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se tu fossi….

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…se tu fossi con me, amore che non tornasti,

quanto sarebbe felice per me questa domenica triste!

 

José Ángel Buesa

Cuba 2 9 1910  –  Santo Domingo  14 8 1982


L’albero

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C’è un albero davanti alla mia finestra. È indifferente

al mio sguardo, ai miei pensieri, alle mie ansie di non

avere mai tempo a sufficienza. Lui perde le foglie in

autunno e le ritrova in primavera. Trascorre l’intero

inverno in un quieto cordoglio. In estate le cicale gli

gridano alle orecchie. Qualunque cosa io provi, l’albero

è la fuori, davanti alla mia finestra, inamovibile sul suo

cammino verso il cielo.

E quanto sono grata a quest’albero che altro non mi

chiede se non di accorgermi della sua indifferenza.

 

 

Dulce María Loynaz

L’Avana 10 12 1902 – L’Avana 27 4 1997

da  “Poesie senza nome”


il lento quotidiano sgocciolio dell’odio

Sto rileggendo “Il peso di un’isola”. Superfluo dire che la poesia latinoamericana mi piace più di ogni altra! ha la  capacità  di parlare del reale con accenti magici e incantati, così che anche la realtà più minuta e  quotidiana assume caratteri universali, dove ricercare e riconoscere il valore assoluto del nostro stare al mondo. 

A man stands behind a window at his home in Havana

Bene, diciamo che abbiamo vissuto,
non certo – sebbene sarebbe elegante –
come i greci della polis radiosa
ma simili a statue crisoelefantine
e con un inizio di steatopigia.
Abbiamo vissuto in un’isola
forse non come volevamo,
ma come potevamo.
Così abbiamo abbattuto alcuni templi
e ne abbiamo innalzati altri
che ancora rimangono
o che sono stati a loro volta abbattuti.
Abbiamo scritto instancabilmente,
sognato quanto basta
per penetrare nella realtà.
Abbiamo alzato dighe
contro l’idolatria e il crepuscolare.
Abbiamo adorato il sole
e, cosa ancora più splendida,
abbiamo lottato per risplendere.
Ora, in silenzio per un po’,
ascoltiamo città ridotte in polvere,
ardere in scintille illustri manoscritti,
e il lento quotidiano sgocciolio dell’odio.
Ma è solo una pausa del nostro futuro.
Presto saremo pronti a conservare.
Non sopra le rovine, ma sopra il ricordo,
perché guarda: non hanno peso
e noi ora cominciamo.

 

Virgilio Piñera Llera, Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Diciamo che abbiamo vissuto” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi

 

Virgilio Piñera , uno dei più grandi poeti latinoamericani, con Lezema Lima fu una delle intelligenze più originali del suo paese. Emarginato dal regime castrista, visse dodici anni in Argentina, dove collaborò alla rivista Sur, fu amico di personaggi così diversi tra loro come Witold Gombrowicz, Borges o Bioy Casares, e pubblicò anche il suo primo romanzo, La carne de René ( 1952, edito in Italia, ma introvabile)  Piñera si considerava  un “poeta occasionale”, perciò restio a pubblicare  le sue poesie. La sua opera poetica, al tempo stesso incredula e appassionata, barocca e colloquiale, essenzialmente incentrata nel dibattito lacerante tra vita e letteratura,  si manifesta “nell’apprezzamento del corpo umano al di sopra dell’anima, della realtà senza ornamenti e della ricerca del momento vitale prima delle considerazioni etiche, religiose, filosofiche. Solo in vecchiaia riconobbe il valore della letteratura e dell’artista, che considera creatore supremo di qualcosa di decisivo per l’uomo, interprete necessario, anche se ripudiato o mutilato, dell’irrealtà del reale.  Oltre che come poeta è celebre per le sue opere di teatro Electra Garrigó, En esa helada zona, Falsa alarma, Dos viejos pánicos. Eccellente narratore breve con titoli come Cuentos fríos e buon romanziere: Pequeñas maniobras (1963) e Presiones y diamantes (1976). In Spagna è stato pubblicato nel 2000 un volume con i suoi Cuentos completos. In Italia è tutto inedito.(da Il foglio letterario)


Il volto

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Ho cercato di cancellare il mio volto
con l’acqua, ma lui persiste,
ha l’ostinazione
di quelli che sperano di trovare
il loro posto tra la folla;
l’ho esposto al vento,
all’ardente sole
e alle ombre notturne,
ma i tratti del mio viso
rimangono;
vado per il mondo
con i miei gesti più intimi
a volte mostrando quel che sento,
scoprendo un certo angolo del petto
dove alloggia una tristezza,
o la gioia che arrivò smarrita fino ai miei occhi;
altre volte, la maggior parte, vado con il viso
di cui gli altri sentono il bisogno;
ho lasciato in specchi successivi
le orme degli anni,
ma è sempre lo stesso volto
che si ostina a restare sopra i vetri;
se a nessuno interessa,
se per tutti è un viso anonimo,
se solo esiste perché gli altri
vi trovino i propri gesti veri,
che senso ha allora
che pretenda di affermare la sua identità.
 

 

Waldo Leyva, Cuba 1943

da “Una goccia di luce inafferrabile” 

traduzione e cura di Emilio Coco


Lettera

 

 

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Mia cara amica,

Io ho le foglie dell’autunno. Tu hai l’azzurro del mare.

 Io ho le strade larghe e terrificanti del mondo. Tu

hai le stradine distrutte della nostra isola di lacrime.

Io ho la paura di un agnello in un covo di lupi.

Tu hai il coraggio di un guerriero samurai.

