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Settembre

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La stanza aperta, la finestra, il dettaglio di un uccello; la cittadina,
i pomeriggi, la storia che ciò diventa……
….In questa poesia,
queste parole spaziate in quartieri,
stai leggendo le coperte, gli angoli disperati
di lenzuola pulite come pagine, bianche e nette.
Il telaio alla finestra, la struttura del letto.
Settembre era mobilia
rivestita di colore, un cassettone fitto
di bottiglie in vetro inciso.
Giallo pallido, come il bicchiere dello zar.
Il verde chiaro dello stelo di un giglio.
Ecco tuo figlio e un libro accanto al letto. Buona notte,
parole di carta, lettere che si tengono per mano, buona notte,
stormo leggero come petali
che affondano nell’epidermide.
Potessi fare di questa storia una collana,
con le sue pallide stelle di settembre a giustificare il blu,
ti avvolgerei in una calma come un canto verticale,
ti porterei in alto nella sua ascesa intricata.
Non può sorprenderci
che la carta ci sostenga. Che tutto attorno è bianco.
Che uccelli troppo piccoli
per cantarti ti cantino.

Amy Newman, poeta americana
da “Camera Lyrica”
traduzione di Paola Loreto

Leggo e penso ai tanti settembre passati nella mia vita. Di essi ricordo soprattutto gli odori e i colori: l’intenso profumo delle prime piogge sull’erba del prato di casa, i colori più vividi delle foglie dei sicomori lungo la strada principale. Ma anche l’indimenticabile tepore del golfino sulle spalle, nelle fresche serate in giardino a parlare dei mesi a venire: i ragazzi, il corso di nuoto, l’elenco dei libri, i films a Venezia, la legna da comprare per il camino….momenti, immagini, dettagli, ricordi che diventano un pezzo di storia personale. E siccome il potere evocativo dei ricordi scuote i sentimenti e le emozioni esattamente come fa la poesia, non si può dar torto ad Aldous Huxley quando dice ” La memoria di ogni uomo è la sua letteratura privata

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Ah, silenziosi ritratti…

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Ah, i silenziosi ritratti
senza più sapori e senza atmosfera,
dipinti con quel preciso odore che da sempre fu il colore del passato,
agrodolce evocazione di nomi dimenticati,
di date ormai ingiallite,
di una luna minore,
fotografie ingannevoli, di festeggiamenti vuoti,
che non entusiasmano più.
Non ci furono mai foto di attimi importanti,
del momento esatto dell’amore,
del preciso scenario delle ossessioni.
Non ho un ritratto di mio nonno
quando intrecciava fibre vegetali
parlandomi con una voce più antica di lui stesso
né esiste fotografia di scorci di una strada
che non ho mai più rivisto,
che alle volte credo di aver solo sognato.
Ah, i ritratti,
dipinti con la materia di un altro tempo,
documenti di un oblio unico e certo.

Dario Jaramillo Agudelo. Antioquia in Colombia 1947
da “La nostalgia”
trad. Ileana Di Maio


La speranza

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Non a causa della vita,
bensì dell’aumento di leggende,
di canzoni e miti
di cui ho avuto bisogno per vivere,
ho imparato che l’inverno con le sue piogge metalliche
non sfocia mai
negli hotel della primavera,
solo nel fiore dell’autunno
di una passione completa.
Ma l’inverno ha segreti da conservare.
Mentre la nebbia della strada cancella
i limiti del mondo,
ci sono luci che si avvicinano dal retrovisore
come un ricordo
e mi sorpassano veloci
in cerca del futuro.
Non so,
semplice questione casuale
o forse ricompensa.
Ma nuovamente lì
la presagìta
luce d’aprile sulle campagne.

Luis García Montero, Granada 1958


Dove avevano abitato

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Dovunque andasse quel giorno ripercorreva
il suo passato. Attraversava mucchi
di ricordi. Guardava dentro finestre
che non gli appartenevano più.
Lavoro, miseria e soldi scarsi.
A quei tempi vivevano con la forza di volontà,
ben decisi a essere invincibili.
Niente li avrebbe fermati. Non
per un bel pezzo.

Nella stanza del motel
quella notte, alle prime luci dell’alba,
scostò una tendina alla finestra. Vide nubi
ammucchiate contro la luna. S’appoggiò
al vetro. C’era uno spiffero freddo
che gli toccò il cuore.
Ti amavo, pensò.
Ti amavo tanto.
Prima di non amarti più.

Raymond Carver
da “Blu oltremare”in “Orientarsi con le stelle”


Passano gli anni

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Passano gli anni,
e anche se la vita mi accusa d’immobilità,
anch’io ho viaggiato.
Come una particella di polvere
ho svolazzato per la casa e ai libri mi sono afferrata.
Come un insetto ho riposato sul bordo dei fossati,
o semplicemente sono stata una donna che sera dopo sera
ha guardato verso il mare
cercando navi dimenticate dalla foschia
e che tornano alla memoria……

Lauren Mendinueta
Barranquilla, Colombia 1977
Da “La vocaciòn suspendida” 2011
Traduzione di Alessio Brandolini


Che cosa curiosa il passato!

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Quando tu avrai un passato,
Yvonne, ti accorgerai che cosa
curiosa che è. Prima di tutto, ce
ne sono angoli interi, di frane:
dove non c’è più niente. Altrove
erbacce che sono cresciute a
casaccio, e non ci si capisce più
niente neppure lì. E poi ci sono
posti che ci sembrano così belli
che uno se li rivernicia tutti
gli anni, una volta d’un colore, una
volta d’un altro. E lì la cosa
finisce per non somigliare più per
niente a quella che era. Senza
contare quello che uno ha creduto
molto semplicemente e senza
mistero quando è successo, e che
poi anni dopo si scopre che non
è tanto chiaro come sembrava,
così come alle volte tu passi tutti
i giorni davanti a un affare
qualunque senza farci caso e poi
tutt’a un tratto te ne accorgi.

Raymond Queneau
Le Havre, 21 febbraio 1903 – Parigi, 25 ottobre 1976


Penso sempre a te in questo modo


I’ll Be Seeing You

Vedrò te
in tutti i vecchi luoghi familiari
che questo mio cuore abbraccia
attraversando il giorno

In quel piccolo caffè
il parco dall’altra parte della strada
la giostra dei bambini
il castagno
il pozzo dei desideri

Vedrò te
in ogni bella giornata estiva
in tutto ciò che è luce e gioia
Penso sempre a te in questo modo

Ti troverò nel sole del mattino
E quando verrà di nuovo la notte
starò a guardare la luna
ma vedrò te.


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