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Caramelle

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Non ho forse chiuso i miei occhi con la ceralacca?

Non ho forse dimenticato di dirti che la faccia è per gli sciocchi?

Non ho forse battuto le mani per attirare la tua attenzione?

Non ho forse interrogato le stelle per sapere dove sono?

Devo a Peter se ho imparato a farmi questo tipo di domande.

Lui in ogni questione continua a essere sorprendente,

fa diventare vere le cose ovvie e ovvie le cose vere.

Dice che non gli costa fatica,

perché da sempre le cose ovvie e quelle vere si somigliano,

 come sanno bene gli stupidi e lo sappiamo tutti

quando siamo felici.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 

 

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il mondo esiste davvero, e per tutti, non solo per te

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T’eri tagliata i capelli, e avevi una camicia bianca,

la gonna grigia da tailleur.

Non te ne sei accorta, ma ti guardavo

come se non avessi mai visto il corpo di una donna.

Non ti sei accorta che avevo qualcosa nello stomaco.

Se t’avessi toccato i capelli, mi sarei perso in cose

che a volte è meglio solo averle lette. Io le ho scritte.

Questo è il punto.

Ho pensato: se capita.

Ma nulla accade a caso. È come quando giochi a bigliardo,

e la pallina miracolosamente va nella buca.

Ho fatto anche un altro pensiero:

l’amore, come la vita, non si spiega né spiega nulla.

E poi un terzo: che il mondo esiste davvero, e per tutti, non solo per te.

E ho avuto voglia di intenerirmi, ma non l’ho fatto.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Un vecchio post per ricordare Vincenzo Cardarelli, nato oggi nel 1887

Comprato nel maggio del 1969, costava 350 lire ed è pieno di note e sottolineature. Allora avevo diciassette anni e chissà cosa mi passava per la mente quando, alla pagina 85,  proprio sotto questa poesia e riferendomi agli ultimi cinque versi,  a matita ho scritto 
“….sapessi il groviglio che ci ho in testa io!!!!”

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Carattere

Vivo di sogni
e di speranze pazze.
Nella mia libertà come sepolto
vedo passare i giorni
sempre nuovi per me,
sempre diversi.
Giorni ch’io vivo e perdo
come chi si costringe in oscura caverna
a castigar la sua brama di luce.
Poi, per le strade uscendo
sul crepuscolo
lo incalza il disperato desiderio
di rincorrer quell’ora che gli sfugge.
Sempre avrò amore al mondo
e brevi gioie,
e noie e disgrazie
mai mi parranno meno precarie e meno tollerabili
che non c’è nulla di continuo e certo nella mia vita
fuorché il vario inganno della fortuna
e le malìe del tempo.
Non son felice e nemmen cerco d’esserlo.
A me lamenti, queruli rampogne e funzioni soverchie non s’addicono
e nelle pene estreme aridi ho gli occhi.
Mi chiude dello sdegno un dio la bocca.
Il non potere e il non volere insieme
fanno un tale groviglio entro il mio petto
come le radici di una vecchia pianta
che non crolla per impeto di vento
e solo il fulmine potrà schiantare.

 

Vincenzo Cardarelli

Corneto Tarquinia, 1º maggio 1887 – Roma, 18 giugno 1959

 


Viva il 25 Aprile!

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Un giorno presentai mille lire al Bar del Centro:
cappuccio e una brioche, per mia madre
che ha paura
di fare le figure barbine. È là seduta
al tavolo vicino lo specchio, mani in grembo.
Sembrava un bel geranio fiorito sul balcone.
Un giorno la portai per le chiese, ai giardinetti
passando per le strade più ricche di Milano;
ma lei teneva occhi ed orecchie belle chiuse
perché il futuro aveva due marce in più di troppo.
E gli alberi sembravano finti, e le persone
su per le scale mobili a far niente di fatica.
Ricordo che stringeva la borsa addosso al petto
attraversando sopra le strisce come a un molo
con sotto due quintali di oceano fangoso:
le onde che arrivavano fin sopra la sottana
le barche che spezzavano cime.
E poi gli aerei.
Gli stessi che sentiva di notte da bambina
fare la luce verso le case
sui fienili.

Massimo Botturi

https://massimobotturi.wordpress.com/


ti avrei scritto amore ma…

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ti avrei scritto amore ma
se non l’ho fatto
la colpa è solo tua
sono rimasto a leccare
il cucchiaino
della tua marmellata
come fossi tu.

 

Antonio Nazzaro, Torino 1963

da Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 5


…con tutta ’sta roba dentro gli occhi….