 Io ho argento e acciaio; ho una casa troppo grande per

me e un calendario in cui sono segnati i giorni in cui sarò via;

ho domani e domani; ho tutto.

Tu hai lo sguardo dei tuoi occhi…

 

 

Ruth Behar,  Avana   12 11 1956

da “Todo lo que guardé”

traduzione mia


Manuale delle tentazioni

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Non ci sono tesori, dicono i pellegrini che ritornano.
Se ne stanno lì, sul ciglio delle strade, sulle sponde di mari e
fiumi, senza dormire e senza poter toccare l’acqua, maleodoranti e
allucinati, a indicare impauriti l’orizzonte.
Non ci sono tesori, dicono e chiudono gli occhi, e spezzano i
bastoni, e si gettano a terra e non aspettano.
Non implorano più, non supplicano più. Il cielo non risponde e 
non c’è speranza nei sogni.
È una menzogna la storia dei galeoni sommersi. Non
esistono i forzieri sepolti sul fondo degli oceani, con
tutto l’oro delle antiche corti, coi rubini, gli
smeraldi e le corone degli imperi scomparsi.
Non c’è mai stato un simile sfavillio in mezzo ai pesci,
ripetono, deliranti, i pellegrini che tornano.
Ignori perché si sono stancati, chi li ha dissuasi, quale
demone dell’impazienza ha spento tra le alghe la luce
dell’oro e delle pietre preziose.
Tu ti fermi un istante.
Non ci sono tesori, gridano disperati.
(Non voltare la testa. Non li vedere con gli occhi vuoti. Non
li sentire. La strada è lunga e non c’è tempo da perdere.)

 

Abilio Estévez, L’Avana 7 gennaio 1954

da”Manuale delle tentazioni”

Traduzione mia

 

 


I viaggi delle donne

Nel caos del nostro mondo, non ci sono più penelopi che aspettano ulisse.  In viaggio loro stesse,  le donne oggi tessono  trame di altri addii,  altri ritorni, altri esìli….

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46.
Tramonteranno i regni
elene sprovvedute rifletteranno la storia
il trucco di legno avrà doti di uccello
si perderanno le bussole e il mare
non perderà l’abitudine di trattenere
e di colpire Ulisse

Soltanto tu non darai un punto cieco
quando tesserai le linee della morte
Penelope:
renderai conto alle costellazioni?

Lascia il tessuto da una parte
e fai un sorriso al tempo.

 

 

Juana Rosa Pita, L’Avana 1939
da “I viaggi di Penelope” 1980

 

[…] La mitica figura di Penelope ha riflesso, in quasi tutto il pensiero occidentale, l’archetipo dell’eroina, secondo la visione maschile della donna perfetta: sposata, fedele, immersa nella sua abnegazione…ha riflesso questa immagine di donna anche nella letteratura….Penelope come metafora ed immagine statica della protagonista femminile… Nelle poesie di Juana Rosa Pita, raccolte nel volume “I viaggi di Penelope” la protagonista, attraverso il viaggio simbolico che essa compie tessendo e disfacendo la tela nell’attesa di Ulisse….riesce a delineare la trama dei suoi viaggi, della sua odissea che rappresenta l’odissea di tutte le donne alla ricerca della propria identità…. è necessario capire i contrasti tra il viaggio maschile e quello femminile…..i viaggi femminili hanno una struttura che esprime questi contrasti perchè le donne, a differenza degli uomini, lottano per definire il senso dell’esperienza umana come coscienza invece di conquista […] da (I viaggi di Penelope. L’Odissea delle donne) di Brigidina Gentile


……di come una poesia smonti millenni di metafisica e scienze positiviste

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Ipotesi

Tolomeo pensava 
che il mondo fosse come l’occhio di certe donne 
una sfera di umidi cristalli
in cui ogni astro descrive  un’orbita perfetta 
senza passioni 
maree o catastrofi 
Poi venne Copernico 
sapiente che scambiò seni con colombe 
coseni con spaventi 
e la pupilla del sole fu il centro dell’universo 
mentre Giordano Bruno crepitava 
per la felicità di preti  e di mariti.
Allora Galileo 
studiando  in profondità il cuore delle ragazze 
naufragò nel buon vino 
-luce agglutinata dal sole- 
violentò stelle che non erano del cinema 
e prima di morire sulla coda di una cometa 
sentenziò che l’amore era infinito. 
Kant da parte sua non seppe mai nulla delle donne 
prigioniero nella farfalla dei calcoli
nel polline metafisico 
e a  Hegel 
così astratto 
il problema parve troppo assoluto

Da parte mia 
propongo al XX secolo
una semplice ipotesi 
che i critici chiameranno romantica
Oh ragazza che  leggi questa poesia 
il mondo gira intorno a te.

 

Víctor Rodríguez Núñez, Avana Cuba 1955

da “Antologia della poesia latinoamericana di oggi” vol I

traduzione di Emilio Coco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ancora

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Mentre m’inzuppava la pioggia e il vento si intrecciava alla mia anima,

e fino al mio cuore saliva il fango;

mentre perso era altro,

continuo a vederti ancora.

Intuisco il tuo volto in mezzo alla pioggia.

Mi asciugo il volto con le tue mani.

Ti sento dire

“Ti porto per mano come un bambino”……

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Poesie scomparse” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


Nel caso in cui…

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Nel caso in cui fossimo eterni

tirerei fuori dall’armadio il vestito

di quella festa, di trecento anni fa,

ed eternamente, seduti nel portico a prendere il fresco,

parleremo del passato.

Le nostre dita – sempre rosate – toccano ora

la vivida rappresentazione.

Se otteniamo un istante di eternità,

romperemo il sortilegio della morte.

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Uno scherzo colossale” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi

 

 


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