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Shéhérazade

Scheherazade

 

Ho passato quasi mille notti raccontando favole,

mi fa male la testa, ho la bocca

secca ed esaurite le forze

e l’immaginazione. E nemmeno

so se mi salverò con le mie bugie.

 

Amalia Bautista, Madrid 1962

da “Cárcel de amor”

 

Le parole. Le penso come creta, ad esse diamo la forma dei pensieri: gioia, paure e desideri, attorno ad esse nascono guerre, amori, angosce, progetti e delusioni.
Le manipoliamo, le lasciamo andare, alcune non le scordiamo mai, altre le neghiamo, le dimentichiamo …. eppure non servono, né bastano a cogliere il cuore delle cose, mai.
Una volta ho letto che le parole ” sono una marchetta al comune senso della sopravvivenza ” La stessa che pagò Shéhérazade.
Annamaria S.

 

Che meraviglia!!!!!


Le parole

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Otto, otto e dieci. Sono in macchina, ferma al passaggio a livello che, anche stamattina, mi farà arrivare tardi a scuola. Alla mia destra, sul marciapiede un uomo fermo sulla sua bicicletta. Ha l’aria di soffrire, non credo sia per il treno che non arriva. Tiene appoggiato con una mano il telefonino all’orecchio “parlami ti prego, perché non mi parli? Sto male io, che credi?” non è molto giovane, ha i capelli brizzolati, alto, atletico, un gran bell’uomo. Tra una battuta e l’altra si mangia le unghie. “Perché non rispondi più quando ti chiamo?…pausa… non m’importa un cazzo di tuo marito…pausa….io non dormo più non mangio più…..pausa…..e ora perché non parli? parlami ….pausa…..no….no….non attaccare, se attacchi mi ammazzo, giuro, guarda arriva il treno…”
Di scatto giro la faccia verso di lui e incontro il suo sguardo, ci fissiamo imbarazzati per un attimo. Improvvisamente piove, l’uomo impreca e si tira su il cappuccio del piumino e io mi dico che uno che vuole ammazzarsi per amore, se ne frega dell’acqua che gli bagna i cappelli.
Il fatto è che si dicono tante cose…..Il treno passa, l’uomo in bicicletta ha riparato sotto un portone ed io penso alle parole. Le penso come creta, ad esse diamo la forma dei pensieri, gioia, paure e desideri, attorno ad esse nascono guerre, amori, angosce, progetti e delusioni.
Le manipoliamo, le lasciamo andare, le neghiamo, le dimentichiamo e non servono, né bastano a cogliere il cuore delle cose, mai.
Una volta ho letto che le parole “sono una marchetta al comune senso della sopravvivenza” la stessa che pagò Shéhérazade al suo principe persiano.
Annamaria S.


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