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Discorso del viaggiatore

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È libera quella sedia?
Posso sedermi?
E’ da tanto che sono in viaggio.
Le mie scarpe
hanno carpito ai ciottoli il poema delle strade,
all’asfalto il suo sospiro oleoso.
Sono andato sempre per vie tracciate da altri,
ogni pietra un ricordo di viaggiatori precedenti.
Ho sentito il freddo ed il calore inafferrabile,
l’infelicità l’ho riconosciuta dagli occhi splendenti.
L’amore non mi ha mai trattenuto.
E il dolore
ha camminato accanto a me
e voleva sorpassarmi.
Ho ascoltato canti e discorsi sciolti
nessuna rima mi ha fatto inciampare.
Ho incontrato uomini,
che avevano risolto il problema della morte,
ed altri che continuavano a credere nell’immortalità.
Ho raccolto tutto ciò

che i miei predecessori hanno fatto cadere,
da appesantirmi tanto lo zaino.
Adesso che mi sto riavvicinando all’inizio,
i piedi non mi ubbidiscono più.
Sono stanco,
ci vedo a stento,
ho fatto il viaggio a spese degli occhi.
Se permettono prendo un pezzo di pane
e un po’ di vino.
Grazie.
Adesso mi sento quasi come a casa.

Michael Krüger
Wittgendorf, 9 dicembre 1943
da “Il coro del mondo”


Discorso del filosofo

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Di notte,
quando il mondo ha una chance,
mi metto al lavoro.

Non vi aspettate che ci sia un sistema.
L’ audacia mi è stata sempre estranea,
per una scuola ero troppo stanco,
l’ignoto mi faceva paura.
Un futuro del pensare
non so figurarmelo,
la distanza fra concetto e concetto
aumenta, e sul passato
gravano pesanti nubi.
Tutto quello che ancora vedo
sono delle orme venute da lontano
che io traduco con cura
prima che si perdano.
Del mio libro sull’etica
ho scritto solo la parola “ io”
e anche questa con mano insicura.
Ogni tanto l’infanzia mi manda
una cartolina: ti ricordi?
Ma questo, a rigore,
non è una filosofia.

Michael Krüger
Wittgendorf, 9 dicembre 1943


Discorso del postino

2014-08-22 11.26.29

Sono in possesso di una bella collezione
di cartoline che non ho potuto consegnare.
Messe in rigoroso ordine alfabetico.
Saluti dalle ferie, firmati da unti politici,
tradimenti d’amore in stampatello,
consigli pratici: ti prego, non dimenticare
di chiudere il gas. Tutto ciò che lega
gli umani. Scritture spigliate che si sperperano,
altre puritane che si allungano in basso.
E tutti questi bei volti annullati:
Adenauer, Franco, il triste re di Grecia
che timbravano ancora un pezzo dopo
che era in esilio. Anche pellicani e tulipani
non mancano alla mia collezione.
Ma una cartolina mi è cara in modo particolare,
fu imbucata a New York, ha fatto il giro del mondo
senza liberarsi del suo messaggio.
Dice il testo: Non ti perdono.
Mai.

Michael Krüger
Wittgendorf, 9 dicembre 1943


Inno alla stupidità

Potenza celeste che ti nascondi nelle pieghe dell’encefalo,
dote senza fondo elargita al genere umano in saecula saeculorum,

tu sei innumere come la via lattea
e molteplice come l’erba.

Potente gemella dell’intelligenza,
mano nella mano
celebri con essa una triste tiritera.

Si, è forte, come tu ci ispiri in sempre nuove guise,
come scemenza femminile e come idiozia maschile,
come sprizzi dagli occhi iniettati di sangue del picchiatore
e muovi passetti con aristocratica boria tossicchiante,

come ci fiati addosso con l’alito cattivo di una musa sbronza
e come polisillabo delirare nel seminano filosofico.

Cosa sarebbe l’uomo d’azione senza di te, stupidità granitica, totale e idiota,
che corri ardente per le sue vene come una overdose di amfetamina,

e cosa il ricercatore senza l’idea fissa che insegue
per i bianchi corridoi del suo istituto come la pantegana nel labirinto?

Senza contare la storia universale : di chi mai si ricorderebbe,
se non dei vincitori, nella sua ottusità napoleonica?

Sicché a noi sarà trasmesso lo stolido orgoglio del vincitore
e il rancore sordo del perdente, solo di quando in quando addolcito
dallo sproloquio ispirato dei sacerdoti delle sette,
dei comici e dei bevitori coatti. Stupidità,

tu spesso diffamata, che nella tua scaltrezza
ti fingi più stupida di quello che sei, protettrice di tutti i menomati,

solo agli eletti concedi il tuo dono più raro,
la benedetta semplicioneria dei sempliciotti.

Essi sono le pagine bianche nel tuo grande libro
che a nessuno di noi tu dissigilli.
Hans Magnus Enzensberger
(Kaufbeuren,Germania 11 novembre 1929)


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