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….occorre lavorare la vita

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S’impara a vivere e a mettere radici.

E conviene che piova sul bagnato,

calpestare la superficie dei fiumi

fino ad essere tranquilli,

fino all’acqua tiepida alla cintura,

con l’orologio ad ore più quiete,

dove sia il ricordo a chiamare il presente

e il futuro sia un minuto perfetto

ogni volta più nostro e più stretto,

perché il vento si calma con carezze

come i cavalli nei giorni di tempesta.

S’impara a vivere,

ad essere corpo ed anima negli occhi che guardano,

nella voce che domanda,

nelle dita che esplorano senza fretta

la pelle dei saluti.

Occorre lavorare la vita.

La collera del tempo si calma con le mani.

Luis García Montero, Granada 1958

da Un inverno mio

traduzione di Gabriele Morelli


De Senectute

La rivista  spagnola EL PERIÓDICO  rende omaggio alle vittime del  covid-19  con una poesia di  Joan Margarit . Il poeta catalano, ultimo  premio Cervantes, ha consegnato al giornale la poesia “De Senectute”,  in memoria di coloro che sono morti durante la pandemia.

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L’amore dei giovani non pensa all’oblio.

Comanda il futuro, nonostante soltanto brilli,

nel profondo del cervello come una pozzanghera.

Il dolore porta ordine, suona come avvertimento:

è il corno del rimorchiatore

che ci trascina fino a lasciare il porto.

Si pagano a caro prezzo i tentativi

di distruggere il dolore, perché anche

lì vi è amore.

Intelligenza significa salvare tutto.

Che i nostri occhi attenti brillino

di quella splendida inutilità.

Senza il dolore,

non avremmo mai potuto amare così.

 

 

Joan Margarit

traduzione di Stefania Di Leo

 

 


Cucinando riso

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A quest’ora,

nel silenzio della mia cucina

mentre vigilo sul riso che cuoce

e sento gocciolare un rubinetto difettoso,

penso alle donne lontane

che si appendono un fucile in spalla

per entrare nella foresta.

O a quelle che si caricano il figlio

e camminano per ore in cerca di acqua.

O a quelle che si spogliano

in una stanza triste e si  vendono.

Le figlie di Eva cacciate

da un  mondo imperfetto che gocciola.

 

 

Begoña Abad Part

Burgos (Spagna) 24   3  1952

da Cuaderno de poesía crítica nº. 135

da me liberamente tradotta


È la bellezza

 

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Mi commuovono i taxi abbandonati,

come  orologi fermi nei giorni di pioggia

e i fragili steli  delle margherite,

estranei al rumore incessante

delle asce nel bosco.

 

Penso agli ombrelli persi,

alla seconda vita delle cose rotte

o  a questi guanti spaiati

che conservano carezze per qualcuno,

così simili a isole solitarie

quando  se ne sono andati i turisti e la luce

disegna una ragnatela nell’aria

che sembra sempre sul punto di spezzarsi.

 

A volte penso di ascoltare mio fratello

che mi saluta da un giorno sperduto

nelle scure mangrovie della memoria,

e mi sembra di sentire antichi ghiacciai

che si sciolgono a  chilometri da qui.

 

Ho  bruciature sulle dita.

È la bellezza, stupido, mi dico.

E piango.

 

 

Alfonso Brezmes, Madrid 1966

da me liberamente tradotta


De vita beata

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In un vecchio paese inefficiente,
un po’ come la Spagna tra due guerre
civili, in un paesino sul mare,
possedere una casa e pochi beni
e memoria nessuna. Non leggere,
non soffrire, non scrivere, non pagare conti,
e vivere come un nobile decaduto
fra le rovine della mia intelligenza.

 

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990

fonte: Itinera


La poetica dello stupore

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…Entrate, entrate con me attraverso questa scia,

 nella penombra della pioggia.

Entrate, amici, e vedete come ci si sente

quando negli occhi

si deposita il verde della vita …

 

Alfredo Pérez Alencart, Salamanca

da “La poetica dello stupore”


Elena è tutti i sogni di cui la vita si è appropriata…

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Il passato è il tuo inferno, è ogni istante

in cui, senza saperlo, ti sei perso

e ogni istante in cui  ti sei salvato.

Quando il giovane che eri  non esiste più,

l’amore  è la rivincita sul passato.

Arriva dopo   una guerra in cui sei stato sconfitto,

da armi e accampamenti che un giorno

hai abbandonato a Troia

che ti porti dentro.

Gli achei ti cercheranno di notte

e stringeranno il cerchio. 

Di nuovo perderai la città per qualche donna.

Elena è tutti i sogni

di cui la vita si è appropriata.

Difendila un’altra volta: sarà l’ultima.

E fallo con coraggio, disarmato. 

 

Joan Margarit 

Sanahuja, Spagna  11 5 1938

da me liberamente tradotta


Viaggio

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Ogni viaggio è nel cuore

delle nostre stesse tenebre. WB Arrensberg

 

All’uomo che ama  mappe e incisioni 
è necessario andare 
molto lontano dalla sua prigione. 
Sentire il ​​mondo nelle sue mani 
e il cuore leggero, lieve 
come un palloncino che sale nel cielo 
Un bel giorno  parte 
per  luoghi remoti, scegliendo paesi 
in cui spera di essere felice, 
paesaggi senza nome, 
mari che ad uno ad uno annullano 
la profondità dell’altro. 
Curioso tra la gente 
di altre razze, 
una conoscenza mai sfuggente 
e presto impara che il viaggiatore 
non parte mai dal suo corpo 
che ovunque vada la sua città lo segue, 
per quanto il dito indichi 
una miriade di porti,
i ricordi non scompaiono 
nell’andare e tornare del navigante.

 

Herme G. Donis

Villalón de Campos (Valladolid)  1951

daPilgrimage Adventures”

da me liberamente tradotta


Nella mia vita ho pensato spesso che le domeniche fossero “tempo perso” A.S.

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Domenica

Da sempre mi perseguitano:
in principio, da bambina,
arrivavano mascherate con vestiti per le occasioni 
e scarpe nuove, la strada per la messa.
La domenica impediva di calpestare le pozzanghere,
di salire su un albero, di succhiare la minestra.
Era come un visitatore importuno
a cui mostrare in fretta
che si comprendono le regole
che più tardi verranno:
grazie, per favore, stai seduta dritta,
non parlare, non rovinare le calze,
non mangiarti le unghie, saluta l’ospite.
C’era un orologio enorme in salotto
con un tic tac noioso, le ore non passavano,
le ore morivano di noia
mentre la vita
aspettava nelle pozzanghere o in cima a un albero
che passasse il giorno.

 

Silvia Ugidos, Oviedo 1972

da “Le prove del crimine” 1997

da me liberamente tradotta

 

 


Vado, scendo i gradini profondi della vecchiaia. A. Gamoneda

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Ascolto l’ultimo
grido giallo.
Attraversando
cifre e ombre sono arrivato.
Non valeva la pena
tanta stanchezza senza destinazione.

 

Antonio Gamoneda  Oviedo, 30 5 1931

da Canzone erronea

traduzione di Alberto Pellegatta


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