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Dopo un sogno

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Da molto lontano vengo, come il vento chiaro
che ho lasciato cadere nella tua voce
per proteggerti dalla morte.
Non ti salutai.
Perciò vieni a me
e salvami come tante altre notti
dai miei sogni.

 

Marta López Vilar 

Madrid  1 – 2 – 1978

traduzione  di Marcela Filippi Plaza

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…un’indefinibile consolazione

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A volte passo il dito

su qualcuna delle  fotografie in cui compare

 sento che così trasmetto loro qualcosa di simile alla vita.

 Sì, è certo, le fotografie conservano,

 come la preda da poco abbattuta,

 una brace di calore.

 Passo il dito sopra di loro, le tocco,

 e sento che  mi mettono in contatto 

con quelli che non ci sono più,

 e quel contatto mi procura 

 un’indefinibile consolazione.

 

Rafael Chirbes

Spagna 27 giugno 1949 – Spagna 15 agosto 2015

da “La bella scrittura”


Poche parole

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Poche parole

proprio al confine del silenzio

come quelli che si ritirano,

discreti, quando è il momento

che i corpi parlino.

Poche parole: segni, 

solo indicazioni. Un po’

di aria mossa

tra la mano e la pagina.

E’ abbastanza. E’ anche troppo.

 

 

José Cereijo

Redondela (Pontevedra, Spagna), 1957

da ” Música para sueños”

traduzione mia


Dovrei….

 

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Dovrei aver allentato

la consapevolezza

non ho più l’età per

le intransigenze

né per l’insonnia che mi provoca

l’ingiustizia

 

Dovrei vestirmi da adulta

e stare attenta che non mi  

attacchino la gioia

quelli che ancora la conservano.

 

Dovrei farmi un’assicurazione

nel caso io viva abbastanza a lungo

nonostante il veleno ingoiato.

 

Dovrei smettere di fare

l’amore

e non permettere ai miei nipoti

che mi scoprano

e mi chiedano consigli

 

Dovrei abbandonare la bandiera

di chi si oppone

al sistema per il sistema

e le sue aberrazioni.

 

Dovrei diventare complice

di quelli che vincono

e mangiare con loro

la sbobba

invece di sentirmi

superiore

 

Dovrei smettere di scrivere

poesie

che non vedranno  mai la luce

in Hyperion

né saranno nella lista

degli eletti.

 

Ma lasciare queste cose,

ora che iniziano

a piacermi

mi fa arrabbiare così tanto …

 

 

Begoña Abad Part

Burgos (Spagna) 24   3  1952

da “Come imparare a volare”

traduzione mia


Shéhérazade

Scheherazade

 

Ho passato quasi mille notti raccontando favole,

mi fa male la testa, ho la bocca

secca ed esaurite le forze

e l’immaginazione. E nemmeno

so se mi salverò con le mie bugie.

 

Amalia Bautista, Madrid 1962

da “Cárcel de amor”

 

Le parole. Le penso come creta, ad esse diamo la forma dei pensieri: gioia, paure e desideri, attorno ad esse nascono guerre, amori, angosce, progetti e delusioni.
Le manipoliamo, le lasciamo andare, alcune non le scordiamo mai, altre le neghiamo, le dimentichiamo …. eppure non servono, né bastano a cogliere il cuore delle cose, mai.
Una volta ho letto che le parole ” sono una marchetta al comune senso della sopravvivenza ” La stessa che pagò Shéhérazade.
Annamaria S.

 

Che meraviglia!!!!!


Alla più bella

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Bruci in una fiamma

così bella e segreta che, forse senza saperlo,

hai paura che quando la lascerai,

cambi la tua vita e non la riconoscerai più.

Ma è così che deve essere, lo penso. Aspetta.

Mentre ancora puoi, goditela in silenzio.

Potrai, chissà, in futuro possedere

corpi, anime, conoscenze che riempiono una vita

(ricompensa perfetta, degna degli dei).

Quella purezza e quel fuoco, mai.

 

 

José Cereijo

Redondela (Pontevedra, Spagna), 1957

da ” Música para sueños”

traduzione mia


Luce di marzo

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In questa luce di marzo,

in questa luce tremolante e pura

che un dio benevolo ha portato alla tua finestra oggi

e che sembra vergognarsi del tuo silenzio,

oltre alla sua immensa, silenziosa compagnia,

c’è una lezione profonda che devi imparare:

le tue parole non possono trattenerla

non possono migliorarla.

Accetta questa bellezza, tanto più grande di te, e lascia che svanisca.

E  sia il silenzio la tua forma di omaggio.

 

 

José Cereijo

Redondela (Pontevedra, Spagna), 1957

da ” Música para sueños”

traduzione mia

 

 


Ambizione

 

 

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Scomporre il mio nome in questa sera
come l’uccello che si schianta in canto
fino a intonare la sua stessa assenza.

Spezzare i ruvidi nodi della carne
ed essere pura incandescenza
senza motivo né superficie.

Essere per un solo istante – senza termine –
porzione silenziosa del mondo,
voce più lontana della voce.

 

Javier Vicedo Alós (Castellòn 1985)
da Finestre su nessun luogo
traduzione di Antonio Buccelli

 

 


Quando gli anni passano 

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Quando gli anni passano 
ancora più in fretta 
e queste sere infiammate dai tuoi versi
si placano con incantesimi e sogni di gloria, 
quanto inutile sarà rimpiangere

tanto effimero impegno di grandezza, 
tanta fatica per marcare, 
a colpi di vita, 
l’impronta indelebile di una poesia, 
allora, e lo sai bene,
la sua orma e la tua vita 
sarà diventato a quel punto

qualcosa a malapena leggibile: 
come quei lievi segni 
lasciati sulle lavagne

dopo che sono state cancellate

tutte le lettere

dalla  sua nera superficie.

 

 

Herme G. Donis

Villalón de Campos (Valladolid)  1951

da”Mentre il tempo passa”

traduzione mia

 


Se morisse l’alfabeto…

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Se morisse l’alfabeto
tutte le cose
sarebbero morte
Le parole
sono ali.
La vita intera
dipende
da quattro lettere …

 

 

Federico García Lorca

Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 18 agosto 1936

da “Poesie. Libro de poemas – Suites”

traduzione di Claudio Rendina

 


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