Archivi tag: poeti francesi

Io ti offro questi versi….

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Io ti offro questi versi, non perché il tuo nome
possa mai fiorire in questo suolo povero,
ma perché tentare di ricordarsi,
sono fiori recisi, il che ha senso.
Certi dicono, persi nel loro sogno, “un fiore”,
ma significa non sapere che le parole tagliano,
se credono di designarlo, in quel che nominano,
trasmutando ogni fiore in idea di fiore.
Tranciato il vero fiore diventa metafora,
questa linfa che cola, è il tempo
che finisce di liberarsi dal suo sogno.
Chi vuole avere, talvolta, la visita deve
amare in un mazzo che abbia solo un’ora,
la bellezza non è offerta che a tal prezzo.

 

 

Yves Bonnefoy  

Tours Francia, 24 giugno 1923

da “Cancellare oltre” in “L’ora presente”

trad. Fabio Scotto

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Ninna nanna

Un padre e sua figlia nella “caravana migrante” diretti al confine USA dove, secondo Trump, l’accoglienza sarà a colpi di pistola.

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Dormi: ho ordinato a Sardi i tuoi giocattoli,

i tuoi vestiti a Babilonia. Dormi, sei la figlia

di Bilitis e di un re del sol levante.

I boschi attorno sono dei palazzi

costruiti per te: te li regalo.

I pini sono le colonne,

gli alti rami le volte.

Dormi: perché non ti svegli

venderò il sole al mare. Il tuo respiro

è lieve come una colomba.

Figlia mia, carne nella mia carne,

al tuo risveglio mi dirai cosa vuoi:

il piano o la città, la montagna, la luna.

Se vuoi, persino il corteo bianco degli dei.

 

 

Pierre Louys. Gand, 10 12 1870 – Parigi, 6  6 1925

da Le canzoni di Bilitis

Trad. di Eva Cantarella


Nel caffé della gioventù perduta

E’ prosa ma ditemi voi se non  sembra poesia!

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Ho sempre pensato 

che certi luoghi sono come calamite 

che ti attraggono se passi nei paraggi. 

E questo in modo impercettibile, 

senza  che tu te ne renda conto.

 Basta  una strada in discesa, 

 un marciapiede assolato, 

oppure all’ombra.

O magari un acquazzone improvviso 

che ti porta esattamente 

nel punto preciso 

in cui dovevi arrivare.

 

Patrick Modiano

Boulogne-Billancourt  30 luglio 1945

da “Nel caffé della gioventù perduta”

 

 

 


Ubriacatevi di…..

31 agosto 1867 muore a Parigi Charles Baudelaire

 

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Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: E’ l’unico problema.
Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriacate senza tregua.
Ma di che?
Di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro.
Ma ubriacatevi.
E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera,
vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio,
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla,
domandate che ora è;
E il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio,
vi risponderanno:
“E’ l’ora di ubriacarsi!”
Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo,
ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù… a piacer vostro.

 

Charles Baudelaire

 Parigi 9 aprile 1821,  Parigi 31 agosto 1867

da “Lo spleen di Parigi”


Casa in vendita

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Tanta gente è vissuta qui, cui piaceva 
l’amore, il risveglio e levar la polvere. 
Il pozzo è senza fondo e senza luna, 
i vecchi son partiti senza portar via nulla. 
Si gonfia l’edera sotto il sole di ieri, 
restano la fuliggine, i fondi del caffè. 
M’attacco ai sogni ragnati. 
Mi piace la sporcizia dell’anima degli altri 
commista a queste frange di tela granata, 
l’untume delle imprese mancate. 
Portinaio! Compro, compro la baracca. 
Se m’avvelena, mi ci scotto. 
Apriran le finestre… Rimetti la targhetta. 
Un uomo entra, annusa, ricomincia.

 

 

André Frénaud  

Montceau-les-Mines, 26 7 1907 – Parigi, 21 6 1993

Traduzione di Giorgio Caproni


Lamenti di un Icaro

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Gli amanti delle prostitute
sono allegri, gagliardi e ben pasciuti;
quanto a me, ho le braccia a pezzi
a forza di abbracciare nuvole!

È grazie agli incomparabili astri
che ardono nel profondo del cielo
che i miei occhi consunti
non vedono che ricordi di soli.

Vanamente ho preteso di trovare
la fine e il centro dello spazio!
Sento che la mia ala si spezza
sotto non so che occhio di fuoco!

e arso dall’amore del bello,
non avrò l’onore supremo
di dare il mio nome all’abisso
che mi servirà da tomba.

