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E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare…e avere la grande pazienza di aspettare che ritornino

 

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………………….
Poiché i versi non sono, come crede la gente,
sentimenti (che si hanno già presto),
sono esperienze.
Per un solo verso si devono vedere molte città,
uomini e cose, si devono conoscere gli animali,
si deve sentire come gli uccelli volano,
e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino.
Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute,
a incontri inaspettati
e a separazioni che si videro venire da lontano,
a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati,
ai genitori che eravamo costretti a mortificare
quando ci porgevano una gioia e non la capivamo,
a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano
con tante trasformazioni così profonde e gravi,
a giorni in camere silenziose, raccolte,
e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio
che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle,
e non basta ancora poter pensare a tutto ciò.
Si devono avere ricordi di molte notti d’amore,
nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti,
e di lievi, bianche puerpere addormentate che si schiudono.
Ma anche presso i moribondi si deve essere stati,
si deve essere rimasti presso i morti
nella camera con la finestra aperta
e i rumori che giungono a folate.
E anche avere ricordi non basta.
Si deve poterli dimenticare, quando sono molti,
e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino.
Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono.
Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto,
senza nome e non più scindibili da noi,
solo allora può darsi che in una rarissima ora
sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

 

Rainer Maria Rilke, Praga, 4 12 1875 – Montreux, 29 12 1926
da “I Quaderni di Malte Laurids Brigge”

 

Non ho ancora finito di leggerlo questo romanzo che segna lo spartiacque tra ciò che si definisce romanzo tradizionale e la prosa antiromanzesca, caratterizzante la letteratura del primo novecento. Non ho ancora terminato ma mi piace riportare questo brano (un vero manifesto di poetica) che, mentre definisce cosa è la Poesia, è esso stesso poesia.


Il mondo è alcune tenere imprecisioni

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MANOSCRITTO TROVATO IN UN LIBRO DI JOSEPH CONRAD *

Sulle tremule terre che esalano l’estate,
il giorno è invisibile tanto è bianco. Il giorno
è una striatura crudele in una persiana,
un fulgore nelle coste e una febbre nella pianura.

Ma l’antica notte è profonda come un vaso
di acqua concava. L’acqua si apre e infinite orme,
e in oziose canoe, davanti alle stelle,
l’uomo misura il vago tempo con il sigaro.

Il fumo ombreggia di grigio le costellazioni
remote. L’immediato perde preistoria e nome.
Il mondo è alcune tenere imprecisioni.
Il fiume, il primo fiume. L’uomo, il primo uomo.

 

 

Jorge Louis Borges

Da “Luna di fronte”

Traduzione di Livio Bacchi Wilcock

 

* Il riferimento a Conrad si spiega con la personale predilezione di Borges per questo scrittore. E’ noto quanto il poeta argentino sia lontano da un’idea di letteratura improntata al realismo “Il Realismo è un episodio, solo un momento nella storia della letteratura…… La grande letteratura non è mai stata realista…[la letteratura] non è fatta di parole; cioè, è fatta anche di parole, ma è fatta soprattutto di immagini, di sogni…” E, per Borges, Conrad è stato dopo Cervantes, un importante artefice di costruzioni romanzesche “…tutti l’hanno dimenticato. Eppure Conrad ha salvato quello che c’è di epico nel romanzo, e gli altri non l’hanno fatto..”.
La poesia, diciamo così, è un omaggio alle immagini e alle atmosfere dei romanzi di Conrad.
Le citazioni di Borges sono tratte da un’intervista del 1977 di Arbasino al poeta argentino che, in quel periodo, si trovava in Italia.

Annamaria Sessa


Qualcuno sta osservando. E continua ad osservare.

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“La vedi quella finestra illuminata, laggiù? – disse Alejandra indicando con la mano. – Sono affascinata dalle luci nella notte, sarà una donna sul punto di partorire? O qualcuno che sta morendo? O uno studente povero che legge Marx? Com’è misterioso il mondo. Solo la gente superficiale non ci bada. Parli con il vigile all’angolo della strada e dopo un po’ scopri che anche lui è un mistero” (Sopra eroi e tombe)

Ernesto Sàbato.
Rojas, 24 giugno 1911 – Santos Lugares, 30 aprile 2011


Io e “Le correzioni” di Franzen


Passiamo il tempo che ci è dato a scucire e ricucire le nostre vite. Aggiustamenti. Correzioni. Tira qua, taglia lì, facciamo da soli o molto più spesso ci pensano gli altri a imporre, a convincere su ciò che “conviene”. I risultati non sono sempre esaltanti e le toppe sono evidenti come le bugie. Ma quando sei tu a chiederla la correzione, quella finale, perché ormai non sei che i tuoi escrementi, non ti sarà accordata perché è “inaccettabile”. E poi, quando mai hai potuto fare quel che volevi della tua vita? Iraida


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