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E’ tempo che sia tempo

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L’autunno mi bruca dalla mano la sua foglia: siamo amici.
Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli apprendiamo a
camminare:
lui ritorna nel guscio.
Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca fa profezia.
Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.
Noi stiamo allacciati alla finestra, dalla strada ci
guardano:
è tempo che si sappia!
È tempo che la pietra accetti di fiorire,
che l’affanno abbia un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.
È tempo.

 

Paul Celan

Cernăuţi, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970

da “Papavero e memoria”

traduzione di Giuseppe Bevilacqua

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Li amo

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Poeti

i misteriosi,

gli schietti,

una scatola cranica per elmo,

per scudo un velo di cellofan, 

poeti,

queste specie, queste seppie

che si difendono

schizzando inchiostro.

 

 

Nina Cassian

Galati 27 11 1924 – New York 15 4 2014

da  “C’è modo e modo di sparire”

traduzione di Anita Bernacchia e Ottavio Fatica


Balla, donna dai capelli bianchi….

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Balla, donna dai capelli bianchi,
rallegrati,
infila i fiori nelle tempie e non credere a
chi ti dice che sei invecchiata,
rompi gli specchi, sebbene siano cari, tutti bugiardi,
indossa abiti di fuoco,
grida al mondo: vivo, quindi valgo
nella danza celeste dei pianeti,
tu sei la stella della fortuna.
Balla, donna dai capelli argentei,
Nessun’altra è più bella di te,
quando regali l’acqua viva
allo spuntare del sole, della luna,
quando non ti curi del fosso scavato
dalla lacrima dell’amore, della veglia, del terrore
della morte precoce,
sulla guancia non ancora baciata…
Balla, donna dai capelli stellati,
sulla strada maestra dei mondi magici,
ridendo e piangendo,
sebbene tu non sia più giovane, 
non hai ricchezze, né rango
e dal cielo cadono le azzurre piogge uraniche.

 

Victoria Milescu, Romania 18 12 1952

traduzione di Alexandru Calciu

 


il tempo somiglia…

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I grandi riposi, le grandi feste, le grandi solitudini

hanno luogo la notte, quando il tempo ti appartiene,

quando, dopo il lavoro, il tempo somiglia a ognuno di noi,

all’uomo della stazione nord

alla donna della stazione sud,

al gruppo di sordomuti al ristorante

la cui silenziosa allegria non contagia nessuno,

a una certa stanza nuziale,

a una certa attitudine al sonno,

a un certo sogno a forma di rombo.

 

Nina Cassian

Galati 27 11 1924 – New York 15 4 2014

da “Post meridiem” in “C’è modo e modo di sparire”

traduzione di Anita Bernacchia e Ottavio Fatica

 


Non ho più vent’anni!

 

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Non ho più vent’anni!
Con questa esclamazione
la mia voce unisce gli spazi tra di loro
come il balzo di una superba pantera!
Non ho più vent’anni!
Mi levo, sempre più sicura di me,
sempre più graziosa,
dalla schiuma delle approssimazioni.
I miei pensieri non sono più appesi
a fili esili come ragnatele.
Ho perduto la sventatezza sterile
e il panico nel contemplare l’infinito.
Non ho più vent’anni!
I miracoli si sono amplificati,
ad ogni istante affronto
il volto invisibile del mondo
fino a quando ghirlande di significato
non illuminano la mia festa!
Con sorriso trionfale
sfido il tempo
e il suo diamante aguzzo
che scolpisce il mio sembiante.

 

Nina Cassian

Galati 27 11 1924 – New York 15 4 2014

da “C’è modo e modo di sparire”

traduzione di Anita Bernacchia e Ottavio Fatica

 


Dio delle libellule, delle falene, dei picchi e delle civette….

