Archivi tag: poeti italiani

Momento

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Gli uccelli alla finestra, le persiane
socchiuse: un’aria d’infanzia e d’estate
che mi consola. Veramente ho gli anni
che so di avere? O solo dieci? A cosa
mai mi ha servito l’esperienza? A vivere
pago a piccole cose onde vivevo
inquieto un tempo.

Umberto Saba, 

Trieste, 9  3 1883 – Gorizia, 25 8 1957

da “Il Canzoniere”


Per capire

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Ha la voce chiara, il giorno,
quando parla
e insegna senza distrazioni
quello che c’è da sapere.
Pensare a quante volte,
quante davvero,
ho avuto la sensazione
che non fosse mia
la strada che stavo percorrendo.
e ho attribuito il presente a una svista,
alla disattenzione
alle condizioni metereologiche sfavorevoli
come quando si sbaglia
l’uscita in autostrada
e si maledice la nebbia,
la pioggia fitta
e guidando ci domandiamo
dove diavolo stiamo andando.

Bisogna vivere abbastanza,
attendere che il pesco
fiorisca in inverno,
per capire 
che avevamo scelto tutto,
persino di sbagliare strada.

Anna Spissu

Chiavari 1959


Volevo dirti….

 

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volevo dirti che  

qualche volta l’erba è gelata
come se la difficoltà fosse un giorno di febbraio
che proprio mentre sto scrivendo una signora dietro di me sbircia
come uno scoiattolo da un ramo
e che vorrei sapere se quello che volevo dirti poi si è capito
o mi è rimasto nella bocca come un bacio non dato

una mattina che tarda ad arrivare
un sacrificio pagano
una scure

però poi anche un sorriso
una mano nei capelli
una nota che da lontano rompe la notte sono cose che puoi tocca-
re attraversando la vita
e che poi proprio qui adesso al centro del netto di un cortile un ventaglio

muove l’aria come fosse un vento
e che vento mi sembra di sentire mentre mi accorgo di qualcuno
che lascia i suoi passi nelle scarpe che qui hai lasciato come un
segno del tuo passaggio
quasi a dire ti amo  ma da lontano.

 

Carmine Vitale


….guarda l’acqua inesplicabile

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Guarda l’acqua inesplicabile:
contrafforte, torre, soglio
di granito, piuma, ramo, ala, pupilla,
tutto spezza, scioglie, immilla;
nell’ansiosa flessione
quello ch’era pietra, massa di bastione,
è gorgo fatuo che passa, trillo d’iride, gorgoglio
e dilegua con la foglia avventurosa;
sogna spazi, e dove giunge lucente e molle
non è che un infinito frangersi di gocce efimere, di bolle.
Guarda l’acqua inesplicabile:
al suo tocco l’Universo è labile.
E quando hai spento la lampada ed ogni
pensiero nell’ombra senza peso affonda,
la senti che scorre leggera e profonda
e canta dietro ai tuoi sogni…….

Lucio Piccolo

Palermo 27 10 1901 – Capo d’Orlando 26 5 1969


Caro Dio, facci vivere come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi.

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Preghiera su commissione

Ti scrive un figlio che frequenta
la millesima classe delle elementari.

Caro Dio,
è venuto un certo signor Homais a trovarci
dicendo di essere Te:
gli abbiamo creduto:
ma tra noi c’era uno scemo
che non faceva altro che masturbarsi,
notte e giorno, anche esibendosi davanti a fanti e infanti,
ebbene…
Il Signor Homais, caro Dio, Ti riproduceva punto per punto:
aveva un bel vestito di lana scura, col panciotto,
una camicia di seta e una cravatta blu;
veniva da Lione o da Colonia, non ricordo bene.
E ci parlava sernpre del domani.
Ma tra noi c’era quello scemo che diceva che invece Tu
avevi nome Axel.
Tutto questo al Tempo dei Tempi.

Caro Dio
liberaci dal pensiero del domani.
E’ del Domani che Tu ci hai parlato attraverso M. Homais.
Ma noi ora vogliamo vivere come lo scemo degenerato,
che seguiva il suo Axel
che era anche il Diavolo: era troppo bello per essere solo Te.
Viveva di rendita ma non era previdente.
Era povero ma non era risparmiatore.
Era puro come un angelo ma non era perbene.
Era infelice e sfruttato ma non aveva speranza.
L’idea del potere non ci sarebbe se non ci fosse l’idea del domani;
non solo, ma senza il domani, la coscienza non avrebbe giustificazioni.
Caro Dio, facci vivere come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi.

Pier Paolo Pasolini
da “Transumanar e organizzar” (1965- 1970)


Ce n’è abbastanza per questa notte d’autunno…..

