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Prova a cantare il mondo mutilato

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Prova a cantare il mondo mutilato.
Ricorda le lunghe giornate di giugno
e le fragole, le gocce di vino rosé.
Le ortiche che metodiche ricoprivano
le case abbandonate da chi ne fu cacciato.
Devi cantare il mondo mutilato.
Hai guardato navi e barche eleganti;
attesi da un lungo viaggio,
o soltanto da un nulla salmastro.
Hai visto i profughi andare verso il nulla,
hai sentito i carnefici cantare allegramente.
Dovresti celebrare il mondo mutilato.
Ricorda quegli attimi, quando eravate insieme
in una stanza bianca e la tenda si mosse.
Torna col pensiero al concerto, quando la musica esplose.
D’autunno raccoglievi ghiande nel parco
e le foglie volteggiavano sulle cicatrici della terra.
Canta il mondo mutilato
e la piccola penna grigia persa dal tordo,
e la luce delicata che erra, svanisce
e ritorna.

 

Adam Zagajewski
Leopoli 21 giugno 1945

da “Dalla vita degli oggetti”

a cura di Krystyna Jaworska


La donna del poeta

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In cortile mi lavavo
Mi lavavo all’aperto ch’era notte.
Di grezze stelle ardeva il firmamento.
Il loro raggio è sale sull’accetta. La botte
colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende.

La porta del cortile è ben sprangata;
la terra, secondo la coscienza, è dura.
Troverai a stento più puro ordito della
verità d’una tela fresca di bucato.

Una stella si discioglie come sale nella botte,
più buia è l’acqua gelida,
più pura la morte, più salata la sventura,
ed è più vera e più terribile la terra.

 

Osip Mandel’štam, Varsavia 15 1 1891 – Vladivostok 27 12 1938.

 

da “Ottanta poesie”

a cura di A. Faccani

 

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Anche questa poesia è una delle tante che Nadezda Mandel’stam imparò a memoria, per salvarla dalla furia cieca dello stalinismo. E’dolorosa e commovente la storia di Nadezda e Osip. Il poeta russo, osteggiato e vittima del regime, incarcerato più volte, muore in un gulag siberiano. Nadezda, non fidandosi di nessuno, porta con sè a memoria le poesie del marito in esilio e, solo dopo la morte di Stalin, riuscirà a farle pubblicare anche in Russia.
Che bella storia d’amore!


Il mondo salvato

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segno sulla mappa dove siamo stati

non siamo stati quasi in nessun luogo

guarda quanto mondo non morirà con noi

e sai una cosa?

risparmieremo sempre più posto

facciamo domenica

il piano di risparmio

qui non saremo più

e ancora là più vicino

là più lontano

guarda quanto mondo

ci sopravviverà.

 

Jarosław Mikołajewski, Varsavia 1960
traduzione di Paolo Statuti


Abitiamo nella nostalgia

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Kierkegaard diceva di Hegel: ricorda qualcuno
che erige un enorme castello, ma vive
in una semplice capanna, lì nei pressi.
Così l’intelligenza abita in una modesta
stanza del cranio, e questi stati meravigliosi
che ci furono promessi sono ricoperti
di ragnatele, per ora dobbiamo accontentarci
di un’angusta cella, del canto del carcerato,
del buonumore del doganiere, del pugno del poliziotto.
Abitiamo nella nostalgia. Nei sogni si aprono
serrature e chiavistelli. Chi non ha trovato rifugio
in ciò che è vasto, cerca il piccolo. Dio è il seme
di papavero più piccolo al mondo.
Scoppia di grandezza.

Adam Zagajewski.
da “Dalla vita degli oggetti”


La donna del poeta

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In cortile mi lavavo
Mi lavavo all’aperto ch’era notte.
Di grezze stelle ardeva il firmamento.
Il loro raggio è sale sull’accetta. La botte
colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende.

La porta del cortile è ben sprangata;
la terra, secondo la coscienza, è dura.
Troverai a stento più puro ordito della
verità d’una tela fresca di bucato.

Una stella si discioglie come sale nella botte,
più buia è l’acqua gelida,
più pura la morte, più salata la sventura,
ed è più vera e più terribile la terra.

Osip Mandel’štam, Varsavia 15 1 1891 – Vladivostok 27 12 1938.

Anche questa poesia è una delle tante che Nadezda Mandel’stam imparò a memoria, per salvarla dalla furia cieca dello stalinismo. E’dolorosa e commovente la storia di Nadezda e Osip. Il poeta russo, osteggiato e vittima del regime, incarcerato più volte, muore in un gulag siberiano. Nadezda, non fidandosi di nessuno, porta con sè a memoria le poesie del marito in esilio e, solo dopo la morte di Stalin, riuscirà a farle pubblicare anche in Russia.
Che bella storia d’amore!


Prova a cantare il mondo mutilato

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Prova a cantare il mondo mutilato.
Ricorda le lunghe giornate di giugno
e le fragole, le gocce di vino rosé.
Le ortiche che metodiche ricoprivano
le case abbandonate da chi ne fu cacciato.
Devi cantare il mondo mutilato.
Hai guardato navi e barche eleganti;
attesi da un lungo viaggio,
o soltanto da un nulla salmastro.
Hai visto i profughi andare verso il nulla,
hai sentito i carnefici cantare allegramente.
Dovresti celebrare il mondo mutilato.
Ricorda quegli attimi, quando eravate insieme
in una stanza bianca e la tenda si mosse.
Torna col pensiero al concerto, quando la musica esplose.
D’autunno raccoglievi ghiande nel parco
e le foglie volteggiavano sulle cicatrici della terra.
Canta il mondo mutilato
e la piccola penna grigia persa dal tordo,
e la luce delicata che erra, svanisce
e ritorna.

Adam Zagajewski
Leopoli 21 giugno 1945


E nascemmo alla vita che già c’era. Le cose c’erano, le tante, le inaudite cose….Giancarlo Pontiggia

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La pelle levigata degli oggetti è tesa
come la tenda di un circo.
Sopraggiunge la sera.
Benvenuta, oscurità.
Addio, luce del giorno.
Siamo come palpebre, dicono le cose,
sfioriamo l’occhio e l’aria, l’oscurità
e la luce, l’India e l’Europa.
E all’improvviso sono io a parlare: sapete,
cose, cos’è la sofferenza?
Siete mai state affamate, sole, sperdute?
Avete pianto? E conoscete la paura?
La vergogna? Sapete cosa sono invidia e gelosia,
i peccati veniali non inclusi nel perdono?
Avete mai amato? Vi siete mai sentite morire
quando di notte il vento spalanca le finestre e penetra
nel cuore raggelato? Avete conosciuto la vecchiaia,
il lutto, il trascorrere del tempo?
Cala il silenzio.
Sulla parete danza l’ago del barometro.

Adam Zagajewski.
da “Dalla vita degli oggetti”

Ucraino di nascita, Leopoli 21 giugno 1945, Zagajewski ha studiato e si è formato a Cracovia. Oggi è considerato una delle maggiori voci della poesia polacca.


Mattino

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Svegliarti all’alba: col peso delle dita assonnate
prima che suoni la sveglia
prima del viaggio
prima che le sale d’attesa della stazione, i binari
prendano possesso di noi
avvolgendoci con l’involucro di metallo
con il freddo.
La luce sta appena montando le sue installazioni
estrae dal buio i vestiti ripiegati, i libri
e sale l’alba costiera riversa sul davanzale interno…….

Marzanna Bogumila Kielar, nata a Gołdapia in Polonia nel 1963

La seconda parte della poesia, introvabile nella traduzione completa, dice più o meno quanto segue.
Non ha una cronologia precisa il tempo del risveglio. La memoria, come una scatola nera trovata nelle secche della notte, manda flash di oggetti e gesti consueti: gli abiti da indossare, le cose, un orecchino al lobo, il modo di allacciare un cinturino al polso, una pasticca mandata giù…..
Nella penombra poi, finalmente, ci ri-conosciamo.


Abbracciati da seimila anni

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Gli amanti
Siamo distesi l’uno accanto
all’altro da migliaia di anni.

Ci uniamo come getti di rami
perché unisca

un gelame vivo.

Aggrappati l’uno all’altro

come quegli amanti del
neolitico trovati intorno a Mantova,

che si abbracciano stretti

nella fossa attorniata da un
manto di pietra,

nella terra come in un letto
quando un raggio apre la stanza dalla finestra

Le nostre labbra in una
vescica d’aria.

In una fenditura che compare
nella lastra di ghiaccio del tempo.

Moriranno i nostri dei.

Si spezzeranno le catene di
cause avviate dai nostri pensieri, dalle nostre azioni.

Cesseranno di esistere tutte
le nostre opere.

Finiranno le parole e tornerà
il silenzio.

Il silenzio parlerà
ininterrottamente.

Siamo

un vuoto che ha bisogno di una
forma per apparire.

I nostri occhi, liberati dalla
morte, diventeranno un sole, brilleranno.

I nostri respiri, liberati
dalla morte, diventeranno vento.

 

Marzanna Bogumila Kielar, nata a Gołdapia in Polonia nel 1963

Alle porte di Mantova, nel 2007, nel sito archeologico di Valdaro, vengono ritrovati due scheletri risalenti al neolitico. Una singolare sepoltura frontale e intrecciata di un giovane maschio e una giovane donna.
A loro è ispirata la poesia di Marzanna Bogumila Kielar, poetessa contemporanea polacca.


Affamata

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“…..Parlami con quella tenerezza nella voce indifferente
infilami in una tasca, avvolgimi in una morbida sciarpa,
nelle maniche di una giacca. Dividi con me uno spicchio
d’arancia. Permettimi di mangiare dal tuo piatto
strisce verdi di broccoli e virgole di peperone, rosse come
sangue. Cedimi il tuo letto. Regalami il tuo
cognome. Dammi un futuro, che io cresca per questo.
Balla con me Conducimi su pavimenti, parquet, scale
Fammi girare la testa Trattienimi con tenerezza Arrischia un tango
Promettimi che tra poco lo rifaremo di nuovo. E di nuovo. E di nuovo e ancora Mille volte.
Finché il passato non giungerà inaspettato
come un regalo non voluto. Ordinato in precedenza. Consegnato dietro ricevuta
E che importa se ho protestato che non è quello che ricordo
Lo volevo…”

 

Izabela Filipiak
Nata nel 1961 a Gdynia in Polonia, vive tra il 1986 e il 1996 in Francia e negli Stati Uniti. Tornata in Polonia, diventa un simbolo del femminismo polacco e dichiara la sua omosessualità. Attualmente insegna Slavistica e Letterature dell’Est europeo in una università degli Stati Uniti


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