Archivi tag: sogni

…treni che se ne vanno via come la vita

tumblr_nftdq2GmvH1tk6xm1o1_500

 

LXI
e non saranno santi e sacrilegi
e litanie e rosari ottobrini
o serti di alloro nella notte di san giovanni
a mutare alla fine la paura che ti prende
ad essere sola più sola
sola per i sogni provvisori
i mille sogni
più uno che rovesci tra le lenzuola
dove passarci la notte di tutti i giorni
è un muscolo che fa male
perché dei miracoli impastati
di mirra e incenso
tutti sono capaci dopotutto
ma lo scandalo vero
senza governo alcuno
è la fatica che si spende e si spande
nelle piazze affollate di stallieri e regine
di sgualdrine in odore di santità
di eroi da striscia e bucanieri
così che non saranno cristi e rosari
a rifare il
look
a madonne sante e puttanelle
ai palazzi in disuso
alle stelle e alla stalle
né è sufficiente recarsi ai
check in
dove si svendono i voli ad alta quota
o ai porti dove l’acqua è scura come il cuore
o ai treni che se ne vanno via come la vita
e farsi un biglietto di sola andata
per heidelberg favignana o per giugliano
perché ad uno ad uno tu possa contarli
i mille sogni più uno che ci passano accanto
lasciandoci
soli
appassiti
di pezza.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Les arrangements”


Ci sono sogni…..

tumblr_mk1jm7AIco1r4litgo1_500

LIV

ci sono sogni testardi e duraturi
e sogni fatti a gambe larghe
sogni per amanti e sogni sopratono
che fanno male all’ernia del disco
sogni scaduti come il biglietto del tram
e altri scaduti come il sogno cui non hai creduto
sogni esemplari di vita andate a merda
e sogni che sogni capannoni di periferia
sale di té
l’ombrello dell’infanzia
nonno e nonna in viaggio di nozze
prede allineate al mirino, per favore,
o anche un cinema di periferia
con la voglia di toccarle la coscia

ci sono sogni di prima classe
e sogni che neanche dio li fa
sogni su misura
e sogni fra un caffé e panini tutto compreso
sogni in cui si parla della mostra del té
e sogni che tu finisci alla cappella pappacoda
o all’albergo dei poveri
sogni lunghi e a puntate
e sogni che dopotutto, cazzo, qualcuno
ci dovrà pur essere che li sogna

il nostro, amore, è un sogno
un poco da romanzo e un po’ da manuale
da cucinare a fuoco lento
come un sarago.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Les arrangements”


Come una farfalla

Immagine
Una farfalla, proprio

come una farfalla, spiegherai le ali e volerai via.
Mi scorderai. Oh sì, mi scorderai.

Mi fermerò dietro di te e ti guarderò andare

fino a quando non distinguerò più il prima dal dopo.
Ma per un tratto ancora ti vedrò,

mentre costruirai fiori di carta e desideri.

E poi ti guarderò resistere al vento

che ti soffia tra le ali.

Non riuscirà a sparigliare i tuoi sogni e i tuoi pensieri.

Giuro che potrai sentirmi:

prova ancora, ancora e ancora, spera, vola… riprenditi il cielo!


Iraida(Annamaria S.)


Specchi…….mondi paralleli

jorge-luis-borges-by
Io, che sentii l’orrore degli specchi
non solo in faccia al vetro impenetrabile
dove finisce e inizia, inabitabile,
l’impossibile spazio dei riflessi
……………………………….
oggi al termine di tanti e perplessi
anni d’errare sotto varia luna,
mi chiedo quale caso di fortuna
volle che io paventassi gli specchi.
………………………………
infiniti li vedo, elementari
esecutori d’un antico patto,
moltiplicare il mondo come l’atto
generativo, veglianti e fatali.
Oggi, dopo aver vagato tanti e perplessi
anni sotto la diversa luna,
mi domando quale caso della fortuna
ha fatto sì che io temessi gli specchi.
…………………………………
Dio (ho pensato) mette molta cura
in tutta quell’inafferrabile architettura
che la luce edifica con la limpidezza
del cristallo e l’ombra con il sogno.
Dio ha creato le notti che si armano
di sogni e le forme dello specchio
perché l’uomo senta che è riflesso
e vanità. Per questo ci allarmano.

Jorge Louis Borges

dalla raccolta “El Hacedor (Il Creatore)” 1960


Don’t

Good bye Lenin

ok, la rivoluzione non ci sarà
non staremo a piangere per questo
né per le stelle che si sono spente nel nostro cuore
non piangeremo nemmeno se una donna ci dirà
che siamo inutili come le lattine vuote di coca-cola
e non continueremo più a guardare il mondo
attraverso il telescopio della nostra insonnia
qualcuno dice questo è il mondo
io più semplicemente dico che alla mia età
si può fare a meno anche di questa verità
e rendersi conto di aver vissuto abbastanza
così, un giorno in più o un giorno in meno
e a quelli che verranno decidere se ricordarci
o far finta di essere sbucati nella storia
solo perché un mattino o una sera
il corpo di una donna ha deciso di essere madre

anche noi abbiamo avuto padri e madri
e siamo stati padri o madri
né migliori né peggiori
di quelli che prima e quelli che dopo
siamo stati assemblati per questo
un po’ di ideologia un po’ di passione
e quanta disperazione era sufficiente
per convincere gli altri
che la poesia non serve a nulla
come la rivoluzione