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Ce n’è abbastanza
per questa notte d’autunno
che piove sul sonno e sui sogni
e sospesi noi siamo
come in una sala di seconda classe
o nel cortile antico dove s’apriva l’alba
mia, tua, della specie o di chi sa chi
che perduto fra le nuvole barocche
fra sonno erra e risvegli
come al richiamo della foresta
o della luna
mentre fermi noi siamo
sul ciglio della strada
a dirci parole
che come sogni ci sfiorano la pelle
e lieve si fa tutto e tutto è un soffio
ora che dentro t’amo come si ama il sale la sabbia e l’acqua
e ce n’è abbastanza
per assaggiarla la vita

come si mangia un’ostrica
e sopra ci bevi champagne
ma quello giusto
quello secco
che ti fa sentire dov’è il tuo cuore
e come tenere si fanno le cose
se fra le dita senza fermarle le lasci passare

lasci che vadano dove vanno
dove vanno i sogni
le notti d’autunno
e gli amori folli degli uomini…..

Emilio Piccolo. Acerra 13 5 1951 –  Acerra 23 7 2012


bene, anch’io ho amato….

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Non ci sono solo i cani a chiederci tenerezza
né un buco nel muro è più reale
di quello che ci portiamo dentro
i soli possono tramontare dovunque
ma d’inverno o d’estate o anche di primavera
non è sufficiente che all’orizzonte
sia diversa l’altezza da cui il nostro sguardo
si addentra nella sera
per convincerci che l’universo muta

ciò che resta fermo è solo il nostro dolore…..

bene, anch’io ho amato e perso ciò che amavo
e ho continuato a perderlo mentre lo amavo
e ad amarlo mentre lo perdevo
anch’io mi sono chiesto perché
e a chiedermi che senso avesse farsi domande senza risposta
e a perdere ciò che si ama

anch’io vivo notti che il prurito tra le dita del piede
è intollerabile come la vita o il ricordo
di una donna che è andata via
senza dirti nemmeno io vado

anch’io mi dico lascia che le cose
si facciano da sole come l’acqua e la luna
e sto lì a guardare il sole che tramonta
come se fosse davvero probabile che domani non ci fosse più

ma, amica, nessuno potrà scusarci se abbiamo tradito
né ci sarà un giorno del giudizio in cui sul trono
un dio ci dirà bravi, questa è la ricompensa
e i figli se avranno palle se ne andranno
da dove sono venuti
gli amici invecchieranno con noi
e raccontare del buon tempo antico
non ha fatto mai bene a nessuno

ci saranno solo i cani e i buchi nei muri
a rimproverarci qualcosa senza dircelo chiaramente
noi sentiremo
capiremo
ma poi tutto sarà eguale
come è sempre stato.

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Acquaforte

donne
intente a cesellare paragoni a dividere le pietruzze dalla terra a scambiarle per conchiglie
a sentirci anche il mare
donne dentro tracce di perimetri scoscesi antri panorami
di civiltà passate eppure bombardate
e ci sono io che trascino lo sgabello vuoto
il guscio di lumaca
tutto quello che ora voglio
essere stata.

Paola Febbraro
Marsciano, 9 1 1956 – Roma, 22 5 2008
da “Stellezze”


Non hai imparato ancora…..

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E’ sporca d’un disordine

lo guarda, lo riconosce

quell’essere nello storto delle ore.

Lontana dal nitore

e dalle potenze. Ancora

ripetente in uno star male

adolescente in quel disagio

d’essere qui e non avere dove.

 

Vergogna e pena

di ritrovarsi ancora dove un tempo

era acerba, da poco scesa

nella pista. Pochi maestri

e maestre allora. Ma ora.

Sente il vasto scoramento

di chi l’ha imboccata. Non hai imparato

ancora.

Bocciata. Bocciata.

 

 

Mariangela Gualtieri

da “Quando non morivo”

 


Indifferente è il Tempo a ciò che misura, / sia occhio che si schiude / o lo sbocciare di un Buco Nero, / (…) / Scorrere / è il suo solo sentimento. (Vincenzo Anania)

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Che scriva lettere, che semini,

che bruci il pacciame a primavera,

mi pare che il tempo sia in mio potere,

e invece se la ride di me!

Ma non appena l’anelito della poesia

si posa sul piatto della bilancia

all’improvviso

divengono inaffidabili

financo gli orologi più precisi.

Il bocciolo sogna del futuro,

dalle pagine spira il passato

e sfugge, a me che l’inseguo,

il folle tempo sconfinato.

 

Tat’jana Bek, poeta russa – 21 4 1949 – 7 2 2005

Traduzione di Evgenij Solonovi  e Gario Zappi


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