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…..questo è il tempo della piena sufficienza del riso

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Sono disteso sul sedile accanto al finestrino

e sonnecchio, e leggo una pagina  o due, e sonnecchio

e sento l’aria vicina come un’acqua sopra di me

grandi ondate d’aria solatia che baciano e battono

con un piccolo rumore, monotono e dolce

contro il finestrino e il profumo di freschi,

fragili fiori di qualche scuro stagno zuppo di rugiada

mi possiede dalla testa assonnata ai piedi.

 

Questo è il tempo della piena sufficienza del riso

contro le cose idiote che uno ha fatto,

e non c’è il passato neppure un vago futuro.

E tutto il tuo corpo si stira nel sole

e sorseggia la luce come una liquida cosa,

pieno di languore divino della tarda primavera..

 

Stephen Vincent Benet

Bethlehem 22 7 1898 – New York 13 3 1943

traduzione di Emilio Capaccio

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Per il nostro cuore non c’è una primavera sola

Spring in Assentoft, Denmark

Non credere che tutto sia finito,
ragazzo. Spera, fatti una ragione
della tua pena. Per il nostro cuore
non c’è una primavera sola. Torna
agli anni alti l’aprile, un altro aprile.
Non disperarti oggi.
 

Franco Fortini

Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994

 


…poesie a memoria

 

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Ritorna primavera. E la terra è

 

come un bimbo che sa  poesie a memoria

 

ma  tante tante… E per la gran fatica

 

dell’imparare, ha un premio….

 

Rainer Maria Rilke, Praga, 4 12 1875 – Montreux, 29 12 1926

da “Sonetti a Orfeo” (I.21)

 


…..si vive come nelle camere d’albergo

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XXXIX


capita dopo notti passate a contare rughe e ricordi
di vivere per trasalimenti ed eroici furori
o di intuire che tre grammi di
high tech
sono sufficienti per un comfort impermeabile e sicuro
l’unico d’altra parte per non sentirsi provvisori
capita anche di accorgersi
che tutto dappertutto è uguale
la manopola del gas
la grattugia
l’occhio monocolo e senza prospettive
davanti a San Guido a Giotto a Cimabue
davanti ai cazzi tuoi e ai cazzi miei
così che alla fine ti ritrovi come shéhérazade
con un mucchio di storie da raccontare
con vocaboli gentili e vocaboli sguaiati
e altri né carne né pesce
né cerchio né quadrato
che ne fai poesie buone per ogni occasione
e poesie da recitare togliendosi le braghe
poesie in salsa di lumaghe e poesie per misto di cipolle
poesie per ogni donna che ci ha tre buchi
e poesie per beatrice laura e assuntina
poesie per il cane e poesie per lo zio
che dalla guerra scriveva a mio padre
lettere di sconfitte malvissute
perché così, amore, si vive
come nelle camere d’albergo
fra avanzi di colazioni e conti sparsi sul tavolino
fra arrivi e false partenze
tra notti passate a guardare la luna e le tue mani
e notti rubate alle cameriere gentili
per mance per pazienza o per dovere
si vive per scommessa o con metodo
per l’infamia o per la lode
perché chi vuoi, amore, che se ne importi
se il cielo è così terso
se ancora una volta è il mattino
se siamo felici.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Les arrangements”

 

In una sua poesia, Emilio diceva:

“…che triste, amore mio, morir d’estate
come la vita oscena e un po’ baldracca
che brucia sulla pelle e fra le gambe

a primavera voglio io morire
il tredici di maggio che son nato
lontano da chi amo e chi mi ama
ché in ogni filo d’erba in ogni fosso
è bella questa vita ed io son vivo”

e invece morì in piena estate, lui che in primavera era nato, il 13 di maggio.
Ciao Emilio, ovunque tu sia!


Bene, lo ammetto….

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bene, lo ammetto, mi hai insegnato la solitudine
e a fare a meno di una tristezza che non mi apparteneva
poi fra le tue gambe ho sentito un giorno che la bellezza
non è fatta per chi non sa piangere
ma ho continuato a credere
che ti interessasse sapere quale lingua si parla
sull’altra faccia della luna
o se il canto d’amore delle balene è simile alle api
altre cose ho credute
che la vita fosse un’occupazione seria, per esempio,
e che non fumare faccia bene ai polmoni
e ciò è in gran parte vero ma non del tutto
come la faccenda del bicchiere metà vuoto e metà pieno
che somiglia tanto a quel centro delle cose
dove ci siamo smarriti
ora che i peschi sono di nuovo in fiore
e tutti mi dicono ma dove stai andando
e dentro mi porto questo dolore e certezza di amarti
e stare qui ad aspettarti per tutte le volte che i peschi
saranno ancora in fiore e ancora
sarai per me regina
una piccola intermittenza di questo piccolo cuore
che può esistere o essere messaggero
nell’ordine feroce delle cose
dove ci siamo smarriti
in questo mondo che è cambiato, mia regina,
ora che sei sola
adesso sì che sei davvero sola.

Emilio Piccolo,  Acerra  13 5 1951 – 23 7 2012

da “ Beatrice. My Heart is full of troubles


“Non cantare la rosa, poeta: falla fiorire nella poesia” Vicente Huidobro

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Un poeta non deve in primavera
passare da solo per i parchi.

Sotto i rami si abbracciano le coppie
e l’erba è umida.

Non deve attraversare
da solo i parchi in primavera.

Ci sono nuvole lanceolate, voli, resti
di amore usato già in terra, e i lillà,
i lillà così dolci, come feriscono.

In primavera è pericoloso il mondo.

 

Juan Cobos Wilkins, Huelva (Spagna) 1957

da “Biografia impura”


……..malgrado tutto

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Poi malgré tout è fine febbraio o marzo:
la primavera non c’è ancora,
c’è, trepidante, quella luminosa nebula,
quel fuoco bianco nell’aria,
quella velatura bianca e argento,
tutto ciò che desidera il senso ci sia
in questa piega dell’anno, tutto,
la prima barca,
il primo verde dei salici,
la prima ruota d’acqua
alla virata dell’armo.
C’è tutto,
tutto incredibilmente.

Mario Luzi
Castello di Firenze, 20 10 1914 – Firenze, 28 2 2005


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