Archivi tag: poeti uruguaiani

Divergenze

tarde lluviosa en la ventana

 

La voce della pioggia dice:

“Sono la stessa di mille anni fa

e da qui ad altri mille, sarò la stessa”

Ma una goccia rotta sul vetro, lei,

non è d’accordo.

 

Circe Maia , Montevideo 29 giugno 1932

 

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Gli occhi imprigionati

presente-passato-futuro

 

Mi sfugge la vita dalla bocca
e più non so dove guardare
se dietro se di fronte.
Non so più andare avanti.
E nemmeno fermarmi.

 

JORGE ARBELECHE,  Montevideo (Uruguay) 23  10  1943

da “Gli occhi imprigionati” in “40 poesie”

a cura di Alessio Brandolini e Martha Canfield

 


i sentimenti

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[…] I sentimenti si dileguano, a volte

si rifugiano in covi d’amore,

ma quando escono all’aria chiusa o aperta danno colore al mondo,

non all’universo irraggiungibile ma al mondo piccolo,

l’orizzonte privato entro cui ci muoviamo.

Grazie a loro, ai sentimenti, diventiamo consapevoli

di non essere altri, di essere noi stessi.

I sentimenti ci consegnano un nome,

e con quel nome siamo quello che siamo.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


Fotografie

La bambina (io) che mi fissa dalla foto, pare chiedermi “e allora? come è andata a finire?”

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Quando troverò la verità sarò ancora in tempo

per prendere la mia infanzia e

fissarla come un poster

alla parete della cucina.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


Parole minori

in via d'estinzione

La parola s’inganna sulla carta
come s’inganna nei miraggi l’oasi
e più che libere folgorazioni
ci raccomanda un canto prigioniero

può essere senz’altro un artificio
talismano proposto dalle lingue
o l’allerta con un filo di voce
come punto di fuga o di chiusura

la parola interrompe / non vegeta
converte la memoria in un tatuaggio
come avvoltoio sorvola lo spazio
e s’infila in preghiere e bestemmie

come chiusa virtuale dei silenzi
o valletto della natura
o salvacondotto del malinteso
è un misto di tanti sì e no

se si scheggia o si spezza la parola
nessuno può riparare le sue sillabe
con la parola rimaniamo muti
dato che tutto ci resta da dire.

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009
da La vita una parentesi 1998


Sassolini alla finestra

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Di tanto in tanto la gioia
tira sassolini alla mia finestra
vuole avvisarmi che è lì che aspetta
ma io mi sento tranquillo
direi quasi in pace
conservo l’angoscia in un angolo nascosto
e poi mi stendo guardando il soffitto
che è una posizione sicura e confortevole
per filtrare cose nuove e crederci
chissà dove fermerò le mie prossime impronte
e quando la mia storia sarà conclusa
chissà quali consigli mi inventerò ancora
che scuse troverò per non seguirli.
E sia! non giocherò allo sfratto
non tatuerò il ricordo con l’oblio
resta ancora molto da dire e da tacere
e resta ancora molta uva da riempire la bocca
E sia! mi do per vinto
che la gioia non tiri più sassolini
aprirò la finestra
aprirò la finestra.

 

da “Cotidianas”
Mario Benedetti, Uruguay 14 settembre 1920, Uruguay 17 maggio 2009

Libera traduzione della mia amica preziosissima Danila Vigliar.


Si può stare male per un profumo ancora tutto da spiegare.

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Giorno di festa

Vanno sulle strade minuziosamente,
vanno pensierosi per qualcosa che non è più,
vanno ridendo in un modo dimenticato, come loro solo sapevano.
Hanno fame di un cielo che non deve piovere, segnare le scarpe,
scappare in mezzo agli occhi senza smettere.
La voce per raccontare un bel sole
quando hanno paura di non poter vedere
come si veniva a cercarsi così lontano, come si sentiva la strada a piedi,
i sassi cos’erano. È una luce di posti dove sono stato.
Ci possono essere dei fiori, donne che si vanno a trovare,
su antiche strade le ortensie dei loro cortili con le quali si confondono.
Si può stare male per un profumo ancora tutto da spiegare.

Mario Benedetti
Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009


Peccato…

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Peccato che non sei con me
quando guardo l’orologio e son le quattro
compilo il modulo e penso dieci minuti
e stiro le gambe come ogni sera
e muovo le spalle per rilassare la schiena
e mi stringo le mani per far parlare le dita
Peccato che non sei con me
quando guardo l’orologio e son le cinque
e sono una macchina calcolatrice
oppure due mani saltellanti sopra i tasti
o un orecchio che ascolta il telefono latrare
o uno che fa i conti per far cantare i numeri
Peccato che non sei con me
quando guardo l’orologio e son le sei
Potresti avvicinarti innosservata
e dirmi “Come va?” e poi restar
segnati io con il rossetto
tu col blu della mia cartacarbone

MARIO BENEDETTI
Paso de los Toros, 14.9. 1920. – Montevideo, 17.5. 2009.


E tu, hai scelto dove stare?

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Crepe

La verità
è che le crepe
non mancano.

Così passando
ricordo quelle che
separano i mancini e i destrorsi
i pechinesi e i moscoviti
i presbiti e i miopi
i gendarmi e le prostitute
gli ottimisti e gli astemi
i sacerdoti e i doganieri
gli esorcisti e le checche
i facili e gli incorruttibili
i figliol prodighi e gli investigatori
borges e sabato
le maiuscole e le minuscole
gli artificieri e i pompieri
le donne e le femministe
gli acquariani e i taurini
i profilattici e i rivoluzionari
le vergini e gli impotenti
gli agnostici e i chierichetti
gli immortali e i suicidi
i francesi e i non-francesi
il breve o il lunghissimo periodo
tutte però sono sanabili.

C’è una sola crepa decisamente profonda
ed è quella che sta a metà tra
la maraviglia dell’uomo e i disillusi
è ancora possibile saltare
da un bordo all’altro
ma attenzione qui ci siamo tutti
voi e noi
per affondarla
signore e signori
a scegliere a scegliere
da che parte poggiare il piede.

Mario Benedetti
Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009


Solo questa notte, per favore!

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Rumori secondari

Mi concedo l’onore di rassegnarmi
solo questa notte
come riposo
domattina presto aprirò gli occhi
sarò un’altra volta coraggioso e ordinario
ribelle con le mani in tasca
eterno con la morte all’occhiello
solo in questa notte priva di luna
credere di andare
credere di venire
credere che il mio cuore non potrà mai più
aumentare in dimensione e nostalgie
solo questa notte
per favore
per pietà
sentirmi vinto
umile
devastato
fatto e disfatto con avanzi di Dio
qui a sognare senza permesso
a mentire senza speranza
ma sapendo che si tratta
solo di questa notte sterile e unica
domani alle sette aprirò gli occhi
e un’altra volta mi darò da fare senza lamentarmi
e ascolterò il frastuono universale
senza che m’ingannino rumori secondari.

 

Mario Benedetti
Paso de Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009


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