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Dio delle libellule, delle falene,
dei picchi e delle civette,
Dio dei lombrichi, degli scorpioni,
e degli scarafaggi da cucina,
Dio che hai insegnato a ciascuno qualcosa
e sai in anticipo che cosa accadrà a ciascuno,
darei qualsiasi cosa pur di capire che cos’hai provato
quando hai stabilito le proporzioni
dei veleni, dei colori, dei profumi,
quando hai posto in un becco il canto
e in un altro il gracchio,
e in un’anima il crimine e in un’altra l’estasi,
darei qualsiasi cosa soprattutto pur di sapere
se hai avuto rimorsi
nel trasformare alcuni in vittime e altri in carnefici,
ugualmente colpevole nei confronti di tutti
perché hai messo tutti
di fronte al fatto compiuto.
Dio della colpevolezza di aver stabilito da solo
il rapporto tra il bene e il male,
la bilancia a fatica mantenuta in equilibrio
dal corpo insanguinato
del figlio che non ti assomiglia.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.

 

E’ diretto e commovente questo dialogo dell’essere umano con la divinità.
Una preghiera che si trasforma in una riflessione drammatica sulle contraddizioni e la fragilità del mondo, sul significato o assenza di significato dell’universo intero.
Da una parte un creatore ritenuto “colpevole” di aver deciso, da solo ed inspiegabilmente, come distribuire nel mondo il bene ed il male, dall’altra l’inquietudine e i dubbi di un’umanità che si pone domande  e che non sa placare l’innata nostalgia del divino.

Annamaria S.


Pendìo

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Che bello sapere di non essere più giovane,

mi succede di dirmi

nei pochi momenti in cui

mi ricordo

di non essere più giovane.

Si tratta di quei momenti in cui

scivolo come su una buccia di banana

sul marciapiede ricoperto dalla melma del futuro

e presa dalla disperazione vorrei fermarmi,

perché tutto è incomprensibile se non accetto l’ idea che la strada

è sempre più pericolosamente in pendìo.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.


Ogni 7 anni

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Se ogni sette anni
in nulla sono più io stessa
perché dovrei sorprendermi ancora di sentirmi un’estranea?
E’ naturale l’alienazione
quando tutto quello che è nuovo
mi scorda e mi cancella
come il mare cancella le orme sulla sabbia.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.


Il fatto di non vederti…..

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9.

Il fatto di non vederti,
di non incontrarti,
di dirigermi,
fermandomi all’ultimo istante,
verso il telefono da cui parlavamo,
non significa che non ci sei.
Forse indugi
come la nota più
bassa di un organo,
così profonda che
nessuno può udire.

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
dalla poesia “Requiem” in “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.


La mia patria A4

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La patria dell’inquietudine è qui
disposta a ripensarci
da un momento all’altro
e tuttavia non desiste dall’attendere
qualcosa d’indefinito.
La patria è qui,
fra queste pareti
a pochi metri l’uno dall’altro,
e neppure in tutto lo spazio in mezzo,
ma solo sul tavolo cosparso di fogli e di matite
pronte a scattare in piedi e mettersi a scrivere,
scheletri di vecchi calami rianimatisi all’improvviso
inutilizzati da tempo, dall’inchiostro rinsecchito,
Che scivolano frenetici sulla carta
senza lasciare traccia…
La patria dell’inquietudine è qui:
riuscirò mai un giorno
a decifrare le tracce che non si vedono,
ma che io so che esistono e che aspettano
che le passi in bella copia
nella mia patria A4?

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.

 

Delle sessanta e più poesie che compongono la raccolta “La mia patria A4”, ne ho lette la metà. A un certo punto ho sentito l’urgenza di andare a leggere il componimento che chiude il libro, avendogli già dato uno sguardo veloce all’inizio. Questo non perché mi stessi annoiando, anzi, ma perché quest’ultima poesia mi ha confermato l’impressione che, man mano che sfogliavo il libro, mi andavo facendo.
La Blandiana, poesia dopo poesia, disorientata da un mondo sfuggito agli dei, ricrea una patria personale, un territorio dove i confini sono quelli di un foglio, un foglio A4, tanti fogli A4, un paese fatto di spazi indefiniti, angeli caduti, città abbandonate, paesi visionari, clessidre incantate, tracce invisibili da decifrare come fossero parole da riportare in bella copia.
Una patria dell’inquietudine perché “…è difficile accarezzare le ali di un angelo(è difficile dire l’indicibile)…loro non sanno parlare..non sono adatte le parole per esprimerli…” dice così in un’altra poesia.
Una patria in A4 (la scrittura), perché è l’unica patria di cui può essere parte un Poeta.


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