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ESERCIZI

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Se ci sono traiettorie per
uno sguardo
le mie puntano al cielo.
Fiduciose parabole
ricadono al suolo
e si allontanano
rimbalzando incontrollabili
verso gli altri.
Il volo non lo si impara
ma mi esercito ogni giorno
a cadere.

 

Elena Gerasi , Trujillo (Perù)  27 2 1983 
Inedito, dal sito Fili d’aquilone

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Alla finestra

17 luglio 1909, nasce lui

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Nel largo delle nuvole e del mare
lo scalpito arioso d’un cavallo,
il bambino rigira la pianola
obliato negli occhi come gli angeli.

Morire è una stagione, un’aria, un cielo.

 

Alfonso Gatto

Salerno 17  7  1909  –  Orbetello  8  3  1976

da “Tutte le poesie” a cura di Silvio Ramat

 


la nostra parte di eternità

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se fosse davvero così semplice

attrezzarsi il mondo come se fosse un terrazzo

con piante e fiori da spostare da un angolo all’altro

tanto per fare qualcosa

perché è domenica e si deve, comunque, vivere

perché meglio tutto che le intermittenze crudeli del cuore

che ci lasciano senza difesa a chiederci dove andiamo

e se ne valga dopotutto la pena

attrezzarsi il mondo come se fosse un terrazzo

dove anche le cose lasciate in disordine

hanno l’ordine che vogliamo per loro

così docili così refrattarie a movimenti e oscillazioni

che viene voglia di prenderle ad esempio

come se prima o poi un temporale

un vento improvviso venuto su dal

lieve cedimento del pavimento non ci ricordasse

proprio quando meno ce l’aspettiamo

che la domenica e il lunedì e tutti gli altri giorni della settimana

sono l’unica cosa che abbiamo

la nostra parte d’eternità

e la spendiamo così

senza nemmeno confessarci

che a restituircela

è proprio un temporale che vorremmo

o un vento venuto su dal mare

che ci rendesse innocenti

creature senza domenica e lunedì

 che attraversano il tempo

con la dolcezza e la gioia

di chi di nulla ha colpa e senso e dolore

 se non d’aver fatto delle settimane

e dei mesi e degli anni

 il deposito dei propri sogni

e della propria capacità reale d’amare

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Come se fosse un libro

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se fosse davvero così semplice
attrezzarsi il mondo come se fosse un libro
con le parole il ritmo e lo stile
appreso nelle notti
passate a credere che per essere felici
fosse sufficiente essere poeti
e che la felicità fosse un nostro diritto
e nostro diritto e dovere cercarla
dovunque e comunque
e qualunque fosse il prezzo di dolore
con cui mettersi alla prova
come se ne fossimo sempre più forti
come se soffrendo
potessimo garantirci
che ad attenderci da sempre
ci sia davvero qualcuno
magari un cane
con cui essere fragili insieme
e insieme vivere e insieme morire
per dolori che s’assomigliano
per sogni terribili e crudeli
che ti fanno pulsare la vita tra le mani
come il muscolo di un animale scannato
per domeniche che si devono, comunque, vivere
se fosse davvero così semplice amarsi
non avrei più bisogno delle parole
per dirti ti amo.

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Di boschi, foreste e altro

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ma noi dovevamo costruire una foresta

dove metterci tutte le cose che in un altro

angolo del pianeta ci starebbero strette

alberi con le foglie a sfidare il sole come le parole dei poeti

e fiumi biblici di acque fonde come i tuoi occhi

e uccelli leggiadri e violenti

come la vita che se ne va tra amori e dolori senza senso

 

ma noi dovevamo costruire una foresta

dove nessun grillo parlante

venisse a suggerirci con discrezione e violenza

strade autostrade e percorsi alternativi dove non ci fossero

preti gesuiti marxisti in odore di santità

laburisti esperti di filosofia e astronomia

uomini di est e di sud-est

dove nessuno, dico nessuno,

si permettesse di pensare

che a renderla vivibile una foresta

macdonald  ci vogliano e  atéliers case eleganti e ben pulite

letti con le  lenzuola  fresche di bucato e di scopate

scuole che ti insegnino a morire un libro dopo l’altro

e ospedali dove ti rubano anche la morte

 

ma noi dovevamo costruire una foresta

non un orticello dove coltivarci zucche patate e un po’ di pomodori

e stare seduti a guardare il tramonto e la vita che passa

come i fraticelli che aspettano l’eterno

e un dio che se c’è c’è e son cazzi suoi

una foresta dove, amore, la morte non è la fine di tutto.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


 come quando si guarda il mare…..

 

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….e ho provato una grande dolcezza

 Come quando si guarda il mare

 e ti ricordi  che qualcuno a scuola ti ha detto

quand’eri bambino  che un giorno

siamo stati tutti pesci.

Rossi, viola, blu.

Capaci solo di nuotare,

di esistere nuotando.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Caramelle

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Non ho forse chiuso i miei occhi con la ceralacca?

Non ho forse dimenticato di dirti che la faccia è per gli sciocchi?

Non ho forse battuto le mani per attirare la tua attenzione?

Non ho forse interrogato le stelle per sapere dove sono?

Devo a Peter se ho imparato a farmi questo tipo di domande.

Lui in ogni questione continua a essere sorprendente,

fa diventare vere le cose ovvie e ovvie le cose vere.

Dice che non gli costa fatica,

perché da sempre le cose ovvie e quelle vere si somigliano,

 come sanno bene gli stupidi e lo sappiamo tutti

quando siamo felici.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 

 


il mondo esiste davvero, e per tutti, non solo per te

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T’eri tagliata i capelli, e avevi una camicia bianca,

la gonna grigia da tailleur.

Non te ne sei accorta, ma ti guardavo

come se non avessi mai visto il corpo di una donna.

Non ti sei accorta che avevo qualcosa nello stomaco.

Se t’avessi toccato i capelli, mi sarei perso in cose

che a volte è meglio solo averle lette. Io le ho scritte.

Questo è il punto.

Ho pensato: se capita.

Ma nulla accade a caso. È come quando giochi a bigliardo,

e la pallina miracolosamente va nella buca.

Ho fatto anche un altro pensiero:

l’amore, come la vita, non si spiega né spiega nulla.

E poi un terzo: che il mondo esiste davvero, e per tutti, non solo per te.

E ho avuto voglia di intenerirmi, ma non l’ho fatto.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Un vecchio post per ricordare Vincenzo Cardarelli, nato oggi nel 1887

Comprato nel maggio del 1969, costava 350 lire ed è pieno di note e sottolineature. Allora avevo diciassette anni e chissà cosa mi passava per la mente quando, alla pagina 85,  proprio sotto questa poesia e riferendomi agli ultimi cinque versi,  a matita ho scritto 
“….sapessi il groviglio che ci ho in testa io!!!!”

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Carattere

Vivo di sogni
e di speranze pazze.
Nella mia libertà come sepolto
vedo passare i giorni
sempre nuovi per me,
sempre diversi.
Giorni ch’io vivo e perdo
come chi si costringe in oscura caverna
a castigar la sua brama di luce.
Poi, per le strade uscendo
sul crepuscolo
lo incalza il disperato desiderio
di rincorrer quell’ora che gli sfugge.
Sempre avrò amore al mondo
e brevi gioie,
e noie e disgrazie
mai mi parranno meno precarie e meno tollerabili
che non c’è nulla di continuo e certo nella mia vita
fuorché il vario inganno della fortuna
e le malìe del tempo.
Non son felice e nemmen cerco d’esserlo.
A me lamenti, queruli rampogne e funzioni soverchie non s’addicono
e nelle pene estreme aridi ho gli occhi.
Mi chiude dello sdegno un dio la bocca.
Il non potere e il non volere insieme
fanno un tale groviglio entro il mio petto
come le radici di una vecchia pianta
che non crolla per impeto di vento
e solo il fulmine potrà schiantare.

 

Vincenzo Cardarelli

Corneto Tarquinia, 1º maggio 1887 – Roma, 18 giugno 1959

 


Viva il 25 Aprile!

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Un giorno presentai mille lire al Bar del Centro:
cappuccio e una brioche, per mia madre
che ha paura
di fare le figure barbine. È là seduta
al tavolo vicino lo specchio, mani in grembo.
Sembrava un bel geranio fiorito sul balcone.
Un giorno la portai per le chiese, ai giardinetti
passando per le strade più ricche di Milano;
ma lei teneva occhi ed orecchie belle chiuse
perché il futuro aveva due marce in più di troppo.
E gli alberi sembravano finti, e le persone
su per le scale mobili a far niente di fatica.
Ricordo che stringeva la borsa addosso al petto
attraversando sopra le strisce come a un molo
con sotto due quintali di oceano fangoso:
le onde che arrivavano fin sopra la sottana
le barche che spezzavano cime.
E poi gli aerei.
Gli stessi che sentiva di notte da bambina
fare la luce verso le case
sui fienili.

Massimo Botturi

https://massimobotturi.wordpress.com/


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