Archivi tag: poeti italiani

Dolce ottobre

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Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.

Trema l’ultimo canto nelle altane
dove sole era l’ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.

E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.

 

Cristina Campo

Bologna 28 6 1923 – Roma 10 1 1977

 

 


Me piasaríss de mí desmentegâss

 

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Mi piacerebbe di me dimenticarmi,
e camminare, e respirare per te,
essere come i ragazzi che quando li prende il sole
si lasciano seminare dove lui vuole,
e mai ritrovarsi, e non più capire di me stesso,
ma essere gioioso dell’aria che mi attira
là dove la vita si pensa vivere

Me piasaríss de mí desmentegâss,
e camenà, e respirà per tí,
vèss cume i fjö che quand je branca el sû
se làssen sumenà due el vör lü,
e mai truâss, e pü capí de mí,
ma vèss giuius de l’aria che me tira
due che la vita la se pensa vîv.

 

Franco Loi, Genova 21 gennaio 1930 


Elogio del traditore

 

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 è giusto che come il pane i pomodori e le patate

anche un uomo abbia il suo prezzo

e non è detto che sia sempre e solo trenta denari

 

certo in un supermarket ce n’è per tutti i gusti

e basta metter mano alla tasca

perché un marcel diventi chi è villano

 

se non siete d’accordo

poco importa il vostro consenso

le nuvole nel cielo sono bianche

non sono il pianto di dio

non sono nemmeno

ciò che porta la pioggia che ci bagna i vestiti

 

ma voi pensate che si possa mutare la storia

solo perché a qualcuno non piace

che le cose vanno così come vanno

pensate anche che giuda meritò il suicidio

e che i figli sono un pezzo del cuore

e della carne di cui prima o poi faremo a meno

 

pensate tante cose che poco hanno da spartire

con il pane i pomodori e le patate

che fanno il prezzo di un uomo

cui non importa se le nuvole sono il pianto di dio

perché è convinto che trenta denari sono pochi

per andare in paradiso.

 

 

Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Poesia dei giorni dispari”


L’autunno ha….

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L’autunno ha mari teneri, ha colori
che calme navi tagliano; cadranno
foglie e cieli sospesi per un filo.
Andare sino all’albero, sedersi,
entrare in confidenza con l’inizio
di radiche più avide e vive verso il basso.
Abbiamo accanto povere fredde cose,
bucce, bottiglie, frammenti di memoria,
più in là c’è il mare.
«L’ultima domenica», e ci trovi
ancora ansanti, il cuore
un poco stanco per la festa,
branco che più non fugge, prede
colorite dal ferro irto nel mondo
dal vino, dai fuochi solitari.
Ci vinse
questa striscia di fumo sulla terra,
fu sempre obliqua
l’ombra che ci seguí in silenzio.

 

Bartolo Cattafi
Barcellona Pozzo di Gotto, 6 7 1922 – Milano 13 3 1979
da “Le mosche del meriggio”


La dissipazione

 

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L’abbiamo consumato il presente
dissipato stropicciato
– ci lanciavano dall’alto grandi fogli
di disegno come proiettili a richiamarci –
– è quello stronzo che vuole attirare
la mia attenzione –
abbiamo fatto di questa vita
scialo di triti fatti vano

ma senza crudeltà
per richiamare l’attenzione alle urgenze
per stare sui fatti e sul presente
per imperizia ed egoismo
per superficiale inanità
pensando che ogni attimo fosse
il prima e il dopo
di ogni altro attimo all’infinito.

E forse altro c’era
– ancora mi lancia fogli da disegno
dal quarto piano
appallottolati per attirare la mia attenzione –
– è sempre quello stronzo
che vuole a segni educarmi
al rispetto dei tempi-
forse era il sospetto che
ogni attimo fosse l’assoluto tempo
della felicità pura
l’unica possibilità di questa vita
il divino incarnato
il divino sole
o la divina luna
unica porta verso l’infinito.
Ed altra non ce ne sarebbe stata.

