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La mia patria A4

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La patria dell’inquietudine è qui
disposta a ripensarci
da un momento all’altro
e tuttavia non desiste dall’attendere
qualcosa d’indefinito.
La patria è qui,
fra queste pareti
a pochi metri l’uno dall’altro,
e neppure in tutto lo spazio in mezzo,
ma solo sul tavolo cosparso di fogli e di matite
pronte a scattare in piedi e mettersi a scrivere,
scheletri di vecchi calami rianimatisi all’improvviso
inutilizzati da tempo, dall’inchiostro rinsecchito,
Che scivolano frenetici sulla carta
senza lasciare traccia…
La patria dell’inquietudine è qui:
riuscirò mai un giorno
a decifrare le tracce che non si vedono,
ma che io so che esistono e che aspettano
che le passi in bella copia
nella mia patria A4?

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.

 

Delle sessanta e più poesie che compongono la raccolta “La mia patria A4”, ne ho lette la metà. A un certo punto ho sentito l’urgenza di andare a leggere il componimento che chiude il libro, avendogli già dato uno sguardo veloce all’inizio. Questo non perché mi stessi annoiando, anzi, ma perché quest’ultima poesia mi ha confermato l’impressione che, man mano che sfogliavo il libro, mi andavo facendo.
La Blandiana, poesia dopo poesia, disorientata da un mondo sfuggito agli dei, ricrea una patria personale, un territorio dove i confini sono quelli di un foglio, un foglio A4, tanti fogli A4, un paese fatto di spazi indefiniti, angeli caduti, città abbandonate, paesi visionari, clessidre incantate, tracce invisibili da decifrare come fossero parole da riportare in bella copia.
Una patria dell’inquietudine perché “…è difficile accarezzare le ali di un angelo(è difficile dire l’indicibile)…loro non sanno parlare..non sono adatte le parole per esprimerli…” dice così in un’altra poesia.
Una patria in A4 (la scrittura), perché è l’unica patria di cui può essere parte un Poeta.


Poeti

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Fanatici della quinta ruota,
pericolosi cavalieri lunari,
i capelli verdi a ostruire gli occhi
per non vedere dove son diretti,
mani staccate dalle redini,
corpi straniati da cavallo
e sella.
Solo nudi allungati
sotto le pieghe della notte
che squarciano al galoppo.
Solo nudi ciechi in corsa verso quel globo dove un
. Dito Enorme
tracciò un tempo una bocca e tre narici
e appese una lacrima di polvere
su un occhio inesistente
e scrisse qualcosa di remoto
– qualcosa che nessuno sa decodificare.

Nina Cassian, Galaţi 27 11 1924 – New York 15 4 2014.
da “C’è modo e modo di sparire”
Traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica


Preghiera

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Se esisti per davvero – fatti avanti,
sii nuvola, caprone, aviatore,
porta con te occhi, bocca, voce,
– chiedimi qualcosa, lascia che mi sacrifichi,
prendimi tra le braccia, proteggimi,
nutrimi con la settima parte di un pesce,
fammi un fischio, dissodami le dita,
ricolmami di aromi, di stupore,
– resuscitami.

Nina Cassian, Galaţi, 27 11 1924 – New York, 15 4 2014.

C’è modo e modo di sparire (poesie 1945-2007)
traduzione di Anna Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica


Ginnastica mattutina

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Mi sveglio e dico: sono perduta.
E’ il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.
Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.

 

Nina Cassian

Galati 27 11 1924 – New York 15 4 2014

da “C’è modo e modo di sparire”

traduzione di Anita Bernacchia e Ottavio Fatica

 


….dà ombra al tuo pensiero!

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Parla anche tu
parla per ultimo,
dì cosa pensi.
Parla —
ma non dividere il sì dal no
Dà senso anche al tuo pensiero:
dagli ombra.

Dagli ombra che basti, tanta
quanta tu sai
attorno a te divisa fra
mezzanotte e mezzodì e mezzanotte.

Guardati intorno:
vedi come in giro si rivive —
Per la morte! Si rivive!
Dice il vero, chi parla di ombre.

Ma ora si stringe il luogo dove stai:
Adesso dove andrai, spogliato dell’ombre, dove?
Sali. A tasto innàlzati.
Più sottile divieni, quasi altro, più fine!
Più fine: un filo, lungo il quale
Vuole scendere, la stella:
per giù nuotare, giù, dove essa
si vede brillare: nel mareggiare
di errabonde parole

Paul Celan
Cernăuţi, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970


Cerco i margini della pioggia……

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Cerco il principio del male
come da bambina cercavo i margini della pioggia.
Con tutte le forze correvo per trovare
il luogo dove
sedermi a terra a contemplare
da una parte pioggia, da una parte niente pioggia.
Ma sempre la pioggia smetteva prima
che ne scoprissi i confini
e ricominciava prima
di capire fin dove è sereno.
Invano sono cresciuta.
Con tutte le forze
corro ancora per trovare il luogo
dove sedermi a terra e contemplare
la linea che separa il male dal bene.
Ma sempre il male smette prima
che ne scopra il confine
e ricomincia prima
di capire fin dove è bene.
Io cerco il principio del male
su questa terra
volta per volta
grigia e assolata.

Ana Blandiana
Timișoara, 25 marzo 1942


L’universo morirà nei miei occhi chiusi.

Capita che leggi una poesia,  bella,  intensa, che ti svela  quello che avevi in mente.  E  affiora alla coscienza  il ricordo di una  bambina, di treni, di orologi…..

Ero molto piccola,  mio padre mi portava a guardare i treni che passavano nella piccola stazione del mio paese. Io  ero attratta dagli enormi orologi lungo i binari,  la lancetta più lunga si muoveva a scatti regolari, segnando ogni secondo che passava. Ero ipnotizzata da quel movimento.  Ma una volta uscita dalla stazione , ero sicura che, per il solo fatto che io non la guardassi più, la lancetta fosse ormai ferma,  per sempre.

Come se fuori dalla mia vista, non esistesse più nulla:  il movimento,  la lancetta,  l’orologio stesso.

E forse non è così?  L’universo non muore nei nostri occhi chiusi?

Il mio occhio chiuso 

Nemmeno un istante oso chiudere gli occhi
per paura
di stritolarlo tra le palpebre il mondo,
di sentirlo ridursi in frantumi
come una nocciola fra i denti.
Quanto tempo potrò tenerlo in vita?
Guardo angosciata
e soffro come un cane
per l’universo che non ha riparo
e morirà nel mio occhio chiuso.

Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman
(Timişoara, 25 marzo 1942),


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