Archivi tag: poeti uruguaiani

Un verso ancora, impercettibile giravolta dell’anima, e la vita ricomincia…..

 

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Che sia breve o lunga la vita, tutto

ciò che viviamo si riduce

a un residuo grigio nella memoria.

Dei vecchi viaggi rimangono

monete enigmatiche

che rivendicano  falsi valori.

Dalla memoria si alza solo

un’impalpabile polvere e un profumo.

Che sia poesia?

 

Ida VitaleMontevideo, 2  11  1923

traduzione mia

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Divergenze

tarde lluviosa en la ventana

 

La voce della pioggia dice:

“Sono la stessa di mille anni fa

e da qui ad altri mille, sarò la stessa”

Ma una goccia rotta sul vetro, lei,

non è d’accordo.

 

Circe Maia , Montevideo 29 giugno 1932

 


Gli occhi imprigionati

presente-passato-futuro

 

Mi sfugge la vita dalla bocca
e più non so dove guardare
se dietro se di fronte.
Non so più andare avanti.
E nemmeno fermarmi.

 

JORGE ARBELECHE,  Montevideo (Uruguay) 23  10  1943

da “Gli occhi imprigionati” in “40 poesie”

a cura di Alessio Brandolini e Martha Canfield

 


i sentimenti

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[…] I sentimenti si dileguano, a volte

si rifugiano in covi d’amore,

ma quando escono all’aria chiusa o aperta danno colore al mondo,

non all’universo irraggiungibile ma al mondo piccolo,

l’orizzonte privato entro cui ci muoviamo.

Grazie a loro, ai sentimenti, diventiamo consapevoli

di non essere altri, di essere noi stessi.

I sentimenti ci consegnano un nome,

e con quel nome siamo quello che siamo.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


Fotografie

La bambina (io) che mi fissa dalla foto, pare chiedermi “e allora? come è andata a finire?”

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Quando troverò la verità sarò ancora in tempo

per prendere la mia infanzia e

fissarla come un poster

alla parete della cucina.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


….sarò ancora in tempo

La bambina (io) che mi fissa dalla foto, pare chiedermi “e allora? come è andata a finire?”

 

2017-12-01 18.10.48

Quando troverò la verità sarò ancora in tempo

per prendere la mia infanzia e

fissarla come un poster

alla parete della cucina.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


La terra non si sorprende più del cielo e il cielo non si sorprende della terra.

 

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…ci allertano le invasioni e la loro necessaria

collezione di cadaveri,

ci spaventa la presenza di qualche dio nelle guerre.

L’allarme è diventato uno stile di vita…

….ci allarmiamo quando guardiamo il volto impavido dei dittatori,

per i quali l’unica minaccia sono le rivoluzioni.

E dunque se vogliamo spaventarli,

anche solo un po’, dobbiamo costruire

i nostri modesti allarmi rivoluzionari,

di modo che almeno si guardino allo specchio

e si facciano schifo.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


Fotografie

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Le fotografie di un passato lontano o vicino ci guardano e non si stancano di guardarci, sempre con la stessa domanda “E poi, cos’è successo?” A volte rispondiamo ma la risposta non arriva fino a loro…

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


Parole minori

in via d'estinzione

La parola s’inganna sulla carta
come s’inganna nei miraggi l’oasi
e più che libere folgorazioni
ci raccomanda un canto prigioniero

può essere senz’altro un artificio
talismano proposto dalle lingue
o l’allerta con un filo di voce
come punto di fuga o di chiusura

la parola interrompe / non vegeta
converte la memoria in un tatuaggio
come avvoltoio sorvola lo spazio
e s’infila in preghiere e bestemmie

come chiusa virtuale dei silenzi
o valletto della natura
o salvacondotto del malinteso
è un misto di tanti sì e no

se si scheggia o si spezza la parola
nessuno può riparare le sue sillabe
con la parola rimaniamo muti
dato che tutto ci resta da dire.

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009
da La vita una parentesi 1998


Sassolini alla finestra

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Di tanto in tanto la gioia
tira sassolini alla mia finestra
vuole avvisarmi che è lì che aspetta
ma io mi sento tranquillo
direi quasi in pace
conservo l’angoscia in un angolo nascosto
e poi mi stendo guardando il soffitto
che è una posizione sicura e confortevole
per filtrare cose nuove e crederci
chissà dove fermerò le mie prossime impronte
e quando la mia storia sarà conclusa
chissà quali consigli mi inventerò ancora
che scuse troverò per non seguirli.
E sia! non giocherò allo sfratto
non tatuerò il ricordo con l’oblio
resta ancora molto da dire e da tacere
e resta ancora molta uva da riempire la bocca
E sia! mi do per vinto
che la gioia non tiri più sassolini
aprirò la finestra
aprirò la finestra.

 

da “Cotidianas”
Mario Benedetti, Uruguay 14 settembre 1920, Uruguay 17 maggio 2009

Libera traduzione della mia amica preziosissima Danila Vigliar.


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