Archivi tag: poeti francesi

Ci sono grandi sere ….

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Ci sono grandi sere dove muoiono i villaggi
dopo che i piccioni vi tornano a prender sonno.
Muoiono dolcemente con il rumore dell’ora
e lo stridio azzurro delle rondini dal campanile.
Allora per vegliarli qualche luce s’accende
vecchie piccole luci di buone sorelle
e delle lampade laggiù sfilano nella nebbia.
In lontananza la strada grigia va con dolcezza.
I fiori nei giardini si sono accartocciati
nel sentir morire il loro villaggio d’un tempo
perché sanno che là sono nati.
Poi le luci si spengono mentre vecchi muri
conosciuti hanno reso l’anima
come vecchie signore, tutta dolce semplicemente.

 

Henry Bataille

Nîmes, 4 aprile 1872 – Parigi, 2 marzo 1922

traduzione di Emilio Capaccio


La Poesia non sa niente

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La poesia è nella strada, nel flusso,

è completamente priva di gerarchia,

non lo sa. Lei non sa niente. 

È la canzone della nostra ignoranza. 

Non conosce il suo uomo,

i suoi amori, le sue idee politiche

o le sue ambizioni sociali. 

È ciò che è sempre lì, ai nostri giorni

e nelle nostre notti difficili … 

 

 

Georges Perros

(citazione)

Parigi 23 8 1923 – Parigi 24 1 1978


Essere di passaggio

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Essere di passaggio equivale a far parte del paesaggio,
inutile accasarsi.
                      E c’è questa continuità
della campagna 
che ti mette lentamente
in postura d’attesa
ti fa bere un latte di poche chiacchiere
e rosicchiare il biscotto dell’armonia.
Osservi la linfa e le metamorfosi
ed ecco che il piombo
si tramuta in oro
a parziale indennizzo
del dolore.

 

Viviane Ciampi, Lione 1946

da ” Le ombre di Manosque”


Io ti offro questi versi….

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Io ti offro questi versi, non perché il tuo nome
possa mai fiorire in questo suolo povero,
ma perché tentare di ricordarsi,
sono fiori recisi, il che ha senso.
Certi dicono, persi nel loro sogno, “un fiore”,
ma significa non sapere che le parole tagliano,
se credono di designarlo, in quel che nominano,
trasmutando ogni fiore in idea di fiore.
Tranciato il vero fiore diventa metafora,
questa linfa che cola, è il tempo
che finisce di liberarsi dal suo sogno.
Chi vuole avere, talvolta, la visita deve
amare in un mazzo che abbia solo un’ora,
la bellezza non è offerta che a tal prezzo.

 

 

Yves Bonnefoy  

Tours Francia, 24 giugno 1923

da “Cancellare oltre” in “L’ora presente”

trad. Fabio Scotto


Ninna nanna

Un padre e sua figlia nella “caravana migrante” diretti al confine USA dove, secondo Trump, l’accoglienza sarà a colpi di pistola.

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Dormi: ho ordinato a Sardi i tuoi giocattoli,

i tuoi vestiti a Babilonia. Dormi, sei la figlia

di Bilitis e di un re del sol levante.

I boschi attorno sono dei palazzi

costruiti per te: te li regalo.

I pini sono le colonne,

gli alti rami le volte.

Dormi: perché non ti svegli

venderò il sole al mare. Il tuo respiro

è lieve come una colomba.

Figlia mia, carne nella mia carne,

al tuo risveglio mi dirai cosa vuoi:

il piano o la città, la montagna, la luna.

Se vuoi, persino il corteo bianco degli dei.

 

 

Pierre Louys. Gand, 10 12 1870 – Parigi, 6  6 1925

da Le canzoni di Bilitis

Trad. di Eva Cantarella


Nel caffé della gioventù perduta

E’ prosa ma ditemi voi se non  sembra poesia!

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Ho sempre pensato 

che certi luoghi sono come calamite 

che ti attraggono se passi nei paraggi. 

E questo in modo impercettibile, 

senza  che tu te ne renda conto.

 Basta  una strada in discesa, 

 un marciapiede assolato, 

oppure all’ombra.

O magari un acquazzone improvviso 

che ti porta esattamente 

nel punto preciso 

in cui dovevi arrivare.

 

Patrick Modiano

Boulogne-Billancourt  30 luglio 1945

da “Nel caffé della gioventù perduta”

 

 

 


Ubriacatevi di…..

31 agosto 1867 muore a Parigi Charles Baudelaire

 

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Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: E’ l’unico problema.
Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriacate senza tregua.
Ma di che?
Di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro.
Ma ubriacatevi.
E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera,
vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio,
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla,
domandate che ora è;
E il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio,
vi risponderanno:
“E’ l’ora di ubriacarsi!”
Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo,
ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù… a piacer vostro.

 

Charles Baudelaire

 Parigi 9 aprile 1821,  Parigi 31 agosto 1867

da “Lo spleen di Parigi”


Casa in vendita

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Tanta gente è vissuta qui, cui piaceva 
l’amore, il risveglio e levar la polvere. 
Il pozzo è senza fondo e senza luna, 
i vecchi son partiti senza portar via nulla. 
Si gonfia l’edera sotto il sole di ieri, 
restano la fuliggine, i fondi del caffè. 
M’attacco ai sogni ragnati. 
Mi piace la sporcizia dell’anima degli altri 
commista a queste frange di tela granata, 
l’untume delle imprese mancate. 
Portinaio! Compro, compro la baracca. 
Se m’avvelena, mi ci scotto. 
Apriran le finestre… Rimetti la targhetta. 
Un uomo entra, annusa, ricomincia.

 

 

André Frénaud  

Montceau-les-Mines, 26 7 1907 – Parigi, 21 6 1993

Traduzione di Giorgio Caproni


La vita, il vento, la vita….

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La vita che alla sfuggita abborracciava
la tempesta primaverile e proseguiva,
la vita – il vento dalle cento lusinghe
mai mantenute – che procedeva,
le sue cento imprese e il disastro
e proseguiva, la vita, il vento,
la vita, così dolce quando le aggrada.

 

André Frénaud  

Montceau-les-Mines, 26 7 1907 – Parigi, 21 6 1993

Traduzione di Ornella Sobrero


Lamenti di un Icaro

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Gli amanti delle prostitute
sono allegri, gagliardi e ben pasciuti;
quanto a me, ho le braccia a pezzi
a forza di abbracciare nuvole!

È grazie agli incomparabili astri
che ardono nel profondo del cielo
che i miei occhi consunti
non vedono che ricordi di soli.

Vanamente ho preteso di trovare
la fine e il centro dello spazio!
Sento che la mia ala si spezza
sotto non so che occhio di fuoco!

e arso dall’amore del bello,
non avrò l’onore supremo
di dare il mio nome all’abisso
che mi servirà da tomba.

 

Charles Baudelaire

da Poesie aggiunte alla terza edizione di “I fiori del male”

 


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