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Cadute

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E cado di nuovo da me stesso

nel vuoto

 nel nulla.

Che piroetta!

Discesa o volo?

Non lo so.

Incasso il colpo e mi siedo.

Mi tocco per vedere se c’è stato un gran danno,

ma non mi trovo.

Dov’è il mio corpo?

Mi duole solo l’anima.

Niente di grave.

 

Ángel González, Oviedo 6 9 1925 / Madrid 12 1 2008

traduzione mia

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perchè solo le rovine….

 

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Affonda 
la casa.
Lavora notte e giorno
a distruggerla
perché notte e giorno avevi lavorato
per nasconderti in essa.
Distrugge fino a che nulla
tra le macerie
tu possa riconoscere.
Condividi le intemperie
con altre bestie.
Abituati al freddo.
A quella lucentezza
mortale
delle stelle
all’occhio indecifrabile
che avevi dimenticato.

Perché solo le rovine
– lo sapevi 
un tempo
perché nella tua distrazione 
l’avevi dimenticato –

perché solo le rovine
possono

in verità
essere abitate.

 

 

 

 Ada Salas , Cáceres (Spagna)  1965

da “Esto no es el silencio”

traduzione Raffaella Marzano


L’altezza di mia madre

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non so se te l’ho detto

mia madre è piccola

e deve mettersi in punta di piedi

per baciarmi.

Anni fa mi allungavo, credo  

per rubarle un bacio.

Abbiamo trascorso le nostre vite

stirandoci e chinandoci

per trovare la misura esatta

in cui poterci amare l’un l’altra.

 

Begoña Abad Part

Burgos (Spagna) 24   3  1952

traduzione mia


Ritratto dell’infanzia

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Sconvolge ritrovare 
l’ infanzia nascosta in vecchie fotografie di 
famiglia che non avevi mai visto. 
È strano vedere la creatura  che eri 
tra le braccia di un padre 
giovane, forte ed estraneo. 
Dopo le fotografie, 
il ricordo è abitato 
da giorni lontani. 
E sebbene a questo punto 
tu sappia che il tempo  
impetuoso, giusto, 
cristallino  
ha  le sue  sillabe contate, è necessario
essere di nuovo quella bambina. 
Lasciate che provi a scoprire 
nel suo sguardo 
un’aria di famiglia, 
un’infanzia con il profumo dei giochi, 
che venga fuori dal passato
una traccia di me
che mi faccia credere
che sono  ancora al sicuro.  A casa.

 

Herme G. Donis,  Villalón de Campos (Valladolid) 1951

traduzione mia

 

 


La verità

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È principio di disputa sulla scena del mondo.
In cui si scontra con la bontà e la bellezza,
formando il tris di assi scoperto da Platone.
È ruvida e setosa, universale ed espiatoria
e compete con quanto è inaccessibile.
Qualcuno la rincorre
qualcun altro arrossisce al suo cospetto:
«Quid est veritas?»
Necessita l’ascesi almeno un poco,
profondo è il solco della sua ferita.
È la sua carne viva che ci lega all’eterno
ed è un sacrificio ragionevole:

Ti senti pronto per la verità?

 

Pablo Luque Pinilla, Madrid 1971

traduzione di Gloria Bazzocchi


ma io…..

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Ogni volta che provo a prendere il volo

devo liberarmi dalle catene

di quelli che dicono di amarmi

e mi legano con le loro paure.

Se va bene, mi vogliono come un piccione viaggiatore,

andata e ritorno,

ma io sogno di essere aria.

 

Begoña Abad Part

Burgos (Spagna) 24   3  1952

traduzione mia


Non ho più l’età….

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Non ho più l’età per impazzire d’amore per te

eppure, a volte mentre ti penso

sbaglio e metto in ammollo le parole

al posto dei ceci

e in esse ci metto pepe

invece di condire la carne.

Non lo so, mi dico se questa pazzia durerà a lungo,

ma finchè dura

sto inventando nuovi piatti

per poterti assaggiare

e ho iniziato a scrivere un libro di cucina.

 

Begoña Abad Part

Burgos (Spagna) 24   3  1952

traduzione mia

 

 

 

 


L’uguale e il contrario

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Il contrario di un uomo limpido è l’acqua sporca.
Il contrario del mare è una donna cieca.
Chi distrugge un ponte, costruisce un precipizio.
Le cicatrici sono colpi che non si dimenticano.

