963) e Presiones y diamantes (1976). In Spagna è stato pubblicato nel 2000 un volume con i suoi Cuentos completos. In Italia è tutto inedito.(da Il foglio letterario)


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