Dipinto di Tonino Guerra del 2005

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La mia casa a Pennabilli

Adesso abito quassù
in una casa di montagna
e passo il tempo con delle foglie secche
che le metto in fila sopra uno scalino;
o vado a toccare quei fili d’acqua
che saltellano giù da una fessura di sassi
dove le trote stanno accovacciate al fresco
e Silvestro le prende con le mani
come fanno i gatti con le farfalle.
Mi piace anche fare dei conti
con un’aritmetica elementare:
due e due quattro sei e sei dodici
se vai a comprare sette uova e tre cadono
a terra, quante ne restano sane?
O altrimenti faccio delle righe sulla sabbia
del cortile, delle aste una dopo l’altra
per ricordare la sveltezza
delle gambe di una volta e l’aria
piena di lucciole e la bicicletta
e la fionda, gli aquiloni
e laggiù per ogni Ferragosto
il mare che stava disteso dietro montagne
di sabbia come una bestia buona
sotto le carezze del padrone.
Il pomeriggio sto seduto a guardare
la valle e la montagna in fondo
con tutti i campi che sembrano stracci
ad asciugare al sole e ogni tanto le strisce
rosse dei papaveri, dei mucchietti di case
come dei nidi di rondini appoggiati a terra
e la gente piegata a lavorare
piccola come la polvere e io seduto
con tutta ’sta roba dentro gli occhi
e con la memoria che è diventata bianca
e su questo lenzuolo ogni tanto passa
la voce della mia povera mamma
e l’odore delle mele cotogne
che stavano in cima all’armadio.

 

Tonino Guerra

Santarcangelo di Romagna, 16 3 1920 – Sant. di Romagna, 21 3 2012

da “L’albero dell’acqua”


All’osteria delle Tre Ruffiane

 

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All’osteria delle Tre Ruffiane

un tempo la gente

entrava col pesce bell’e fritto

sotto grandi tabarri.

Pendeva dal soffitto

un ragno che un uomo

scansava con la mano.

La buriana del vento urlava

dentro i bricchi di rame

ma la gente portava

voci allegre come monete,

si parlava di un prete e di puttane.

Dolce era l’alba

e bianca come il latte

all’osteria delle Tre Ruffiane.

 

Nino Pedretti

Sant’Arcangelo di Romagna 1923, Rimini 1981

da “Gli uomini sono strade”

 


Lunga vita a te, poeta!!

 

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Vorrei la mia poesia avesse linee di trincea
un fazzoletto bianco ai due lati della valle;
e una matita sopra l’orecchio, come Augusto
il macellaio della mia infanzia.
Insomma, un grido
per dare il via a cent’anni di pace
un testamento
che lasci la mia voglia di te a qualcuno buono.
Ai figli un mandarino d’inverno, ch’era festa
e ci bastava poco per ridere e parlare.
Vorrei la mia poesia somigliasse a quella panca
un anno di lavoro per metterla davanti
alla fontana dieci spettacoli, e poi sopra
innamorati e vecchi a riposo
un ambulante
con le sue rose ancora da schiudere.
Un ritrovo, un Bar con l’aranciata
e poi,
saluti e baci.

Massimo Botturi
Massimo.wordpress.com

 

In una piccola storia Zen, un maestro, ad un discepolo che gli chiedeva a cosa servisse la poesia, rispose “Perché, a cosa serve l’azzurro del cielo?”
Arrivo alla fine della lettura di questi versi e mi commuovo, e penso alla poesia che è riconoscenza disinteressata al mondo, a quello che ci insegna, a quello che ci toglie, a quello che ci dà. E’ fatica, è desiderio incantato di poter servire, come una “ panca agli innamorati”…..poi tutto svanirà come il cuore di chi, dalle sue esperienze e dalla vita, ha colto e raccontato tutto questo. (Annamaria Sessa)

Buon compleanno, Massimo!

 


Giornata mondiale della Poesia

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Tu sai che la poesia deve essere così com’è,

come l’albero che è secco e poi fa frutti,

che non significa niente,

che scriverla o leggerla sono la stessa cosa.

Insomma, uno si prova, in un modo o nell’altro,

a tracciare una retta di luce

tra due anonimi e intercambiabili mucchi di escrementi.

La poesia è respirare:

si prende l’aria da fuori e fuori la si butta.

 Ossido di carbonio più anidride carbonica.

Sai che qui pochi sanno che cos’è una poesia,

 pochi sanno che cos’è un poeta,

e tutti sono convinti

che il posto migliore per un libro è la biblioteca.

Quanto ai poeti, lo sai, ne farebbero a meno tutti.

 

E … quando quelli che ho amati sono tutti qui,

dentro di me,

polpa e buccia una sull’altra,

penso al tuo disincanto

come alla casa dell’infanzia dove ci abitano altri

e nulla più conserva dei nostri gridi

e dei nostri pianti,

 ma a te non importa

lentamente vivere e lentamente appassire

 ma i poeti, Beatrice, esistono

proprio perché troppi ne farebbero a meno.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 


prima che taccia la sera….

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 Madre di Clivio e di Gerusalemme, 
Madre di Betsabea e Baranzate, 
Madre delle Bustecche e di Betlemme, 
Madre del Monte Nero e di Tradate;

Madre del Crocifisso e della strada 
che va dal tabaccaio a Primaticcio, 
dove alle sei la sera si dirada 
al primato di nuvole rossiccio, 

Al primato del sole che si slaccia 
dal cielo tra le nuvole di mille 
colori ombreggiando della Tua faccia 

Tra i gas dei camion gli occhi, la scintilla
degli occhi tuoi, Madre, prima che taccia
la sera madre abbracciami…

 

 

Aldo Nove, eteronimo di Antonio Centanin

Viggiù 12 luglio 1967 


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