Ci sono verità senza limite e ci sono cose che finiscono:
i fiumi sono Machado.
Io ti ho amato oltre me.
Gli scorpioni luccicano alla luce della luna
e poi sono nuovamente velenosi e oscuri.

E’ così semplice.

Lottare per le ceneri è rinunciare al fuoco.
Una parola detta è un uccello che vola.
La tua morte è sotto la mia pelle,
uguale a un insetto in un bicchiere rovesciato.

Che altro posso dirti?

Che ti ho amato da Nord a Sud, senza fine,
con unghie e con denti,
senza segreti,
senza trappole.

Che non ho voluto sentire un’altra volta la tua voce,
né guardare le nostre foto,
né vederti accarezzare con le tue dita azzurre
i cani che mangiano i resti della tua vita.

Voglio solo oscurità e fumo.
Sono venuto a dire che ti ho dimenticato;
che ti dimenticherò ancora ogni giorno
ognuno dei giorni della mia vita.

 

Benjamín Prado, Madrid, 13 luglio 1961

traduzione di Alessandro Ghignoli


matite

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Apro la scatola
e si spande un odore di scuola  di suore,
odore di cedro, di  me chiuso
a  matita  con un’ombra all’interno.
Suor Aurora,
la confessione, il digiuno, il rosario,
i nove  primi venerdì 

e il mese di maggio a Maria.
E  quell’altro  me, quello   del peccato mortale,

la carne, il desiderio,
il  “quante volte, figlio mio ” del confessore.
Guardo le dodici matite ora che è troppo tardi,
diritte, imponenti , appuntite,
dodici apostoli all’ultima cena della linea,
dodici pesci  affumicati  in un mare di ottone,
Faber-Castell del corso di disegno
dove per la prima volta ho disegnato una curva.
Scelgo la matita 7B per chiarire la mia immagine

e su un foglio di carta preso in prestito
accendo l’oscurità.
La cosa più difficile  nel corso della mia vita

è sempre stata
che l’ombra sembrava  reale,
non una macchia attaccata
allo schizzo di quella che fu la mia infanzia.

 

Hilario Barrero, Toledo 1948

Traduzione mia


e poi mi viene in mente una delle mie poesie….

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Genesi di un acquerello

Traccio  lentamente le linee

e disegno uno schizzo impreciso ed incerto.

Preparo i pigmenti semplici degli acquerelli.

Con i miei colori preferiti:

cobalto viola,  grigio,

blu oltremare, cadmio, oro ocra,

terra scura, ossido di ferro nero o giallo limone,

mi diverto e dedico a loro più tempo.

Li diluisco a piacimento,   formo  guazzi,

gradazioni, diverse tonalità …

Mi piace l’aspetto  e la consistenza.

Comincio con pennellate che vorrei fossero

 veloci, insinuanti,

trasparenti, precise, luminose …

tuttavia, sorgono dubbi,

 frequenti e  oscuri.

Mi muovo con difficoltà e soffro

insieme al nascere delle forme.

Mi blocca spesso

la paura dell’errore e del vuoto,

ma la carta bagnata e grondante  mi spinge ad andare avanti.

A volte mi arrendo e vorrei abbandonare,

tuttavia, il lavoro incompleto

si lamenta e mi reclama.

Ritorno  quasi vergognandomi,

lo  riprendo e prometto fedeltà.

Dopo lunghe ore, lo do mio ​​malgrado,

per terminato  e lo lascio ad  asciugare.

A volte, aggiungo un breve tocco di acrilico puro.

Il mattino dopo, con le prime luci,

torno e l’acquerello è diverso;

i toni si sono assestati e addolciti,

sono leggermente sbiaditi;

Lo accetto nella sua manifesta imperfezione,

mi piace, ancora una volta mi ha  riconciliato

con i colori.

Poi mi viene in mente una delle mie poesie:

abbiamo dentro

piccole costellazioni

che ci governano

Un ordine di pianeti e asteroidi

E un dio tenace e nascosto,

che quella bellezza ci detta.

 

Felipe Sérvulo, Jaén 1947

 


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