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Ma la Diversità, per noi, era come noi avevamo stabilito in cuore…

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Vecchio

Oh, uno Diverso, certo. Ma la sua Diversità, per noi, 
era come noi avevamo stabilito in cuore 
che la Diversità doveva essere. Ossia: 
noi vedevamo in lui uno di noi 
– niente altro che uno di noi – 
dotato di una misteriosa grazia. 
Infatti, ci sono, tra gli uomini, ideali comuni: 
sappiamo cos’è la fedeltà, la lealtà, 
il disinteresse, la passione – ma è raro 
che applichiamo a noi tali ideali… 
E quando capita che qualcuno 
li viva nella sua vita – nei suoi occhi 
e i suoi atti – allora pensiamo 
che si tratti di un dono divino. 
Pensiamo che sia, semplicemente, la sua natura, 
nata con lui, senza che gli costi nulla 
– come nulla costa a noi la nostra. 
Pensiamo, insomma, ch’egli sia com’è – 
cioè un uomo ideale – senza che ciò contraddica 
le semplici norme umane. 

Coro
Ma, che cosa c’è invece in lui, ora, al posto 
di quella grazia che noi gli attribuivamo? 

Vecchio
La Diversità, appunto. Ma la vera diversità 
quella che noi non comprendiamo 
come una natura non comprende un’altra natura. 
Una diversità che dà scandalo.

Pier Paolo Pasolini

dal dramma  “Pilade”

Il dramma politico Pilade è la rilettura in chiave moderna della trilogia eschilea “Orestea” 458 a. c. E’ una riflessione sulla democrazia, sul potere e la corruzione di destra e di sinistra.


L’Arcano Quntzeros

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Eccezionale America!
America l’Eccezione
ora chiede di essere regola
e righello
calato sul palmo aperto del genere umano
che trionfò sui sovietici
in una masturbazione lunga 36 anni,
comprendente lo stupro del Vietnam,
gli snuff del Guatemala,
l’ammassarsi di mucchi di denaro
sui comodini di Nicaragua,
El Salvador, Haiti per proteggere
la bordellizzazione di questi tempi.
Impero? Noi siamo la malavita
del mondo, guidati da una banda
di criminali ben vestiti, un Congresso
folle di lucro di codardi la cui
incallita indifferenza e esternazioni
di stronzate per il passaggio di leggi
di estorsione e banalità hanno assicurato
che a un uomo o una donna ci vorrà
tutta la vita per diventare
un semplice essere umano.
Impero davvero!
Tu gigantesca indegnità!
Tu immenso fallimento sul palcoscenico del mondo!
Solo quando, fra appena qualche anno, spaccone,
quel “mostro” (per usare il nome
 guerrafondaio con cui già la definisci), ti avrà
sorpassato in ogni campo del progresso
umano e di umanità, e quella gente
sia più vecchia che più giovane di te,
un miliardo, dirà:
“Noi non vogliamo che tu faccia la guerra
mai più da nessuna parte sulla terra.
Se lo farai fermeremo te e le tue
armi di distruzione di massa
senza che si spari neanche un colpo.
Noi siamo la maggioranza. Tu sei un ragazzino indisciplinato.
Vai nell’angolo e impara la lezione” –
allora, America, finalmente sarai libera.

Jack Hirschman. New York, 13 dicembre 1933

da “12 arcani”

traduzione Raffaella Marzano”


Al mio partito

Good bye Lenin

 

 

XXVII

Mi hai dato la fraternità verso chi non conosco

Mi hai aggiunto la forza di tutti quelli che vivono

Mi hai ridato la patria come una nuova nascita

Mi hai dato la libertà che non ha il solitario

Mi hai insegnato ad accendere la bontà come il fuoco

Mi hai impresso la dirittura che occorre all’albero

Mi hai insegnato a vedere l’unità e la differenza tra gli uomini

Mi hai mostrato come il dolore di uno muore nella vittoria di tutti

Mi hai insegnato a dormire sui duri giacigli dei miei fratelli

Mi hai fatto costruire sulla realtà come sopra una roccia

Mi hai reso nemico del malvagio e muro contro il folle

Mi hai fatto vedere la chiarezza del mondo e la possibilità della gioia

Mi hai reso indistruttibile perché con te non finisco in me stesso.

 

Pablo Neruda

Parral, Cile 12 7 1904 – Santiago del Cile 23 9 1973

da “Yo soy” (Io sono) in Canto general

traduzione di Dario Puccini

 

 

Il Canto General si chiude con un canto alla Poesia “…comune libro d’uomo, pane aperto”

Ma il Canto General rappresenta soprattutto il sogno politico e sociale di Neruda, così la penultima lirica dal titolo “Al mio partito” è un omaggio a un ideale, a una visione del mondo dove politica e poesia si fondono.

