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Specchio

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Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Qualunque cosa io veda lo ingoio all’istante
così com’è, non velato da amore o da avversione.
Non sono crudele, sono solo veritiero—
L’occhio di un piccolo dio, quadrangolare.
Passo molto tempo a meditare sulla parete di fronte.
È rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è.
Facce e buio si separano ripetutamente.
Ora sono un lago. Una donna si china su di me,
cercando di scoprire in me ciò che realmente è.
Poi si volge a quelle bugiarde, alle candele o alla luna.
Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Lei mi ricompensa con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Va e viene.
Ogni mattina è sua la faccia che prende il posto del buio.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia
sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce tremendo.

Sylvia Plath
Boston 27 ottobre 1932, Londra 11 febbraio 1963


Monologo allo specchio

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Disarmonia
Inevitabile. Sentirsi fuori tempo, fuori asse, fuori mondo. Forse è la regola, più sei dentro le cose più ti senti dissonante. Le cose se potessero ti escluderebbero violente. Ma insisti e scegli la modalità d’azione allora, la trasversalità, quella porzione di cielo alla quale appartieni. E canti la dissonanza, la mancanza, la fame.
L’indice di gradimento non ti importa, rischiando di rimanere allo specchio, potentemente sola (per citare la Marion di Wenders), lo fai, decidi di muoverti nelle retrovie, di cercare altrove le verità che in maniera ostinata ti sbattono in pieno viso.
Non ho mai scritto per riempire un foglio, non ho mai vissuto per riempire un giorno. Semmai ho tentato, tento di darmi un senso, di approntare nuove domande, incertezze, con il bene placido della ”stonatura”.
Forse tutto nasce da lontano, su di un pentagramma, adolescenza, scuola, ritmo… ed un fa diesis. Esattamente la nota che in sé è sfocata, ma nel totale è una luce diversa, forse più nuova, direzionale, fioca, evidente. Ad oggi mi rendo conto che mi importa, nei dettagli, cercare il buio. Come nella ”Vocazione di San Matteo” del Caravaggio. L’Artista lo sottolinea, ogni vocazione nasce improvvisa ma preceduta dal nero, in senso umano, e pittorico.
Tutto nasce dal buio, in principio tutto è oscuro

Irene Ester Leo
E’ nata nel 1980 nella provincia di Lecce. Laureata in Storia dell’arte moderna, è maestro e critico d’arte ed illustratrice.


Specchi…….mondi paralleli

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Io, che sentii l’orrore degli specchi
non solo in faccia al vetro impenetrabile
dove finisce e inizia, inabitabile,
l’impossibile spazio dei riflessi
……………………………….
oggi al termine di tanti e perplessi
anni d’errare sotto varia luna,
mi chiedo quale caso di fortuna
volle che io paventassi gli specchi.
………………………………
infiniti li vedo, elementari
esecutori d’un antico patto,
moltiplicare il mondo come l’atto
generativo, veglianti e fatali.
Oggi, dopo aver vagato tanti e perplessi
anni sotto la diversa luna,
mi domando quale caso della fortuna
ha fatto sì che io temessi gli specchi.
…………………………………
Dio (ho pensato) mette molta cura
in tutta quell’inafferrabile architettura
che la luce edifica con la limpidezza
del cristallo e l’ombra con il sogno.
Dio ha creato le notti che si armano
di sogni e le forme dello specchio
perché l’uomo senta che è riflesso
e vanità. Per questo ci allarmano.

Jorge Louis Borges

dalla raccolta “El Hacedor (Il Creatore)” 1960


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