Ed era l’attimo della verità
alle cinque della tarda
o a mezzanotte
quando la vita è in bilico
e ti sembra di andare
da prua a poppa
sulla tolda di una nave in tempesta.
L’abbiamo trascurata questa verità
e nemmeno l’abbiamo guardata
in faccia
con l’ironia che ci vuole
ogni volta che si parla
di miracoli.

Che non esistono è vero
ma, a pensarci bene,
sono miracolosamente fuori
dalla nostra vita.
E’ stato uno scialo questa vita
e ricordo mio figlio
che con orgoglio rivendica tuttora
averci messo otto anni otto
a laurearsi.
Prima di consegnarsi mani e piedi
alla tristezza infinita
della linea retta.
O della vita retta.
Non saprei.
Forse l’etica dovrebbe ogni tanto
fare un salto dalla parte
dell’impenitenza e gridare
– ero io cazzo quello
ero proprio io
e non sperate mai ch’io mi penta. –

 

Pietro Pasquale Daniele


Vòltati

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Vòltati, senza dar peso, come si fa
quando i pensieri nell’aria scivolano via,
voltati per abitudine, lenta, senza senso
come quelle donne che per strada girano
la testa per un uomo, in casa, o sulla porta,
voltati per simpatia d’un rumore lontano,
o d’una rondine su nel cielo stravolta,
voltati senza sapere, per volontà
d’un qualche pensiero bizzarro, o per bugia,
voltati per ritornare, che dimenticato
ci son io dietro le spalle per rubarti
quel niente del camminare, quel tuo andare via.

 

Vòltess, sensa dagh pés, cume se fa
quand ch’i penser ne l’aria slisen via,
vòltess per abitüden lenta, sensa sâ,
cume quj donn che per la strada i gira
la testa per un òmm, in câ, o sü la porta,
vòltess per simpatia d’un rümur luntan,
o d’una runden sü nel ciel stravolta,
vòltess sensa savè, per vuluntâ
d’un quaj penser bislacch, o per busia,
vòltess per returnà, che smentegâ
sun mì che dré di spall te rubaria
quel nient del camenà, quel tò ‘ndà via.

 

Franco Loi, Genova 21 1 1930

da” LÜNN”

 


Forsi û tremâ cume de giass fa i stèll

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Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,
no per il freddo, no per la paura,
no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,
ma di quel niente che passa per i cieli
e fiata sulla terra che ringrazia…
Forse è stato come trema il cuore,
a te, quando nella notte va via la luna,
o viene mattina e pare che il chiarore si muoia
ed è la vita che ritorna vita…
Forse è stato come si trema insieme,
così, senza saperlo, come Dio vuole…

 

Franco Loi, Genova 21 1 1930

da” LÜNN”


Somigliare

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Somigliare è discreto rubare
e non si sospetta
nemmeno che si debba chiedere
permesso
per certe cose. Si dice
gli occhi da chi li ha presi? la bocca,
di chi è la bocca?
e da sempre la vita si tramanda per furti.
Così confesso
che ho qualcosa di tuo: te lo ricordi
l’ultimo litigio?
Ti sei voltata,
mi hai dato le spalle e io
non te le ho più restituite.

 

Irene Paganucci, Castelnuovo di Garfagnana il 27 10 1988

da “Di questo legno storto che sono io”


Quanti verbi ha il mondo!

 

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La vita allora…
Penso che ho solo questa.

E’ stato bello,
pensare, progettare, costruire, sognare
andare perdersi tornare. Quanti verbi
ha il mondo.

Fra le miriadi di pianeti e di stelle
essere proprio qui
nati e vissuti dentro questo cielo
qui, con i piedi poggiati su un punto
della terra, ora, con il passato pieno
di tutti i miei errori.

 

Mariangela Gualtieri

da “Caino”


23 luglio 2012, il poeta Emilio Piccolo lasciò questa terra per un viaggio tra i misteri.

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…..perché anche le idee, amore, hanno un peso

feroce dopotutto

se a toccarle

diventano rimorsi e morsi

sono vita che s’annoda e riannoda

come nodi marinai

anche se lievi ci sentiamo

e felice spira la brezza

sul volto tuo e su quello mio

sulle distese del mare

sotto il cielo curvo all’orizzonte che non finisce mai….

 

 

Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 

 


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