 

Charles Baudelaire

da Poesie aggiunte alla terza edizione di “I fiori del male”

 


Esame di mezzanotte

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La pendola, suonando mezzanotte,

ci porta ironicamente

a ricordare quale uso

facemmo del giorno che fugge:

Oggi, data fatidica,

venerdì tredici, abbiamo,

ad onta di tutto ciò che sappiamo,

vissuto da eretici.

Abbiamo bestemmiato Gesù,

il più incontestabile degli dei.

Come un parassita

a tavola di qualche mostruoso Creso,

abbiamo, per far piacere al bruto,

degno vassallo dei Demòni,

insultato quel che amiamo,

adulato quel che ci ripugna;

servili carnefici, abbiamo rattristato

il debole a torto disprezzato;

salutato l’enorme Stupidità dalla testa di toro; baciato

la stupida Materia devotamente,

e benedetto della putrefazione la tremula fiammella.

Infine, per annegare la vertigine nel delirio,

noi, sacerdoti orgogliosi della Lira –

la cui gloria è dispiegare

l’ebbrezza  delle cose funebri –

abbiamo bevuto senza sete, mangiato senza fame…!  

Su, spegniamo quella luce,

nascondiamoci nel buio!

 

Charles Baudelaire

da Poesie aggiunte alla terza edizione di “I fiori del male”

traduzione di Massimo Colesanti


… questo mondo non ci ha insegnato tutte le parole necessarie…

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E guarda questi occhi!

Gli occhi sono l’enigma del mondo. Perché è uno sguardo ciò che vedi in questa vita che tieni tra le mani, cominciando a chiederti quel che ne farai, sì, renderle la libertà, ma innanzitutto cos’altro?
Tanto né tu né io sappiamo darle un nome.

Yves Bonnefoy, Tours Francia, 24 giugno 1923
da “La bestia spaventata” in “L’ora presente”

 

Forse, davvero, non abbiamo abbastanza parole (… questo mondo che non ci ha insegnato tutte le parole necessarie…) per esprimere ciò che sentiamo o cogliamo talvolta col nostro intuito? (Tanto né tu né io sappiamo darle un nome.)
Le citazioni sono tratte dallo stesso racconto, in forma di prosa poetica, “La bestia spaventata”


Gli zingari che stiamo diventando

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Zingari in viaggio

La tribù profetica dalle pupille ardenti,
ieri s’è messa in viaggio caricandosi i piccoli
sulle spalle e offrendo ai loro fieri appetiti
il tesoro sempre pronto delle mammelle pendenti.

Gli uomini vanno a piedi sotto armi lucenti
di fianco ai carrozzoni dove i loro si rannicchiano,
volgendo al cielo gli occhi appesantiti
dall’oscuro rimpianto di non aver speranze.

Dalla sabbia del suo rifugio il grillo,
vedendoli passare, moltiplica il suo canto
Cibele, che li ama, stende tappeti erbosi

fa fiorire il deserto e zampillare la roccia
innanzi a quei viandanti ai quali si spalanca
l’impero familiare delle tenebre future.

Charles Baudelaire, Parigi 9 4 1821 – Parigi 31 8 1867
da “Les fleurs du mal”

Bella questa poesia, Baudelaire augurava agli zingari che nel loro viaggio, il deserto dissetasse la loro sete perché, come il passato, ancora doloroso sarebbe stato il loro futuro.
Dalle zone più povere del pianeta è in atto un esodo epocale e anche dai paesi cosiddetti sviluppati, l’Italia per esempio, i tassi elevati di disoccupazione costringono a partire, a spostarsi altrove in cerca di un futuro.
E così stiamo diventando tutti “zingari in viaggio” in cammino verso un futuro che ci è ignoto, verso “tenebre future”


Il ricordo è una voce spezzata

 

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Un ricordo

Sembrava molto anziano, quasi un bambino,
se ne andava lentamente, la mano serrata
s’un lembo di stoffa zuppo di fango.
Gli occhi chiusi, però. Ah, creder di ricordarsi

non è forse il peggior degli inganni,
la mano che prende la nostra per perderci?
Mi parve però che sorridesse
già quasi inghiottito dalla notte.

Mi parve? No di certo, mi sbaglio,
il ricordo è una voce spezzata,
lo si sente male, anche chinandosi

E però ascoltiamo, e così a lungo
che talora la vita passa. E la morte
già nega ogni metafora.

 

Yves Bonnefoy,

Tours Francia, 24 giugno 1923

da “Cancellare oltre” in “L’ora presente” trad. Fabio Scotto


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