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o patria, sei ancora un grumo di sangue. (Adonis)

Se si va sulla rivista di geopolitica Limes, si legge che per Kurdistan s’intende l’area, vasta 450 mila kmq, abitata da popolazioni di etnia turca, siriana, iraniana, irachena, armena… così capita  che non esiste un turco che non abbia uno zio, un genero o un nipote curdo. E non esiste un curdo che non abbia uno zio, un genero o un nipote turco. Nei versi del poeta siriano  Abu Attayyeb è esplicito il riferimento straziante al legame di sangue che esiste tra  le genti di una terra divisa e dilaniata dalla guerra e dalla povertà. Una terra abbandonata da tutti al suo destino.

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Magari potessi andare contro i giorni
e tornare a dormire bambino tra le braccia di mia madre.
Dimenticare le lettere, disordinare i numeri
e parlare senza vocali.
Amarti senza poesie e senza ispirazione
e chiamare tutto col tuo nome.

Vorrei chiederti, Sham, com’è l’amore?
Se ogni giorno dentro di te mi vogliono uccidere
tra una barba che non conosce l’Islam
e un dittatore che ha rovinato il popolo.
Ho smesso di amarti, Sham, basta!
Ho cura di te, ma a te non interesso
ho smesso di amarti e nessuno mi biasimerà per questo.
Vorrei lasciarti finché non troverai…
una soluzione tra il figlio di mio padre e il figlio di mio zio.

 

Abu Attayyeb, eteronimo di Mahmud M. al Tawil, poeta siriano

traduzione dall’arabo di Caterina Pinto.


…o patria, sei ancora un grumo di sangue

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….. O storia, consuma le tue truppe,

unifica il corpo e la paglia,

l’occhio e il sasso,

e scrivi:

“Sei ancora un embrione, o patria,

sei ancora un grumo di sangue…”

 

 

Adonis, pseudonimo di Ahmad Sa’id

Qassabīn, Siria 1 gennaio 1930

da “Pagina di una storia segreta”

in “Singolare in forma di Plurale”

traduzione di Fawzi Al Delmi


Un giorno la guerra finirà e io tornerò alla mia poesia (Abu Attayyeb)

Scritta su un  muro di Damasco 

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Magari potessi andare contro i giorni
e tornare a dormire bambino tra le braccia di mia madre.
Dimenticare le lettere, disordinare i numeri
e parlare senza vocali.
Amarti senza poesie e senza ispirazione
e chiamare tutto col tuo nome.

Vorrei chiederti, Sham, com’è l’amore?
Se ogni giorno dentro di te mi vogliono uccidere
tra una barba che non conosce l’Islam
e un dittatore che ha rovinato il popolo.
Ho smesso di amarti, Sham, basta!
Ho cura di te, ma a te non interesso
ho smesso di amarti e nessuno mi biasimerà per questo.
Vorrei lasciarti finché non troverai…
una soluzione tra il figlio di mio padre e il figlio di mio zio.

Abu Attayyeb, eteronimo di Mahmud M. al Tawil, poeta siriano

traduzione dall’arabo di Caterina Pinto.

Unesco 1999, 21 marzo diciassettesima giornata mondiale della Poesia


e chiamare tutto col tuo nome……

 

 

 

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Magari potessi andare contro i giorni
e tornare a dormire bambino tra le braccia di mia madre.
Dimenticare le lettere, disordinare i numeri
e parlare senza vocali.
Amarti senza poesie e senza ispirazione
e chiamare tutto col tuo nome……

 

Abu Attayyeb, poeta siriano 
traduzione dall’arabo di Caterina Pinto.

 


Volto di donna

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Abito il volto di una donna

che dimora in un’onda

 sospinta dalla marea verso una spiaggia

che ha perso tra le sue conchiglie il porto.

Abito il volto di una donna

che mi fa morire, le piace scorrere

nel mio sangue che naviga fino all’estrema follia

a faro spento.

 

 

 

Adonis, pseudonimo di Ahmad Sa’id Qassabīn, Siria 1 gennaio 1930

da “Due canti sulla donna e sull’uomo, tre sogni e tre specchi”

traduzione di Manuela E.B.Giolfo


Vennero…

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Vennero, portavano su un piatto rosso la testa dell’orizzonte.
Anche il miraggio fu evocato
scendeva lontano in un deserto non lontano.
Labbra battevano come fossero campane…
sotto un cielo che riversava nettare
in calici simili a teste di morto.
Quant’è profana l’unione tra il sangue e il cielo.
Cola sangue che non s’arresta ….
Mentre la luce non cessa di piangere
piange la ragione del globo…

Da “Siggil”
Adonis, pseudonimo di Ahmad Sa’id
Qassabīn, Siria 1 gennaio 1930


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