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Le donne

E’ di una poeta irlandese,  Eavan Boland, questa poesia  tratta da una raccolta che affronta temi femminili quali il ruolo della donna nella cultura, nella società, nel mito, nella storia ma anche temi domestici come il matrimonio, la famiglia, le tensioni quotidiane legate all’identità, alla violenza, al dolore, il tutto però, senza forzature, senza la rabbia storica di certo femminismo.
La pacatezza della narrazione  sembra il modo per elaborare alienazioni e violazioni, in un  racconto della verità umana e poetica delle donne. 
“…ora potevo raccontare la mia storia/ Era diversa dalla storia che si raccontava su di me.”

 

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E’ questa l’ora che amo: l’ora intermedia
né di qui né di là della sera.
L’aria in giardino ha il colore del tè.
…………………………………
E’ questo il momento in cui lavoro meglio,
salgo le scale in due stati d’animo,
in due mondi, portando stoffa o vetro,
lasciando giù qualcosa,
prendendo con me qualcosa che avrei dovuto lasciare giù.

L’ora del cambiamento, della metamorfosi,
delle instabilità che mutano forma.
Il mio momento del sesto senso e della seconda vista
quando nelle parole che scelgo, nei versi che scrivo,
loro mi appaiono davanti come visioni:

donne di lavoro, di piacere, della notte,
vestite di seta del color della stufa, di pizzo, di nulla,
con aghi da ricamo, con libri, con gambe spalancate



Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “The Journey”” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


…una sera come tutte le altre

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Era una sera come tutte le altre.

Uscii e mi fermai sulla soglia.

Il quartiere era avvolto

 

in una primavera precoce e le cime piatte

e i gialli slavati dei narcisi

sfidavano l’imbrunire. E crochi e bucaneve.

 

Rimasi là e provai la malinconia

di invecchiare in una stagione così,

quando tutto ciò di cui potevo essere certa era solo

 

che in questo tempo di fragranza e di ritorno,

qualunque altra cosa avrebbe potuto rifiorire prima del frutto,

e rinnovarsi, io no, non avrei potuto. Non più. […]

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

 

 


Echo

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Dopo l’ululato di un animale.

      Dopo il tuono. Dopo il corno.

                Dopo il canto di una donna di montagna

                         c’è il silenzio e l’aria vuota.

                               Poi ci sei tu.

 

Ascolti. Il tuono chiama.

           Ascolti. Le onde parlano.

                   Rispondi. Ma nessuno mai

                             ti risponderà. E lo sai.

                                       E questo vale anche per te

                                                                                            – poeta!

 

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “The code ” in   “Tempo e violenza”
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

 

 


…..amavo le piccole città

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…..amavo le piccole città, sembravano arrivare da

un’epoca più gentile: le persiane dei negozi abbassate nei pomeriggi

dei giorni feriali, sere pacifiche coi letti tirati giù,

le scarpe raccolte, a due a due, sotto i letti e 

nelle cantine delle fattorie vicine, all’erta, pronti

a essere venduti nei giorni di mercato, untuosi cheddar piccanti

sempre più piccanti e invecchiati….

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “Addormentarsi al suono della pioggia ” in Tempo e violenza”
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

 


E qualche volta trova il tempo …..

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Poscritto

 

E qualche volta trova il tempo di andare in auto ad ovest

in County Clare, lungo la Flaggy Shore,

a settembre o ottobre, quando il vento

e la luce si azzuffano così che da una parte

l’oceano è pazzo di schiuma

e bagliori, e all’interno fra le pietre

la superficie di un lago color ardesia è illuminata

dal lampo terrestre di uno stormo di cigni,

le piume scompigliate e soffiate, bianco su bianco,

le teste adulte dall’aria ostinata

sommerse o affioranti o indaffarate sottacqua.

Inutile pensare di posteggiare e cogliere la scena

più completamente. Non sei né qua né là,

una fretta per cui passano cose note e ignote

mentre forti morbide folate prendono l’auto di sbieco

e sorprendono il cuore sovrappensiero e lo aprono d’un soffio

 

Seamus Heaney

 Castledawson, 13 aprile 1939 – Dublino, 30 agosto 2013

da The Spirit Level, 1996 – Traduzione di Massimo Bacigalupo


Quando non hai più niente da dire

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Quando non hai più niente da dire, guida

per un giorno intorno alla penisola.

