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..non si potrà vincere mai, neanche se bari.


Qui
Qui sono stato per un tempo lungo, perfettamente salvo, come mi sono sempre immaginato. I soliti panorami, i suoni, i profumi filtrano ovunque in qualche modo. E’ difficile non darle per scontate, queste residue e spesso vaganti impressioni. Producono sempre una sorta di senso. Possono non fare clamore per attrarre attenzione, ma sono lì, rassicuranti. Potete provare a rendervene conto, a tracciarne un dipinto. Sapete che non è la storia intera, ma è ciò che c’è, ed è già qualcosa.
E’ come una mano al gioco delle carte. Ci sono impliciti disegni e sfide, anche se avete la più confusa idea delle regole. Sapete la differenza fra una mano buona e una mano cattiva, ma vi occorre la volontà di giocare al meglio che potete. Io faccio del mio meglio, ma ciò che mi arriva è sempre frustrante. Non me ne so capacitare, dopotutto.
Sì, perfettamente salvo, ma da che cosa, non ne ho idea. Non è nella mia natura essere un avventuroso in ogni caso. So soltanto che c’è motivo per avere paura, è la prima regola del gioco, e ciò significa che non si potrà vincere mai.

“Il tempo che vivi, lo rubi alla morte : è a carico suo”

JOHN FULLER, uno dei più noti poeti inglesi, si dedica da qualche tempo alla prosa poetica, di cui pubblicherà presto una raccolta.
Questo testo ne è un ‘inedito’, in anteprima.
(trad. italiana Giuliana Lucchini)
dal sito http://www.vicoacitillo.it/ianus/fuller.html


Tutto ciò che è reale è razionale ?

BLUES IN MEMORIA

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.
Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.
Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.

Wystan Hugh Auden (York,Inghilterra 21 febbraio 1907 – Vienna, 29 settembre 1973)

(Traduzione di Gilberto Forti)

In un momento di grande svolta epocale come quello che stiamo vivendo, con una crisi di cui non sono prevedibili, nemmeno lontanamente,  le conseguenze per milioni di persone e per la loro sopravvivenza (al di là dell’Adriatico un paese brucia ) è razionale occupare l’etere e  tanta carta stampata per un  bacio in pubblico tra due persone che si amano?  Sì, di persone che si amano. Si può pregare Giovanardi, quando pensa agli omosessuali,  di spostare la sua attenzione dall’atto sessuale  all’amore? perché di amore si tratta, amore  che include il sesso ma anche sentimento,  spiritualità, affinità, condivisione… che vibrano tutti in questi versi di Auden per la morte del suo amato.


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