Nel rileggerlo dopo quarant’anni (comprai questo libro nell’edizione di Sansoni del 1967, di seconda mano) ho sentito un tonfo al cuore, come quando si incontra un vecchio amore mai dimenticato. Sì mi sono commossa e  subito dopo un groppo alla gola come quando il sentimento di ciò che è passato,  tocca il punto esatto della nostalgia. Mi sono commossa. Forse  per il triste sentimento delle cose che passano? Forse. Per il rimpianto di  una delle stagioni più belle della mia vita? Forse.  Eppure, ho pensato, sarebbe bello che ancora nascesse un partito che indicasse a tanti giovani la rotta del proprio cammino all’interno di principi. In un mondo senza più carte né coordinate, sarebbe bello un partito che  restituisse,  a chi non ha voce,  la parola e la speranza.

Annamaria Sessa


Duemila anni fa

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Duemila anni fa come sappiamo
fenici, galli, jiuti, ed ateniesi
in buona compagnia d’altri francesi,
di romani, frisoni e di danesi
sacrificavano contenti ai loro dei
ogni ben che potesse asserenarli,
ma pretesero templi ancor più grandi,
e vollero le vergini più ciotte
sacerdotesse senza le culotte.
Le fate si nascosero a paludi
tentando di apparire pria del tempo,
balenando gli spiriti e i demoni,
fra tuoni lampi fulmini e tromboni,
giganti senza nome, ed i folletti,
gli gnomi, i fauni, i mille spiritelli,
che stregarono i tempi in cui le croci
ancora non ronzavano alle luci…
Ecco i guerrieri, i centurioni, i forti,
con elmo con cavallo e con tumulti.
La Riforma riforma molti eventi
e con ingiurie, pregiudizi e botte
scelsero i miscredenti giorno e notte.
La solita manfrina ce la canta
una politica universale e stanca:
se il kamikaze mi rompe la vetrina
noi gli sfondiamo il culo domattina.

Antonio Spagnuolo, Napoli 1931
da Vico Acitillo


Un uomo piccolo e schivo, un gigante di umanità ed onestà intellettuale che non dimenticherò mai.

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Fine anni settanta in un piccolo paese, come ce ne sono tanti in Italia. Si inaugurava la nuova Casa del Popolo. Io ero là con la mia copia dell’Unità e l’entusiasmo che a diciotto anni si ha di cambiare il mondo. Gli porsi il giornale e gli dissi ” Enrico, scrivi il tuo nome”
Si avvicinò a me e agli altri e, mentre distratto lasciava sgorbi qua e là, chiedeva di continuo a ognuno “che fai nella vita?” Ascoltava e sorrideva.
Alla fine ci disse “Studiate, preparetevi bene, il nostro Paese ha bisogno di voi, ma mi raccomando, studiate!”.
Poi sono passati gli anni a decine, e siccome è più facile semplificare, generalizzare, dimenticare……
Chissà se qualche riflessione e distinguo in più, ci avrebbe evitato l’imbarbarimento in cui siamo piombati.
Iraida(Annamaria Sessa)


Col cavolo!

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…E poi essere giovani quando eravamo giovani noi non era per niente fico: non avevamo internet, non avevamo gli iPhone e WhatsApp; non eravamo appetibili neanche come sbocco di marketing, figuriamoci a noi stessi. Adesso che finalmente eravamo invecchiati abbastanza, nel Paese dei grandi vecchi, avevamo stabilizzato i nostri baricentri interiori, progettavamo una terza età adolescenziale…..eravamo contenti di essere fuori dai giochi, proprio adesso arrivava il Governo Giovane al potere; e ci veniva chiesto di assumerci le nostre responsabilità. Col cavolo!

Michele Masneri
da “IL” magazine del Sole 24 Ore del 21 3 2014
In minima&moralia


La via italiana alla verità: l’arabesco

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Appartengo alla minoranza silenziosa. Sono di quei pochi che non hanno più nulla da dire e aspettano. Che cosa? Che tutto si chiarisca? L’età mi ha portato la certezza che niente si può chiarire: in questo paese che amo non esiste, semplicemente, la verità.
Paesi molto più piccoli e importanti del nostro hanno una loro verità, noi ne abbiamo infinite versioni. Le cause? Lascio agli storici, ai sociologi, agli psicanalisti, alle tavole rotonde il compito di indicarci le cause, io ne subisco gli effetti. E con me pochi altri, perché quasi tutti hanno una soluzione da proporci: la loro verità, cioè qualcosa che non contrasti i loro interessi.
Alla tavola rotonda bisognerà anche invitare uno storico dell’arte per fargli dire quale influenza può avere avuto il barocco sulla nostra psicologia. In Italia infatti la linea più breve tra due punti è l’arabesco.
Viviamo in una rete d’arabeschi.

Ennio Flaiano, giornalista, scrittore, sceneggiatore, umorista, critico cinematografico, drammaturgo italiano.
Pescara 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972

Flaiano, una personalità straordinaria.