Il cielo è alto come su una pista di decollo,

la terra non ha segnali: non c’è arrivo

 

ma un attraversamento, pur sempre raso allo strapiombo.

A sera gli orizzonti si bevono il mare e i colli,

il campo arato ingoia il timpano sbiancato a calce

e sei di nuovo al buio. Ricorda, adesso,

 

il litorale smaltato e il ceppo controluce,

lo scoglio dove i frangenti si sbrindellavano in stracci,

gli uccelli sospesi sui lunghi trampoli,

isole galoppanti nella nebbia verso il largo,

 

e guida verso casa, ancora con niente da dire,

tranne che ora puoi decifrare ogni paesaggio

con questo: cose fondate sulla propria forma e basta,

acqua e terra ai loro estremi.

 

Sèamus Heaney

da “Una porta sul buio”

trad. Roberto Mussapi


Ambra

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Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:
gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono
un oro di plastica che cade

a terra per secoli e stagioni
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi
i vivi non rivedranno più i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e perfino piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai
come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un miele baltico

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione solo di quanto

si possa conservare

dentro un’imperfetta traslucenza.

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “Domestic violence” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


Ciò che abbiamo perduto

 

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…… e chi saprà che una volta

le parole erano possibilità e delusioni,
erano cassetti odorosi pieni di lettere d’amore
e ricordi e lavanda serbata in
sacchetti di mussola, a profumare il letto;

e sete esotiche e le tonalità del cotone
teso in camiciole, che il respiro dolcemente modella;
erano le stanze dell’infanzia con la loro pace senza pena,
le loro mani, i sussurri, le candele che piangono luminose?

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
ultimi versi della poesia “Ciò che abbiamo perduto”
da “Outside History” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


Il ventaglio di pizzo nero che mi ha dato mia madre

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Fu il primo regalo che lui le fece,
comprato per cinque franchi alle Galeries
nella Parigi anteguerra. Si soffocava.
Una siccità senza stelle rendeva le notti burrascose.

Rimasero in città per l’estate.
Si incontravano nei caffè. Lei era sempre in anticipo
Lui in ritardo. Quella sera era ancora più in ritardo.
Gli incartarono il ventaglio. Lui guardò l’orologio.

Lei guardò giù per il Boulevard des Capucines.
Ordinò un altro caffé. Si alzò.
Le strade si stavano svuotando. Il caldo era micidiale.
Le sembrò che la distanza odorasse di pioggia e lampi.

Queste sono rose selvatiche, applicate a mano sulla seta,
colte col buio, cucite con punti svelti, decisi.
Il resto è di tartaruga e ha la reticente,
distinta pazienza del suo elemento…

Il passato è la terrazza vuota di un caffé.
Un afoso crepuscolo prima del tuono. Un uomo che corre.
E non c’è un modo ora di sapere cosa accadde allora –
neanche uno – a meno che, ovviamente, non si improvvisi…

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “Outside History” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

 

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“La storia non è lo studio delle origini ma è l’analisi di tutte le mediazioni attraverso cui il passato è diventato il nostro presente” (Dalla prefazione della stessa Boland alla raccolta “Tempo e violenza”)


Le donne

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E’ questa l’ora che amo: l’ora intermedia
né di qui né di là della sera.
L’aria in giardino ha il colore del tè.
…………………………………
E’ questo il momento in cui lavoro meglio,
salgo le scale in due stati d’animo,
in due mondi, portando stoffa o vetro,
lasciando giù qualcosa,
prendendo con me qualcosa che avrei dovuto lasciare giù.

L’ora del cambiamento, della metamorfosi,
delle instabilità che mutano forma.
Il mio momento del sesto senso e della seconda vista
quando nelle parole che scelgo, nei versi che scrivo,
loro mi appaiono davanti come visioni:

donne di lavoro, di piacere, della notte,
vestite di seta del color della stufa, di pizzo, di nulla,
con aghi da ricamo, con libri, con gambe spalancate……

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “The Journey”” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


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