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Ulisse

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Io non sono mai partito da Itaca né ad Itaca sono mai tornato.
Non ho visto Priamo piangere sul corpo del figlio, né odorato
il profumo del legno con cui erano fatte le assi del cavallo
da cui sbucarono a notte i guerrieri che avrebbero distrutto
una città e fondato l’impero di una civiltà. Non ho rubato le armi
di Aiace né mai ho convinto Circe o Calipso a donarmi
per amore il corpo o la giovinezza, l’estasi o l’oblio.
A casa non ho mai avuto Penelope ad attendermi né Telemaco
ha mai cercato il padre che non sono mai stato.
Sono arrivato qui per caso,
qui dove non fioriscono gli ulivi e le mandorle non hanno il sapore
dell’estate e della sete. Ho visto molto, ho visto troppo
o troppo poco. Quanto basta per capire che in quel poco di spazio
che c’è tra un pianeta e le stelle c’è posto per tutto,
e che ogni giorno è felice se vuoi che lo sia;
e pieno di dolore, se non sai farne a meno.
Ora sogno di varcare un giorno le colonne d’Ercole
e d’incontrare, su una montagna bruna che esce dal mare,
un uomo che abbia il mio volto, le mie mani, i miei occhi
e mi dica: eri tu che io aspettavo, eri tu.
Non incontrerò mai quell’uomo, eri tu.
Non incontrerò mai quell’uomo, lo so,
ma a notte, mentre una donna che somiglia a Penelope
mi carezza con una tenerezza che Penelope non ha mai avuto,
sento che quell’uomo, nel buio, mi guarda
e mi parla di un’isola lontana, dove non sono mai stato,
dove non andrò mai perché è tempo ormai
di essere felice, qui, in questa via chiassosa di Manhattan
dove guardando un fast food intuisci
che il tempo è un’invenzione degli dei
che hanno invidia per gli uomini che muoiono.

Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)

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Potresti insegnarmi……

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potresti insegnarmi
a misurare la vita a cucchiaini di caffé
ma i poeti amano le stelle e i burroni, si dice,
e non sanno andare per strade e autostrade
dove c’è sempre un autogrill con ristorazione sigarette
e una toilette che, tutto sommato, non è male

potresti insegnarmi a leggere fra le tue rughe
il dolore e la stanchezza di chi dal sogno
al mondo ci ritorna come alla casa che ha abbandonato
ma i poeti, amore, hanno mille occhi e mille case
così che tornare è sempre più difficile

potresti insegnarmi
a non dire nemmeno a te la mia follìa
e a nascondermi nelle parole
come in una cassapanca da spedire al fronte
ma i poeti scivolano nudi dentro la vita
senza nemmeno chiedersi perché
e perché la vita è una cosa qualunque

potresti insegnarmi
che giovanazza e giovinezza non sono la stessa cosa
e il buon senso di chi sa fare a meno di entrambe
ma i poeti amano chi li ama e non li ama più
perché è così
così va il mondo, amore,
così va che se solo sorridi
ho voglia di strade e autostrade e autogrill
e case dove passarci i prossimi millenni
e di lasciare la follìa a chi è folle davvero
e di chiedermi solo ma che mangiamo oggi?
e di avere il buon senso che ha chi sa
che non è vero che c’è sempre tempo per tutto
e dirti addio, a mai più

ma i poeti, amore, non sanno mai
se ciò che dicono e scrivono e sentono è vero.

 

 *Luther Blissett è un eteronimo di Emilio Piccolo
(Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)


Si mantengono così gli autunni passeggeri….. 

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Si mantengono così gli autunni passeggeri  
gli sforzi pericolosi e senza amore
fatti di capigliature arrangiate
giovinezze spettinate, sognanti e rossicce

tenerezze dischiuse, vissute per anni
nel volo delle rondinelle sciocche e felici.
Che strano effetto saperti audace
quando soppesavi l’anticipo della natura

i mesi settembrini, le speranze nelle piume
ritornate selvagge ogni volta incuneando
gli anni, l’attesa dello sciame irresistibile
esiliato nel cuore, nel greto della voce

in cui si rifletteva un’altra fibra pallida.
Chi può dirlo dove ti ho mischiato, cullato,
doppiamente rotto, vestito e ricomposto
nascosto in un fazzoletto di lino, piegato e profumato.

