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Eco

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Mi hai insegnato a non piangere nel dolore,
a serrare i denti e a fermarmi prima che
la polvere avvampi sotto i miei piedi. Mi hai abbracciata
poco, perché sentissi nostalgia
per il tocco di ogni mano, piegando il capo a ogni
carezza. È un cuore fantasma il tuo. E quando
ascolto la mia voce che si è mutata nella tua,
avverto un’eco. Non volgo più indietro
i miei occhi. Guardami adesso io sono la summa
dei miei passati.

 

Sigal Ben Yair , Haifa 1970

traduzione dall’ebraico di Sara Ferrari

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Più di tutto ho sempre temuto…

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Più di tutto ho sempre temuto

il vocìo degli uccelli nudi

sul sommo degli alberi

 

nel gelo. Al pensiero della migrazione 

mi si rizzavano d’orrore i capelli.

L’avvicendarsi delle stagioni

mi consegnava alla stagione torturante

 

del cuore. Un occhio di donna

 una promessa quale

non s’è mai realizzata, dolce più

di ogni promessa. E sono

 

ancora qui che scrivo. E non c’è

altro luogo in cui vorrei essere.

E amo ancora.

 

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino nel 1930

da “Sento cadere qualcosa” in Poesie scelte 1960 – 2008

Traduzione di Ariel Rathaus

 


amici e amiche…

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Non riesco a dormire

il numero di telefono è nella tasca

ma non oso chiamare.

Amici e amiche a sera sono usciti

fuori da vecchie foto, lettere, cassetti….

 

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino nel 1930

 

 


La poesia tu non puoi misurarla se non con la tua propria misura… (N.Z)

 

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Io non so che cosa dicano. So che dietro le parole

si nascondono altre parole, e che ci sono parole belle

che rimano

e altre che calmano. E che ci sono parole tali

da fare a pezzi la notte

ma non sono allora più parole, sono schegge oppure

forme di parole. Un ronzìo fatto di nulla,

note marginali al mondo

di un uomo che cammina in una notte crivellata di schegge.

C’è sempre qualcosa da lasciare dietro….

 

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino nel 1930

da “Sento cadere qualcosa” in Poesie scelte 1960 – 2008

Traduzione di Ariel Rathaus

 


Un uomo in fondo

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…..Un  uomo in fondo non sa ciò che vuole. Un uomo

mette le sue radici, vede la sua fatica fruttificare o

viene estirpato e racconta

ai propri figli storie, oppure no. Egli non cambia, il

tempo non si ferma per lui.

Di anno in anno mente meno a se stesso, impara

a dominare il corpo finché il corpo non domina lui,

parla poco e impara

a dimenticare…

 

 

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino nel 1930

da “Sento cadere qualcosa” in Poesie scelte 1960 – 2008

Traduzione di Ariel Rathaus


Poesie inattese

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Poesie inattese. Crudeli

a guardarle come mari.  Al tocco di una mano

bisognosa tremanti

come un pesce dalle branchie spalancate.

Poesie che rammentano. Che si fingono

sognatrici, si atteggiano come maschere, a una brezza lieve

si scuotono nuovamente, la loro dolcezza è come giorni lontani

sentendo il loro nome d’un tratto si contorcono,

tirano su una mano per difendersi il viso

come se un colpo calasse su di loro

come una mano di anni lontani.

 

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino nel 1930

da “Sento cadere qualcosa” in Poesie scelte 1960 – 2008

Traduzione di Ariel Rathaus

 


Forme di penseri

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[…] Sul ponte le luci erano accese e nell’acqua

si specchiavano gli anni. Non li contai. Vi fu un tempo

in cui tutto bruciava nella carne. Ora canto soltanto

e non ho più con chi litigare.

Perfino il dolore non fa più male.[…]

 

 

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino nel 1930

da “Sento cadere qualcosa” in Poesie scelte 1960 – 2008

Traduzione di Ariel Rathaus

 

 

 

 


Strofe in fondo alla via

 

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La strada è bellissima – disse il ragazzo

La strada è assai faticosa – disse il giovane

La strada è molto lunga – disse l’uomo

Il vecchio si adagiò sul ciglio della strada.

 

Un tramonto d’oro e di rubino gli colora la canizie

L’erba brilla ai suoi piedi, rugiada della sera

L’ultimo uccello del giorno canticchia sopra la sua testa:

ti ricordi ancora quanto era bella, faticosa e lunga, la strada?

 

 

Leah Goldberg,

Königsberg, 29 maggio 1911 – Gerusalemme, 15 gennaio 1970

 da Antologia (1970)

traduzione di Sarah  Kaminski ed Elena Loewenthal

 

Ogni stadio del nostro cammino, lungo il corso della vita, comprende quello successivo, senza che nulla noi perdiamo.  Così,  l’uomo con i capelli bianchi  non deve guardare indietro, perché  la gioventù e  l’età adulta sono dentro di lui,  la vecchiaia le comprende tutte. 


Il miele delle cinque

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A quest’ora sembra tutto nuovo, tutto
sembra appassionato, immerso nel miele
delle cinque e la notte
non ha ancora acceso le sue torce,
e a New York è buio,
e sto seduto a Piazza Navona
davanti a una tazzina di caffè che si sfredda
e col cuore in tumulto traccio
qualche altro geroglifico vano:
adesso nella mia terra cala la sera
con ardenti colori,
mentre qui tutto è lento, tutto indugia.
E cosí fu sempre e cosí sarà, e anche questo
è già stato scritto e cancellato, come
scrisse Keats.

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino 1930
da “Sento cadere qualcosa” in Poesie scelte 1960-2008

Traduzione di Ariel Rathaus


Oh, le parole della mia vita….non volano più

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Oh, le piccole parole interrogative della mia vita, saltellanti
e capriolanti, volanti, elusive e cinguettanti sin dall’infanzia
come uccellini, come tenui grilli.
Ma ne feci maturando pesanti parole di risposta
come pesanti anatre e bene ingrassate galline
accoccolate, che mai più potranno sollevarsi e volare.
Essenza, qualità, quiddità. E gallinacei ancora più pesanti:
dovità, percheità, coscienza, eterninquisire e morire.

Yehuda Amichai
Würzburg, 3 5 1924 – Gerusalemme, 22 9 2000
da “Poeti Israeliani”a cura di Ariel Rathaus


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