Archivi tag: solitudine

….non c’è il tuo corpo e c’è bisogno del calore del tuo corpo….

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fa freddo in questa zona del paese
dove non c’è il tuo corpo e c’è bisogno
del calore del tuo corpo e non mi sento
addolorato o pentito o triste ma
soltanto solo…..

 

John Wendell, eteronimo di Juan Gelman
da ” Gotàn”
traduzione di Laura Branchini
 
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Leggendo Bauman….la solitudine dell’uomo globalizzato

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Nella porta del mio vicino

un cartellino mi lasciò di sasso.

“Non disturbatemi. Sto piangendo.

E consolarmi ormai nessuno può”

…………………………

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Poesie scomparse” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


….così, per non sentirci assenza

Eugène_Atget,_Boulevard_de_Strasbourg,_1910

C’è un passare di gente,
di visi in vetrina e sotto i portici
l’arco più basso delle labbra.

Non è l’inverno ad abbottonarla,
mi convinco, se i cappotti
stringono i gesti a farli simili
a un viale senza deviazioni;

sarà la paura di urtarsi
pari al desiderio di urtarsi,
sui marciapiedi un vestirsi a sorriso
che più eccede e più lascia

nudi: così, per non sentirci
assenza o incrocio mancato,
gente a passarsi in mezzo,
in vetrina, a passare, a non conoscersi.

 

Davide Castiglione, Alessandria 1985
da “Per ogni frazione”

 

E’ lo sguardo del poeta su una realtà, alquanto senza senso, di un centro cittadino di una qualsiasi metropoli del mondo.
Volti che passano, con la loro inespressività, simili a manichini in vetrina. Una processione di gente che “si attraversa”, che cerca o teme un contatto “.. per non sentirci assenza” ma che continua, senza possibiltà di un incontro “…a passare, a non conoscersi”

Mi fa venire in mente una poesia di Eliot, “Spleen”.
Le immagini sono simili, il poeta descrive le strade, le luci, le facce compiaciute, i cappelli di seta….e poi c’è un’intuizione poetica geniale che immagina la Vita, quella vera, che osserva e aspetta “cappello e guanti in mano” di essere vissuta, al di fuori delle convenzioni, al di là di tutte le vacuità di cui è capace l’essere umano.


I solitari interconnessi

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“Soli e circondati da tanti specchi nella Babele della rete” Zigmunt Bauman (Festival della Filosofia Modena 2015)

Siamo divisi, la società è divisa, tra la vita off line e quella on line della rete che ci attira sempre più, col rischio della costruzione di una novella torre di Babele, dove linguaggi differenti si mescolano senza possibilità di mediazioni.
Siamo sempre connessi ma in realtà, sempre più soli.
Esperienza esaltante la mia, fatta in questi giorni al Festival della filosofia tra Sassuolo Carpi e Modena: centinaia e centinaia di uomini e donne insieme a discutere sul nostro comune e problematico presente ma anche ad interrogarsi sul futuro della nostra società.

Che meraviglia, ho pensato, si affollassero così le piazze e non i centri commerciali!!!

Annamaria S.


Bene, lo ammetto….

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bene, lo ammetto, mi hai insegnato la solitudine
e a fare a meno di una tristezza che non mi apparteneva
poi fra le tue gambe ho sentito un giorno che la bellezza
non è fatta per chi non sa piangere
ma ho continuato a credere
che ti interessasse sapere quale lingua si parla
sull’altra faccia della luna
o se il canto d’amore delle balene è simile alle api
altre cose ho credute
che la vita fosse un’occupazione seria, per esempio,
e che non fumare faccia bene ai polmoni
e ciò è in gran parte vero ma non del tutto
come la faccenda del bicchiere metà vuoto e metà pieno
che somiglia tanto a quel centro delle cose
dove ci siamo smarriti
ora che i peschi sono di nuovo in fiore
e tutti mi dicono ma dove stai andando
e dentro mi porto questo dolore e certezza di amarti
e stare qui ad aspettarti per tutte le volte che i peschi
saranno ancora in fiore e ancora
sarai per me regina
una piccola intermittenza di questo piccolo cuore
che può esistere o essere messaggero
nell’ordine feroce delle cose
dove ci siamo smarriti
in questo mondo che è cambiato, mia regina,
ora che sei sola
adesso sì che sei davvero sola.

Emilio Piccolo,  Acerra  13 5 1951 – 23 7 2012

da “ Beatrice. My Heart is full of troubles


A est fanno la rivoluzione

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Non ti scrive più nessuno adesso Sotto il faro
all´imbrunire Le labbra screpolate dal vento
A Est fanno la rivoluzione Un gatto dorme
tra le tue braccia A volte sei immensamente felice

Roberto Bolaño Ávalos
Santiago del Cile, 28 aprile 1953 – Barcellona, 14 luglio 2003

da archiviobolano


Bisogna essere molto forti per amare la solitudine

Second Toronto After Dark Film Festival, October 2007.


La solitudine: bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori del comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza o mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini; se tocca camminare
per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;
specie d’invemo; col vento che tira sull’erba bagnata,
e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte
senza doveri o limiti di qualsiasi genere.
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Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,
specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena,
e per te non è mutato niente; allora per un soffio non urli o piangi;
e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza,
e forse un po’ di fame. Enorme, perché vorrebbe dire
che il tuo desiderio di solitudine non potrebbe esser più soddisfatto,
e allora cosa ti aspetta, se ciò che non è considerato solitudine
è la solitudine vera, quella che non puoi accettare?
Non c’è cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere,
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.

Pier Paolo Pasolini
da “Trasumanar e organizzar” 1971.


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