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Abiti

just stuff 068

Sguardi insabbiati nella bruma
s’inabissano sull’asfalto
dove urtano tanti passi sconosciuti
la stoffa solo la stoffa
pieghe e contropieghe a iosa
tu tagli le tue garzature segni col gesso
i pezzi di stoffa sagomati sul metro dei tuoi sogni
imbastiscili pazientemente con un filo bianco ben visibile
poi assembla rappezza
ciò che il tempo e gli altri hanno sfilacciato
punta con il tuo ago e stira con mano ferma
l’ampiezza con cui ti avvolgerai
forte di notte e di sogni
con cui hai intessuto la tua veste
un dado riempito di speranza per spingere il tuo ago.

Cécile Oumhani. Namur, Belgio 12 dicembre 1952
Traduzione di Viviane Ciampi
dal sito Fili d’aquilone

Passiamo il tempo che ci è dato a cucire e ricucire le nostre vite. Aggiustamenti. Correzioni. Tira qua, taglia lì. Stira le pieghe, adattale al metro dei tuoi desideri, copri con trine e ricami gli squarci che altri hanno lasciato. E cosa importa se le toppe sono evidenti come bugie?
Devi sperare se vuoi continuare a “spingere il tuo ago”

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La speranza

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Non a causa della vita,
bensì dell’aumento di leggende,
di canzoni e miti
di cui ho avuto bisogno per vivere,
ho imparato che l’inverno con le sue piogge metalliche
non sfocia mai
negli hotel della primavera,
solo nel fiore dell’autunno
di una passione completa.
Ma l’inverno ha segreti da conservare.
Mentre la nebbia della strada cancella
i limiti del mondo,
ci sono luci che si avvicinano dal retrovisore
come un ricordo
e mi sorpassano veloci
in cerca del futuro.
Non so,
semplice questione casuale
o forse ricompensa.
Ma nuovamente lì
la presagìta
luce d’aprile sulle campagne.

Luis García Montero, Granada 1958


La terra dei fuochi

Questo è un fiore di zafferano. Mio figlio ha piantato mesi fa dei bulbi in questo campo che, da un centinaio di anni, è una proprietà di famiglia. Mio marito ha amato questa terra martoriata con tutto se stesso, riconoscendovi le sue radici e la sua storia. Lo stesso accade per mio figlio che in essa ritrova e riconosce il padre che non c’è più. Oggi questa terra è detta Terra dei fuochi.

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Dal centro della sua  vita

schiacciato da un terriccio crudo e rappreso

smanioso del cielo luminoso

tenace e caparbio come chi

un giorno l’ha immaginato nel suo seme

è spuntato un mattino

intrecciandosi all’erba selvatica.

E’ spuntato nella terra.

Si è fatto largo tra la scempiaggine e il disprezzo

di chi  quella terra  ha ferito e violato

di chi le ha sottratto la vita.

Ed ora  è là

piccolo fiore di zafferano

sotto il tremolìo del sole

afferrato strettamente alla terra

che ha già stabilito il suo tempo.

Quanto durerà? Ora non importa.

Anche quando su questa  disgraziata terra

non resterà che il sole e la luna

finchè ci sarà una mano

che con un seme nella terra

lascerà la traccia di un sentimento

non avremo perduto l’eden

e nemmeno la speranza.

Annamaria Sessa


…..difficile voler stare e volere cadere

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Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché tutta la nostra bruciante nostalgia

dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?
Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.
Cosa di nuovo ora consuma e spinge?
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,
male a ciò che cresce
male a ciò che racchiude.

Certo che è difficile quando le gocce cadono.
Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese
si aggrappano al piccolo ramo si gonfiano, scivolano
il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.
Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il profondo che trae, che chiama
e lì restare ancora e tremare soltanto
difficile voler stare
e volere cadere.

Allora, quando più niente aiuta
si rompono esultando i boccioli dell’albero,
allora, quando il timore non più trattiene,
cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,
dimenticano la vecchia paura del nuovo
dimenticano l’apprensione del viaggio –
conoscono in un attimo la più grande serenità
riposano in quella fiducia
che crea il mondo.

Karin Boye
Göteborg 1900 – Alingsas 1941
da “Terre nascoste” 1924

Karin Boye nasce in Svezia, a Göteborg nel 1900 e muore suicida nel 1941 ad Alingsas, nello stesso anno in cui, per una drammatica coincidenza, si tolgono la vita Virginia Woolf e Marina Cvetaeva.
Negli anni Trenta partecipa al movimento socialista e pacifista legato alla rivista di Henry Barbusse, Clartè e si interessa a Freud e alla psicoanalisi animando la rivista Spektrum.
Tra le opere in prosa, il romanzo di fantascienza “Kallocain”, 1940, considerato il suo capolavoro, una denuncia delle dittature, un’anticipazione del “1984” di Orwell.


…questo sole sorgente

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Non dire
non aver voglia di dire
guardare queste ore
che si sovrappongono come onde
che urtano le nostre rive
ma sapere che questo sole sorgente
è quello delle nostre speranze.

Josyane De Jesus-Bergey, Francia 1941
poetessa franco-portoghese


Domenica d’inverno….

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Le mattine di domenica,
d’inverno,
alle prime ore:
le strade lavate da poco,
l’aria fresca,
limpida,
l’odore delle brioches dai caffè,
la follia
degli uccelli…
Come se la vita
ti dicesse:
guarda, sono qui,
riprova.

Karmelo C. Iribarren, San Sebastián 1959


Ma c’è…

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ma c’è,
la speranza.
attraversa senza paura il parco
e viene silenziosa alle tue spalle
mentre si spengono ad uno ad uno i lampioni.

viene da te che siedi immerso nei pensieri,
preme il piccolo palmo contro la tua guancia.
guardala: è tutta bianca.

e c’è, quando avrai chiuso gli occhi –
tra queste voci, queste membra inerti,
è la bambina dalle magre braccia
che si sporge,
si sporge oltre i sogni.

Erminia Passannanti
Biografia su: http://www.vicoacitillo.it/poetivc/passannanti.html


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