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A cosa serve dire gatto giallo invece di gatto randagio?

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A cosa serve dunque la letteratura? A cosa serve dire gatto giallo invece di gatto randagio? Definire la vecchiaia viaggiatrice della notte? Parlare delle palizzate formate dagli aranceti di Valenza a proposito di Retz? A cosa serve la testa mozzata della duchessa di Montbazon? Perché trasformare l’umiltà di Rancé (del resto dubbia) in uno spettacolo munito di tutta l’ostentazione dello stile (stile d’essere del personaggio, stile verbale dello scrittore)? Questo insieme di operazioni, questa tecnica, alla cui incongruità (sociale) bisogna sempre far ritorno, serve forse a questo: a soffrire di meno.

Roland Barthes.
Dalla prefazione a “Chateaubriand: Vita di Rancé”

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Billie Holiday – I’ll Never Be the Same


Aveva due anni  Billie Holiday quando le scattarono questa fotografia.
Come si fa a prevedere in quel fiocco bianco ( il punctum direbbe Barthes) un futuro  di botte, stupri, bordelli, alcool e droghe ?

 


……fu strettamente legata alla mia vita.”

Ero alle ultime pagine di un libro di Man Ray sulla fotografia ( leggo volentieri su quest’argomento. Penso che l’occhio dietro l’obiettivo sia alla ricerca  continua di qualcosa, chi fotografa lo fa con l’intenzione di portare alla luce l’invisibilità della vita, del mondo… in un certo senso, quello che tenta di fare il poeta. Ma questa è un’altra storia) e dunque, Man Ray, una vita straordinaria! Tra un racconto e l’altro ti rendi conto che ha conosciuto il gotha della cultura del secolo scorso, Eliot, Joice, Duchamp, Dalì, Virginia Wolf, Henry Miller, Picasso, Ezra Pound, Sergej Eisenstein,  Gertrude Stein,  Paul  Eluard,  Mirò,  Breton, Cocteau,  Schonberg  e………..Kiki de Montparnasse .
Un nome da sciantosa d’altri tempi  che ci fa,  tra premi Nobel  e giganti della letteratura e dell’arte?

Alice Prin, alias Kiki, un’infanzia vissuta per strada,  frequentatrice e modella  di artisti bohemiens degli anni venti, spregiudicata,  dedita ad alcool e droghe,  fu definita “una delle poche donne veramente indipendenti del secolo”
Nel breve commento che accompagna il lavoro fotografico che la riguarda, alla voce della donna,  Man Ray scrive ”Cominciò come modella per poi dipingere, cantare e scrivere. Negli anni venti  fu strettamente legata alla mia vita”.
“…..fu strettamente legata alla mia vita” Chi si esprimerebbe, oggi,  con tanta tenera delicatezza di  sentimento,  ricordando un  amore passato?
Ho guardato e riguardato le sue foto e due elementi, quelli che Barthes chiama “punctum” , mi hanno incuriosito: una mano, languida, insinuante  e soprattutto i tratti marcati,  forse volgari del suo viso. Tutt’altro che elegante, si direbbe, ma  di una bellezza inesorabile.


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