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La terra non si sorprende più del cielo e il cielo non si sorprende della terra.

 

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…ci allertano le invasioni e la loro necessaria

collezione di cadaveri,

ci spaventa la presenza di qualche dio nelle guerre.

L’allarme è diventato uno stile di vita…

….ci allarmiamo quando guardiamo il volto impavido dei dittatori,

per i quali l’unica minaccia sono le rivoluzioni.

E dunque se vogliamo spaventarli,

anche solo un po’, dobbiamo costruire

i nostri modesti allarmi rivoluzionari,

di modo che almeno si guardino allo specchio

e si facciano schifo.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


…o patria, sei ancora un grumo di sangue

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….. O storia, consuma le tue truppe,

unifica il corpo e la paglia,

l’occhio e il sasso,

e scrivi:

“Sei ancora un embrione, o patria,

sei ancora un grumo di sangue…”

 

 

Adonis, pseudonimo di Ahmad Sa’id

Qassabīn, Siria 1 gennaio 1930

da “Pagina di una storia segreta”

in “Singolare in forma di Plurale”

traduzione di Fawzi Al Delmi


Un giorno la guerra finirà e io tornerò alla mia poesia (Abu Attayyeb)

Scritta su un  muro di Damasco 

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Magari potessi andare contro i giorni
e tornare a dormire bambino tra le braccia di mia madre.
Dimenticare le lettere, disordinare i numeri
e parlare senza vocali.
Amarti senza poesie e senza ispirazione
e chiamare tutto col tuo nome.

Vorrei chiederti, Sham, com’è l’amore?
Se ogni giorno dentro di te mi vogliono uccidere
tra una barba che non conosce l’Islam
e un dittatore che ha rovinato il popolo.
Ho smesso di amarti, Sham, basta!
Ho cura di te, ma a te non interesso
ho smesso di amarti e nessuno mi biasimerà per questo.
Vorrei lasciarti finché non troverai…
una soluzione tra il figlio di mio padre e il figlio di mio zio.

Abu Attayyeb, eteronimo di Mahmud M. al Tawil, poeta siriano

traduzione dall’arabo di Caterina Pinto.

Unesco 1999, 21 marzo diciassettesima giornata mondiale della Poesia


……un giorno qualunque

 

Dio, se ancora vedi:
non c’è più un giorno qualunque.
Ci sono solo urla mute,
ci sono solo cadaveri neri
appesi ad alberi rossi!
Senti che quiete.
Ci voltiamo per andare a casa,
ma li incontriamo sempre.
E tutto quel che sentiamo a un tratto
è il respiro degli uccisi!

Se camminiamo sbadati:
è la loro cenere che calpestiamo.

Dio, se ancora vedi:
non c’è più un giorno qualunque.

 

Gunvor Hofmo*

Oslo 30 6 1921 – Oslo 14 10 1995

dalla rivista Poesia. Crocetti editore n° 299

a cura di Massimo Ciaravolo

 

Oggi guardavo le immagini dell’esodo del popolo siriano verso la frontiera turca e un  video (quel che resta  di Homs, terza città siriana e principale centro industriale)
Oggi…..un giorno qualunque, per me, per tanti come me che stamattina avranno imprecato per il dentificio finito, la sveglia che non ha suonato e poi in metro di corsa a lavoro, a far la spesa… un giorno qualunque…. Un giorno qualunque?

 

*I versi sono di una poeta norvegese, dolorosamente segnata dal contesto storico nel quale visse e in cui  perse l’unico vero affetto a lei caro. La sua compagna Ruth, infatti,  fu deportata e morì  ad Auschwitz. Ebbe molte onorificenze e premi che le permisero di soggiornare per lungo tempo a  Parigi, fino a quando glielo consentì la sua salute mentale: per tutta la vita  lottò   con stati depressivi lunghi e frequenti.


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