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A piedi nudi la pioggia non danza mai



C’è un liceale sedicenne, manipolatore e a tratti inquietante, che si introduce strumentalmente nella casa, nelle abitudini e nella vita di un suo compagno di classe. Di tutto, ne fa un racconto a puntate, che consegna ogni volta al suo professore di letteratura. E’ un uomo con il sogno mai realizzato di diventare un grande scrittore, dopo essersi reso conto che il ragazzo ha talento, si offre di seguirlo e di dargli consigli sulla scrittura. In un primo momento, nel film, la realtà è ben distinta dalla fantastica creazione del ragazzo, ma poi è come se la narrazione incominciasse ad avere effetti sulla realtà che descrive. In altre parole, la scrittura non si limita a raccontare la vita, la modifica. A metà film, realtà e finzione non si distinguono più, non sai cosa è accaduto veramente e ciò che è creazione fantastica . Il film, avvincente e raffinato, è una riflessione sulla fatica e anche sulla sofferenza della scrittura. La scena finale è emblematica di ciò che rappresenta, non solo per gli scrittori ma per l’uomo, il potere dell’immaginazione e conseguentemente il bisogno di raccontare. Ma d’altra parte è anche la consapevolezza che il raccontare non ha molto a che fare con la vita reale, prova ne è che le vicende dei personaggi del film evolvono, in certi casi anche drammaticamente, infrangendone rovinosamente le illusioni. Insomma, come dice il giovane protagonista: “La matematica non delude mai”.
L’immaginazione sì?
Iraida


La scrittura è una parte di noi che lasciamo andar via come una barca di carta sull’acqua.


Oggi tra un commento e l’altro riflettevo  su quanto sia più facile confrontarsi con i propri pensieri e  mostrarli agli altri, attraverso la scrittura. Scrivere è la forma più completa di libertà, una volta si scrivevano lunghe lettere, oggi c’è la rete.  E  questa ragnatela  virtuale è fatta di persone che,   con le loro idee, le loro passioni,  scrivendo, prendono e restituiscono parole, pensieri, emozioni.
Margaret  Athwood in “Negoziando con le ombre”, cita un centinaio di motivi per scrivere. Quello che  ricordo sempre è questo “ scrivo per restituire qualcosa che mi è stato dato”.
E se ci pensiamo, con la scrittura “cediamo” ogni volta qualcosa di noi.  Scriviamo delle cose che ci accadono, dei nostri pensieri, dei nostri desideri, di quello che ci tormenta o ci rende felici, e quando alla fine mettiamo il punto alle parole, una parte di noi è già lontana.

Preferisco venire dal silenzio di Valerio Magrelli

Preferisco venire dal silenzio
per parlare. Preparare la parola
con cura, perché arrivi alla sua sponda
scivolando sommessa come una barca,
mentre la scia del pensiero
ne disegna la curva.
La scrittura è una morte serena:
il mondo diventato luminoso si allarga
e brucia per sempre un suo angolo.


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