certo, n’è passato del tempo
e a Sesto di operai nisba
il Che sta anche sulle magliette
e se chiedi all’amico stavi dicendo?
puoi andartene a vedere come la luna muore
senza che lui s’accorga che c’è la luna

ti sento al fondo di questo abisso
non trovo parole da metterti sulle labbra
ma la tua reticenza non mi fa più male
come vedi ho imparato a soffrire
fingendo che non m’importa più nulla
della felicità

ho bisogno del tuo cinismo ora
e di un vaso di basilico per tenere lontane
le zanzare quando sarà estate un’altra volta
ho bisogno di conoscere a memoria
dove mettere le mani quando me le ritrovo
senza sigaretta e senza il tuo corpo
e di un orecchio di cane a cui rivelare i miei segreti
perché mi fissi con un po’ d’umana simpatia
tanto, la rivoluzione non ci sarà
e si è in pace con la morte
solo quando non ti fa più paura

hai fatto tutto
hai detto tutto
hai perso e avuto tutto
insomma, sei come il convitato di cui parlavano gli antichi
che è sazio e non ha più voglia di mangiare
una carta assorbente niente male
una fiamma che sta bene all’inferno

abbiamo parlato di rivoluzione, mi pare, e di qualcos’altro
di come varia il prezzo della birra
che va di pari passo con quello del dolore e della vita

abbiamo visto simboli dappertutto
non c’erano

abbiamo creduto di toccare il segreto delle cose
ma le cose non hanno più segreti

qualche volta quando eravamo ubriachi
siamo stati così bravi a fingerci sinceri
che lo siamo stati davvero

io ho visto un treno quand’ero bambino
non sapevo da dove venisse né dove andasse
vidi un volto di donna dietro un finestrino
rimasi a guardare il punto dove avevo visto quegli occhi
non c’era più nulla
solo il cielo

e poi uno muore, così, per provarsi
a fare ancora qualcosa dopo averle fatte tutte
o anche per sfidarla poi questa morte che non viene
mentre stai ancora lì a gridare fermati, attimo, sei bello!

ma io lo sapevo amore che sarebbe finita così
e non sto qui a piangere che te ne sei andata
ci vogliono molti anni per capire
che tutto è sempre ciò che deve essere
e io ho molti anni
più della pietra del deserto che mi hai donato
e non sto qui a chiedermi come si vive altrove
o se questa, questa poesia, è sempre e comunque
l’ultima che scriverò
o se questa, questa donna che tu sei, è sempre e comunque
l’ultima che il mio corpo saprà desiderare o odiare

anche questa sera ha un sapore antico
e i miei occhi bruciano per il pianto
che non sanno piangere
in tv c’è Forrest Gump e io provo un po’ d’invidia
per quelli che sanno vivere senza sapere di vivere
i tuttieguali sempreguali che ho deriso
ma è triste sentire che rien va plus
e che un nuovo millennio inizia
con lo stesso stile di quello che se n’è andato
con le stesse sere che sanno di acido e muffa
e gli stessi mattini che t’infili i pantaloni
e ti dici andiamo

ok, la rivoluzione non ci sarà
ok, questo è il mondo
ok, è ora di andare a letto
senza chiedersi più

a che punto è la notte?

 

Emilio Piccolo Acerra 13/05/51 – Acerra, 23/07/2012.
da “Oroscopi” 2002

 

 


1° maggio 1970. Avevo 18 anni.

20274626
Come una scorreggia
Si è dissolta la Grande Madre Russia
Come una scorreggia

Arrivederci bandiera rossa
Eri metà sorella metà nemica
Eri i nostri vent’anni
Felici di essere traditi e calunniati
Eri l’altra faccia della luna
Il corpo della specie che dolora
L’urlo
La tenerezza che abbiamo dimenticato
La durezza che abbiamo conservato
Troppi morti troppi
Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere
Né giustifiche da cercare
Arrivederci bandiera rossa
A Lima giocando a pallone qualcuno ancora muore
A Lima a qualcuno ancora hanno tagliato la testa
Troppi morti troppi
Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere
Ma nascere di nuovo dobbiamo
Anche se nascere di nuovo è ancora più pesante
Giace la nostra bandiera nel grande bazar della storia
La smerciano per dollari, alla meglio
Non ho preso il palazzo d’inverno
Non ho mai amato Stalin o Gorbaciov
Non sono stato mai iscritto al partito comunista
Ma guardo la bandiera e piango.

Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)

Il primo maggio del 1970, ero in piazza Plebiscito a Napoli. Per il terzo anno consecutivo, partecipavo per ricordare le lotte e le morti di tanti lavoratori che si erano battuti per i propri diritti e per quelli delle generazioni future ( ma si sa, abbiamo tutti una memoria corta)
Il colore delle bandiere era un dettaglio, io, come tanti altri miei coetanei eravamo contro le guerre, credevamo che fosse possibile abbattere le disuguaglianze, credevamo che tutti dovessero avere una possibilità. Credevamo nella giustizia sociale e avevamo un grande sogno: volevamo cambiare il mondo.
Non ci siamo riusciti, ma ci abbiamo provato.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: