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tornare nonostante tutto

La festa è cantare a bocca chiusa
il tango dell’addio e tornare
con la fronte invecchiata, le tempie
imbiancate dalla neve dei giorni
sentire (*)
più che un soffio la vita
un ventaccio, il bacio
con la lingua di un tsunami. E tornare

tornare nonostante tutto.

 

Rafael Courtoisie, Montevideo 1958

(*) Riferimento al famoso tango “Volver” di Carlos Gardel:
(Ritornare…con la fronte appassita,
le nevi del tempo argentarono la mia tempia…)

la poesia è tratta da: Fili d’aquilone n° 39
traduzione di Alessio Brandolini

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Un verso ancora, impercettibile giravolta dell’anima, e la vita ricomincia…..

 

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Che sia breve o lunga la vita, tutto

ciò che viviamo si riduce

a un residuo grigio nella memoria.

Dei vecchi viaggi rimangono

monete enigmatiche

che rivendicano  falsi valori.

Dalla memoria si alza solo

un’impalpabile polvere e un profumo.

Che sia poesia?

 

Ida VitaleMontevideo, 2  11  1923

traduzione mia


Divergenze

tarde lluviosa en la ventana

 

La voce della pioggia dice:

“Sono la stessa di mille anni fa

e da qui ad altri mille, sarò la stessa”

Ma una goccia rotta sul vetro, lei,

non è d’accordo.

 

Circe Maia , Montevideo 29 giugno 1932

 


Gli occhi imprigionati

presente-passato-futuro

 

Mi sfugge la vita dalla bocca
e più non so dove guardare
se dietro se di fronte.
Non so più andare avanti.
E nemmeno fermarmi.

 

JORGE ARBELECHE,  Montevideo (Uruguay) 23  10  1943

da “Gli occhi imprigionati” in “40 poesie”

a cura di Alessio Brandolini e Martha Canfield

 


i sentimenti

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[…] I sentimenti si dileguano, a volte

si rifugiano in covi d’amore,

ma quando escono all’aria chiusa o aperta danno colore al mondo,

non all’universo irraggiungibile ma al mondo piccolo,

l’orizzonte privato entro cui ci muoviamo.

Grazie a loro, ai sentimenti, diventiamo consapevoli

di non essere altri, di essere noi stessi.

I sentimenti ci consegnano un nome,

e con quel nome siamo quello che siamo.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


Fotografie

La bambina (io) che mi fissa dalla foto, pare chiedermi “e allora? come è andata a finire?”

2017-12-01 18.10.48

 

Quando troverò la verità sarò ancora in tempo

per prendere la mia infanzia e

fissarla come un poster

alla parete della cucina.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


….sarò ancora in tempo

La bambina (io) che mi fissa dalla foto, pare chiedermi “e allora? come è andata a finire?”

 

2017-12-01 18.10.48

Quando troverò la verità sarò ancora in tempo

per prendere la mia infanzia e

fissarla come un poster

alla parete della cucina.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


La terra non si sorprende più del cielo e il cielo non si sorprende della terra.

 

ospedaleAleppo

…ci allertano le invasioni e la loro necessaria

collezione di cadaveri,

ci spaventa la presenza di qualche dio nelle guerre.

L’allarme è diventato uno stile di vita…

….ci allarmiamo quando guardiamo il volto impavido dei dittatori,

per i quali l’unica minaccia sono le rivoluzioni.

E dunque se vogliamo spaventarli,

anche solo un po’, dobbiamo costruire

i nostri modesti allarmi rivoluzionari,

di modo che almeno si guardino allo specchio

e si facciano schifo.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


Fotografie

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Le fotografie di un passato lontano o vicino ci guardano e non si stancano di guardarci, sempre con la stessa domanda “E poi, cos’è successo?” A volte rispondiamo ma la risposta non arriva fino a loro…

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


…le cose umili e complesse che compongono la vita: l’amore e la frutta lo sguardo la mano il sorriso e il canto.

Colombian farmer
Il contadino di Taškent dai denti d’oro
mi regala un fascio d’erbe con un sorriso
e mi dice con suoni che non riesco a riconoscere
qualcosa come albero falò mantice o fiume.
È un uomo semplice del centro dell’Asia
e io un sudamericano che s’è portato dietro
il suo logoro bagaglio.
Egli mi offre con le sue erbe
quest’aria così reale e così chiara
della quale si nutrono uva pesche
spezie cipolle cannella
i visi aperti verso il giorno
che si riempie delle cose umili
e complesse che compongono la vita:
l’amore e la frutta lo sguardo la mano
il sorriso e il canto.
Sono un uomo d’America e un uomo
dell’Asia che non capiscono ciò
che pronunciano le loro bocche ma conoscono
quello che non entra nelle parole
e che fa gravida l’aria quest’aria
che illumina ed avvolge
quando insieme si trovano
l’uomo dell’Asia con l’uomo americano.

Jorge Arbeleche, Montevideo 1943
traduzione Martha L. Canfield

E’ un respiro largo davanti a un campo aperto questa poesia! Ogni cosa, sulla terra, nella vita dell’uomo, ha una sacralità che prescinde l’esprimibile.
Che meraviglioso stupore!!! (Annamaria S.)


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