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Ortensia azzurra. Parigi, luglio 1906

 

Nella foto un’ ortensia azzurra, direttamente dal mio giardino.  Non c’è cosa più effimera di un fiore, è tanto simile al corso della vita umana, che proprio come questo fiore,  s’illude scioccamente di poter competere  con l’eternità.  (Annamaria S.)

 

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L’opaco scabro verde che rimane

da mestiche su vetro è in queste foglie;

su, nei corimbi, il blu non si raccoglie,

ma eco è d’azzurrità lontane

ed un vago di lacrime lo accoglie,

quasi un volere che svanisca ancora:

in giallo, in viola, in grigio trascolora

come fa il blu in vergati antichi fogli;

è lo sbiadito di lisi grembiulini,

cose dismesse cui nulla accade più;

avverti il breve dei piccoli destini.

Ma ecco, all’improvviso il blu riesplode

in uno dei corimbi, e sai: quel blu,

pura emozione, del suo verde gode

 

Rainer Maria Rilke, Praga, 4 12 1875 – Montreux, 29 12 1926

da “Nuove poesie” (Parigi 1906 – 1908)

traduzione  di Marino Marchello

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…poesie a memoria

 

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Ritorna primavera. E la terra è

 

come un bimbo che sa  poesie a memoria

 

ma  tante tante… E per la gran fatica

 

dell’imparare, ha un premio….

 

Rainer Maria Rilke, Praga, 4 12 1875 – Montreux, 29 12 1926

da “Sonetti a Orfeo” (I.21)

 


E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare…e avere la grande pazienza di aspettare che ritornino

 

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………………….
Poiché i versi non sono, come crede la gente,
sentimenti (che si hanno già presto),
sono esperienze.
Per un solo verso si devono vedere molte città,
uomini e cose, si devono conoscere gli animali,
si deve sentire come gli uccelli volano,
e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino.
Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute,
a incontri inaspettati
e a separazioni che si videro venire da lontano,
a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati,
ai genitori che eravamo costretti a mortificare
quando ci porgevano una gioia e non la capivamo,
a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano
con tante trasformazioni così profonde e gravi,
a giorni in camere silenziose, raccolte,
e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio
che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle,
e non basta ancora poter pensare a tutto ciò.
Si devono avere ricordi di molte notti d’amore,
nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti,
e di lievi, bianche puerpere addormentate che si schiudono.
Ma anche presso i moribondi si deve essere stati,
si deve essere rimasti presso i morti
nella camera con la finestra aperta
e i rumori che giungono a folate.
E anche avere ricordi non basta.
Si deve poterli dimenticare, quando sono molti,
e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino.
Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono.
Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto,
senza nome e non più scindibili da noi,
solo allora può darsi che in una rarissima ora
sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

 

Rainer Maria Rilke, Praga, 4 12 1875 – Montreux, 29 12 1926
da “I Quaderni di Malte Laurids Brigge”

 

Non ho ancora finito di leggerlo questo romanzo che segna lo spartiacque tra ciò che si definisce romanzo tradizionale e la prosa antiromanzesca, caratterizzante la letteratura del primo novecento. Non ho ancora terminato ma mi piace riportare questo brano (un vero manifesto di poetica) che, mentre definisce cosa è la Poesia, è esso stesso poesia.


…cerca di amare le domande

Baron Adolf de Meyer

 

Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore e…
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti
in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poichè non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.

 

Rainer Maria Rilke, Praga, 4 12 1875 – Montreux, 29 12 1926
da “Lettera a un giovane poeta”


Siamo qui forse per dire: casa, ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutto, finestra, – al più: colonna, torre …

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[…] Tuttavia perché molto è essere qui, e perché questo
luogo sembra aver bisogno di noi, questo luogo effimero
che ci riguarda. Di noi, i più effimeri di tutto
Ogni cosa una volta, una volta soltanto. Una volta e mai più.
Ed anche noi una volta. Mai di nuovo. Ma questo
essere stati una volta, pur solo una volta:
essere stati terreni, appare inappellabile […]
Elegia IX

Rainer Maria Rilke, Praga, 4 12 1875 – Montreux, 29 12 1926
da “Elegie duinesi” 1912

” Guarda, gli alberi sono; le case/che noi abitiamo, esistono ancora./ Noi soli scorriamo avanti a tutto, come aria che si rinnova” così dice Rilke nella seconda elegia. E tuttavia “essere qui” e non semplicemente “esserci”, sottolinea l’irrevocabile legame tra l’uomo e il mondo, l’unicità della vita di ogni essere umano, a cui è dato di “essere qui” una volta soltanto. Una volta e mai più .
essere qui è magnifico dice nella settima elegia. Ma perchè? forse c’è bisogno dell’uomo perchè il mondo comprenda se stesso. C’è bisogno dell’uomo che, con il cuore e il linguaggio, senta e nomini le cose del mondo. Così, sempre nella nona elegiaSiamo qui forse per dire: casa,/ ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutta, finestra; /al più colonne, torre…ma per dire, comprendilo,/ oh, per dire così, come mai le stesse cose capivano d’essere intimamente”
Iraida (Annamaria Sessa)


Poesia è l’arte di caricare ogni parola del suo massimo significato. E.Pound

La poesia, secondo Rilke, non è come crede la gente, sentimento. La poesia è esperienza “Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino…… Si deve poter ripensare a incontri inaspettati e a separazioni ….al mare, ai mari, a notti di viaggio. Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra…. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino….” R. M. Rilke da “I quaderni di Malte Laurids Brigge”
La poesia è studio, rappresenta il livello più alto di ricerca linguistica. La Poesia è conoscenza, acuisce la percezione del mondo e, in certi casi, è capace di profonde intuizioni sulla realtà, sul mondo, sull’esistenza umana.
E’ perciò un vero peccato banalizzarla o farne una lettura sommaria e superficiale. Iraida

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Le poesie vanno sempre rilette,
lette, rilette, lette, messe in carica;
ogni lettura compie la ricarica,
sono apparecchi per caricare senso;
e il senso vi si accumula, ronzio
di particelle in attesa,
sospiri trattenuti, ticchettii,
da dentro il cavallo di Troia.

Valerio Magrelli
da “Didascalie per la lettura di un giornale” 1999


Euridice

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Era l’ardua miniera delle anime.
……..
V’erano rocce
e boschi informi. Ponti sopra il vuoto
e quell’immenso, grigio, cieco stagno
che premeva sul fondo come un cielo
di pioggia sui paesaggi della terra.

…E quell’unica strada era la loro.

… Lei così amata che più pianto trasse
da una lira che mai da donne in lutto

…Era in se stessa come un alto augurio
e non pensava all’uomo che era innanzi,
non al cammino che saliva ai vivi.
Era in se stessa, e il suo dono di morte
le dava una pienezza.
Come un frutto di dolce oscurità
ella era piena della grande morte
e così nuova da non più comprendere.

Era entrata a una nuova adolescenza
e intoccabile: il suo sesso era chiuso
come i fiori di sera,…

…Omai non era più la donna bionda
che altre volte nei canti del poeta
era apparsa, non più profumo e isola
dell’ampio letto e proprietà dell’uomo.
Ora era sciolta come un’alta chioma,
diffusa come pioggia sulla terra,
divisa come un’ultima ricchezza.
Era radice ormai.
E quando a un tratto il dio
la trattenne e con voce di dolore
pronunciò le parole: si è voltato,
lei non comprese e disse piano: Chi?
………………………………

Rainer Maria Rilke
frammenti da Orfeo Euridice Hermes
traduzione di Giaime Pintor