 

Rita Pacilio, Benevento 1963

da “Prima di andare”


Il bimbo ristette, lo sguardo era triste e poi disse al vecchio con voce sognante: “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!” (F. Guccini)

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Il bambino smise di giocare
e parlò al vecchio come un amico.
Il vecchio lo udiva raccontare
come una favola la sua vita.

Gli si facevano sicure e chiare
cose che mai aveva capite.
Prima lo prese paura poi calma.
Il bambino seguitava a parlare.

 

Franco Fortini

Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994

da “Il falso vecchio” in “Questo muro”

Nei versi  di Fortini come  nel testo di una canzone di Guccini (Il vecchio e il bambino),  le generazioni si incontrano e, in un certo senso, si riconciliano grazie alla narrazione che è uno  straordinario collettore di ricordi ma anche di sogni e aspirazioni.


Molto chiare si vedono le cose

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Puoi contare ogni foglia dei platani.
Lungo il parco di settembre
l’autobus già ne porta via qualcuna.
Ad uno ad uno tornano gli ultimi mesi,
il lavoro imperfetto e l’ansia,
le mattine, le attese e le piogge.

Lo sguardo è là ma non vede una storia
di sé o di altri. Non sa più chi sia
l’ostinato che a notte annera carte
coi segni di una lingua non più sua
e replica il suo errore.
È niente? È qualche cosa?
Una risposta a queste domande è dovuta.
La forza di luglio era grande.
Quando è passata, è passata l’estate.
Però l’estate non è tutto.

 

Franco Fortini. Firenze, 10  9 1917 – Milano, 28 11  1994

da “Paesaggio con serpente”


Marciapiede con vista

 

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Se non fossi di spalle,

donna che passi nel tram,

io sarei un inizio di frase

un “pioveva da giorni”,

qualcosa.

 

Filippo Strumia,  nato a  Roma  nel 1962

da “Marciapiede con vista”


Buon viaggio, Guido Ceronetti.

Morto scrittore e poeta Guido Ceronetti

Chi ha orecchie in tenda

chi ha orecchie in tenda

Dice e ripete l’oscuro Giovanni

sgranando al porto le sue visioni

tra le grida dei friggitori

e le scannate angurie.

Io le orecchie le ho e in questa tenda

ci sto da molti anni.

Ma verrà mai qualcuno?

Una mano che getti una voce?

Che ci sia stato fin da principio

Un errore di stampa?

 

Guido Ceronetti. Torino 24 8 1927 – Cetona 13 9 2018

da “La distanza”

 

La poesia si apre con un “errore” nel testo. In-tenda  per intenda.  Un errore  voluto per significare che forse anche nelle nostre esistenze c’è stato un iniziale errore di stampa. Ma il porsi domande alla ricerca di un senso può correggerci?


e quando chino sulla mia vita scrivo……

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La penna non è stata posata sulla carta
la carta è ancora tutta bianca
bianca è la data
bianchi luogo ora
provenienza destinazione
perchè percome
e quando
chino sulla mia vita scrivo
l’atto di presenza
mi effondo mi circondo di parole
copro colmo comando
parole
l’assenza certifico
attesto la finzione.

 

Bartolo Cattafi

Barcellona Pozzo di Gotto, 6 7 1922 – Milano 13 3 1979

da “Segni”


Linea

 

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Potessimo dirci tutto
dalla testa ai piedi
vertebra per vertebra
osso dopo osso
con una sola linea d’inchiostro
tirata lunga
diritta
sazi d’un solo frutto
spenta ogni voce
filare
sopra la nostra scritta
supini scorrevoli alla foce.

 

Bartolo Cattafi
Barcellona Pozzo di Gotto, 6 7 1922 – Milano 13 3 1979

da “Segni”


Casa

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Adesso questa casa può invecchiare.
La tengo. So dove si accumula
la polvere. Non mi smarrisce
mi domina col suo grande
sconosciuto spazio.
(i suoi angoli i suoi
interstizi) I buchi
che non esplorerò.
(di cui mi dimentico
ora) Vedo superfici
che è mia la sua
pelle. La pulisco
la guardo la tocco.
Mi continua entra
dentro di me.

 

Paola Loreto

da “Case spogliamenti”


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